giovedì 20 dicembre 2018

L'oboe Sommerso

[Oboe, questo sconosciuto]

Berlin Philarmonic Oboe Quartet
Musiche di Mozart, Schubert, Francaix, Halvorsen
Teatro “La Perla” – Montegranaro
16 Dicembre 2018  h 17,30
 

(…)
Un òboe gelido risillaba
gioie di foglie perenni,
non mie, e smemora
;
(…)

[S. Quasimodo - Òboe Sommerso]

 
        L’oboe è strano e lo si conosce poco. Nell’orchestra quasi non lo distingui. Mescolato agli altri fiati di legno neri, quando tira fuori la voce non è che ti entusiasmi, aspetti che passi: un suono leggero come di campagna, senza vibrato, asprigno, perforante, di lunga gittata ma tutt’altro che forte. Ermetico, ecco.
 
        Sembra fuori luogo accanto all’elegante pattuglia di violini viole e violoncelli. Difatti sta in disparte, in seconda-terza fila. Tanti direttori, quando serve un solista, più praticamente gli preferiscono un secondo primo-violino, un flauto, un clarinetto…
Perfino difficile, oggi, trovare oboisti convinti. Mettici anche la fatica nel suonarlo: a dispetto della sua “vocina” labile e strozzata (e neanche tanto estesa), l’oboe pare sempre assetato d’aria. Richiede tanto fiato, polmoni capaci, quindi ci vuole il fisico. [Eppure qui Christoph Hartmann, oboista-di-Germania, un gigante non è, se non in bravura…].
        Forse uno strumento troppo antico l’oboe, un optional nella musica moderna, se non c’è non muore nessuno [perciò pare sommerso]. Il Jazz non lo vuole.

        Ma stasera il protagonista principale è lui. Nulla togliendo ai suoi tre superlativi compagni di viaggio - viola, violino, violoncello - tutti nientemenoche Berliner Philarmoniker. Compagni di viaggio si fa per dire: il Dir. Art. Francesco Di Rosa - montegranarese oboe solista alla Scala e a Santa Cecilia, WOW… - ci racconta, nell’intervallo, del loro arrivo in ordine sparso, di corsa e in maniera quasi rocambolesca: chi da Bruxelles, chi da Monaco via Ancona (ci vuole coraggio…), chi da Roma, in aereo, in treno, in macchina… e dopo questo concerto ripartiranno radialmente per destinazioni diverse, come se niente fosse.

        Repertorio: Settecento e dintorni, Mozart e Schubert (più una passacaglia per violino e viola di Johan Halvorsen, forse non indispensabile ma graditissima). Cose da oboe, ovvio. Ma da dove spunta questo novecentesco semisconosciuto pianista-compositore Jean Francaix? Niente paura, per una volta è un programma di sala ben fatto a illuminarci sull’eccezionale autore di innumerevoli originalissime composizioni non solo cameristiche, che prevedono anche un nuovo strumento: il corno inglese. Voilà. 
        Chi, tapino come me, credeva che il corno inglese fosse quella specie di tondeggiante strano corno da caccia - dorato o argentato - che si suona tenendo una mano “dentro” l’ampia campana, era in errore. Come me era rimasto a Bach, o a troppi film con cacce alla volpe…

        No invece: il corno inglese è sempre un oboe ma “contralto”, stranamente somigliante al primo ma più grande e pesante, con la campana inferiore dalla buffa forma “a cipolla” che pare un campanile austriaco capovolto. “Suona una quinta sotto e ha un’estensione più grave” – ci dice De Rosa, e lo sentiamo – ed è ancora più faticoso da suonare. Ma Hartmann non fa una piega, anzi sorride di più…

        Un concerto raffinato, piacevole, istruttivo. Grazie a dio non natalizio. In un bel teatro, accogliente (sarebbe perfetto con un po’ di caldo in più…) e con pubblico preparato.
Sorprendente e arioso anche fuori, questo “La Perla”: il fresco enorme mural / trompe-l’oeil che ne arreda e ritma l’intera facciata mette di buon umore, scaccia il freddo, ingentilisce il formidabile paesaggio collinare a 270 gradi… Ah, ce ne vorrebbero molti altri di bei murales, a mitigare l’orrore edilizio della Montegranaro “moderna”.


PGC - 19 dicembre 2018


Nessun commento:

Posta un commento