Due amici perduti d’un colpo, uno vicino e uno lontano. Magari invisibili, però stavano sempre con noi.
Tra loro non si frequentavano. Due storie diverse, due “lavori” diversi [pure due stazze diverse, uno la metà dell’altro]. Come noi, entrambi amavano i gatti e le farfalle.
Marcello testardo contadino, artigiano ribelle, scultore di pensieri. Autoctono, di qui.
Francesco immenso cantautore d’antan, scrittore, “rivoluzionario garbato”.
Né di Bologna né di Modena, diciamo di quelle parti.
Due umani rari. Raccontavano storie, nostre storie. Francesco con la musica e i libri, Marcello costruendo figure e anime con la roba che trovava, e metteva in “Pietraia”.
Due artisti speciali, due poeti. Mai succubi del mercato. Due “locomotive” morali e popolari (non una!) lanciate contro l’ingiustizia. Francesco agitando la fiaccola dell’anarchia, Marcello quella della Fede più semplice e forte che c’è.
Ricorderò il Marcello leggero sulla sua bicicletta a ruote fini, i suoi buffi berrettini…
Ma anche le sue lacrime mentre mi raccontava dei terribili uomini-del-gas che gli trucidarono pure i suoi cari antichi vitigni… ‘sti delinquenti, Iddio li perdoni!
Ricorderò il Francesco giovanissimo che incontravo a Bologna nel ‘65 in via Riva Reno (avevamo due eskimi uguali!), e quello recente di un 15 anni fa quando lo scarrozzavo per S. Benedetto a un Festival Ferré… Non so guidare, non ho la patente, ma va’ piano!
Di loro ci resta tanto. Noi che ci sentiamo un po’ i vagoni di queste due locomotive li ricorderemo ogni giorno. Ma non lo diremo.
giorgio
7 agosto 2026
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