14/01/26

IL CERVO [VESTITO] ELEGANTE


STEVE NEGRÓN

Dove il cervo sogna

A cura di Alex Urso


FIUTO ART SPACE    6.12 - 15.02  Ripatransone


 

      Stavolta, andare da FIUTO è come andare a teatro [in pochi alla volta, si capisce]. Ma non ti serve il biglietto, nè devi cercare il numero di una poltroncina rossa o del palchetto. Non devi faticare su per le scale del Mercantini. Senza palcoscenico né sipario, hai solo tre piccole pareti con una decina di quadretti (allineati come sempre con garbo) di scene ferme, silenziose, dentro paesaggi deformati ed essenziali. 

Potrebbero ricordarti le tavolette illustrate del Teatro Muto giapponese, ma qui le nude narrazioni di Steve Negrón sanno più di antico. Anzi di greco (di mitologia, di leggende, di storie…). Di letterario, come a teatro.

Esili sagome umane contemporanee “in abito serale”, o faunesche, come incise o incollate dopo, a quadro fatto. Hanno appena compiuto o subìto o visto qualcosa di tragico, e ora (si) guardano inespressive con sguardi schematici, inchiodate nel ralenti di scena. 

Ne vedi l’istante freddo, senza pentimento o sorpresa: ti sembra di essere nell’azione (come nell’attimo aereo di “sospensione” nel basket) o di assistervi vigile, non sai perché quel fatto era obbligatorio. 

Certo ne hai letto, ne hai sentito di quelle tragedie lì, eventi standard di vite borghesi, orrendi trionfi in malinconie cosmiche, nel classicheggiante circondario architettonico qui costituito da severe e ambigue quinte di palcoscenico, mute testimoni degli intrighi e dei delitti, dei fasti delle feste, dei giochi... 


Aria d’inquietante surrealismo: scarni paesaggi generatori di palette di colori, piante e alberi orfani dalle foglie contate, salici che piangerebbero comunque, vasche-piscine-fontane con mattonelle da albergo diurno, simil-chalet a baldacchini di colonne, e spiagge - si fa per dire - più per brindar cantando che per fare il bagno, tra metodiche risacche-merletto e atletiche onde marine da nuoto sincronizzato. Sotto cieli da rivestimento color tifone, in “albe stranianti” (Ferré) dai fantasmi avvolgenti dell’inconscio e tempietti greci incombenti dall’impossibile, dappertutto aleggia qualcosa di desafinadoper storie e magie più ermetiche di Ungaretti.

Ballano inquieti ma anche no: donne inutili e pompose come pavoni, figure magrissime di linee rette, fauni cerimoniosi attori nati. Hanno posizioni fisse ma geometriche, tengono i rimorsi a distanza, fanno gesti teatrali (forse convincenti), certamente declamano. 

Tutto in due dimensioni e basta - quasi come nei quadri di un Cimabue ancora bizantino, a Steve Negrón la terza dimensione non serve, e nemmeno la prospettiva. Queste due o tre storie metafisiche - i suoi simbolismi d’antan proiettati in moderne metamorfosi, le sue rivincite sulle convenzioni di cemento o fittizie, la sua cultura letteraria e ironica (che pensavo improbabile in un americano!) - meritano da FIUTO-theater una visita rallentata e attenta.

Per capire bene quando e Dove il cervo sogna, [vestito] elegante in equilibrio sui rami o a terra appena trafitto da una freccia.  

 

PGC - 13 gennaio 2026

 

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