venerdì 6 ottobre 2017

Che Brasile c'è stasera! Robertinho De Paula in concerto al Flauto Magico



La location è la stessa dove suonò suo padre, il grande Irio, moltissimi anni fa.
Quello di Robertinho De Paula al Flauto Magico di San Benedetto, è un ritorno graditissimo per chi ama un certo tipo di musica e non si lascia trascinare immediatamente dal fascino brasileiro della Samba o della Bossa Nova.
Perché se si ha voglia di ballare i posti sono altri, mentre Il Flauto sembra sfortunatamente adatto per chi ha voglia di parlare. E se uno ha voglia di parlare non va a un concerto di Robertinho De Paula e si accontenta di Francesco Renga. Ah, i tempi!
Robertinho avrà anche l'animo brasiliano dentro, e infatti il repertorio di cui parleremo a breve, è pieno zeppo di autori del suo Paese anzi, di fior di autori, quelli che non si trovano nelle hit parade mondiali e che pure hanno fatto la storia della musica, ma il mood è Jazz, e quindi è quello dell'improvvisazione che si sviluppa da linee melodiche definite (alcuni notevoli standard) per volare dove può e soprattutto vuole, preferibilmente alto.
Il concerto al Flauto Magico segue quello fortunato di Berlino (dove ha registrato il suo ultimo cd dal vivo) e di tante altri parti d'Italia in cui Robertinho trascorre praticamente sei mesi l'anno, lasciando il resto del tempo al suo Brasile.
Chissà perché la Germania si presta particolarmente a questo tipo di performance. Qualche anno fa, Keith Jarrett, a Colonia, diede vita a un concerto che cambiò lo scenario pianistico internazionale, oggi, a distanza di tempo, Robertinho De Paula affida a Berlino il suo estro creativo e la sua immensa capacità strumentale. Parliamo, in entrambi i casi, di due concerti tenuti con uno strumento “solo”, il pianoforte nel caso di Jarrett, la chitarra per Robertinho.
E come il Keith mondiale con il piano, De Paula fa fare le stesse cose alla chitarra: melodia, armonia, ritmo e un gusto sopraffino per l'improvvisazione. Vedere le dita scorrere veloci sulla tastiera per eseguire brani rimaneggiati, riarrangiati, ri-concepiti di Milton Nascimiento, del padre Irio e di Violeta Parra, è una gioia incommensurabile perché li modernizza fino a renderli eterni.
Se aggiungiamo a questo tris d'assi Chico Buarque, Vinicius De Moraes e Tom Jobim, possiamo dire che, in fondo, il Brasile meno commerciale ma sicuramente più intimo e profondo, quasi sinfonico, questa sera è qui, con noi, ad allietare una fresca ottobrata sanbenedettese come nessun altro saprebbe fare.
Ci ritroviamo a tamburellare le dita sul tavolo e a tiptare con il tacco/punta della scarpa sul pavimento, quasi ci fosse una base percussionistica di assoluto livello mentre invece è la sua chitarra che detta il ritmo, con un uso magistrale del La e del Mi basso che in pochi possono permettersi.
Esegue ovviamente anche composizioni sue, come Suite Madureira, e il salto generazionale con i mostri di cui abbiamo accennato sopra si avverte a fior di pelle.
In Robertinho De Paula non c'è nessuna voglia di stupire, solo quella di far sognare e pensare con un genere di musica non adatto ai più e di questo, purtroppo, ce ne siamo accorti.
Chiude il concerto con la partecipazione di uno special guest, Giacomo Lelli che al flauto riesce a rendere ancora più apprezzabili composizioni che lo sono già, per il gusto della gente, sempre più raro, di trovarsi di fronte un musicista vero che, in sala di incisione o dal vivo, riesce sempre a essere sé stesso.
Questo è uno di quei rari momenti in cui, tornati a casa e vedendo la nostra chitarra poggiata mestamente alla parete, ci viene la voglia di non suonarla mai più. Fa solo una grande tenerezza.

Massimo Consorti



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