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17/05/25

La mostra (la festa) appena cominciata è già finita*

SENZA CONFINI

Mostra fotografica di FERNANDO FELICETTI
 

San Benedetto del Tronto - Palazzina Azzurra   3 - 14 maggio 2025

 

    12 giorni di calendario, 8 giorni di apertura, 48 ore per visitarla. La mostra appena cominciata è già finita. Felicetti poteva lasciare la macchina in pineta col cofano spalancato: le sue foto SENZA CONFINI “transitate” in Palazzina come un treno (in silenzio), oggi se le ricarica e chiude. 

    Arriva infatti un’altra “mostra e fuggi”, anch’essa senza santi in paradiso e da tempo immemorabile in lista d’attesa, come una visita alla ASL. Finchè, saltando la fila oh yes… almeno per tutta la bella stagione metterà radici stabili in Palazzina - ovviamente raccomandata oh yes… - la consueta portentosa GRANDE MOSTRA da 100/200 giorni caricata con la propaganda (a pallettoni ma a salve, infatti farà cilecca): ben recensita dove e come si deve, pompatissima da critici sapienti, pseudo-intellettuali in affitto, intenditori del nulla, chiacchieroni con l’ultimo libro adesivo (in odor di Strega) da promuovere, più nani e ballerine. All’artista plebeo in lista d’attesa, o che fiducioso ci si mette, gli si dirà fatti più in là, tu non conti niente. 
Così è ridotta la Palazzina Azzurra: terra di conquista di corsari più mercanti che artisti. 
Come quei gemelli pubblicitari Van…qualcosa (mica olandesi, torinesi!) che - pure ad Ascoli - quasi ci misero casa fino a febbraio, e si pagava, per vedere la loro pitturazzata motocicletta pop!  

    Comunque, un viaggetto SENZA CONFINI per tutti i continenti tra le foto di Felicetti siamo riusciti a farlo. 

 Di fretta, per forza, ma in tempo per capirne un po’ lo spirito, il perché di quegli scatti rivelatori di tanta architettura (razionalista?) di mestiere. Non solo nelle inaspettate immagini di città, nei particolari edilizi “cercati”, negli scorci prospettici aguzzi, nei moduli ripetitivi simmetrici, che sembrano respingerne la monotonia. Ma anche in quelle apparentemente casuali di persone: il volto enigmatico e triste, pensoso e accusatore, della bambina della Mauritania, inclinato di 25°, sottolineato da quello che pare (o è) un invalicabile pesante grosso muro nero. Per dire che ogni foto meriterebbe una “analisi del testo”, come si faceva a scuola.

 

    Difficile che sfugga nelle foto in mostra – oltre all’originalità e al ritmo - la rigenerante filosofia di lavoro dell’autore, quella “ricerca di valore” in ogni inquadratura, anche nella più normale: quasi che nel suo intorno, come nei viaggi, lui prima cerchi, trovi e indaghi il particolare nascosto o trascurato (normalmente “invisibile”, a noi tapina maggioranza) e poi, spinto da un illuminante raptus di pulizia, di giustizia, di bellezza, con uno scatto lo esalti! 

Emblematica la foto della grassa-stramba-e-storta, vagamente brutalista (ma proprio nel senso di brutta) proboscide di vetro e cemento del MAXXI di Roma, nella quale - certo per sacrosanta rivalsa - si riflette l’anziano magnifico palazzo (di “solo” 6 piani) tipicamente romano-romanesco pure nel colore. Non ti viene da pensare che quella bellezza che vedi non esiste, è un’illusione, è solo il riflesso fantasma del palazzo che c’era una volta… e che ti trovi davanti all’ennesima invenzione felice di Felicetti (a cui - come a noi - il MAXXI forse non piace)?

      

*Canzone per te  (BARDOTTI - ENDRIGO  1967)

PGC - 14 maggio 2025

09/04/25

“…i gialli dei limoni” *

Paola Celi 

“Disarmonia leggera”

Mostra Personale
A cura di Andrea Viozzi

 

23/’03 – 27/’04  
2025
Palazzina Azzurra 
San Benedetto del Tronto

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“… avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia stessa della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia”
(Eugenio Montale)

 

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      Nascono nel suo giardino, quei limoni: Paola li ha portati qui col loro giallo sfrontato perché siano un omaggio a Montale, al suo Ossi di seppia a cent’anni dalla pubblicazione, e al “nostro” aoidos Di Bonaventura che oggi, in questo spazio dedicato alla bellezza e all’arte, ne ripercorre i versi e la biografia poetica. 
Ancora poesia - e della più alta - è quella che affianca, quasi didascalie in versi, le creazioni di Paola Celi: e sono, oltre a versi montaliani, oltre al leopardiano grido di dolore “All'Italia" 
(… dite, dite / Chi la ridusse a tale? ), i versi di Giarmando Dimarti “trovatore dell’ombra”, quelli dello stesso Di Bonaventura, e la “Disarmonia leggera” di Paola Celi con la sua ricerca di approdi sicuri nella Bellezza.

Tanta di quella poesia - pittorica, in versi, e anche in musica - c’è dunque fra le pareti di questa azzurra Palazzina da esserne perfino sopraffatti, sicché dovremmo dire “fermati, sei bello a questo frammento di tempo che ci è dato, nel chiassato silenzio del confuso presente… 
Bello è dunque il naufragare tra le molte suggestioni di una produzione pittorica magistrale, che trascorre dal figurativo al concettuale senza apparente contrasto, essendo l’energia interiore e la forza evocatrice il solido fil rouge che ne raccorda ogni parte.

 

Sceglie “l’agile salto del poeta”, Paola Celi, per oltrepassare disarmonie, disaccordi dell’incedere vivendo.

E il suo voler guardare il mondo con nuovi occhi  è in quei volti femminili che ci chiamano e ci parlano; che reclamano, anzi, e hanno ”voce” perentoria che trattiene e obbliga a fermarsi, a leggere la complessità dentro gli sguardi, l’universo interiore dietro i chiaroscuri. 
Sollecitano risposte, quegli occhi aperti su di noi, e le linee sensuali dei corpi suggeriscono storie, indicano percorsi, additano orizzonti per una femminilità finalmente umana, affrancata dal pregiudizio e dallo stereotipo. 

Dove poi l’ispirazione trapassa dal figurativo al concettuale, si azzerano le coordinate spazio - temporali e l'oggetto, così come nella poesia montaliana, si fa correlativo oggettivo, evocatore di significati, strumento di una ricerca di senso che superi la disarmonia e collochi l'uomo consapevolmente di fronte a sé stesso e "nel mezzo di una verità". 

 

Non poteva che essere l’antieloquenza montaliana, allora, la poesia da collocare in questa cornice. 

 

E la scabra essenzialità degli Ossi di seppia che la voce attoriale scaglia fra noi ci appare un tutt’uno con la forza simbolica - ora surreale ora inquieta ora beffarda - degli oggetti alle pareti sottratti alla normalità del quotidiano perché, come la parola poetica, colgano l’essenza delle cose.
Lo sguardo fruga d’intorno, nel verso montaliano, cerca l’illusione e si ritrae sconfitto, e l’azzurro si mostra / soltanto a pezzi, in alto, fra le cimase: eppure tutto, in Ossi di seppia, “cerca di darsi una voce” (S.Solmi), il disincanto si trasforma in messaggio e norma etica nell’attimo stesso in cui constata, e virilmente accetta, il deserto del vivere.

È per questo afflato titanico che oggi il nostro aoidos ripercorre attraverso le interviste al poeta (l’Intervista immaginaria del 1946 ed altre) la genesi e il senso di quella poetica, la fertilità e l’universalità di un approdo che - così come nel pessimismo leopardiano è l’utopia solidaristica de La Ginestra - in Montale e in Ossi di seppia è la ricerca della smagliatura nella rete, dell’anello che non tiene, del fantasma che può salvare. E che, nell’accettazione del male di vivere, diviene rifiuto di miti e di ottimismi consolatori, poderosa lezione etica capace di tradursi, all’epoca, in azione politica e militante opposizione.

 

Scivola via, e vorremmo trattenerla, l’abbondante ora e mezza di immersione nella poesia montaliana che il vulcanico Di Bonaventura arricchisce di stralci di confidenze e “confessioni” attraverso le interviste: ci rivelano, fra molto altro, il talento musicale del poeta, l’aspirazione a una carriera baritonale (“Un’ambizione più concreta e strana mi occupava, diventare baritono”) fatalmente spezzata dalla morte del suo maestro, Sivori, e accomodatasi più tardi nella lavoro di critico musicale; e perfino, curiosamente, la passione per la pittura (“…tornò con una cassettina piena di gessi colorati e con un cartone in cui si vedeva un paesaggio che ricordava vagamente lo stile di Semeghini…” **).

È dunque nel posto giusto oggi, il poeta: perché Qui delle divertite passioni tace la guerra, perchè qui si sentirebbe in gradita ed ottima compagnia, con Paola Celi, con Vincenzo Di Bonaventura, con Giarmando Antonio Dimarti.

 

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*Quando un giorno da un mal chiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano 
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.
 

(E.Montale, I limoni, in Ossi di seppia)
 
** Intervista con Enzo Fabiani, in “IUNCTURAE “ giugno 2023

Sara Di Giuseppe - 8 aprile 2025

 

 

13/04/24

Papaveri e papere... e paperelle

San Benedetto, foce inquinata dell'Albula, micro-oasi spontanea di papere (anatre) 
 
    Povere papere e paperelle - di cui almeno 4 neonate - costrette da noi papaveri alti alti alti a sguazzare in quest'acqua nerissima quasi stagnante, inquinatissima, puzzolente e sporca di tutto! Ma loro non protestano, non chiamano i sindacati-paperi della CGIL, né l'ASL, né la stampa-papera (tempo perso, lo sanno). Non frignano neanche con i cittadini, c'hanno paura, qualche fetente ha tentato più volte d'avvelenarle. D'altra parte son state loro a scegliere questo posto, valle a capire. Avessero ragione? qui sicuro mica saranno sparate come alla Sentina o nei "campi di grano" delle campagne vicine. Sarà come sarà, scambiando I'Albula per un "ruscello" (errore!!!) ci son rimaste, pare che un paio di loro, incinte, erano stanche di volar migrando... Così da alcuni giorni la piccola colonia di papere (pardon, anatre) è cresciuta di almeno 4 graziose paperelle multicolor, che ne fanno di tutti i colori come i bambini. Nuotano, giocano, corrono inciampando sulle rive, vanno sott'acqua, beccano, si puliscono da sole le piumette, fanno "qua qua qua..." quei loro acutissimi versetti (non satanici). Ah, fossero "umane", in quest'acqua sarebbero già tutte morte stecchite. 

Qualche sfaccendato papavero-alto-alto-alto del luogo le (s)guarda dal ponte, tra cui anch'io che faccio le foto contro sole (che non vi mando). Ma le performance di questi animaletti interessano poco i pensabene che tirano dritto con le facce ingrugnite, mentre i rari bambini ancora curiosi trovano d'ostacolo le grosse balaustre di pietra del ponte. Fortuna che vicino al lungo imbuto di cemento dell'alveo del torrente c'è sempre il volenteroso pensionato standard che "semina" cibo da un cesto. Però a terra, o nell'acqua zozza, alle papere ne arriva poco: se lo rubano al volo i famelici piccioni del porto, pure qualche gabbiano - "Sciò! jè-t-v vìii! facètele magna', ssì pà-p-r-... " 

Ma le paperelle, si sa, s'accontentano anche solo delle molliche di rimbalzo. Un po' come noi, che in questi tempi bui ci consoliamo e quasi ci saziamo delle (belle e buone) "molliche" di Vincenzo Mollica in mostra qua a pochi metri nella Palazzina Azzurra. Che c'entrano le paperelle? C'entrano, c'entrano, come ce ne sono anche nel catalogo "Scarabocchi in libera uscita" nelle pag. 128, 129 dedicate da Andrea Pazienza a Vincenzo Mollica. In effetti, fuor di metafora, le papere e paperelle siamo noi, mentre i potenti, i politici, chi comanda, chi ci amministra... chi se ne frega delle condizioni igieniche e sanitarie dell'Albula... sono i Papaveri alti alti alti. S'intendeva così anche nella allusiva canzoncina "Papaveri e Papere" di Nilla Pizzi del '52, in cui c'era soave leggerezza canterina ma anche per niente velata satira politica contro i potenti: i Papaveri alti alti alti, appunto. La censura non se ne accorse o lasciò perdere, pensa. Oggi rischi di più. Alla dolcissima paperella gialla dell'Albula quindi non resta che dirle: "sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?”.
 
PGC - 12 aprile 2024

29/01/24

“Prospettiva Van BARATTOLON” of Sentìn

[COLLETTIVA D’ARTE INVOLONTARIAMENTE PERICOLOSA]

San Benedetto del Tronto – Palazzina Azzurra  Durata minimo 6 mesi (data inizio da definire)

   Specialisti barattolai di CARABINIERI, GUARDIA COSTIERA (Capitaneria), POLIZIA di STATO, POLIZIA LOCALE, GUARDIA di FINANZA, PROTEZIONE CIVILE, Gruppo COMFOP Nord di Padova (Alto Comando Multifunzionale dell’Esercito), ARTIFICIERI dell’Esercito del Reggimento di Bologna,  PREFETTURA di Ascoli Piceno. Più Sindaco e Ass.Cultura di San Benedetto del Tronto.

 

      Chiusa “a grande richiesta” il previsto 7 gennaio 2024 la mostra “PROSPETTIVA VAN ORTON”: in 6 mesi ha totalizzato il record di 968 visitatori (compresi i partecipanti ai laboratori e agli eventi collaterali), che fanno l’1% degli abitanti di San Benedetto e di Ascoli, lo 0,00035% degli abitanti di Marche e Abruzzo.

    Ma fortuna il contemporaneo ritrovamento alla Sentina del barattolo scambiato per bomba o mina della prima o seconda guerra mondiale…o d’Indipendenza, che ha elettrizzato l’universo delle nostre Forze di Sicurezza - per 2 settimane hanno pure montato la guardia a un…barattolo! - fatto scrivere lenzuolate alla stampa locale, tenuto sulle spine la popolazione della cerniera di 2 regioni! 

      Perché sarà d’obbligo, ora, organizzare quest’altra mostra “Prospettiva Van BARATTOLON” of Sentìn, ideale prolungamento dei due Grandi Eventi appena conclusi. Altri 6 mesi di cultura in Palazzina Azzurra. A base di barattoli. E’ l’Arte Moderna in prospettiva, bellezza!

      Senza anticipare nulla, possiamo dire che protagonista sarà lui, il barattolo-bomba della Sentina (di autore ed epoca ancora sconosciuti), già mito e icona vintage, opera di incalcolabile valore paragonabile all’Orinatoio di Duchamp. Non si esclude una congrua valutazione da parte del sottosegretario Sgarbi, basterà stare attenti a non farselo rubare. 


      A fine mostra l’opera verrà collocata tra le sculture del centro o in vista mare, tra la prua di Geneviève e “LAVORARE” di Nespolo (che s’offenderà ma pazienza), mentre gli altri barattoli delle Forze di Sicurezza saranno venduti all’asta nei “laboratori di Tiro al barattolo” che si terranno en plein air giusto alla Sentina.

 

PGC - 29 gennaio 2024


15/01/24

A GRANDE RICHIESTA la mostra “Prospettiva Van Orton” CHIUDE

 

 

San Benedetto del Tronto – PALAZZINA AZZURRA

14 luglio 2023 – 7 gennaio 2024  [6 mesetti]

     

      Per il grande insuccesso, ci s’aspettava prolungassero la mostra per altri 6 mesi per chiuderla il 14 luglio 2024 con Macron a San Benedetto, mica alla Bastiglia. Invece no, A GRANDE RICHIESTA SI CHIUDE! Gli stessi gemelli Van Orton avrebbero inforcato lesti la propria moto Ducati-Scramber “customizzata” esposta in Palazzina e sarebbero ripartiti per Torino. Nottetempo, chi li ha visti. 

Ma il rumore della moto ha molto allarmato le (ormai nostre) 30 anatre profughe dell’Albula dietro alla Palazzina - temevano che venissero ancora ad avvelenarle - che si son messe a starnazzare come fossero 300. Terrorizzati, i Van Orton son dovuti scappare come ladri a tutta birra verso nord in senso vietato, per fortuna non erano in servizio i vigili-pistoleri della Colonna Mobile Blu dei Monti Azzurri. 

Sull’Adriatica è iniziato lo strano inseguimento, tra la Ducati e 30 anatre assatanate dietro al culo (ai culi), tra Cupra e Pedaso si sarebbero goduti la scena un sacco di vongolari! ZAC-ZAC-ZAC ZAC-ZAC… beccate multiple, feroci, dolorose. Quelli, col cavolo che tornano!

     A GRANDE RICHIESTA però riappariranno nel supplemento del nostro celebre Calendario delle Miss 2024. Da inaffidabili notizie confermate ma anche no - la fonte è labile - pare che i Van Orton abbiano firmato un contrattone con la minorenne Ilona Van Oorschot (sicura miss Olanda e miss Universo 2024) e la stiano già dipingendo bavosi a 4 mani in PROSPETTIVA NUDA con il loro stile immersivo, iconico, caleidoscopico, simil gotico-cattedralesco, inter-generazionale, trasversale…  (seguono altri 19 super-aggettivi by Papetti-Mori-Berardinelli).

PGC - 15 gennaio 2024

28/07/23

"PROSPETTIVA VAN ORTON"


Su questa Grande Mostra avevamo scritto al Comune le nostre perplessità [lettera protocollata il 17.7.'23 con n°55757], anche relativamente al suo costo e alla sua lunghissima durata senza senso, ma nessuna risposta dal Palazzo.

Il 15 luglio, giorno dell'apertura, alcuni di noi erano anche presenti - con dei cartelli addosso - all'esterno della Palazzina Azzurra (e poi un po' anche all'interno) per "informare" gli intervenuti coi nostri educati ed esaurienti volantini. Il sindaco però ci ha scansati, "lascia perde...". Pazienza!

Ora la mostra è iniziata, come volevasi dimostrare non ci va (quasi) nessuno [figuriamoci a settembre - ottobre - novembre...], ma la Palazzina resterà okkupata dai gemelli di Torino.

Allora, fiduciosi ma non troppo, rimandiamo nuovamente al Palazzo (divulgandola a mezzo stampa) la stessa lettera con i nomi di tutti i partecipanti al dissenso. Voi ci conoscete, siamo artisti educati, indigeni e non, un po' bravi e un po' no, ma tutti con certi desideri, aspettative e diritti sui quali giustamente crediamo. Se siete educati, ci risponderete questa volta?
Cordialmente.

—————

Al Sindaco della Città di San Benedetto del Tronto
Antonio Spazzafumo

All'Assessore alla Cultura
Pasqualina (Lina) Lazzari


Oggetto: lettera di protesta per la mostra "Prospettiva van Orton" in Palazzina Azzurra

In relazione alla mostra d’arte “Prospettiva van Orton”, con la curatela di Stefano Papetti, in corso dal 15 luglio 2023 al 7 gennaio 2024 in Palazzina Azzurra di San Benedetto, i sottoscritti cittadini contestano fortemente questa Vostra scelta che a noi pare una vera e propria cessione dello spazio pubblico a favore di una specifica associazione e del loro progetto. Seppure controversa per discutibili ragioni di valenza artistica-culturale (aspetto che vorremmo tralasciare perché pertinente a un campo più propriamente critico e di settore - l’arte è per natura molteplice, ma sarebbe bene che i luoghi a lei dedicata fossero coerentemente gestiti), i sottoscritti osservano e sottolineano con forte e convinto dissenso, le condizioni poste dall'evento stesso che crediamo costituisca un precedente per nulla replicabile, e più precisamente per:

 1) Il tempo smisurato dedicato all’esposizione (paragonabile a quella in corso della Collezione di Capodimonte al Louvre);

 2) L’esborso di denaro pubblico a suo sostegno con svariate migliaia di euro;

 3) L’ingresso del pubblico condizionato dal pagamento di un biglietto
(non riportiamo cifre per non essere inesatti rispetto ad eventuali cambi intervenuti, in più o in meno).

Ci bastano e dovrebbero bastarVi questi solo tre punti per comprendere questa nostra protesta. Sono punti che costituiscono un unicum nella storia della Palazzina Azzurra, che dal 1996 costituisce un riferimento importante per moltissimi artisti non solo ‘locali’, sia per esporre che da visitare.
Per non apparire ‘provinciali’ e chiusi in una visione locale dell’arte, dichiariamo che mostre di estremo prestigio e interesse vi si sono sempre svolte e spesso seguite con attenzione da parte di tanti appassionati o semplici curiosi del “bello e del ben fatto”. La sorte di certe strutture, come la Palazzina Azzurra, è sempre somigliante a un grafico con picchi e discese, ma resta un trend che ci segnala la bontà di tenere in piedi una simile Storia.
Se creiamo però dei precedenti che snaturano la sua funzione, allora rischiamo di perderla e che diventi un’altra ‘cosa’ (forse privatistica e commerciale come un wine bar), sia per noi sambenedettesi che per il suo territorio, ma soprattutto per i nostri amati e tanto sospirati turisti, che sono sempre più attratti da arte e luoghi curati e dinamici.
 Sappiamo che il Comitato Comunale delle Arti Visive, organo interno al Comune stesso e a capo delle attività di programmazione della Palazzina Azzurra, si è espresso in senso contrario all'adozione di quest'ultima "Prospettiva van Orton". Forse per le stesse nostre ragioni?  
La speranza non è nel Vostro accoglimento, ma in una Vostra profonda riflessione in merito per il prossimo futuro. Senza ciò si rischia di portare questa città a un maggiore degrado culturale con sempre più sfiducia nei suoi rappresentanti e amministratori pubblici.
 
Distinti saluti

San Benedetto del Tronto, 17 luglio 2023
 
Di seguito i nomi degli aderenti a questa protesta, sottoscritta per ora in modo informale, ma con il loro consenso informato.

Alfredo Celli, Alice Agnelli, Americo Marconi, Andrea Capecci, Bianca Massi, Bruno Benatti, Carlo Gentile, Daniela De Carolis, Daniela Santoni, Daniele Olivieri, Domenico Parlamenti, Emidio Mozzoni, Fabrizio Mariani, Filippo Massacci, Fiorenzo Massacci, Flavia Marcella Mandrelli, Francesco Del Zompo, Giacomo Lelli, Giancarlo Orrù, Giorgio Voltattorni, Grazia Carminucci, Lina Lanciotti, Luciano lacoponi, Luigi Troli, Marcello Lucadei, Marcello Sgattoni, Maria Teresa Urbanelli, Mario Lori, Marisa Marconi, Massimiliano (Max) Censi, Michele Ortore, Nima Tayebian, Ondina Miritello, Paolo Annibali, PGC, Pier Giorgio Cinì, Remo Croci, Rino Bernasconi, Rossella Piunti, Sara Di Giuseppe, Teresa Ciarrocchi, Vittorio Amadio.

05/07/23

I promotori di “bellezza"

 

Lo aspettavo con ansia questo poster! Ora non è più un sogno, è ufficiale, è reale. Niente di più degno è entrato finora nella Palazzina Azzurra, si sia manifestato alla città e tutto il suo pescivendolo territorio. Compreso i migranti, affezionati al nostro mare, spiaggia e palme, godranno di questa expo picena. C'è anche Ascoli che si magnificherà della presenza di queste due stelle dell'arte contemporanea a Forte Malatesta, che per più di 6 mesi (dico sei) accoglieranno le tele e carte stampate a fior di inkjet luminescenti. Avremo tutto il tempo per affinare l'amore per l'arte, per le sue mirabolanti capacità di farci sognare, di emanciparci dalla cruda realtà, per elevare il nostro spirito, per crescere in creatività e "seguir virtute e canoscenza".

Ma fa niente se costerà alla collettività un botto (tra Sben e AP circa 90.000 euro); che il tempo espositivo è quanto quello di oltre 60 opere della collezione di Capodimonte al Louvre (Caravaggio e Tiziano compresi); che verrà per la prima volta applicato un biglietto di ingresso ai visitatori... e che restino fuorigioco altri van Gogh e van Dyck del globo terracqueo. Li conosciamo già attraverso la Rete. Evviva SBen e i suoi lungimiranti promotori di bellezza.

Francesco Del Zompo - 5 luglio 2023
 

26/06/23

“Prospettiva San Benedetto - Porto d'Ascoli”

Mostra impersonale dei 10 gemelli VAN SAMBEN: 10 artisti gemelli

nati in date diverse nonché personaggi in cerca d’autore, quindi unici.

SAN BENEDETTO T. - Palazzina Azzurra     14 luglio 2023 – 7 gennaio 2024

 

      Cresce l’attesa per questa mostra semestrale di livello mondiale. Nulla è stato lasciato al caso. Ma prima, dal 1° al 14 luglio 2023, ci sarà un mini-evento prototipo, un ballon d’essai, come quando prima della star conclamata mandano sul palco comici, musici, maghi, vecchie miss e politici sfatti per “scaldare” il pubblico:“PROSPETTIVA VAN ORTON”, avventurosa mostra-mercato dei due volenterosi gemelli piemontesi Shiavon - la coppia più bella del mondo - con la loro fiammeggiante illustrata mercanzia: si va da una strana motocicletta in technicolor a dei barattoletti di tè (caldo o freddo) in plastica riciclata. Tutt’un rosario di meraviglie allestito con soldi pubblici e sponsor. Badilate di “cultura” però a pagamento: ticket 5 EURO. Verrà gente, con la Palazzina Azzurra sempre opacizzata dalle algide vetrate mal-verniciate bianche, così da fuori non si vede cosa, ormai tutti la scambiano per una clinica per malati in vena di eutanasia…

Ma dal bastiglioso 14 luglio -“le jour de gloire est arrivé” - arriveranno finalmente in mostra i 10 gemelli VAN SAMBEN con “PROSPETTIVA SAN BENEDETTO - PORTO D’ASCOLI” per restarci 6 mesi fino al 7 gennaio 2024. Anche la Palazzina tornerà festosamente “trasparente”: le grandi vetrate bianche, appena frantumate a pezzettini, saranno state generosamente regalate dal sindaco-capocomico ai ragazzi-gemelli VAN ORTON, che pare si divertano a colorarle come anticamente usava nelle cattedrali gotiche…

-          Ma chi sono i 10 personaggi in cerca d’autore alias gemelli VAN SAMBENSono 10 rinomati artisti locali e marchigiani (un po’ flaneur, un po’ romantici, un po’ “ma come fanno i marinai… con le loro facce stanche…”) nati in date diverse (!) che, per la prima volta riuniti in cooperativa non edilizia ma d’arte e di pensiero, espongono nella “loro” Palazzina i loro migliori lavori caleidoscopici nonché vulcanici. CON INGRESSO LIBERO (però un panino e birra o gazzosa sono graditi) metteranno in scena - luuunga scena, 6 mesi! - il dramma espositivo della loro intensa vita artistica. [Ah, niente tragedia finale, nessun commediante si spara o annega nella vasca…]
-    Ma  per ora, per una suspense tutta sambenedettese, i “nostri” 10 gemelli VAN SAMBEN compaiono solo con i loro alti pseudonimi van qualcosa, le loro vere generalità saranno rivelate giusto il 14 luglio -“le jour de gloire est arrivé” in un luogo segreto ma vicino-vicino alla Palazzina Azzurra. Sarà un improbabile, terribile, artistico, giocoso, rivoluzionario e corsaro flash mob, anche per “salutare” la ripartenza dei colleghi gemelli VAN ORTON (un po’ dégonflés…).

 

gemello n° 1     van Dick
gemello n° 2     van Gogh
gemello n °3     van Trotten
gemello n° 4     van Eyck
gemello n° 5     van Doesburg
gemello n° 6     van Duck
gemello n° 7    van Hoek
gemello n° 8     van Kraft
gemello n° 9     van Stock
gemello n°10    van Bruggen               curatela di van Truppen
 

25 giugno 2023              Messico e nuvole





28/09/22

Francesco e Giorgio ricordano Adelchi


Le dimensioni che viviamo tutti i giorni non sono soltanto le tre che abitualmente nominiamo. Ce n'è certamente una in più, ed è la memoria, e per i più fortunati il futuro. La prima delle due la sondiamo spesso, almeno dagli Anta in su, o forse, in momenti di debolezza, anche i più giovani la attraversano, magari ricordando qualche momento particolarmente spiacevole o di massima gioia. Ma sono sporadici e per lo più svaniscono in un angolo recondito dove attingono solo i sogni. 

Nello spazio della memoria si manifestano le persone con cui abbiamo scambiato anni di esperienze, di condivisione o anche di scontri, di passioni poi sfumate, di amori e disillusioni. Certamente la memoria è più forte in quanti vivono con protagonismo e curiosità l'intera vita. In loro c'è una sorta di calendario che si aggiorna costantemente in modo automatico, come per un moto infinito di scambio cellulare. È forse fortuna, ma può essere anche un vero castigo. Specie quando si conservano tracce non solo neuronali del nostro vissuto. Come per un "grande fratello" mettiamo a sua disposizione immagini e scritti che ci rammentano anche casualmente ma inevitabilmente il passato. E per fortuna questa volta... mi appare lui, Adelchi, che, solo col suo nobile nome manzoniano, mi mettava in uno stato di 'allerta'; come dire, non sei di fronte a una personcina qualunque. No, non lo era! Dopo i pochi dialoghi che scambiammo tra Palazzina e viale Moretti, con mio stupore mi salutava alzando i suoi occhi scuri e muovendo il suo baffo di sguincio. 

La sua è stata una vita non comune e il rispetto che si era guadagnato per la sua intransigenza lo meritava tutto. Non faceva sconti a nessuno in Palazzina, per gli orari e per le attenzioni richieste, e questo di certo per me era un segno distintivo di qualità. Generoso con me lo è stato, anche solo per il suo affettuoso: Del Zo', come va?

Il calendario ci guida nella matematica e ci dice che da tre anni Adelchi se n'è andato, e in Palazzina in molti lo dovrebbero ricordare, anche solo con una aiuola fiorita.  

 

28 settembre 2022                      Francesco

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La tragedia di Adelchi 
 

Conosceva la sua Palazzina Azzurra come nessuno.

Ogni particolare edilizio. E ogni palma, ogni cespuglio, ogni fiore, quasi ogni filo derba del giardino. Mi chiamò disperato, quando tagliarono il grande pino. Quante volte ispezionava preoccupato il malandato mosaico della ex pista da ballo: metteva le tessere che si staccavano in tre sacchetti tre toni dazzurro tante volte mandassero qualcuno a ripararla (Macchè)

Teneva a bada gli espositori, gli artisti, i musicisti, gli assessori, i politici e il pubblico maleducato con la stessa intransigenza: attenti, la Palazzina è fragile, si rompe!

Una mattina lo trovai arrampicato su una sedia di plastica che lucidava con cura il plexiglass della scultura VALE & TINO di Marco Lodola: che poesia, sembrava ballasse con loro

ADELCHI non era solo lo storico custode della Palazzina Azzurra, era proprio una sua parte. Era, soprattutto, un testimone scrupoloso, che si studiava attento e a modo suo ogni artista. Poi me lo raccontava, a modo suo.

Quando andò in pensione la Palazzina ci restò male, come orfana. ADELCHI adesso la guardava da lontano, ci passava davanti in bicicletta, chissà se ci entrò più. Io non riuscii a (ri)portarcelo mai.

Ma le vite della Palazzina e di ADELCHI continuavano parallele, il loro distacco non era una tragedia. Si amavano lo stesso.

La Tragedia è adesso.


19 settembre 2019                            Giorgio



06/07/22

Gianluigi al tempo del Covid

Gianluigi al tempo del Covid

 

Gianluigi Capriotti: “I sogni di VAN DOG… 25 anni dopo”

San Benedetto del Tronto, Palazzina Azzurra         30 giugno – 25 luglio 2022


    Scusa se ti copio, Gianluigi. Ma tu in questi tempi di Covid avresti forse fatto lo stesso, anzi di più. Con la tua ironia, la tua scanzonata e fanciullesca voglia di dissacrare, di giocare, di sognare. E sempre con la delicatezza di un Van Gogh. 


    Ma poi non è neanche un’idea mia: l’anno scorso, un giorno di metà febbraio, sorpresi la mia gatta Pippi a transitare sfusacchiante per casa con una chirurgica impigliata alle vibrisse…


 

PGC - 6 luglio 2022