martedì 21 maggio 2019

La fiaba inquietante

NÁRODNÍ DIVADLO PRAHA

THE LITTLE MERMAID

(LA SIRENETTA)
Balletto ispirato alla novella di Hans Christian Andersen

Coreografia: Jan Kodet
Musica: Zbynĕk Matĕjů
Scenografia: Jakub Kopecký

Regia
Lucáš Trpišovský, Martin Kukučka)                                                                                        

Praga Stavovské Divadlo (Teatro degli Stati)
11 maggio 2019   h18

LA FIABA INQUIETANTE

“…  Poi si gettò in mare e sentì che il suo corpo si scioglieva in schiuma
Hans Christian Andersen,  La Sirenetta


         Sono in buon numero i bambini e le bambine, oggi, per questa Sirenetta di H.Ch.Andersen, riscritta per la danza dal coreografo Jan Kodet e dal collaudato duo registico Martin Kukučka - Lukáš Trpišovský (conosciuto come SKUTR), impreziosita dalle intense soluzioni visive dello scenografo Jakub Kopecký, musicata dal compositore contemporaneo Zbyněk Matějů.

         Da queste parti anche il pubblico-bambino - non meno di quello adulto - mostra esemplare educazione allo spettacolo: preparato, attento, caloroso; soprattutto assente ogni birignao di mondanità. Cultura dello spettacolo che è anche - sì - assoluta puntualità (dunque civiltà e rispetto per gli altri); la stessa, cronometrica, con cui ogni spettacolo inizia-finisce e si intervalla

         Se tuttavia il pubblico è in maggioranza adulto, è certo perché una fiaba classicissima non parla solo ad orecchie infantili, e  la sua validità è nel significato che le diamo adattandovi il filtro del nostro vissuto: così come Andersen trasferiva nelle sue storie le inquietudini, la malinconia, il bruciante senso di una diversità che sentiva placarsi solo nel gioco letterario. 

         Con buona pace di ottocentesche interpretazioni moralizzatrici di marca anglosassone e di edulcorate produzioni disneyane (“Hanno spinto Andersen in una nursery e ce lo hanno chiuso dentro. Per sempre), questa Sirenetta è tra le fiabe più dolorose e struggenti di quel riconosciuto innovatore del genere fiabesco che fu lo scrittore di Odense: quella che meglio di altre affronta il tema del doppio, della non appartenenza, della sospensione tra essere e non essere, della sofferenza connaturata alla ricerca di sé.

         Fiaba triste e crudele come altre non del solo Andersen sulle quali chi di noi fu bambino nelle remote trincee del secolo scorso formò con gusto il proprio immaginario: ma senza rimanerne turbato, interiorizzandone anzi inconsapevolmente la poesia, la qualità letteraria, la complessità dello sguardo.

         La riscrittura coreografica conserva lo schema della fiaba originale: la giovanissima figlia del Re del Mare che affacciatasi per la prima volta a contemplare il mondo di sopra si innamora perdutamente del bel principe terrestre trovato esanime in riva al mare, superstite di un naufragio (e cè un po dellomerica Nausicaa e del naufrago Odisseo); che per esserne riamata dovrà rinunciare - per volere della Strega del Mare, cattiva come solo le streghe - alla voce e alla sua stessa natura di sirena, e in luogo della magnifica coda avrà un paio di gambe che non le serviranno granchè; che nonostante il sacrificio, il dolore, la perdita di sé, non riuscirà ad esserne riamata, e la sconfitta coinciderà con lannientamento e la definitiva metamorfosi in schiuma marina.

          Fiaba inquietante nella complessità dei temi che suggerisce pur attraverso i rassicuranti stilemi del racconto fantastico. Il linguaggio della danza ne restituisce intatta la suggestione, ne esalta i tratti simbolici e nel rivolgersi con garbo, eleganza, magia, allimmaginario infantile, sollecita intanto una riflessione adulta. Quei temi (il doppio, lidentità sospesa, la condizione del non collocato e non collocabile), che appartengono allo sfaccettato mondo interiore di Andersen - al suo sentirsi imprigionato in una diversità rifiutata dalle convenzioni dellepoca - e che si affacciano in molte delle sue invenzioni fiabesche, traspaiono discreti ma imprescindibili in questa creazione di trascinante tensione evocativa. 

        Acqua, aria, terra, gli elementi ancestrali che la fantasia di Andersen sovrappone allesperienza concreta e trasforma in fiaba, qui si esaltano in movimenti coreografici di aerea eleganza e rigorosa padronanza tecnica, nella visionarietà delle soluzioni scenografiche, nel tessuto musicale di audace contemporaneità, nella suggestione dei colori (pura gioia per gli occhi, i dominanti azzurri e verdi dei costumi). 

         Lacqua è lelemento fluido, contenitore di vita e archetipo femminile, che domina la scena con forza simbolica, trovando nel finale la sua apoteosi, nella rosa di schiuma proiettata in alto con al centro la danzatrice: ultimo e unico abbraccio per la piccola sirena (uneterea lievissima Kristýna Nĕmečková) che uno sciocco Principe (un magnifico Giovanni Rotolo) non sa amare. 

         Acqua e terra sono i mondi sul confine dei quali si consuma la breve esistenza della Sirenetta: la danza ne disegna lamore e il dolore, il gioco e la disperata sfida, e nei passaggi corali si fa più netta la solitudine, più inesorabile il destino che né lamore delle Sirene sorelle né quello della Nonna potranno vincere.

         La piccola creatura del mare si è già spogliata della sua natura di sirena per amore del principe; ora rinuncia per sempre a se stessa scegliendo di non ucciderlo se lo facesse, potrebbe invece tornare ad essere sirena, come la Strega dispone (le streghe ogni tanto andrebbero ascoltate) ed è la scelta che suggella, nel sacrificio di sé, limpossibilità di quel vagheggiato passaggio a un diverso livello dellesistenza.

Nel mondo fiabesco di Andersen la tensione fra reale e ideale fa sì che spesso anche il lieto fine sia apparente e labile. Se per il Brutto anatroccolo divenuto finalmente cigno la felicità vera era forse lo stagno fangoso nel quale prima sguazzava vicino alle radici del mondo, così per la Sirenetta la pace viene dalla rinuncia al sogno, dal suo essere restituita allacqua e allaria, ai suoi elementi originari. 

        Ai personaggi di Andersen - scrive Simonetta Caminiti - i quali cercano strenuamente e spesso invano di essere accettati, tocca aspirare al cielo perché si comprenda che erano esseri speciali


Sara Di Giuseppe - 20 maggio 2019 


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