martedì 2 ottobre 2018

AZNAVOUR alla “Cavallerizza”

( ovvero l’Aznavour che non t’aspetti )
[ Mantova \ Festivaletteratura 2010   
Charles Aznavour con Valerio Pellizzari Evento n°157 ]
11. 9. ’10  –  Palazzo Ducale – Cortile della Cavallerizza
Pensavo sarebbe stato per lui più adatto un Teatro Bibiena invece del Cortile della Cavallerizza, per di più violentato dall’algido tendone bianco pur necessario a contenere la moltitudine dei festivaletteraturieri.
Osservavo il rigore architettonico del meraviglioso spazio con scorci sul Mincio, le semioscurate colonne attorcigliate, il severo bugnato a macchie rosa; pensavo all’Aznavour artista-attore-cantante, al libro “A voce bassa” che indugiavo ad acquistare dal banchetto. Con in testa la sua “Come è triste Venezia”, mescolata – chissà perché – a “Venezia è un imbroglio” di Guccini. Un’ora abbondante di fila e adesso ancora dieci minuti per “problemi di traffico”, l’occhio sullo sponsor ENI (cultura dell’energia, energia della cultura – splendido ma bugiardo pay-off), il posto che si riempie come una clessidra, i fotografi che si accovacciano come fucilieri sui più vantaggiosi punti di fuoco, il barboncino bianco che fa prove di transito davanti al palco (dopo vi transiterà irriverente ma affettuoso 3 – 4 volte…)        (…)
Eccolo. Buffo, direi. Abito intero grigio-fesso, polo arancio (!), e tutte e quattro le colorate tratto-pen di festivaletteratura allineate col cappuccio fuori dal taschino sinistro: sembrano decorazioni o nastrini della Legione Straniera. E zac, occhialoni da sole, impressionanti.
Di rado mi sono addormentato senza un libro in mano”, per Mantova basterebbe questo. Ma il piccolo francese di origine armena ci apparirà subito grande per la sua statura politica, altro che per le canzoni, altro che per i film. Forte e impervia missione diplomatica vissuta con cocciutaggine, fuori dagli schemi, quasi senza diplomazia, “approfittando” della planetaria notorietà artistica e di una personalità “capace di farsi ascoltare” per umanità, candore, intelligenza, simpatia, ragionevolezza. Tra le innumerevoli regioni del mondo offese, smembrate, straziate, l’Armenia si è almeno ritrovata un “ambasciatore” che non s’arrende mai; anche quando sembra si proceda come in un tango-alla-rovescia: un passo avanti e due indietro. Anche quando gli tocca ripetersi (come in quel concerto a Mosca: 5 volte a richiesta la stessa canzone, forse perché quelli non trovavano i suoi dischi…); anche quando deve incazzarsi col governo francese che troppe volte “ha chiuso gli occhi”; anche quando, insistendo fuori da ogni protocollo (in un incontro politico non si fa mai! gli spiegano i russi imbarazzati ) su questioni già sollevate ma irrisolte, riesce infine a far liberare 12 imprigionati su 13, piombando in aereo in un Cremino che non prometteva nulla di buono. Chiedendo solo quello che era possibile(!) l’ottiene.
Certo, il mestiere di attore gli ha insegnato molto. Certo mai ha abbassato la testa, che si trattasse di colonnelli incapaci, o di governi “che non capiscono”, o di cattivi politici di grandi imperi che per fortuna non vanno più di moda… Infaticabile ottantaseienne Aznavour, insostituibile protagonista in politica da non-professionista, goliardico compagnone in cene lunghe più di 10 ore e cimiteri di bottiglie scolate e sfilze infinite di brindisi, “ragazzo” entusiasta con un futuro esaltante e fantasioso, dove “lavorerà meno possibile sulle scene, curerà di persona il suo giardino che già gli dà un olio fantastico, viaggerà molto per piacere personale e non andrà mai in “retraite” (pensione) ma in un buon “retrait” (ritiro…ah, le sfumature del francese).
Cantando, con slancio da cavallerizzo, la Marsigliese, bien sûr! (“odio il mio modo di cantare in armeno…”)
PGC 11 settembre 2010 / 02 ottobre 2018


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