lunedì 7 settembre 2020

Un altro MAGRITTE a RIPATRANSONE


         Il primo Magritte-cappello di agosto si era improvvisamente volatilizzato  -  un colpo di vento, o era stato rubato - ma è subito arrivato il Figlio, che si è sistemato sullo stesso alberello del Padre. All’ingresso del Duomo. Anche lui non in bombetta ma con un informale “panama” - marchigiano? - abbastanza vissuto, poco elegante per quel nastro bicolore proprio stonato, e pure un po’ spavaldo per l’assetto troppo sulle ventitré. Ma l’importante è che Ripa non sia rimasta senza un Magritte, accontentiamoci.

         Il parroco ancora non se ne cura (forse sta cercando un bravo regista per filmarlo), mentre i tiepidi “messaroli” già si sono abituati a questa abusiva presenza davanti alla loro casa, al massimo gli buttano sguardi compassionevoli senza fargli la carità. In compenso, il nostro “figlio di Magritte” riscuote grande successo tra i testardi turisti che finalmente hanno qualcosa da fotografare, e anche tra gli sfatti ciclisti prima dello svenimento, che lo prendono per una Visione anche se non mistica; alcuni maturi olandesoni arancione col bel logo stilizzato 076 sulle magliette, dopo svariate birre, quasi volevano portarselo al museo di Amsterdam per piazzarlo vicino alla “Pipa che non è una pipa”… 


         In questi tempi di volo basso, lo puntano con sguardo avido perfino i Candidati Consiglieri alla Regione che negli orari giusti pattugliano la piazza in formazione compatta, indecisi se stendergli il santino col nome e la foto: bisognerà dirglielo, a questi, che il saggio Magritte non vota…
Ma soprattutto diverte da matti i bambini,che anzi lo amano: titubanti gli s’avvicinano, lo sfiorano, lo accarezzano, ci parlano! e ridono ridono…

Mi sa che gli unici successi dell’estate ripana sono questi due Magritte-di-Chiesa: Padre e Figlio.
Saremo famosi.



PGC - 7 settembre 2020


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