16/12/14

DISTRaZIONE DI MASSA. James Taylor Quartet al Cotton Jazz Club di Ascoli

Nessuno più riesce a distrarci durevolmente, ormai. Troppo tosti i problemi: la crisi perenne, l’economia trista, il non-lavoro, la decrescita in-felice, la politica corrotta, il degrado morale, i maligni moniti dei potenti, le scandalose promesse. Una volta bastavano un film, un concerto, un libro, una partita di calcio, una fuggevole incursione in una mostra o in un museo, una passione… ma oggi appaiono solo tenui diversivi, vane ricreazioni da collegio, disincantate evasioni che ancor prima di esaurirsi ci rimandano dritti nel limbo di insoddisfazione, cupezza, rabbia.
Neanche l’amato jazz ce la fa più a distrarci convintamente, salvo lampi di felicità invisibile. James Taylor col suo quartetto invece c’è riuscito. Ha compiuto il prodigio. Oddio, non subito: i due pezzi iniziali lasciavano un po’ interdetti. Non per assenza di qualcosa, ma perché forse troppo professionali, asettici, precisi, poco… turbolenti. Se n’è accorto subito, lui, e ha virato con decisione. Ohhh! ci siamo detti dopo esserci guardati. Certo, gli strumenti sul palco hanno patito: l’organo Hammond, se avesse avuto i ruotini come un“pianoforte a coda lunga, nero” si sarebbe messo a correre friggendo; la super bastonata batteria, sotto deidrive micidiali, non s’è sfasciata ma per poco; le corde della chitarra elettrica hanno resistito eroiche come in guerra, ma si saranno rotte tutte insieme prima di tornare nel fodero; mentre il basso da Formula 1 ha preso il colore del ferro rovente che cuoce le dita.
Ed ecco magicamente elettrizzato l’intero Cotton Club, dal cielo di tubi di rame dell’ex birrodotto alle birre. Evaporati i torvi pensieri di ognuno, neutralizzata ogni inquietudine da un’energia magnetica densa e tumultuosa, ma pulita. Uragano di suoni, di note, di percussioni, che ci ha (provvisoriamente) ringiovaniti. Anche i più misurati, i più freddi, quelli con l’aplomb e la faccia e l’espressione un po’ così, i più arrugginiti, i più sedentari, i più sovrappeso, i più artritici. Quasi tutti in piedi, vibranti, le mani bollenti, goffi ma quasi-agili. Diciamo buffi. Davvero una “distrazione di massa”, prodotta da una miscela sulfurea di FUNK-POP-SOUL-JAZZ da far risuscitare i morti. Che quei quattro ci sapessero fare era noto, ma per noi hanno dato tutto quel che avevano, pure i capelli, tre su quattro… Non hanno solo “suonato”, hanno “unito”; non è stato solo concerto, piuttosto una grande corale irripetibile installazione artistica.
Alla fine, ahinoi, fuori del C=Lounge ci ritocca l’arido vero: la solita Ascoli, i soliti nostri paesi, le solite Marche che fanno marketing con Leopardi, le croniche macerie dell’italietta che ci tiene in ambasce. Ma una “distrazione di massa” così fulgida e profonda è stata più salutifera di un potente vaccino.
Lo dico per me, “incatenato e perduto”.

PGC


Foto di pierluigigiorgi

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