sabato 12 dicembre 2020

Cambiamoli di posto, così si calmano

Onorevoli (si fa per dire) deputati e senatori peggio che a scuola. Certo molti di loro mal le frequentarono o mai ci andarono, a giudicare da come si comportano negli austeri emicicli di Palazzo Montecitorio e Palazzo Madama.
 
Una rissa al giorno.
Basta una contrarietà perchè dai banchi curvi ad arco e in discesa si scaglino a falange, bavosi e urlanti, come posseduti da Belzebù. Fuori controllo, adulti difettosi che brandiscono parole estreme come armi di confusione di massa.

Superlavoro (peraltro strapagato) per i commessi chiamati a separarli, e questi talvolta sono bravi nel placcarli al volo. Non sempre ce la fanno con le buone - chè quelli là, pure se non hanno il fisico, guizzano scattano e sfondano come rugbisti delle Tonga - e allora gli tocca portarli via di peso a quattro di bastoni.
Sul raffinato pavimento di marmo siciliano restano sconce scie di scarpe spaiate, cravatte, brandelli di camicie, bretelle rotte, pezzi di telefonini, cartacce, mascherine con stemmi di chissachè... Hai voglia a scampanellare, Presidente, una di queste ce le prendi anche tu. È la politica di questi luridi tempi, bellezza.
 
Il fatto è che le postazioni degli onorevoli-si-fa-per-dire sono stabilite all’antica, con criterio geografico, sulla base dell’appartenenza politica “da sinistra a destra”: PD & C. intruppati tutti a sinistra, Lega - Fratelli d’Italia e destrorsi a destra, forzitalioti e frattaglia varia dalle parti del centro, buttati o più di qua o più di là.
 
Ci sono poi, dentro di ogni gruppo, posti privilegiati per i bravi e posti periferici per i somari (come a scuola), posti strategici ad alta visibilità per i caporioni o i presunti leader, posti agevoli per le donne, posti qualunque per mezzecalzette, matricole, gregari.

Ogni partito comunque tiene i suoi ben intruppati e ne deriva un paccuto cameratismo di squadra: si passano i compiti, bisbigliano, ciangottano, borbottano, gracidano, squittiscono, dormicchiano, chattano … pochi stanno attenti con le orecchie appizzate o “lavorano”.
Ma quando parte l’ordine, il branco esplode compatto come un unico corpaccione: s’alzano in piedi tutti all’unisono e strillano s’aizzano s’incazzano scattano (qualcuno sui banchi!) affilano coltelli e menano.
Ognuno “cerca in sé lo scimpanzé” e, garantito, lo trova.

Ed è l’iradiddio. Le scintille accendono i fuochi perché ognuno ha vicini-vicini i propri compari di partito, potenti amplificatori dell’improvvisata protesta - “massa critica”, come è di moda dire oggi a sproposito - che urla e si sbraccia senza, spesso, sapere il perché: importante è far casino a favore di giornali, tivù e scolaresche in visita. 
Con le zaffate di quell’aria schifida che arrivano fino a noi spettatori.
 
        Eppure un rimedio c’è, alla barbara indisciplina dei nostri - ahinoi - rappresentanti. Cambiamoli di posto, così si calmano! Come a scuola, quando si traslocavano ai primi banchi i Franti  (i somari, i ripetenti e i 7 in condotta) e agli ultimi i Garrone (i bravi, i secchioni e i ruffiani).
 
        Si modifichi il vecchio regolamento: dalla prossima Legislatura (ma anche prima, senza aspettare che ne caccino 345) i posti siano assegnati a sorte.

I presidenti di Camera e Senato, bendati, estrarranno i nomi come al Lotto, i commessi - a stipendio ridotto, che è meglio - gireranno la manovella del bussolotto con le palline. Davanti alle tivù, per la trasparenza.
 
Gli onorevoli-si-fa-per-dire verranno così sparpagliati nell’emiciclo, non incasellati secondo l’appartenenza politica ma mischiati a caso, come espulsi da un frullatore.
Così un invertebrato PD potrebbe ritrovarsi a sinistra un neo-primitivo leghista e a destra un velenoso renziano… una vecchia lenza forzitaliota coabiterebbe (all’inizio ringhiando) con un 5Stelle dai grilli in testa… un moribondo LEU verrebbe tenuto in vita dal vicino maramaldo Fratello d’Italia… mentre profughi Verdi, crucchi Volkspartei, valdostani dall’aria francese & spicci sarebbero seminati dove capita, tanto non contano
.
E ogni mese si cambia, altra estrazione. Ma niente premi, nessuno vince.
 
        Voglio vedere. Molti si sentiranno soli e indifesi, nè stringeranno facilmente nuove amicizie del cuore, ma cominceranno - forse - a incivilirsi un po’. 
Potranno soprattutto riflettere, frenarsi istintivamente a vicenda prima di diventare guitti da avanspettacolo, nostri rappresentanti di cui vergognarci.
 
        Va da sé che andrebbero estratti a sorte anche i posti nei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali.
 
        Chissà che non diventiamo tutti migliori, a costo zero.
 
 
PGC - 12 dicembre 2020


 

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