giovedì 18 marzo 2021

“VITTIME DEL [PROPRIO] PRIVILEGIO”


 
“Diamo fuoco alle polveri”

 
“VITTIME DEL [PROPRIO] PRIVILEGIO

 
        Gli italiani sono costernati da che hanno scoperto, nel vasto catalogo vittimologico odierno - vittime di violenza, ingiustizie, emarginazione, soprusi ecc. - un’ulteriore categoria finora sconosciuta: le “vittime del [proprio] privilegio”.

Sono coloro i quali non lo vorrebbero, un determinato privilegio, proprio no, ma quando mai, ma quando m’è capitata ‘sta disgrazia… e invece no, il privilegio ce l’hai e te lo tieni e guai a te se non te lo godi. Straziante.
 
Il copyright della geniale definizione appartiene al sindaco di Polizzi in Sicilia che l’ha applicata a sé stesso e collaboratori, costretti a subire il privilegio di vaccinarsi prima degli altri - si pensi alla loro frustrazione! - addirittura in gennaio.
Scopriamo così che il privilegio, saldamente strutturato nel nostro paese, non è vissuto con piena soddisfazione da chi ne beneficia; al contrario, esso è piuttosto un non voluto fardello sulle spalle di singoli individui o gruppi sociali o categorie professionali.
 
Prendiamone una a caso, quella dei magistrati e degli avvocati. Si sono fatti in quattro, costoro, per respingere l’iniziativa con cui l'organismo apicale istituzionale che li rappresenta - il Consiglio Nazionale Forense o CNF - ha chiesto e ottenuto che si vaccinassero tra i primi scavalcando tutte le categorie che ne hanno diritto prima. 
“L’attività giudiziaria non può fermarsi”, è stato detto loro, ed essi - magistrati, avvocati, personale amministrativo delle cancellerie - han dovuto piegarsi all’interesse superiore della Nazione, usufruire a malincuore di siffatto privilegio, fingere di non sapere che in Italia l’attività giudiziaria anche senza Covid è più ferma del monumento ai caduti e quando si muove, il bradipo al confronto è un missile.
 
Analogamente s’è comportato l’Ordine dei giornalisti nel richiedere precedenza nei vaccini per gli impavidi eroi della tastiera; altre categorie si sono poi accodate, ma fra cotante vittime dei propri privilegi un moto unanime di ribellione serpeggia ormai al grido di “mai come De Luca, mai come il sindaco di Polizzi!”.
 
Stiano sereni però, tutti costoro: presto non saranno più additati al pubblico ludibrio per aver saltato la fila. 
Con un Generalissimo a guida suprema della campagna napoleonica, pardon vaccinale, in men che non si dica ogni singolo italiano eccetto i neonati in culla sarà stato vaccinato, e l’immunità di gregge par già di toccarla con mano.
L’ha detto il Generale Comm.Cav.Grand’Uff. Figliuolo. E il Generale Comm.Cav.Grand’Uff. Figliuolo è uomo d’onore.
 
Bastano, di costui, la fiera postura, le mostrine inchiodate sul petto, il rassicurante gergo militaresco culminante nell’adrenalinico grido di battaglia Dare fuoco con tutte le polveri applicato ai vaccini, a far presagire dopo il buio pandemico l’età dell’oro che dispiegherà su di noi l’agognata Pax Figliuola.
 
Non è forse Sua la folgorante disposizione che i vaccini eventualmente d’avanzo vengano somministrati a chi è disponibile al momento, cioè a chiunque passa (testuale), tipo io che portando il gatto dal veterinario vengo a trovarmi in zona?
 
Sono convinti, i soliti malevoli, che dove compaiono gerarchie militari nelle stanze dei bottoni ci sono guai sempre e comunque? che i papaveri della guerra sono comunque dannosi e del tutto inutili?
 che un alto grado militare a capo di una civile campagna medico-sanitaria è la materializzazione di un ossimoro oltre che oltraggio al buon senso?
  
In realtà basterebbe tenerli ben lontani, i papaveri, da ruoli decisionali che nella vita civile e nelle democrazie mature competono alla politica, la quale si fa carico a sua volta della volontà e dei bisogni dei cittadini.
E gli anonimi soldatini della truppa a loro sottoposti ben sarebbero felici di non giocare alla guerra per esser finalmente utili come valido supporto logistico/umanitario nelle emergenze.
 
Poi i generalissimi li si potrà benevolmente lasciar indossare le pittoresche mimetiche in città, reggere in equilibrio sulla testa il cappello a tre piani, attaccarsi sul petto un intero pallottoliere di mostrine, baloccarsi col militarese, gridare bumbum e fingere di dar fuoco alle polveri: so’ creature, so’ figliuoli, anche se hanno 60 anni.
 
 
Sara Di Giuseppe - 18 marzo 2021

 

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