16/06/21

IL GROTTESCO AL TEMPO DEL COLERA

       Ma dico, li avete visti?  Sì proprio loro, i “grandi del mondo” come li chiamano, salivando copiosamente, la stampa cortigiana e i mezzibusti televisivi in deficit sia d’italiano che di lingue straniere.

Li avete visti darsi di gomito in Cornovaglia come liceali in gita scolastica dopo lo scherzo alla compagna di classe?

Di certo nell’evo pandemico molte cose sono mutate in peggio.
 
È mutato il linguaggio: vertici dai cappelli pennuti trattano grottescamente la malattia come una guerra e delirano di coorti e di spallate e di fuoco a tutte le polveri, mostrandosi comicamente in tenuta mimetica e cipiglio fiero.

È mutata l’estetica dei corpi così come quella dei gesti: nascondiamo le facce nella mascherina (qualcuno tuttavia ci guadagna, esteticamente); diligenti starnutiamo nel gomito; piuttosto che abbracciarci con l’amico ritrovato ci faremmo in ginocchio il cammino di Santiago; e sostituiamo la formale stretta di mano - a tutti i livelli, istituzionali e non – con questo antiestetico ridicolo toccarci col gomito.
 
Resistibile ascesa del famigerato “darsi di gomito” da gestualità popolaresca, ammiccamento e segno d’intesa
*, a saluto formale: gesto che per l’effetto che ne sortisce dovrebbe far sentire un po’ cretino chi lo compie, specie se in contesti paludati.
È in Cornovaglia che il grottesco dei gesti e delle situazioni ha toccato la sua acme: sorrisi e pacche da merenda all’aperto, paesaggio peninsulare di rara e lontana bellezza, e giù un delirio di gomitate - da far invidia a Stanlio e Ollio - di signori tutti uguali in doppiopetto scuro arruffati dal vento e di signore almeno loro a colori.
Ciò che si son detti fra una gomitata e l’altra cambierà in meglio le sorti del pianeta nel giro delle prossime ore, è certo, come è certo che avrebbero potuto dirselo stando a casetta loro, ma tant’è: che sei un grande del mondo a fare, se non rimedi una gitarella in terra di Cornubia…
Ma c’è altro nell’estetica di questo G7. C’è quella foto di gruppo con signore (due!).
[Dove c’è pure, ma ahimè in seconda fila e non in prima, il nostro Uomo della Provvidenza; “che sia in castigo? che conti meno di quel che vediamo da genuflessi?” si tormentano i servitorelli, torcendosi angosciati le mani].

C’è che in quella foto i grandi sono in piedi, geometricamente disposti come grandi pezzi di una scacchiera dove i pedoni sono stati già mangiati e torri, alfieri e cavalli sono mezzi morti; restano solo re e regine che fra loro non si mangeranno mai, che su quel palcoscenico teatralizzano amabilmente i rispettivi ruoli di potere perché tutto resti gattopardescamente com’è e nessuno si rovini la digestione.

Straordinariamente uguali per rigidezza distanziamento e posizione agli scacchi del bergmaniano Il Settimo Sigillo: a quei pezzi che in un medioevo di pestilenza e caos il cavaliere Antonius Block muove nella sua dilatoria partita con la Morte dal finale tragicamente scontato, davanti al grigio mare nordico, sotto un cielo corrusco di tetre nubi al galoppo.
 
 
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Darsi di gomito: Urtare leggermente qualcuno nel braccio per sottolineare con malizia una circostanza o richiamare la sua attenzione su fatti o persone.
In: lo Zingarelli 2004 – Dizionario della lingua italiana

 
Sara Di Giuseppe - 16 Giugno 2021


 
           

 

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