lunedì 6 maggio 2019

Nureyev al clarinetto

MUSICAUNA Tributo a JOBIM

Gabriele Mirabassi [clarinetto] e FORM [Orchestra Filarmonica Marchigiana]

Trombone, Arr. e Dir. Orch. Massimo Morganti
Chitarra G. Bianchini
Contrabbasso G. Pesaresi
Batteria B. Marcozzi

MACERATA - Teatro Lauro Rossi     2 maggio 2019  ore 21


        Saranno state allinizio le astratte atmosfere impressionistiche alla Debussy di Saudade do Brasil (solo orchestrale), poi leleganza dei ritmi morbidi di Tempo do mar con la chitarra acustica, a far sì che, arrivati a Desafinado, io abbia associato Mirabassi allimmenso Nureyev. Senza offesa per entrambi. 

        Perché lui è cobra-Mirabassi: così lo apostrofò icasticamente Valerio Colzani 5 anni fa, al Teatro del Pavone di Perugia, per quel suo contorcersi e avvilupparsi su se stesso nel suonare; e perché anche stasera danza intorno al clarinetto mentre ne tira fuori quei suoni solo suoi, magici e impossibili quanto unelevazione verticale di Nureyev. Poi, Nureyev e Jobim erano contemporanei e si conoscevano. E quante volte il russo che era la danza stessa, deve aver danzato Laprés-midi dun faune che Debussy compose proprio per i Ballets russes. Daccordo: forse Nureyev non sapeva suonare il clarinetto

        Con quel Desafinado il concerto poteva anche finire: limprevedibile inizio pensante di tromba con i minimalisti chitarra-contrabbasso-batteria dellensemble-Mirabassi al ritmo scarno di bossanova lenta (alla Arbore); quindi il clarinetto-Mirabassi che esitante savvia sulle tracce della tromba (ma sotto di unottava - mi pare - e parecchio più calmo rispetto alle Desafinado che conosciamo); a seguire, lo scoppiettante trombone-jazz quasi solista del direttore Morganti. 

La FORM dietro, a tessere atmosfere calde e distese di un Brasile amico ma impenetrabile, come una foresta in ebollizione. Ma quando poi lorchestra vira impercettibile su un simil 3/4, Mirabassi tinventa tuttun altro Desafinado, il suo: fresca cascata di note trasparenti e velocissime, edanzante: lui che suona su un piede come una gru, o surfando come su una tavola sul Rio Negro, o simulando arrampicate, salti, sospensioni sempre battendo precipitosamente il tempo sul palco a sottolineare atavici legami dAfrica. 

       Acrobazie al ralenti, senza angoli. Ad ogni guizzo, ad ogni sbang di scarpa-che-atterra, timmagini uccelli del paradiso volare spaventati, animali esotici inseguirsi chiamandosi sopra e sotto gli alberi, impressionanti scrosci dacqua, carnevali infiniti che sfilano al ritmo di samba Ma senza confusione. Desafinado movimentato e leggero, impressionistico, dai colori apparenti ma vibranti. La scelta orchestra pare quella di Paolo Conte, creativa e sicura, senza ansia. Anche lei ammirata e divertita da Mirabassi, magari anche a qualche musicista sarà venuto in mente Nureyev

        Beh, il nostro Mirabassi da Perugia, né agile né asciutto né volante né russo, che veste sempre superclassico anni 70 ampio e scuro (altro che bianco), che neanche el purta i scarp de tennis, mi evoca il grande Nureyev proprio perchè nellaspetto è soavemente il suo contrario, ma la sua musica movimentata scorre inarrestabile unica miracolosa e sublime come la danza di Nureyev.

        Tutto così il concerto. Quale miglior tributo ad Antônio Carlos Jobim inventore della bossanova sinonimo di Brasile. Non come il samba, che sembra la cosa più tropicale che cè ma è nato a Casarsa, nel nostro Polesine, ci svela sottovoce Mirabassi in una breve divertente ma colta e profondissima conferenza sulla musica di stasera, tra A felicidade, Chovendo na roseira, Correnteza Eu sei que vou te amar, Você vai ver  Sempre Nureyev al clarinetto, anche al bis.


PGC - 6 maggio 2019


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