23/03/19

Esiste la Mostra di Tullio Pericoli ad Ascoli?

         Ad Ascoli, che esiste davvero checché ne dicesse il geniale Giorgio
         Manganelli*, ci sono andato oggi. Non in corriera, che l’ho persa.
         Con la littorina. (qui l’era delle Frecce deve ancora arrivare)
         
         In Piazza del Popolo, che Manganelli credeva fosse immaginaria,
         ho preso un caffè con un amico che non vedevo da anni.
         Trangugiava un’Anisetta profumatissima e in mano aveva
         un sacchetto d’olive ascolane appena comprate.


                    La Mostra di Tullio Pericoli ieri non c’era, ma oggi sì
                    (e si potrà consumare fino a maggio 2020, entro la data
                     di scadenza dei quadri impressa dietro la cornice).

                    Mostra bellissima, invitati delle grandi occasioni,
                    sono entrato senza pagare, hanno tagliato il nastro davanti a me,
                    i riflettori m’hanno accecato…
                 
                    C’era pure Tullio Pericoli, anche lui eccome se esiste!
                    Neanche è stato pericoloso, avvicinarlo.

Però su una cosa Manganelli aveva ragione: 
non ho visto neanche una macchina targata AP.

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“Mi dicono che

una corriera vada ad Ascoli.

Non posso fidarmi di una

corriera, la quale può essere

coinvolta in una congiura

provinciale, il cui scopo è

appunto quello di far credere

che Ascoli esista. Non ho

mai visto una automobile

con targa di Ascoli”.


* Giorgio Manganelli, “Esiste Ascoli Piceno?”  in “La favola pitagorica” Adelphi, 1991
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PGC - 21 marzo 2019

21/03/19

FORQ THRĒQ

HENRY HEY tastiere   
CHRIS MCQUEEN chitarra   
JASON “JT” THOMAS basso   
KEVIN SCOTT batteria

COTTON LAB – Ascoli Piceno       
15 marzo 2019  h 21,45                   
www.cottonjazzclub.it


        Funk, Jazz Fusion, Contemporary Jazz, Free Jazz, Jazz Rock, Pop Jazz… e tanto altro non etichettabile: è il funambolico repertorio dello straordinario quartetto newyorkese.

        Sulla base di paradigmi standardizzati è certo un po’ estremo per noi tapini “tradizionalisti”, un po’ rumoroso per le nostre golose orecchie pigre, un po’ ingessato per gli amanti di fantasie liricheggianti, esageratamente “distorcente” per chi non s’aspetta né immagina che una nota possa trasmutarsi oltre natura. 

       Ma quando hai talento e sei bravo, e partendo dall’antico rock anni ’60 procedi in una continua inarrestabile ricerca, senza mai tradire e sempre esplorando studiando inventando giocando osando… nascono concerti (e dischi) così.

        Però ai concerti bisogna andarci, specie a questi, dove sai di rischiare. Altrimenti “ti stiri e rigiri ti storci e contorci come un fachiro al cinema” nelle solite tue convinzioni, nei tuoi schemi, nei tuoi gusti, nelle tue rassicuranti gabbie. La musica, specie questa, invece va guardata, odorata, toccata, ascoltata fisicamente. Devi fartene investire senza poter scappare: devi sentirli sugli occhi e sullo stomaco gli spostamenti d’aria e le onde d’urto vere delle percussioni e del basso, devi toccarti i timpani credendo di perderli, sobbalzare ai silenzi che scoppiano, accelerare, sospendere il respiro ai guizzi improvvisi non scritti ma inventati al momento, che sul disco non ci saranno. Perché nel disco tutto è solo più perfetto, manovrabile, ed è un peccato. Live è meglio, anzi live si deve.

        Per esempio, questo disco FORQ THRĒQ non rende, può perfino riuscire deludente nella sua algida perfezione. Non perché al basso c’è Michael League anziché il gigante-rosso Kevin Scott (più dinamico e scenografico), o per la mancanza di qualche pezzo simil-blues che al Cotton ci ha inchiodati per la (quasi) “silenziosa e raffinata semplicità buddista”: no, piuttosto perché il disco non permette di godere di quell'ascolto obliquo, magnetico, imperfetto, drammaticamente volatile. Nel CD c’è un jazz godibile ma senza spezie, luminoso ma a led. Ritmiche serrate ma con la sordina, distorsioni non imprevedibili, niente cannoni dalla batteria, nessun movimento palpabile. E c’è quell'individualismo invisibile talvolta fastidioso, che dal vivo non esiste.

        E tuttavia, il disco è sublime lo stesso, nella sua grafica essenziale. Certo l’autore dell’immagine in copertina è del mestiere, ma non può non essere anche un musicista, e un assiduo frequentatore dei concerti FORQ, o addirittura un loro fan scatenato. 

        Rigorosi cerchi concentrici bianchi su fondo nero che producono le quattro lettere, geometriche e spigolose come mai potrebbe succedere in uno stagno: la “F” ad angoli retti che “entra” nella “R” attraversando la grande “O”, la piccola “Q” al centro, solitaria, indipendente, protetta come in un fortino. Thrēq in rosso a chiudere sopra, con eleganza. Un marchio-logo probabilmente inventato in diretta, sul luogo del delitto. 

        Un marchio-logo forte, grintoso, squillante, esplicativo, terribilmente bello. Ma incomprensibile per chi non è stato al Cotton o ad altri concerti FORQ. Certo da premiare. Chissà se esiste un GRAMMY AWARD delle copertine dei dischi jazz dei concerti…


PGC - 21 marzo 2019


16/03/19

“CLIMA CIAO”

     Tempi bui per il clima. Come da un po’ di tempo per “BELLA CIAO”, a San Benedetto del Tronto proibita perfino il 25 Aprile. Succede anche in altri posti.

    Tuttavia è bello oggi sentirla cantare in allegria, la veneranda e sempre giovane canzone di lotta - gustosamente rallentata “alla Arbore”, e in inglese, in tedesco, in svedese… - da milioni di ragazzi che l’hanno adottata come inno, nella giornata di “Sciopero per il clima”.

     Purtroppo come sempre mancano i fatti, le indispensabili azioni concrete corali.

     Mancano coerenza e coscienza, un po’ di sacrificio e, sì, un po’ di ribellione. Non accompagnata da reale contrasto al falso e illusorio mito della crescita, anche la difesa del clima diventa una moda festosa. Senza contenuti. Inutile perchè senza impegni concreti.

       Facile prevedere che il 15 marzo del prossim’anno canteremo “CLIMA CIAO” al posto di “BELLA CIAO”. Poi ci proibiranno pure di cantarla e suonarla. 

Comincerà da SBT, scommettiamo?


PGC - 15 marzo 2019



15/03/19

Fino a un anno fa Max era Max…

Una vita dedicata alla scrittura, in ogni forma. [e al cinema]
Con gli ultimi 10 anni dedicati a UT, come fondatore direttore (regista) editorialista confezionatore… lo sapete che UT era super artigianale e fatto in casa, come la pasta. 
Ma UT è andato, e Max poco dopo.
Di entrambi restano le tracce, qui raccolte in un libro virtuale che vi alleghiamo (in basso) giusto in questo primo triste anniversario.
Avevamo (abbiamo) altri progetti. Alcuni di voi, per Massimo, ci hanno trasmesso ricordi, aneddoti, pensieri, aforismi, disegni, musiche…
Per ora li conserviamo gelosamente, ma stiamo progettando per loro 
un UT che forse, presto o tardi, come ci va, verrà alla luce.
Segretamente, così non ci fermano.

Michaela, Francesco, Giuseppe, PGC

















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Allegati da poter scaricare o consultare online.

Per computer (pagine affiancate):
https://drive.google.com/file/d/1YCuUD5_AushBv8OH2Qjj9jN2PVKuzi_O/view?usp=sharing

Per smartphone (pagine singole):
https://drive.google.com/file/d/1L2EdsHEqr9xrF_FZhBHOD4RPo6DMfwnk/view?usp=sharing

11/03/19

“ILLUMINA" anche da spento

        E’ Quid: il lampione stradale tutto da raccontare. Non solo perché - come tanti suoi simili, per contratto - di notte fa una bella luce e consuma poco. Quid (nomen omen) ha proprio un quid in più, se questo 8 febbraio ha vinto il 1° premio, WINNER in the category “Lighting”, al GERMAN AWARD 2019 di Francoforte.

        E’ che per i 45 membri della Giuria internazionale impegnati fra centinaia di finalisti di tutto il mondo è stata più convincente quell’altra sua prestazione inaspettata: il potersi aprire e chiudere - lassù in alto! - facilmente, con una semplice e istintiva rotazione del coperchio. In sicurezza e senza attrezzi, come il cofano di un’auto, come una conchiglia, come una finestra zenitale, un oblò… Elementare, Watson! 

        Intuitiva la differenza con i lampioni “tradizionali”: con entrambe le mani libere, qualsiasi manutenzione a 30 - 40 metri d’altezza sarà sicura tranquilla e veloce (mentre il coperchio solidale di Quid, ruotato di 180° fungerà da piano d’appoggio, dritto in verticale da parabrezza…). Finito il lavoro “clic”, lo ri-chiuderai saldamente con una mano sola, come il cofano di una Porsche, come la capote della Mazda MX-5, come il coperchio di un trolley, come un libro…

        E’ DESIGN, bellezza! Ce l’eravamo dimenticato, tanto questo vocabolo è inflazionato. E poi - magari non serviva - così semplice essenziale e innovativo, Quid è anche bello: al punto che, come un’opera d’arte, “illumina” anche da spento! [chissà se sta scritto nella motivazione del premio, ehm… io non parlo il tedesco, scusa, pardon…]

       Toh, non vedo la firma del suo ideatore-designer-progettista Enzo Eusebi. Se fosse una  dimenticanza, i Guzzini che già producono Quid con successo in migliaia di pezzi, la mettano sul fianco della carrozzeria (come elegantemente usava una volta con le stilose fuoriserie italiane che facevano girar la testa). Enzo Eusebi, WINNER GERMAN AWARD 2019. 

            Altrimenti, al pigro mondo dell’informazione chi glielo dice che un premio così prestigioso è piovuto proprio da queste parti… 


PGC - 10 marzo 2019