sabato 15 dicembre 2018

Personale viaggio in "Elegie scalze" di Giorgio Voltattorni M.

La mia ultima raccolta, breve sequenza poetica, “Bestiario umano” (da cui, grazie all’ormai scomparso Marcello Centini, nacquero un CD musicale e un recital) è del 1991. 
Dunque sono trascorsi ben 27 anni: un’eternità quasi, una mezza esistenza. Da allora sono successe tante cose, sia sul piano personale che collettivo. 
Il Mondo, sotto molti aspetti, è completamente diverso e neppure io sono quello di prima; quell’assetto geo-politico è destinato a non riproporsi mai più, ma le spinte contrastanti di oggi non lo rendono affatto più pacifico e ordinato. Non so se la poesia ha gli strumenti adeguati per restituire tanta complessità e inquietudine. Sarebbe già molto se riuscisse a gettare un po’ di luce in qualche angolo buio della nostra vita. Ecco, la vita. (...)

Così scrive nelle sue prime righe di presentazione della raccolta poetica Giorgio Voltattorni M. Quindi, dopo molti anni di 'meditazione' inespressa in stampa (a parte i diversi suoi saggi e critiche d'arte pubblicate su autori importanti come Carlo Marchetti, Nazzareno Agostini, Valeriano Trubbiani e di numerosissimi testi sparsi nel web), Giorgio, così come l'ho sempre chiamato, ritorna a raccontarci della sua vita, con i suoi dolori e le gioie, mettendo tutto nero su bianco. Poetando, come pochi che conosco, quando, attraverso il testo, ci restituisce il suo mondo, fatto di acute osservazioni che ci riguardano, ci coinvolgono, condito di affetti, di amori perduti e di nuovi conquistati. Omaggi, lutti e ricordi nitidi, ancora capaci di farlo e farci riflettere.

In tre sezioni, L'araldo clandestino, Rime facili ed Elegie scalze (che ne dà il titolo), Giorgio Voltattorni squarcia il tempo trascorso creandone un insieme, come nel 'diario' della vita, dove ogni pensiero si lega e segue l'altro, e ogni emozione ne viene compresa.

"Elegie scalze", ai profani come me, potrà sembrare una sorta di ironica sottolineatura dell'abbandono malinconico o del ritrovarsi a riconsiderare la propria esistenza sotto un occhio più scanzonato e leggero. Però ho l'impressione che la 'nudità' di queste poesie sia un segno nel voler ri-provare e ri-leggere i propri ricordi sotto un'emozione diversa, a nudo, scarni di eccessive trepidazioni, rivedendo il proprio passato sotto una luce meno intensa ma sempre scaldata dalla parola, la sua, abilmente evocativa ed emozionante.

Giorgio si chiede a proposito del Mondo (che sta per la vita - n.d.r.): "se la poesia ha gli strumenti adeguati per restituire tanta complessità e inquietudine." Forse qualche filosofo o grande intellettuale potrebbe azzardare una risposta convincente. Impossibile per me rispondere. Di certo, senza, non ne capiremmo la bellezza.

Non resta che provare a farne un personale viaggio, aprendone le pagine e tuffarsi nella lettura.

Francesco Del Zompo - 15 dicembre 2018

Elegie scalze, di Giorgio Voltattorni M.
Con brevi contributi e dichiarazioni di: Palo Annibali, Luciano Bruni, Giorgio Carini, Marco Fazzini, Enrica Loggi, Piero Marconi, Filippo Massacci, Tullo Pigrile, Lorenzo Spurio, Valeriano Trubbiani.Cura editoriale: Francesco Del Zompo, Ediland Edizioni per info: voltattorni.giorgio@gmail.com




2 commenti:

  1. La poetica di Giorgio Voltattorni M. mi piace molto, lui si esprime sinceramente nei confronti del suo vissuto. E quel ciliegio mi ha fatto sobbalzare...
    "Dedica" di pag. 23 è emozionante quanto "L'onda" di pag. 46; serbano entrambe un dolore impossibile da sopportare.
    E che dire di "Traslochi" pag. 44, che ci fa riflettere su cosa o chi perdiamo.
    Uno scrigno prezioso queste "Elegie scalze", siamo tutti scalzi in fondo, benché continuiamo a comperare scarpe tacco 12.
    Grazie.

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    1. Molto puntuale. Grazie della sua sensibilità, da parte dell'autore e mia.

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