giovedì 5 febbraio 2015

Donato Di Poce - Mauro Rea. La stanza di Arles



    È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po’ di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada.
    Vincent Van Gogh

..quando è l’amore a muovere le stelle e tutto quanto vive e cede la sua vita, da una forma all’altra una veste o una pellicola o una pelleSi potrebbe sintetizzare così quanto accade all’interno del libro La Stanza di Arles, un percorso in un coro di andata senza ritorno alla stanza di Vincent van Gogh, fattasi anima e corpo di tutti quelli che, nel libro presentato da Donato di Poce per CFR Edizioni, hanno depositato il loro seme d’amore. Se fosse ancora vivo Vincent, e come non potrebbe ancora non esserlo, se tutti lo ricordano e lo amano in questo modo, avrebbe certamente formato un terzetto, con di Poce e anche Mauro Rea, artista che ha creato il ponte tra un qui e un là, Arles appunto, evocando nell’assenza l’anima di Vincent. Chi manca è solo il corpo delle cose, compresa quella stanza, così ripetutamente dipinta dall’artista olandese, in un ordine impeccabile ripresa ogni volta e ogni volta senza altra traccia che lei, l’assenza, con cui di certo aveva stretto amicizia, fino alla tragica scomparsa, riproposta, come appunto ha fatto anche Rea e Di Poce a suon di tratti e ritratti di voce.
Non c’è rigo del testo che non dica l’amore, per l’arte e anche per la vita, ed è una continua citazione anche dove sembra altro il fulcro del discorso perché l’arte si fa l’artificio esatto per dirlo.


Fernanda Ferraresso


1 commento:

  1. Grazie amici di UT, sempre attenti e disponibili ..
    Un caro saluto a Massimo e Francesco e a tutti i lettori di UT Magazine.
    Mauro

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