(Lost in Dubai)
Povero il nostro androide Crosetto, è dura essere Ministro della Guerra quando la guerra ti scoppia intorno e tu neanche te ne accorgi.
Ma suvvia, bisogna stare ai fatti e non strumentalizzare, si fa presto a dire Dubai.
Dunque andiamo per ordine: i due psicopatici macellai mondiali bombardano l’Iran e tutto il bombardabile limitrofo e a noi, oltre a tutta l’angoscia della situazione, tocca preoccuparsi (oddio preoccuparsi…) per la sorte dell’androide nostrano bloccato a Dubai.
Senonchè il sullodato ci ritorna indietro a stretto giro (ok, a volte ritornano).
Aveva perso l’aereo ma l’ha ritrovato. Non possiamo avere tutto, signora mia.
Ci mettiamo dunque tranquilli o giù di lì finchè non arrivano le spiegazioni (si fa per dire) sul perché e sul percome il nostro Ministro della Guerra si sia trovato nel momento e nel luogo in cui una guerra effettivamente esplodeva, ma così a sua insaputa da rimanerne bloccato.
Le “spiegazioni” sono varie e pittoresche, che se Queneau lo sapeva aspettava a scrivere il suo Esercizi di stile perché i Novantanove modi di scrivere una storia glieli scriveva Crosetto personalmente di persona…
Le versioni della storia, dunque.
C’è la prima: modello sceneggiata napoletana, i figli so’ piezz ‘e core - insomma di lui che va a riprendersi figli e famiglia in vacanza rimasti bloccati lì. Da commuovere anche i sassi.
La seconda: versione ludico/vacanziera e risvolto thriller, le meritate vacanze a Dubai con famiglia e, ops, la guerra che gli scoppia come un petardo fra i piedi. Soggettone per un film di cassetta.
La terza: versione “impegno istituzionale”, incontro col ministro della Difesa emiratino proprio in quei giorni lì, non confermata e non smentita, bocche cucite. Che volete, essere ministro non è una passeggiata.
La quarta: versione vacanza-lavoro quindi impegno istituzionale più impegno familiare, cioè un po’ di questo e un po’ di quello, spolverizzare di paraculismo ben stagionato, mantecare e servire caldo. “Sono partito a livello (livello!?) privato e ho fatto cose che dovevo fare a livello istituzionale” comunica allo scelto pubblico nel suo incantevole italiano.
La quinta (la migliore, anche se non è Beethoven): stavolta non è Mamma ho ri-perso l‘aereo ma Sapore di mare e di affari; perché in quei giorni laggiù c’è un viavai di imprenditori e politici che neanche a Wall Street il martedì.
E c’è pure il “re dei sommergibili”, tale Cappelletti che non è l’inventore ed eponimo dei gustosi cappelletti emiliani: è bensì il patron della società privata DRASS con sede a Dubai, che fra altre e utili cose (camere iperbariche ecc.) produce anche - indovina un po’ - sommergibili.
E la carta moschicida intorno a cui ronzano e su cui si appiccicano i suddetti è Garibaldi: non l’eroe dei due mondi (che a Caprera si rivolta nella tomba. Giuse’, chi te lo doveva dire?...) ma l’omonimo incrociatore tutto ponte, ex gloriosa ammiraglia della nostra flotta, che la Difesa italiana cede/cederà/ha ceduto (vattelappesca) alla Difesa indonesiana a titolo gratuito in un opaco intreccio tra interessi imprenditoriali privati e commesse pubbliche.
Si dà il caso infatti che proprio la DRASS - quando uno dice le coincidenze! - stia per concludere affari milionari con l’Indonesia per fornitura di sommergibili – sei, pari 480 mln di euro - e che altri succosi affari in ballo con lo stato islamico indonesiano facciano capo alle società a controllo pubblico Leonardo e Fincantieri con le quali Crosetto è stato in relazione diretta prima di diventare ministro della guerra, con un filino di conflitto d’interessi (ubbie, bazzecole!).
Gulp. Confessiamolo, ci gira un po’ la testa. E un po’ tanto anche i cabasisi ma non si dice.
Perché siamo abituati a ingoiarne di ogni, e politica e (dis)informazione danno il meglio di sé quando si tratta di prendere per il naso il popolo bue.
Oggi stanno trascinandoci verso la guerra, in un mondo già in fiamme, mentre blaterano senza vergogna di rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione.
Riusciremo mai a chiederci e a chieder loro quousque tandem?
Ce l’avremo mai quel soprassalto di dignità e di coscienza civile, magari anche quel rigurgito di puro elementare istinto di sopravvivenza, che ci spingano finalmente a “prosciugare l’acqua dentro cui nuotano i voraci squali della guerra” *?
*Alberto Asor Rosa
=============
Sara Di Giuseppe - 13 marzo 2026
