(Trump, il Papa, gli indignati speciali)
Funzionano così, proprio come un tempo il juke-box: con lieve batticuore inserivi il gettone - le 50 /100 lire - e partiva la musica; ad avviarlo, in Happy Days bastava il pugno ben assestato di Fonzie, divertimento assicurato, tempi di leggenda.
Di chi parliamo?
Di chi altri, se non di quelli - partiti politici, ministri, capi di governo, figure istituzionali, pensabene e belllagente - che si accendono a gettone come il juke-box e tutti insieme indignati e furenti saltano su da poltrone, scranni, troni, scrivanie, sgabelli e strapuntini come avessero le molle: ed eccoli come un unico gigantesco juke-box spargere ai quattro venti giaculatorie, alti lai, esecrazioni e condanne, scongiuri e corna bicorna, uno strepito che neanche i juke-box di quando s’andava a ballare allo chalet “da Giggino”.
Ed è successo perchè lo squinternato d’oltreoceano se l’è presa nientemeno che col Papaleone.
Apriti cielo (alla lettera): si invoca ogni sorta di biblica vendetta sulla testa del “folle” e sui discendenti fino alla settima generazione; dalle cavallette alla peste nera compresi gli stadi intermedi, purché il putribondo non scampi ai più crudeli supplizi.
Si grida infatti alla blasfemia, perfino! come se gli insulti fossero rivolti a un santo. (Pare sia stato visto, il buon Leone, impegnato in pittoreschi scongiuri – su consulenza di prelati di origini partenopee - avendo considerato che per essere ufficialmente santi occorre prima essere ufficialmente morti.)
Giusto indignarsi, va da sé, l’insulto non è mai stato espressione di civiltà.
D’altronde lo squinternato non ha finora risparmiato nessuno, neppure la compagnuccia preferita di giochi, tale Melona. Figurarsi se lasciava in pace il papa, che pur essendo ammericano s’è macchiato di colpa grave non indossando il rosso cappellino MAGA come l’ubbidiente Tajani - lo statista che il mondo ci invidia - e ostinandosi ad indossare il solito zucchetto bianco.
O, più probabilmente, non dev’essergli andato giù che lo IOR vaticano abbia recentemente deciso di spostare milioni di dollari di investimenti dai titoli del Tesoro (necessari a Trump per abbassare il debito statale) verso le azioni di comparti produttivi più “etici” (con prevedibile influenza sulla finanza cattolica mondiale).
Insomma, un follow the money - di geniale falconiana memoria - in salsa vaticana?
Senonchè: forse il juke-box nazionale era in panne nei mesi scorsi, perché certo il coretto degli indignati a gettone se n’è stato muto come la tomba di Tutankhamon quando il criminale israeliano sterminava il popolo di Gaza; quando seminava morte, terrore, macerie fra i civili, li vaporizzava con le bombe, li ammazzava con la fame e con la sete.
Non un belato di riprovazione e condanna, men che meno sanzioni allo stato genocidario e di fatto complici di quello.
Per contrappeso, voce grossa e manganelli sulle piazze per Gaza, insulti e dileggi per i volontari di Flotilla.
Uguale copione per l’Iran aggredito: non un belato per l’aggressione a una civiltà plurimillenaria minacciata di annientamento dal bullo yankee, zerbino del criminale di guerra Netanyahu.
Anime belle, tutte queste, silenti come frati trappisti allora, folgorate oggi sulla via del Vaticano.
Le vie del Signore sono davvero infinite.
Per concludere banalmente, come non si stanca di insegnarci l’antico proverbio, il cieco, credendo di farsi il segno della croce, si ruppe il naso.
(J.Saramago, Cecità, 1995)
Sara Di Giuseppe - 17 aprile 2026