giovedì 22 ottobre 2015

“La homa elemento”. La mostra di Andrea Ciresola recensita attraverso una lettera al gallerista Franco Marconi. 27 settembre – 24 ottobre

Caro Franco, la mostra recente di Andrea Ciresola mi ha colpito immediatamente, il giorno che sono venuta a trovarti, e l’ho amata di getto. Ho sentito la leggiadria dei colori, l’immediatezza delle immagini, la loro amena singolarità, e mi sono detta: ”Ecco la pittura!”.
E’ stato bello girare per la tua Galleria dove tutto è sincero e segreto, e l’occhio dell’Artista osa oltre la stessa provenienza dell’oggetto ritratto. E tutto ciò che rimane nello specchio della tela è la pura visione incontaminata, l’invenzione della realtà. Si tratta di una realtà vicinissima, che forse ci raggiunge ancor prima di essere ritratta, e gli strumenti dell’Artista sono occhi che indagano, nella perfezione dell’oggetto, nella sua rarità. Quello che vediamo vuole essere immagine di quello che è, ed anche di più. L’unicità degli oggetti prescelti ci parla di una vita che diventa colore, di un colore che rasenta l’apparente astrazione per tramutarsi in verità vissuta. Il silenzio degli oggetti dipinti, la loro solitudine al centro di un paesaggio che fa pensare alla pittura di Hopper, il loro poggiarsi quasi smentendo tutto il resto, alla Marcel Duchamp, il lasciarsi guardare e riconoscere per ciò che di originalissimo c’è in una bicicletta o in una tubatura, oggetti ripescati là dove nessuno guarda, il testimoniarsi attraverso la vivezza del colore che s’impone agli occhi suscitando un’inedita bellezza, in un paesaggio vagamente triste.
Tutto è detto vivacemente, e sembra faccia parte di un arcano che l’Artista svela mentre sogna ad occhi aperti, tenendoci per mano ad ogni quadro, per fare nostra la sua lettura, partecipando a quanto rimane dell’immagine, dopo aver fronteggiato la sua poesia. Così si resta lieti perché ogni “visione” rimanda ad un interrogativo che è un’esistenza, un calore, un segno che vediamo passarci davanti e sfiorarci mentre sostiamo in una luce perfetta e sentiamo di ringraziare per quanto ci viene offerto senza mediazioni, semplicemente affermandosi là dove possiamo ancora trovare lo specchio impeccabile della vita.


Enrica Loggi

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