domenica 23 luglio 2017

Fermo, Villa Vitali. "Le emozioni delle cicale". Pensieri e parole, omaggio a Lucio Battisti


            All’uscita da Villa Vitali, torniamo alle nostre Giornate Uggiose. Ma le cicale di Fermo no: il loro Canto Libero, incessante e poderoso per tutto il concerto, si è interrotto solo quando le Emozioni erano troppe. Ma sicuramente (col caldo che fa) quelle cantano ancora adesso, mentre ripassano a mente tutto il LUCIO BATTISTI che non conoscevano. Roba che resteranno in cima agli alberi fino al 29 Settembre. Qualcuna svolazzerà qua vicino su un campo di grano, altre – in quota – azzarderanno temerarie guidando a fari spenti nella notte, o disturberanno qualche povero miciotto innamorato. Se emozionate, le speciali cicale di Villa Vitali cantano perfino volando, lungo le discese ardite e le risalite… Di tanto in tanto si fermano, per Amarsi un po’: in caso di Battisti, anche le cicale hanno Pensieri e Parole.

        Non è stata la solita cover di moda che scimmiotta Battisti, che comunque sarebbe arduo, o lo copi – ed è impossibile - o lo reinventi, ed è difficilissimo. Girotto & C. sono andati oltre: hanno scovato il Jazz che era in lui. Con arrangiamenti da orchestra sapienti e coraggiosi (anche eliminando la chitarra, che ai tempi era il fulcro di tutto). Facendo espandere all’infinito antiche emozioni già potenti e non arginabili, come il mare. Musicisti sopraffini e “di buona creanza”, capaci di approfondire forzando il giusto, mai indecifrabili: ne emergono gli enigmi di Lucio, le dolci asprezze, i suoi (e i nostri) sentimenti quotidiani. Naturalmente. Ogni sua canzone cambia forma, e lasciandosi approfondire (con sofisticati rallentamenti alla Arbore, con colpi di scena silenziosamente eccitanti, con giochi polifonici sax-tromba-contrabbasso d’esperienza…) perde l’età, acquista altra storia, altra estetica, altro umore, altro dinamismo.

        Peppe Servillo che scandisce - quasi sillabandola - ogni parola, e si muove sul palco con l’eleganza selvatica di un condor; Fabrizio Bosso essenziale nei suoi geniali lampi dorati di jazz; Furio Di Castro (il Professore, gli danno del voi e del lei) che col contrabbasso ben puntato fa da baricentro; Mattia Barbieri con la sua batteria, giustamente misurato ma prezioso nel tourbillon di ritmi; Rita Marcotulli, il pianoforte che in Battisti non sapevi, l’avesse avuto lui una così; Javier Girotto (l’amico dei tassisti romani, sale in scena per primo a controllare se ce n’è qualcuno nei paraggi…) che dà i tempi e ciclicamente si fonde con la chimica di Bosso: Jazz inventato di notte e poi scritto, organizzato, rigoroso, perfino con tracce di ‘700, di Bach veloce, di Blues, di Cacerolazo…

        Come potevano star zitte le cicale?

Pier Giorgio Camaioni

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