mercoledì 5 agosto 2015

Castelbasso. Ramin Bahrami e i Solisti Aquilani: quando la musica si fa poesia

Non tutti sanno che J.S. Bach compose i Concerti Brandeburghesi nn. 3 - 5 e 6 ed i Concerti BWV 1052 e 1056 in quel di Castelbasso, paesino longobardo un tempo ed ora piccolo gioiello tra le dolci colline abruzzesi che circondano Teramo…
Non è vero, ovviamente, ma è vero che tra quelle mura di pietre antiche, tra i vicoli che se ne stanno stretti stretti per battere il freddo che cavalca il soffio tumultuoso del Gran Sasso, tra le gigantesche variopinte ortensie ancora in fiore, le note di quelle composizioni trovano oggi forma perfetta, forse più che in una paludata sala da concerto. Gran merito certo dell’intelligente costruzione del programma, e dell’armonica scelta di brani il cui fil rouge è nella spiccata “vivaldianità” degli accenti.
Nella quiete della “piazzetta dietro la chiesa” - tra gli ulivi e le zolle smosse di mezza estate - I Solisti Aquilani e Ramin Bahrami hanno disegnato sapienti la magia di Bach, rese palpabili la serenità interiore e la “ricchezza della sua anima profondamente religiosa” * che pervadono anche le opere non sacre.
La forza della sua fede, la versatile umanità“ che le sue architetture sonore traducono in irrefrenabile afflato di salute e di forza, emergono prepotenti nella calda, avvolgente e coinvolgente esecuzione dei Solisti e di Bahrami, saldandosi in assoluta coerenza all’augurio di Pace che questi indirizza, come sempre fa, al pubblico.
Nella potente energia dei bassi dei Concerti Brandeburghesi è in piena luce la presenza ispiratrice del Vivaldi che Bach tanto ammirava, e il senso irrefrenabile di forza - già richiamato - è sottolineato dall’intensità con cui è sentito il principio di tonalità. L’atmosfera da Concerto Grosso da cui i Brandeburghesi derivano è, insomma, magistralmente ricreata dai Solisti grazie al sapiente e calibrato gioco contrappuntistico di tutte le sezioni.
Ed ecco il Terzo Concerto, tanto incisivo che se ne lasciarono ispirare nientemeno che i Nice, il gruppo di “Rock progressive” di K.Emerson e S.Howe: nel loro album del ’69 “Ars longa vita brevis”, resero omaggio al concetto di forza interiore di quel concerto componendo un’estensione dell’Allegro, la cui didascalia concludeva: “Ieri ho incontrato qualcuno che ha cambiato la mia vita (Bach), oggi abbiamo creato un sound che indica perfettamente qual è il nostro obiettivo”. A conferma - se mai ce ne fosse bisogno - che il genio di Bach concluse un’epoca, assommandone tutte le caratteristiche e portandole alla sintesi più perfetta, ed oggi è sempre lì a indicare “il difficile cammino della musica contemporanea”*.
Ma, come scriveva M.Mila, “C’è di più, un’interiorità profonda, l’eco di un’anima capace di albergare in sè le più profonde meditazioni sull’uomo, su Dio e sul mondo” *. Questo “di più”, Bahrami al pianoforte e Mercelli al flauto, lo hanno mostrato in tutta la sua forza poetica ampliando e impreziosendo la già ricca parte orchestrale del Concerto n.5
Un tocco vellutato e antico, tipico delle viole, è quello dato poi dai Solisti al Concerto n.6, l’esecuzione del quale nondimeno hanno saputo colorare di tinte forti ma equilibrate in un contrappunto serrato fino all’apoteosi dell’Allegro finale.
E’ infine nei Concerti BWV 1052 e BWV 1056 che Bahrami esprime tutto il proprio - quasi viscerale - amore per Bach. Nel primo dei due, in tipico stile italiano, Bahrami poeta con Bach attraverso l’invenzione tematica molto melodica: ed è la stessa profonda intimità tra compositore ed interprete che fece di Chopin e Rubinstein un binomio indissolubile. Nel secondo, la matrice vivaldiana – che spicca ad esempio nell'accompagnamento pizzicato della melodia – non impedisce che le frasi semplici e lineari e il ritmo di geometrica esattezza abbiano l’inequivocabile “profumo” di Bach.
Il pianoforte di Bahrami è sempre magistralmente fuso con l’orchestra: mai sopra o sotto gli archi, mai in contrapposizione, sempre anzi in afflato e sostegno reciproci; ne è esito felicissimo l’aver reso pienamente l’integrale nobiltà spirituale e musicale di Bach inun dialogo del Signore con se stesso prima della creazione” (Goethe)
Più di ogni parola, vale forse ciò che Bahrami dice di sé in relazione a Bach: “L’energia, l’entusiasmo e la vitalità che la musica di Bach mi ha trasmesso mi hanno tenuto lontano dai pericoli e dagli smarrimenti che colpiscono i giovani di oggi. In generale posso affermare con tranquillità che nell’arte o nella cultura si trovano elementi estetici che hanno anche un valore etico e indicano la via da seguire”. [intervista a L’Espresso del 31.8.2011].

Francesco Di Giuseppe


* M.Mila: Storia della musica

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