martedì 3 maggio 2016

“L’essenziale è invisibile agli occhi”. La mostra di Giovanni Alfano alla Galleria Marconi

Luci ed ombre, chiaroscuri per una pittura che veste il suo pronunciarsi come un’indagine del mistero. Le immagini in mostra sono disegnate a matita, con tratti finissimi vengono letteralmente “evocate” figure di bimbi con le piccole mani che si schermiscono, che nascondono il viso davanti agli occhi di chi guarda, quasi a ricordare l’importanza di tutto ciò che non si riesce a vedere, o che non si può vedere per la gran pena, per un ricordo inenarrabile che questi bimbi hanno nel loro cuore, nei grembiulini scolastici che vestono in ripetuti toni grigi la nostra visione, e silenziosamente parlano di sé, di noi che guardiamo, che possiamo anche noi nasconderci a una luce impossibile. Il disegno è millimetrale, vivamente perfetto. Ci conduce per mano nelle storie reiterate di questi bimbi, che sono proprio così, pieni d’amore e soggezione, e ci rimandano un’immagine di noi, commossi, in attesa di schiudere le mani per un sogno fecondo, per una luce che s’intravede all’interno del vano della galleria, dietro una tenda nera che è veramente un sipario. Aldilà di essa la scena, il sacello della più profonda voce che l’Artista ci può trasmettere, nelle sagome delle stesse manine insieme ad altre immagini di adulti a volto coperto che s’accendono attraverso piccole lanterne, e sono immagini votive, certe speranze, purché si abbia il coraggio e l’amore di ricordare agli occhi ciò che non si vede, ma si spera di scorgere sul proprio cammino come una leggenda, una fiaba nascosta in vena di rivelarsi. Ed ecco che lo sguardo acquista consapevolezza! I dolci bambini silenti rovesciano dietro un sipario di clemenza e d’attenzione il loro piccolo cuore, e noi ripetutamente fermiamo gli occhi sulla loro stessa visione, diventiamo piccini e ci convertiamo alla luce fioca e a quella piena, con le parole che sfuggono ogni dove e si trasformano in colorate veggenze.
La mostra è in corso e si può visitare fino al 13 Maggio.


Enrica Loggi

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