sabato 18 gennaio 2014

Continua... I finali dei film riscritti dagli uttiani: "I tre giorni del Condor"


- Ehi Turner, sei sicuro che lo stampano?...
- Lo stampano…
- E cosa ne sai?...


Joe Turner, il Condor, un impiegato minore della CIA che legge libri in un ufficio, ha consegnato alla redazione del New York Times dei documenti che raccontano di una sporca operazione in Medio-oriente (petrolio, armi, rovesciamento di regime) ad opera di una sezione segreta e deviata della CIA.
Ci sono state molte morti. Tutti i suoi colleghi e amici d’ ufficio, morti.



Pollack ferma l’ultima immagine del film sul viso un po’ sfocato, in secondo piano, di Robert Redford che si volta a guardare Higgins, il funzionario CIA implicato nell’ operazione. E’ un viso accigliato, scrutatore. Ha capito.
Higgins gli ha appena detto che il documento non lo stamperanno.
Naturalmente la CIA è infiltrata anche nella redazione del NYT.
I poteri interconnessi e celati ai più. Gli intrecci e gli interessi fra mezzi di comunicazione, politica, mercati.
E allora lui, il Condor, sarà ancora una specie a rischio di estinzione.
E sarà solo, solo ed impotente. Condannato.


Il finale uttiano


Doveva nascondersi. Doveva cambiare aspetto. Non poteva fidarsi più di nessuno. E doveva controllare se il New York Times avrebbe stampato i documenti.
Ma così, per puro scrupolo.
Si voltò ancora indietro a guardare. L’ auto che aveva accompagnato Higgins era accostata al marciapiede, e lui era rimasto a fissare il palazzo del giornale.
Salì su un taxi fermo lì vicino, diede l’ indirizzo di Kathy e controllò che l’ auto non lo seguisse. Kathy sarebbe tornata dal Vermont fra una settimana.
Si trattava di resistere fino a quel giorno. Poi, poi… Lui e Kathy…forse.
Ma che stava pensando? Sapeva che non aveva scampo.
Doveva fare qualcosa, doveva inventarsi qualcosa.
Guardò fuori. Il taxi non andava nella direzione giusta, verso Brooklyn.
Stava per dire qualcosa, ma l’ auto rallentò, si fermò.
Il tassista si era girato a metà, sorrideva appena.
Condor vide la pistola nella sua mano.
Sì, è così.
Chiuse gli occhi, quasi per difendersi.
Il rumore dello sparo e l’urto nel petto arrivarono insieme.

Silvio "Gino" Piergallini

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