mercoledì 13 maggio 2015

Teatro Olimpico di Roma. Aterballetto: il contrappunto nei corpi. “Don Q.- Don Quixote de la Mancha” coreografia Eugenio Scigliano e "Rossini cards" coreografia Mauro Bigonzetti

E’ un unicum quasi wagneriano (Wort-Ton-Drama) il “Don Q”. dell’Aterballetto che fonde musica, teatralità e danza in una realtà superiore, in cui la danza assolve anche al compito della parola (wort) e l’attenta ricerca dell’espressività dei corpi (anche da fermi!) rende intelligibile la significazione del momento scenico, come si stesse ascoltando una narrazione. Un “Don Q.” in cui la convergenza delle tre arti (Gesamtkunstwerk: l'opera d'arte totale di Wagner) attua il superamento della dimensione musicale del contrappunto: sapiente dosaggio di elementi che non seguono i canoni della mera esecuzione sequenziale ma interagendo dipingono scene, situazioni, stati d’animo, intrecciandoli - specie in alcune scene d’insieme - ai colori delle danze popolari spagnole e alle pensose o drammatiche o forsennate pennellate sonore del finlandese Kimmo Pohjonen, gigante della musica contemporanea.
Un punto contro punto quasi delle origini, in cui dalla musica - ton - (il tenor del contrappunto) si allontana l’altra voce (la danza): e questa riesce a narrare, in maniera non testuale ma pur sempre scenica e quindi drama, tutte le fantasie, i sogni, le gioie, i patimenti e, soprattutto, l’amore come tramite verso la pace dell’anima del meraviglioso eroe di Cervantes; dopo un periodo di mantenimento l’altra voce ritorna all’unisono con il tenor (proprio come nel contrappunto in cui si ripercorrono gli intervalli di terza e di seconda). Il dialogo iniziale tra l'hidalgo e Sancho si affida alla pura gestualità delle mani che si toccano “recitando” frasi non dette; la musica (Anastaja) ha il suo sviluppo autonomo e non soggiace al movimento né questo soggiace alla musica: si avvinghiano ma vivono di vita propria per ricongiungersi infine nell’uscita di scena dei due.../... Intorno a Don Q. danzano due figure velate: lo avviluppano, nel suo sonno a cavallo della sedia-Ronzinante, tessendo miriadi di filamenti immaginari del “colore”dei sogni e quindi dell’arcobaleno che tutti li racchiude. La musica si evolve su accordi che ricordano qua e là Arvo Pärt, e la danza dapprima li accompagna con movimenti flessuosi e poi li contrappunta con strappi spigolosi: e mentre le due figure “parlano” alla mente assopita di Don Q., musica e danza tornano all’unisono.../...Davanti a Don Q. si materializzano i demoni e i fantasmi del suo straniamento da un mondo rozzo che gli congiura contro, e una luce livida drammatizza le sagome dei mulini a vento. Visioni che contrappuntano il perimetro ristretto del Ronzinante-sedia, intorno al quale si agita la figura di Don Chisciotte, e ballano una danza forsennata (Emboli) il cui perimetro, invece, invade il palcoscenico: per tornare tutti all’unisono con Don Q., tornato immobile, sfilandogli davanti e attorniandolo. Prezioso lavoro di Eugenio Scigliano, che da un lato trasforma il contrappunto musicale in contrasti di colori, quasi una tavolozza, usando magistralmente i tre elementi base della danza (gesto-corpo-movimento), dall'altro riesce pienamente nell’intento di “rappresentare l'essenza dell''essere artista', rivendicando il potere della sensibilità e la sua missione di tener desto - nonostante tutto - il senso di meraviglia nel mondo”. Di segno diverso, ma ugualmente attraenti, le "Rossini cards", divertissement di altissimo livello coreografico. Cards perchè Bigonzetti sfoglia una dopo l'altra le carte del suo gioco: le posiziona come tessere di un puzzle di pura fantasia e, petalo dopo petalo, sfoglia la rosa profumata del Rossini più ironico, elegante, dolce e vorticoso. Monta il puzzle: i danzatori si spogliano, siedono ad un tavolo lungo quanto il palcoscenico, e qui comincia la danza del groviglio contrappuntistico del celeberrimo “Questo è un nodo avviluppato” dalla Cenerentola. Mentre le voci si rincorrono e imitano ciascuna i frammenti melodici delle altre, la valanga sonora dei "gr", "tr", "pp" assume le sembianze dei ballerini che ne disegnano il groviglio con frenetico ritmato movimento di braccia, dorsi e teste; un’onda continua e in continua trasformazione nel più puro crescendo rossiniano.../... Sfoglia il petalo della poesia d'amore, quasi Chopin, con la delicatissima "Une caresse à ma femme" (dai "Péchés de vieillesse"): il corpo di lei si solleva leggero su quello di lui, resta per istanti sospeso quasi in volo e lentamente, poi, scivola giù tra le braccia del suo amore. Pura magia..../...Dipinge l'eleganza dell'Andante della Sonata a Quattro n.2 con la drammaticità dei movimenti aspri e segmentati della danzatrice; li contrappunta con la flessuosa vorticosità del corpo femminile che rotea da un danzatore all'altro nell' "Allegro" finale.../...Scatena l'inferno, giocoso, di Rossini con la sinfonia della "Gazza ladra". I danzatori saltano con l'impeto rigorosamente contrappuntato delle due file schierate, roteano, avanzano e indietreggiano, si intersecano, rotolano, assumono movenze da robots nei "gravi", entrano ed escono dal fascio di luce come file di "pierrot lunaire" ed “esplodono” nel festoso acrobatico finale. Vien da chiedersi come si possa danzare con movenze tanto rapide, concitate, vorticose, senza che queste perdano l’eleganza del gesto ed anzi diventino musica esse stesse: ma è l’Aterballetto, no?

Francesco Di Giuseppe

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