04/01/26

C’è del genio, in Comune!

ovvero

Ripatransone: i Vigili pistoleri scappati con la cassa.

 


Ripatransone. Ultimi sviluppi nella saga dei Vigili pistoleri della Colonna Mobile Blu dell’Unione Montana dei Monti Azzurri (e Fata Turchina di complemento: per armonizzare la gamma cromatica, sapete).

Ingaggiati con contratto - or sono circa tre anni - dall’Amministrazione Comunale ripana per debellare il crimine in questa Gomorra picena a suon di multe per divieto di sosta e per eccesso di velocità, se n’era notata l’improvvisa scomparsa negli scorsi mesi. 

Molte le ipotesi sulle cause della sparizione (https://faxivostri.wordpress.com/2025/09/20/la-scomparsa-dei-vigili-pistoleri/) mentre l’inquietudine serpeggiava tra i cittadini, consapevoli che l’assenza dei vigili pistoleri - muniti di Beretta semiautomatica calibro 9 penzolante al fianco, più 2 caricatori e bomboletta spray di chissaché - avrebbe consegnato la città alla violenza, una sorta di Chicago degli anni ’20 e di Al Capone.

Sarà vero - ci s’interrogava in silenzio - che il Comune non ha rinnovato il contratto con la premiata Unione Montana dei Comuni dei Monti Azzurri di San Ginesio da Macerata? Perché allora in questi anni si sarebbe speso denaro pubblico in una simile costosa iniziativa poi morta lì?   

Ma ecco, sul finire dell'anno, il colpo di scena.

La minoranza in Comune afferma documentatamente – e interroga su questo sindaco e maggioranza – che il Consorzio, dopo aver incassato i paccuti proventi delle multe comminate in questi anni - mentula canis, il più delle volte - dai Vigili Pistoleri, ha finora “dimenticato” di versare al Comune di Ripatransone la quota a questo spettante: 170.000 (centosettantamila) euro circa.

Dopo di che, niente più Colonna Mobile Blu e Fata Turchina da ‘ste parti.

Si chiama scappare con la cassa.  

Non basta: i consiglieri affermano, pure,  che gli autovelox installati dagli eroi di cui sopra nemmeno erano omologati - almeno quello di Valtesino. Ergo, tutte le multe comminate in base ai rilevamenti di velocità forniti dagli stessi sono illecite

Dunque cittadini rapinati due volte: per i 170.000 euro non versati dall'Unione Montana eccetera al Comune ripano, e per le multe comminate dai Vigili della Colonna Blu e Fata Turchina sulla base di autovelox farlocchi, forse cinesi… 

Ce n'è d'avanzo per finire in cronaca nazionale. Saremo famosi.

[Degna cornice dell'edificante vicenda, l'utilizzo di risorse pubbliche nell’ingaggiare - provenienti da comuni lontani - vigili urbani armati a pagamento, in linea con la deriva securitaria e muscolare della fascistizzata politica nazionale]

Una certezza ci conforta, tuttavia: c’è del genio, in Comune. 

È un’eccellenza infatti, mica roba da tutti i giorni, un Comune che col suo sindaco e la sua maggioranza riesce a farsi rapinare, dalla Colonna Mobile Blu dell’Unione Montana dei Monti Azzurri e Fata Turchina, della quota dei proventi delle multe spettante per contratto; che, non contento del buon piazzamento nella corsa all'Oscar della dabbenaggine, nemmeno vigila che tali multe non provengano da sistemi di rilevamento farlocchi dei quali anzi sostiene la validità finchè non viene clamorosamente smentito dai fatti. 

Puro genio.

Che riesce pure a tacitare la stampa locale (senza sforzo: questa, lo sappiamo, si autosilenzia e si autocensura volentieri) secondo il noto sopire, troncare di manzoniana memoria*

Di fatto, dopo la prima fuggevole rivelazione sul Carlino passata in un battibaleno, sui giornali neanche più un rigo.

Neanche la civile osservazione - da giornalisti, ma figurati - che ben vengano multe se c’è pericolosa violazione di legge [specie per i tanti che ogni giorno sui nostri percorsi paesani si credono nel circuito automobilistico di Marina Bay Street di Singapore a 300km/h e, nei sorpassi in curva, sulla Singapore Sling del medesimo circuito]: e che però un Comune deve pure controllare - minimo sindacale di intelligenza richiesto -che le infrazioni siano rilevate con strumenti omologati. Sennò marameo

 

 

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*
Veda vostra paternità; son cose (…) da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo... si fa peggio. (…)  A voler trovarne il fondo (…) vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire.

(A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap.XIX)

 

Sara Di Giuseppe - 4 gennaio 2026

26/12/25

SCIABOLETTA

 

 il mondo non va sempre avanti, spesso torna indietro (…) ma quando torna indietro in codesto modo, dobbiamo aspettarci solo un tragico carnevale.

 

(Alberto Asor Rosa, La guerra - Sulle forme attuali della convivenza umana, Einaudi 2002)

 

 

 

Non difetta di doti acrobatiche, la ragazza. Per lo meno verbali. A giudicare dall’ispirato discorso che la Fratelladitaglia - in visita al Comando Operativo del Vertice Interforze - ha pronunciato per salutare in video conferenza i contingenti militari italiani impegnati all’estero in operazioni internazionali. Contorsionismi semantici, equilibrismi (il)logici, salti carpiati con doppio avvitamento argomentativo le figure più audaci esibite nella cornice dell’imperdibile evento. 

Di più spettacolari solo le inutili Frecce Tricolori.

Non ho mai accettato la narrazione di chi contrappone l’idea del pacifismo alle forze armate” poiché - è il ragionamento (oddio, ragionamento…) - la pace va ricercata ad ogni costo “da chi più di ogni altro conosce la guerra e per questo è preparato a fronteggiarla”.

Apperò. E noi tapini a pensare che proprio le armi e chi le usa preparino la guerra, che storicamente ovunque si siano ammassate armi queste sono state poi usate. Eravamo proprio fuori rotta, diamine.

Seguendo il rigore logico di tesi che neanche il bravo Machiavelli Niccolò, arriva inesorabile come Sanremo l’immarcescibile Si vis pacem para bellum. 

E qui capiamoci bene, dice l’acrobatica fanciulla in armi: guardiamoci dal pensare che sia un’espressione bellicista. Quando mai. È piuttosto un’espressione pragmatica a significare che “solo una forza militare credibile allontana la guerra”. 

Perbacco, questa ragazza sa il fatto suo!

E noi a pensar male, nello sciocco pregiudizio che logiche belliciste preludano sempre e soltanto alle guerre, mai alla pace; che chi produce armi abbia interesse a venderle sennò che le produce a fare e chi le compra sia incline a usarle e, garantito, le userà sennò che le compra a fare…

  

Ecco dunque perchè l’Italia “è ascoltata nel mondo” - prosegue con stringente ragionamento (oddio ragionamento…) - “perché è una nazione forte”. Ben detto. È appena un dettaglio che il morbo infuria perché non riusciamo a curarci e il pan ci manca perché sbarcare il lunario è più eroico dello sbarco dei Mille a Marsala: la consapevolezza di essere una nazione con gli arsenali traboccanti di armi ci curerà e ci sfamerà.

 

E quale emozione, signori miei, nel vedere la pulzella guerriera circondata da valorosi uomini d’armi, in sì folta schiera che neanche Beatrice tra gli angeli e i santi nell’Empireo, e solo per indisponibilità di apposita taglia XXS la Nostra non ha potuto indossarla anch’ella, la fiammante mimetica. 

Gliela si sarebbe dovuta confezionare su misura e forse non c’è stato tempo. 


Andò meglio al Savoia terzo re (ahinoi) d’Italia che a lui sì, riuscirono a procurare una sciabola su misura per i suoi 153 centimetri di statura perchè non strisciasse per terra (la sciabola): donde il grazioso appellativo di Sciaboletta. 

 

Quisquilie, signori miei. La giovane Sciaboletta ha ben altro per la testa che preoccuparsi di mimetiche su misura. Infatti, come scrivono i giornaloni governativi – senz’ombra di servilismo mentre con la mano libera incassano i contributi statali già lauti e ora perfino aumentati - la fratelladitaglia “è centrale nella politica internazionale e nella diplomazia”. Mecojoni.

 

Centralità condivisa pari merito col presidente Mattarella-firmatutto-firmafacile, il quale ci ha testè ricordato, per beneaugurarci un radioso futuro, che la spesa per armarsi "pur se impopolare" è però “necessaria e giusta”: così legittimando politicamente - immemore dell’articolo 11 di quella Costituzione di cui è il garante - la follia della corsa agli armamenti. E collocandosi lungo la traiettoria bellicista che dal miles gloriosus Crosetto esperto piazzista di armi va alla Fratelladitaglia in elmetto, passando per i decerebrati repellenti guerrafondai ai vertici dell’Unione Europea. 


Ebbravo Mattarella: dovrebbe anche lui indossare una mimetica da guerra per meglio partecipare, così addobbato, al “tragico carnevale”.

 

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La guerra, infatti, può restare circoscritta quanto alla localizzazione del conflitto (…). Ma assurge a significanza mondiale in quanto gli effetti che ne conseguono investono tutti, e a nessuno è consentito sottrarvisi. Se, infatti, ci si sottrae, si entra nella schiera dei reprobi (…). Il minimo che sia permesso è mandare consistenti contributi in denaro: pagare, come nel Medioevo, per la propria assenza dal campo di battaglia”.

 

(Alberto Asor Rosa, ibidem)

 

Sara Di Giuseppe - 26 dicembre 2025

20/12/25

La fontana rapita*

E’ andata proprio così. Sembra sparita, la nostra bella Fontana della Rotonda Giorgini dei mitici Rotunderos: non la si vede più, l’hanno nascosta, oscurata, svenduta, rapita. Proprio lei, quella splendida fontana novecentesca - l’ultima perla architettonica sambenedettese di cui forse andar ancora orgogliosi - concepita e disegnata negli anni ’30, assieme al primo lungomare, dall’ing. Luigi Onorati-sempre-sia-lodato: in stile razionalista/balnear/fascista, vagamente Liberty/Art Nouveau, ispirata alla celebre fontana barocca del Pantheon (1575) di Giacomo Della Porta. 

L’hanno proprio conciata per le feste, letteralmente affogandola dentro una tonda e tonta pista di pattinaggio su ghiaccio (finto) al plasticoso sapore di Lego.

 

      Se la rapivano come la famosa secchia bolognese le facevano meno male, povera fontana.

      All’acrobatico zampillo centrale hanno tagliato l’acqua, pare segato, fa pena. Nelle curvilinee aiuole secche circostanti hanno conficcato 3 tralicci zincati con pinzati altrettanti accecanti fari rossi; e tutt’intorno transenne, barriere anti-caduta, invalicabili pannelli pubblicitari (dai sapori immobiliar-bancari-automobilistici, perfino istituzionali!); e quindi gazebo mangerecci, mercatini di luccicosa cineseggiante paccottiglia, un minaccioso palco per grandi eventi (!) sotto le palme vecchie e stanche, e poi musica da rimbambimento magari per meglio schiantarsi sul ghiaccio: come somari sfiniti però “a tempo”, frustati da nenie natalizie e strilli di microfoni tatuati. [tranquillo, se ti fai male ti agguanterà - forse senza farti male - qualcuno/a dalla scioccante divisa fluorescente taglia XXXXL]

Posto che il “rapimento di fontana” è già di suo un delitto, c’è (se possibile) di peggio: ed è questa storica Rotonda ridotta a cafone scenario di ridicola olimpiade invernale (senza neve e con ghiaccio fesso - come a Milano) e a succursale di mercato. 

Invece tutti contenti, ovvio, tutti clienti, tutti danzanti, tutti festeggianti. Ormai abituati a tutto, finiremo per considerare questa funebre faccenda di una fontana storica saccheggiata e “rapita” - che mai diventerà “poema eroicomico” - un evento di alto profilo social-culturale, volto a incentivare gli sport invernali della Sibilla e ad allevare depensanti piccoli Sinner marchigiani con AI e pattini da ghiaccio.

 

     Lobotomizzati tutti? Perfino le pensose associazioni - dal Circolo dei Sambenedettesi in giù - sempre vigili e attente al decoro, ai monumenti, ai sani costumi e all’ambiente: hanno scelto la tanatosi? perché non fiatano? Perché quelli del Circolo non fanno rintoccare (12 volte come i 12 canti de “La secchia rapita”) lu Campanò? Non scampanii di guerra come quelli che accompagnarono l’annosa contesa della secchia rapita tra Bologna e Modena si capisce, ma di protesta, di rabbia, di sdegno. 

Campa cavallo, finirà tutto con una silenziosa bevuta di cedrata Tassoni… E buonanotte al secchio, ops, alla fontana!

PGC - 20 dicembre 2025

11/12/25

Quando il fascio chiama

ovvero
 Voglio andare ad Atreju
 
 
Alla fine il Partito avrebbe annunciato che due più due fa cinque e tu avresti dovuto crederlo
(G.Orwell, “1984”)


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Alla festa di Atreju - ovvero dei Fratelliditaglia - al Mausoleo di Adriano  (Castel Sant'Angelo) una pletora d’invitati ha risposto in massa come un sol uomo (e come una volta…): “Presente!”.

 

Bizzarrie di questo tempo cupo e confuso. Si diserta – e a ragione – l'editrice che pubblica apologie di fascio e nazi ed equipollenti e poi si va tutti insieme fischiettando alla fascio-festona romana.

Col risultato che la fetente casa editrice vende tutti i libri in un amen, che quando le ricapita. E anche, in quantità industriali, stemmi e gadget nazisti. Un regalone di pubblicità le hanno fatto. 

E insomma ad Atreju ci sono andati e ci andranno proprio tutti tutti, cosicché vien voglia pure a me, di andarci. Per vedere l'effetto che fa. 

Politici e comici, politici comici, ministri e cantanti, attori e presentatori, religiosi (per la necessaria consacrazione): uno spettacolo, meglio che alla Scala milanese per Lady Macbeth di Šostakovič, meno gioielli e facce da sberle e più caciottardo aroma di salsicce.

Povero Publio Elio Adriano, imperatore illuminato e letterato ed esteta. Animula vagula blandula, ci avresti creduto, se te l'avessero detto, che il tuo Mausoleo avrebbe fatto da cornice a tutto questo? No eh? 

Nemmeno, scommetto, che delle due sale destinate alle conferenze, una potesse chiamarsi - liberi di non crederci - "Sala Giustizia giusta"? 

Che avresti ospitato un Donzelli, un Tajani, un La Russa… ”Dai, non scherziamo” avresti detto incredulo… Tu che Humanitas, Felicitas, Libertas avevi fatto incidere sulle monete del tuo impero.

Ci avresti creduto, tu che ti sentivi responsabile della bellezza del mondo* che dai tuoi giardini e dalla solennità profonda del tuo monumento funebre si sarebbero levati fumi di pizzette, cori natalizi, vocii di pista di pattinaggio e di villaggio natalizio formato famiglie?

Ma questo è il contorno, mi dico, non fermiamoci alle apparenze, perché in realtà in quelle sale – specialmente in quella “Giustizia giusta” – è di temi paccutissimi che si dibatterà, come dubitarne?
Per esempio di come i tre anni di governo fratellitaliota abbiano reso fin qui l’Italia più bella e più grande che pria; e di come i patrioti al governo lottino duramente contro i complotti dei magistrati, dei comunisti, degli invidiosi, dei menagramo, di Nonna Papera, della Bandabassotti, del Commissario Basettoni (ma no, non Giuli, che avete capito)...

 

Soprattutto si parlerà di come continuare a rendere l’Italia più forte e più armata contro il nemico.
Nemico quale? Forse i migranti? Oddio sì, anche quelli, che ci rubano il lavoro e stuprano le nostre donne. Ma soprattutto quegli altri, i feroci russi che mangiano i bambini a colazione: per difenderci dal mortale pericolo che incombe sul nostro shopping natalizio compreremo armi e sempre più armi dall’America. 
Ce le mandano in offerta speciale col gas, a prezzo doppio-triplo… Lo dice Crosetto, e Crosetto è androide d’onore - in formato quasi antropomorfo - e lui sì che se ne intende. Prima di fare il ministro  - della Guerra - faceva il piazzista di armi, adesso le compra lui direttamente, per conto nostro e coi soldi nostri. Fortunati che siamo! 

 

Ci garantiremo la sicurezza dagli spietati aggressori con appena qualche piccolo doveroso sacrificio, qualche modesta rinuncia: chessò, al diritto alla salute, all’istruzione, a un reddito dignitoso, alla qualità della vita insomma. In compenso ci renderà orgogliosi che figli e nipoti possano coprirsi di gloria sui campi di battaglia, sempre che non ci lascino le budella ma in quel caso la medaglia o il monumento non glielo si negherà di certo.     

 

D'altronde è l'Europa di Van der Truppen a sonagli e Spiritata Kallas che ce lo chiede, e tutta l'informazione nostrana raccoglie e rilancia: quella televisiva e quasi tutta la stampa, gli opinionisti d’assalto e da salotto, i guerrafondai sgarrupati e quelli imbretellati acculturati con l'erre moscia, quelli che dirigono istituti di nonsisache e che lo stipendio glielo pagano le lobbies delle armi tipo Leonardo. 

 

E per i nostri (pochi) giovani ci sarà la leva volontaria - che è un ossimoro, ma tanto quelli non sanno cos'è -  perché è necessario e urgente abituarsi al principio che dulce et decorum est pro patria mori: non è per questo che ovunque si celebrano e autocelebrano le Forze Armate, si fanno corsi di sensibilizzazione e militarizzazione nelle scuole a partire dall’asilo?

Per le proteste, poi, ci sono sempre i manganelli e i teaser. L’olio di ricino è obsoleto.

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“...Mi piaceva infine che questa stesse parole, Umanità, Felicità, Libertà non fossero ancora avvilite da tante applicazioni ridicole”
(M.Yourcenar, Memorie di Adriano, 1951) 

 

*ibidem

 Sara Di Giuseppe - 10 dicembre 2025

 

26/11/25

“MASCHIETTI E FEMMINUCCE”

 


In fondo, anziché indignarci per l'indubbia cialtroneria dei nostri rappresentanti al governo, dovremmo esser grati a costoro per i momenti di comicità gentilmente e gratuitamente offerti; tanto più necessari in questo nostro  tempo avaro di allegrie.

Se è difficile stilare una graduatoria del comico, numerosi essendo i soggetti pari merito (dal Tajani che il ponte sullo stretto servirà ad evacuare gli italiani in caso di attacco da sud, al campione di categoria don Lollò-brigida - quello che bisogna diminuire le tasse sulle ostriche e che produce scempiaggini a ritmi da catena di montaggio della Volkswagen - alle epilettiche marionette saltellanti sui palchi elettorali), si può peraltro segnalare il contributo più recente alla causa: che ci viene – sì proprio da lui, avete indovinato – dall’impareggiabile Nordio-tutto-spritz, ministro - ahinoi e ahilei - della Giustizia. 

 

Fondamentale il contributo al cabarettismo nostrano nell’intervento del sullodato alla Conferenza internazionale contro il femminicidio.
Con lui, il Ministro della Giustizia che l’orbe terracqueo ci invidia, possiamo oggi e per sempre spazzar via tabù e pregiudizi - nemici della verità - sulle radici profonde della violenza di genere.

 

Riassumendo infatti i capisaldi del Nordio-pensiero: alle radici del deprecabile fenomeno c’è una sola fondamentale ragione, ed è che quella svalvolata di madre natura “ha dotato i maschietti di una forza muscolare maggiore di quella delle femminucce dai primordi dei tempi [e perciò] quest' unico criterio di superiorità ha diciamo fondato il cosiddetto maschilismo”. Da questo deriva “una sedimentazione che si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità”. Testuale.

 

Non ci è dato sapere se l'italiano da Bar Sport con torneo di briscola esibito dal ministro della Giustizia migliorerebbe senza lo spritz. Contano le idee, come si dice, e queste ci sono: o meglio, ce n’è una sola, solida come il quarzo e vale tutte le altre. 
Ed è che esiste una “gerarchia naturale” (!) tra i sessi dunque un codice genetico inscritto nel subconscio maschile (!) che resiste “all’accettazione da parte maschile della parità formale e sostanziale nei confronti della donna”

 

Ecco svelata grazie al Nordio-pensiero l’origine biologica di un problema che estende la sua cupa ala fino ai nostri giorni, ed ecco si spiega “come siamo arrivati a questa prevaricazione […] dell’uomo nei confronti della donna”.
Lui l’ha capito (e il bagliore di cotale disvelamento deve averlo colpito nel profondo, da cui quella faccia un po' così quell'espressione un po' così) dopo essersi drammaticamente interrogato - racconta allo scelto pubblico - “da modesto studioso anche di storia”, ed è “una risposta se vogliamo un po’ darwiniana della legge del più forte”.

Che facciamo adesso? Gli spieghiamo che alle scuole serali s’è perso un bel po’ di lezioni che avrebbero spazzato via la subcultura di genere di cui è illuminato alfiere? Che non esiste nessun codice genetico da cui far derivare una gerarchia naturale tra i sessi? 

Gli diciamo, senza traumatizzarlo troppo per carità, che teorie come quelle sono rovinose perché ancora radicate nella mentalità di un sacco di  gente? che è per teorie come quelle che i rigurgiti maschilisti e la stessa violenza di genere sono vivi e lottano con noi? 


O gli lasciamo, col fiasco, la rassicurante  certezza che comunque la mettiamo, alla fin fine signori miei “l’uomo è cacciatore” ed è il testosterone la forza che move il sole e l’altre stelle?


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(…)
siete tutti colpevoli di questa infamia incoronata
dell’amore sostituito calpestando ogni sillabico
timore
(…)
non sciorinate all’aria in fretta dimentica
i segni imbecilli del vostro apparecchiato
spettacolato dolore
 
(G.A.Dimarti - canto della fanciulla deflorata non amata
                      In: "È tutto sotto controllo", 2009)
 
Sara Di Giuseppe - 26 novembre 2025

17/11/25

“Stasera non morirà nessuno”

31° Incontro Nazionale dei TEATRI INVISIBILI
 Direzione artistica   Laboratorio Teatrale Re Nudo

 

GIULIETTA E ROMEO
Stai leggero nel salto

Drammaturgia Roberto Latini

con
Roberto Latini e Federica Carra

Musiche e suono Gianluca Misiti

 

Teatro Concordia - San Benedetto del Tronto
15 Novembre 2025


“Stasera non morirà nessuno”


      È su questa battuta di Latini/Romeo, che il sipario idealmente cala. Non sugli shakespeariani amanti ma sulla rotazione completa intorno al proprio asse che quella tragedia immortale ha fatto stasera, uscendo dalla fissità cui la sua stessa bellezza l’ha condannata nel tempo, e arrivando fino al nostro presente per raccontarci qualcosa di noi, dell’immutabilità delle sorti umane che del tempo si fa beffe. 
Cosicchè il dramma lontano è oggi più che mai vicino, e ciò che è consegnato al mito torna a parlarci col linguaggio del quotidiano.

 

Il salto è “leggero”?  Lo è, pur nella profondità degli interrogativi che ci vengono incontro: che come nel salto restano per secondi sospesi a mezz’aria, che come nel salto possono portarci lontano o farci ricadere giù, mancando la meta. 

 

Ci dice questo, la pluralità delle brevi storie che si alternano sullo schermo: volti giovani-non giovanissimi, forse il doppio degli anni dei due tragici adolescenti veronesi, e dell’amore hanno già incontrato il disincanto e le trappole, la bellezza e la forza. Ne parlano, il linguaggio è colloquiale, non perciò meno intenso: ne accolgono il richiamo il “Romeo” e la “Giulietta” sul palco, e intanto si calano con ironia nei miti divistici del nostro tempo malato - così l’imitatore di Elvis, così l’imitatrice della Winehouse - ma sanno bene, nel farlo, di non voler sottrarre quei frammenti di un discorso amoroso al confronto necessario ed eterno con ciò che viene da lontano, con la potenza dei classici che tutto già hanno detto di noi perché tutto di noi hanno già conosciuto e compreso.

 

È così che il dramma elisabettiano si fa oggi metateatro mescolandosi ai neon, ai bauli, alla telecamera, ai microfoni, al registratore a nastro, mentre la poesia percorre - nelle voci di Latini (timbrica alla Carmelo Bene) e della Carra - le strade sperimentate da secoli sui palcoscenici dove la vita e la morte dei due sventurati amanti si sono incontrate milioni di volte.

 

Le parole sono quelle dell’amore e della preghiera – Esaudisci è il verbo sussurrato fuori campo come un’eco continua – dalle poche scene che nel dramma elisabettiano vedono i protagonisti insieme, quando tutto deve ancora compiersi, quando la tragedia è ancora presagio vago benché prossimo, quando l’amore potrebbe ancora sradicare i giovani amanti dall’aiuola triste che li stringe.
È in questo bagliore - di vita e di speranza, di passione - il centro poetico, nell'annuncio di una felicità dovuta e intravista, e che sarà negata.

 

Nel dramma shakespeariano, emblematicamente, sono soltanto i giovani a morire e (come nel nostro tragico presente) muoiono per le colpe e l’odio degli adulti (“Tutti siamo stati puniti […] Una cupa pace porta con sé questo giorno” sono le parole del Principe di Verona): così su questo palco protagonista è, dei giovani, la disillusione, è la caduta delle speranze, è il rimpianto di una felicità cercata e mai raggiunta.

 

Eppure siamo in fondo tutti noi a poterci rispecchiare nel dramma antico. 
È ciò che il particolarissimo impianto teatrale di questa riscrittura scenica ci invita a fare: riconoscerci portatori - alcuni sani, altri no - di rimpianto. Per le occasioni mancate, per ciò che abbiamo interrotto, per l’incertezza che ci ha trattenuti al di qua del salto, per tutte le volte che avremmo potuto essere, e non siamo stati, leggeri nel salto.
 

 

Non giurare. Sebbene ne gioisca, 
Stanotte non provo gioia per questo patto.
È troppo rapido, improvviso, inaspettato,
Troppo simile al lampo che cessa di esistere 

Prima che si possa dire “lampeggia”.

       (W.Shakespeare, Romeo e Giulietta, II.2) 
 

 

Sara Di Giuseppe - 17 novembre 2025