02/11/26
CUCINA STELLATA
32° Incontro Nazionale dei TEATRI INVISIBILI
Direzione artistica
Laboratorio Teatrale Re Nudo
San Benedetto del Tronto – Grottammare
23 e 30 ottobre - 6 e 13 novembre 2026
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“Sandokan o la fine dell’avventura”
da Le tigri di Mompracem di E.Salgari
scrittura scenica Giovanni Guerrieri
Compagnia
I sacchi di sabbia
Teatro Concordia - San Benedetto del Tronto - 30 ottobre 2026
CUCINA STELLATA
Confortevole, domestico profumo d’ortaggi in platea - dove è opportuno non essere in prima fila data l’esuberanza dell’azione scenica - e sfrenata immaginazione sul palco (che al confronto anche il fantasioso Salgari sembra un tranquillo ragioniere del Catasto).
Narrare a colpi di verdure, scolapasta, pentole e pentolini il romanzo che ha popolato la fantasia di milioni di ragazzini, che diventò film e poi fiction televisiva (sceneggiati a puntate, si chiamavano e duravano vite intere, correvano i favolosi anni Settanta) consacrando il lungochiomato protagonista - completo di muscoli anabolizzati e sguardo verde che ti stende - a gloria sicura benchè peritura, è impresa da far tremar le vene e i polsi: ma non a loro, a questi interpreti che sanno estrapolare il comico da un sedano - letteralmente - così come, con uguale naturalezza e ne abbiamo le prove, dalla tragedia greca e dai testi classici.
Con gli Invisibili sono stati l’eschileo Sette contro Tebe, dove il tragico dell’eterna umana follia trascolorava nel comico con leggerezza e colto, devoto rispetto per l’antico.
Oggi di nuovo Invisibili, sono le temibili Tigri di Mompracem, sono i sanguinari pirati guidati dall’invincibile Sandokan, di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana (…).
C’è un tavolo da cucina, qui, ci sono gli ortaggi e ci sono i nostri quattro in scena - Sandokan, l’amico portoghese Yaniz de Gomera, il cacciatore bengalese Tremal Naik e naturalmente l’incantevole Lady Marianna - che narrano e “vivono” le gesta dei feroci pirati malesi manipolando ogni sorta d'oggetto e componente della quotidiana arte culinaria sottraendoli al domestico anonimato senza bisogno di chef stellati ("rifunzionalizzandoli": è così che si dice, sapete).
Coltelli, spremi-aglio e schiaccianoci, cucchiai di legno e bacinelle, pentolini e sacchetti di carta: il tavolo da cucina è la casa di Sandokan, gli interpreti - insomma, i feroci pirati - ne descrivono le esotiche meraviglie: le pareti sono coperte di pesanti tessuti rossi, di velluti e di broccati di gran pregio...
E poi tappeti di Persia - interprete: un bel rotolone di Scottex - sfolgoranti d’oro, (...) un tavolo d’ebano, intarsiato di madreperla (...) grandi vasi riboccanti di braccialetti d’oro, (...) di smeraldi, di rubini e di diamanti che scintillano come tanti soli…
Sandokan, il formidabile capo dei pirati di Mompracem, attende con ansia il fraterno amico Yanez, che gli porti notizie della fanciulla dai capelli d’oro. Ahimè, ella è della schiatta degli oppressori europei, colori che sterminarono tutta la sua famiglia, e quelli – dice Yanez - s’accontenterebbero di perdere tutte le loro navi, pur di appiccarti.
Ma l’amore è più forte, e hai ragione, Yanez; tuttavia io andrò domani a Labuan. Una forza irresistibile mi spinge verso quelle spiagge, e una voce mi sussurra che io devo vedere la fanciulla dai capelli d’oro, che io devo...
Epico è il racconto, concitata l’azione: volano sedani e carote, ravanelli e pomodori e patate-bombe (puramente ornamentale la funzione del prezzemolo - sta dappertutto, come certe persone - e abbellisce la seducente chioma di Lady Marianna ).
Da qui in poi è un fuoco incrociato di carote-soldati, sedani-foresta, pomodori e patate-bombe, insidie nascoste nella verdeggiante giungla-insalata, avvistate dal cannocchiale - ancora lui, lo Scottex multifunzione - e poi cucchiai di legno-spade, grattugie-cannoni: dalle due sponde del periglioso braccio di mare (sì, insomma, i lati opposti del tavolo da cucina) gli oppressori inglesi e i feroci pirati si fronteggiano in un combattimento all’ultimo ravanello e senza esclusione di spremute, mentre il pomodoro arrossa le acque del Borneo (insomma la bacinella di plastica) e volano a pioggia le verdure triturate…
Fino alla disfatta e al tragico epilogo, con l’eroina e il suo cuore-pomodoro crudelmente trafitto.
Buio in sala, e noi sappiamo già che nessuna CUCINA STELLATA sarà mai all’altezza né ci piacerà mai come questa.
E sentiamo che in questi 55 minuti di freschissima meraviglia è la nostra fantasia ad essere - restando nella semantica culinaria - lievitata.
L’avevamo dimenticata, trascurata di certo, convinti forse che l’essere adulti sia questo arrendersi al prosaico e al quotidiano. Non lo credeva certo Salgari con quella sua sterminata fantasia, metafora di una vita tormentata e della fine tragica.
La sapiente ripresa del gigantesco materiale letterario è stata potente festa dell’immaginazione, congegno scenico che ha fatto, dei ricordi sbiaditi delle nostre letture d’antan, oggetto d’incantamento.
Ci ha detto, su tutto, che è possibile ancora guardare con ironia a ciò che siamo, alla nostra inestinguibile follia distruttiva; e di noi stessi seriamente prenderci gioco, e compatire noi stessi per aver smarrito il senno (e perché nessun Astolfo mai andrà a riprendercelo sulla Luna per riportarcelo).
Sara Di Giuseppe - 1 novembre 2026
31/10/26
28/10/26
Ezia Mitolo, "Di polpa e di vento"
Inaugurazione: 12 settembre alle 18:30 presso Parati -
12 settembre alle 20:00 presso LASSTUDIO
Parati - via Umbria 147, Taranto
dal 12 settembre al 26 settembre
Martedì, venerdì e sabato dalle 08:00 alle 14:00 e su appuntamento
Tel. 0994521094 – 320 9262443
LASSTUDIO - Via Sorcinelli 13, Taranto
Su appuntamento
dal 12 settembre al 14 novembre
Contatti
Torre dell’Orologio - via de Tullio, Taranto
dal 19 settembre al 14 novembre
Martedì - venerdì 17:00-20:00 sabato 10:00-13:00 e 17:00-20:00
Contatti
Palazzo Pantaleo - Vicolo civico, Taranto
Martedì - domenica dalle 10:00 alle 15:00
dal 19 settembre al 14 novembre
Contatti
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“Di polpa e di vento” di Ezia Mitolo: la mostra diffusa prende il via a Taranto il 12 settembre con una inaugurazione itinerante
Nutrirsi è un atto di trasformazione. Non solo fisica: ogni volta che il corpo metabolizza, qualcosa muta anche nell'interiorità, nella memoria, nel modo in cui ci relazioniamo agli altri. È da questa premessa che prende forma "La polpa e il vento", la mostra diffusa di Ezia Mitolo, artista visiva tarantina attiva da più di trent’anni nella scena dell’arte contemporanea tra l’Italia e l’estero, a cura di Cristina Carriere. L’esposizione apre a Taranto il 12 settembre alle 18:30 con un'inaugurazione itinerante tra la project room Parati e lo studio di architettura LASSTUDIO.
L’iniziativa, sostenuta da Coldiretti e Campagna Amica, nasce da un’idea promossa dall’artista Gianluca Marinelli, con l’obiettivo di approfondire la ricerca artistica sul legame tra cibo e territorio. Invitata a confrontarsi con questi temi, Mitolo ha sviluppato un progetto articolato sul legame tra il nutrimento e la dimensione emotiva, cognitiva e relazionale dell'individuo. In questo contesto, Parati ha attivato un processo partecipativo che si inserisce coerentemente nella pratica dell’artista, presente nella sua ricerca sin dal 2003.
La mostra si sviluppa in quattro luoghi diversi della città di Taranto - tra centro storico e quartiere Italia Montegranaro - e presenta anche diversi inediti di Mitolo. Il percorso espositivo indaga il legame tra nutrimento e dinamismo psichico: l’atto di cibarsi come un dispositivo di conoscenza interiore, capace di innescare trasformazioni che investono l’individuo e la collettività.
Il progetto curatoriale si articola in quattro movimenti, corrispondenti ad altrettanti stadi del processo di nutrimento: la metabolizzazione, la metamorfosi, la sedimentazione/il confronto con il passato e la rinascita.
Il primo movimento - la metabolizzazione - è ospitato da Parati e coincide con la prima tappa dell’inaugurazione, il 12 settembre alle 18:30. Qui viene presentata la restituzione del laboratorio “Pronta l'impronta/Segni mangiati”: un progetto partecipato sul cibo come veicolo espressivo che ha impegnato la comunità tarantina in una pratica artistica collettiva. Nel corso di tre incontri, attraverso pratiche di identificazione simbolica con gli alimenti, i partecipanti hanno scelto un alimento eleggendolo a propria “impronta” personale e sono stati guidati dall’artista nella creazione di un'opera corale — un unico telo composto da frammenti di tessuti cuciti insieme — che restituisce l'unione delle diversità.
Il secondo movimento - la metamorfosi - si apre alle ore 20:00 della stessa sera presso LASSTUDIO. Come il processo metabolico trasforma le sostanze nutritive, le opere di Mitolo mettono in scena gli sconvolgimenti interiori provocati dai processi psichici: sculture sinuose si affacciano alle nicchie di una libreria, altre occhieggiano tra le piante di un giardino, mentre sulle pareti si dispiegano opere visive che raccontano gli attraversamenti delle pieghe più oscure dell’animo umano.
Dal 19 settembre prendono il via il terzo e quarto movimento del progetto espositivo.
La sedimentazione - la fase in cui le sostanze nutritive si depositano nel corpo - è ospitata fino al 14 novembre negli spazi della Torre dell’Orologio, gestiti dall’associazione Museo dal Mare. Qui il lavoro “Moniti d’aurore” si intreccia all’opera video “...” in una modalità installativa inedita, dando vita a un percorso immersivo e stratificato negli spazi della Torre. L’opera di Mitolo entra in dialogo diretto con l’adiacente Piazza Fontana, opera di Nicola Carrino, uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea italiana del Secondo Novecento. L’artista, allieva di Carrino, riattualizza l’insegnamento dello scultore tarantino lanciando un messaggio sulla conservazione della memoria storica e l’importanza del confronto col passato come momento di riconoscimento per la comunità tarantina.
Il quarto e ultimo movimento - la rinascita - trova sede dal 19 settembre fino al 14 novembre nelle scuderie di Palazzo Pantaleo, dove una serie di installazioni raccontano la chiusura del ciclo: la trasformazione ormai compiuta, l’assorbimento delle sostanze nutritive che diventano parte costitutiva del sé. Confrontandosi con il patrimonio storico e antropologico custodito dal Museo etnografico, il lavoro esplora il concetto di rinascita come raggiungimento di nuovi equilibri e di una possibile pace; un percorso di rinnovamento grazie al quale l’individuo e la comunità, come l’organismo, si rinnovano partendo da un complesso percorso di trasformazione di ciò che hanno attraversato.
Ezia Mitolo torna nella città di Taranto con un grande evento espositivo, concepito dall’artista come una testimonianza del suo legame con il territorio. Il progetto è stato reso possibile grazie all’attivazione di collaborazioni con realtà locali quali la cooperativa Polisviluppo, l’associazione Museo dal Mare, LASSTUDIO, Parati, e il sostegno di Campagna Amica e Coldiretti.
Per conoscere meglio Ezia Mitolo https://www.eziamitolo.it/bio/
26/10/26
25/10/26
VATTENE, GABRIELE…
32° Incontro Nazionale dei
TEATRI INVISIBILI
San Benedetto del Tronto - Grottammare
23 e 30 ottobre - 6 e 13 novembre
Direzione artistica
Laboratorio Teatrale Re Nudo
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MISTERO BUFFO
di
Dario Fo e Franca Rame
con
LUCIA VASINI
Teatro Concordia – San Benedetto del Tronto 23 Ottobre 2026
VATTENE, GABRIELE…
[Vattene, Gabriele, che non ti si spacchino le orecchie tanto delicate con ‘sto gridare disperato e pianti e implorare che cresce da ogni parte…]
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Si racconta che a Brescia, al tempo dei Comuni, il vescovo, tale Ilario, che durante la concione carnevalesca del giullare aveva subìto lazzi e ironie feroci, non ebbe più la forza di salire sul pulpito per tenerci i propri sermoni giacché, appena iniziava con la predica, i presenti si lasciavano andare a matte risate…fino a singhiozzare in un pianto carico di autentico misticismo sganasciante.
(Dario Fo - in: Tutto il teatro di Dario Fo e Franca Rame - Mistero Buffo)
Sara Di Giuseppe - 25 ottobre 2026
23/10/26
22/10/26
Gli accecati
Quem Iuppiter vult perdere, dementat prius.
Se Giove (o Dio) acceca colui che vuol perdere, il nostro tempo e la nostra Italietta di politici da avanspettacolo, e di stampa e media in tutto degni di loro, ce ne offrono la più solare delle conferme.
Il nostro paese s’incendia - il fuoco divampa anche in Francia, Spagna, Portogallo, Albania, Belgio… - e protesta e malcontento, rabbia e frustrazione scendono in piazza con studenti e scuole; il nostro Sud agonizza e le conseguenze già catastrofiche degli scioperi preannunciano una metastasi che risalirà presto lungo lo
stivale…
E l’attenzione di politica, stampa e media è tutta e soltanto per le violenze e gli eccessi.
Che sono da condannare, serve dirlo?
Ma qui da noi il proverbiale stupido che guarda il dito e non la luna non potrebbe essere rappresentato più plasticamente: i tumulti non smuovono di un’unghia l’imbecille arroganza dei politicanti, né scalfiscono la servile complicità di stampa e media televisivi. Anzi, le Marie Antoinette de noantri osservano sdegnate d’in sul verone e alzando un sopracciglio proclamano se non hanno pane, che mangino brioches.
(Ma i cuginetti d’oltralpe con le rivoluzioni ci sapevano fare anche allora, e la ragazza si giocò meritatamente la testa…)
Politicanti d’ogni colore e schieramento, media televisivi, giornaloni e lecchini fanno a gara nel riempire prime pagine e lenzuolate di cronaca per narrarci - concitati e sdegnati - quanto brutti e cattivi e maleducati siano questi ragazzi che si abbandonano alle violenze, signora mia.
Fingono di non sapere che quei brutti e cattivi sono il prodotto di un sistema e di una politica che ha scientemente coltivato nei giovani e nei ceti più fragili l’ignoranza e il conformismo come instrumentum regni.
Incapaci di capire, questi impresentabili “giullari mediatici”, che qui e ora è capolinea e punto di non ritorno di una politica prostituita - non da oggi ma oggi più che mai - alle logiche economiche; che ha immolato lo stato sociale sull'altare del mercato; che ha alimentato l’ingiustizia e il conseguente odio sociale; che ha negato il futuro alle nuove generazioni; che sempre ha concepito il potere come carriera e privilegio e mai come servizio.
Continueranno incrollabili, i presunti giornalisti e porgi microfono, a mostrare immagini di infinite cariche - "di alleggerimento" (!) le chiamano - e fumogeni, ad intervistare negozianti comprensibilmente affranti per le vetrine rotte e il negozio saccheggiato.
Continueranno, sindaci come Sala e pseudo-autorità locali assortite, a chiedere più Polizia armata e pugno duro.
Continueranno, gli inetti cialtroni al governo e ai vertici delle istituzioni, ad invocare pene pecuniarie (!) per i genitori dei delinquenti in erba, e tasse per chi organizza manifestazioni.
Continueranno a non vedere d’aver toccato il fondo dell’imbecillismo politico e della sciatteria e complicità amministrative; a non interrogarsi sui motivi profondi della violenza e sui veri colpevoli, sui responsabili che ne hanno creato e alimentato le condizioni.
Accecati dalla propria stessa arrogante inettitudine i governanti; accecati da opportunismo e carrierismo televisioni, giornalisti e opinionisti; accecate da ingegneria poltronistica le opposizioni; accecati da farisaico conformismo i pensabene e bellagente.
Incapaci, tutti costoro e il relativo cucuzzaro dei pennivendoli, di vedere che la tragedia di una civiltà in rovina non si sana con le prediche e i moralismi, né col manganello, né con lo schieramento di militari col mitra in mano (e già…) né con la militarizzazione di ogni apparato della vita pubblica né con arcigni emergenziali decreti legge (vedi quello che i cialtroni si accingono oggi a varare).
Se non avessero studiato la Storia sul Bignami - e pure male - saprebbero che sempre le rivoluzioni portano eccessi e violenze: chi le commette ne è pienamente colpevole e responsabile, ma non meno grave e completa è la responsabilità di chi ne ha creato le basi e le condizioni.
E non saper andare oltre i moralismi sulle vetrine spaccate e le auto bruciate significa essere ciechi che non vedono la profondità, la drammaticità e la serietà, forse l’irreversibilità della crisi, non aver capito che la Storia scorre proprio come i fiumi scorrono e con sé trascinano anche ciarpame, detriti e perfino cadaveri.
L’incendio che investe l’Europa forse porterà, al di là della violenza, a rifondare una politica degna di questo nome, a dare aria alle stanze liberandole degli squilibrati nei ruoli apicali delle istituzioni nazionali, europee, mondiali; dei ceti politici che come il nostro trafficano in armi e sono complici di genocidi; dei governi che dopo aver distrutto stato sociale, diritti, futuro, trascinano ora le nazioni verso la guerra permanente.
Forse succederà. O forse non accadrà mai.
Per ora, il Macron che mentre le città e i Municipi e le chiese di Francia bruciano, assiste all’esclusivo concerto di Céline Dion, è la perfetta Marie Antoinette del terzo millennio.
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La cecità stava dilagando, non come una marea repentina che tutto inondasse o spingesse avanti, ma come un’infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che dopo aver inzuppato lentamente la terra, all’improvviso la sommergono completamente.
(J.Saramago, ibidem)
Sara Di Giuseppe - 19 ottobre 2026








