lunedì 24 febbraio 2014

Continua... I finali dei film riscritti dagli uttiani: "Qualcuno volò sul nido del cuculo"


Grande Capo soffoca con il cuscino Mac Murphy.
Ha visto i segni della lobotomia sulle tempie.
Gli dice che non lo lascerà lì, non se ne andrà senza di lui, lo porterà con sè
Andiamo, dice, e gli preme forte il cuscino sul viso.

Quando Mac Murphy smette di muoversi, Grande Capo toglie il cuscino,
accenna ad una carezza, e poi va verso la stanza dei lavandini.
Si ferma accanto alla grande colonna dei rubinetti fissata al pavimento.
Si piega, l’ abbraccia e la strappa via.
Mi sento forte come una montagna, Mac, aveva detto poco prima,
quando ancora non sapeva. Ora possiamo farcela.
La musica ritmata, guidata dal flauto, ora sale, si slarga, si fa solenne.
Grande Capo con sulle spalle la colonna, si getta contro la finestra.
Christopher Lloyd si sveglia, gli occhi da folle fissi a capire, ride,
poi comincia ad urlare. E s’interrompe di scatto.
Gli occhi da folle bucano lo schermo.
La musica, solenne, continua, sale ancora.
Grande Capo corre, corre verso le montagne chiare di neve che
si vedono sullo sfondo, le montagne del Canada, dove lui e Mac volevano andare.
Che ci facciamo noi due qui, Grande Capo, che ci facciamo qui?
Andiamocene via, fuori.
La musica si fa di nuovo ritmata, i colpi di tamburo
accompagnano la corsa di Grande Capo.
Il rumore degli zoccoli dei grandi bisonti, la prateria che trema.
I suoi padri, il suo popolo ferito a morte, vinto, scomparso.
Ma adesso tutti corrono con lui.
Ecco la strada, il ponte, andiamo, andiamo, ancora avanti, là c’è la ferrovia, bisogna seguirla fino alla curva, e poi su per la salita. Corri. Corri.
Forte come una montagna, Mac.
Ce la faremo. Sì, adesso bisogna salire sul treno, quando arriva e si ferma.
Salire sul treno. Ecco, lo aspettiamo qui, dietro questi vecchi vagoni.
Non ci faremo riprendere, Mac, strisceremo come coyote fra le erbe
più alte della prateria, in mezzo alla salvia in fiore.
Lasciandoci il sole dietro le spalle, tenendolo sempre alla nostra destra,
andremo dritti verso il nord, e quando è notte sarà più facile,
so qual è la stella da seguire, basterà averla sempre davanti al naso,
andremo dritti verso il nord.
E poi, che cosa faremo? Poi giocheremo ancora insieme a basket,
ti porterò ancora sulle spalle, Mac, e vinceremo, e andremo a pesca
sui Grandi Laghi. Sarebbe bello se ci fossero tutti gli altri,
Martini, Billy, Taber, il Colonnello e Fred Astaire.
E una piccola casa per noi. E qualche ragazza, vero Mac?
Io lo come sei fatto.
Ma ecco il treno, vieni, andiamo, l’ultimo vagone. Sali.
Nascondiamoci dietro queste casse. Così. E adesso riposati.
Siamo fortunati, Mac, questo treno va a Utica, poi a Syracuse e poi a Buffalo.
L’ho letto sullo sportello del vagone. E lì c’è il confine, e ci sono i Laghi,
l’Eire e l’Ontario. Possiamo scegliere, Mac, tu quale vuoi?
Tanto tempo fa lì ci fu una grande battaglia, sai Mac, gli Irochesi aiutarono i coloni
a combattere gli Inglesi, a Fort Niagara, e poi furono tutti arrestati e uccisi.
Gli Irochesi. Abitavano quelle terre da mille anni.
Senti questo treno come galoppa, stiamo andando a nord, Mac,
guarda quella nuvola d’oro all’orizzonte, là dietro ci aspetta il Canada.
Fra poco sarà buio. Domattina saremo lì.
Ecco la stella che ti dicevo, Mac, indica sempre il nord, lei, sempre ferma lì.
Ma adesso dormiamo un po’.
Il treno s’è fermato, Mac, bisogna vedere dove siamo.
Tonawanda. Siamo vicini, ormai. E siamo vicini alla Grande Cascata
Io non l’ho mai vista, Mac, e tu ? Dobbiamo vederla allora.
Dai scendiamo. Fra quegli alberi, svelto. Corri, corri.
Ah, ecco il lago, il lago. E l’altra sponda è il Canada.
Ce l’abbiamo fatta, Mac. Guarda quella nuvola d’oro all’orizzonte,
vieni, hai visto, ci ha accompagnato fin qui, andiamo a salutarla.

Silvio "Gino" Piergallini

Nessun commento:

Posta un commento