giovedì 12 marzo 2015

Una riflessione di Francesco Del Zompo. La ballata di 'Silenzi Gino'. Ap-punto sul silenzio ascoltando Alessandro Bergonzoni

Gino andava sempre insieme con altri, non ai partiti ma agli spartiti, scambiando musica con altre note, note solo a pochi, forse a poeti e non agli echi. Dirgli silenzio era fargli un torto perché esso svanisce e vanifica nel rumore dei suoni masturbati del quieto e silenzioso pulpito, salito in cattedra dai banchi gonfi di soli uomini. Donne non ve ne sono in quei scranni sbiancati dalle troppe scommesse fatte a sproposito e indifferenti alla parola non accompagnata da conoscenti e amici prossimi, che di approssimativo hanno il loro esistere in aere. Gino e gli altri Silenzi andavano in tandem come un amen si approssimavano al successivo viaggio nel tempo delle mezze stagioni: in-verno, prima-vera, est-ate, aut-unno. Questo resta come e sempre più di prima nel dirci le stesse cose, come case enormi che mai restano diseguali dalla linea curva e indivisa come un serpente che si snoda nel doppio groppo della parola. Utile gatta buia a doppia mandata, dove la chiave si perde nei tombini delle nostre tasche. Il Silenzi andava sempre con l'altro, quando cugini di colore mal colorati si celavano in edifici periferici e poco cubici. Sbancavano i muretti quando potevano attendere in silenzio ammutoliti da senza gloria e poesia. Ma fratello cosa vuoi? È solo silenzio tra noi e solo le stelle possono scendere per rompere questo fracassato e mai rotto silenzio. I nostri fragori sono fuori, a dar prova del loro nulla.


Francesco Del Zompo

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