Seimilaottocento e passa militari tra uomini e donne, trecentoquindici veicoli, novantotto aerei, trentatré elicotteri, centonovantatré cavalli della Guardia Nazionale Repubblicana.
Più 500 militari della Coalition of the Willing (i paesi europei coalizzati per la futura sicurezza dell’Ucraina); più venticinque applauditissimi militari ucraini.
Più il sorvolo di due Mirage 2000 B con aviatori francesi e aviatori ucraini addestrati in Francia; più i rappresentanti di 35 paesi della coalizione e via partecipando.*
Esticazzi.
Ma non doveva essere la celebrazione del 14 luglio 1789, della Presa della Bastiglia e allonsanfan e della Rivoluzione che cambiò la Francia e l’Europa e gli uomini e dopo di quella niente fu più come prima anche se cercarono di far sì che lo fosse eccetera eccetera?...
Forse no, o non più. Perchè noi fortunati citoyens europei ci siamo invece presi la Pastiglia di un'esibizione muscolare di mezzi e apparati militari e sistemi d'arma.
E la parata extra-large di Parigi (in tribuna 25 capi di Stato e di governo, inclusi Mattarella con figlia incorporata e Zelensky che s’ indossa con tutto e sta bene ovunque tranne che a casa sua) - al confronto la nostra del 2 Giugno è la sfilata delle majorettes alla festa di San Prestipino - altro non è che suggello e sintesi simbolica dell’incontro parigino, di poco precedente, tra i vertici dei Paesi “volenterosi” - c'est à dire gli scellerati vertici guerrafondai di mezza Europa - con la consacrazione dei ciclopici investimenti nell’industria bellica per la “sicurezza europea” e il "risveglio strategico dell'Europa" (sic)
Cui si aggiungono gli accordi strategici ed economici di Francia e Regno Unito con Kyiv, più i 18 miliardi di nuovi aiuti - bazzecole quisquilie pinzillacchere - della Commissione Europea annunciati dalla presidente a sonagli Ursula von der Leyen.
E fosse solo questo…
C’è soprattutto che il vertice parigino agli Invalides (con Napoleone - una mammola, al confronto - che si rivolta nella tomba lì presso) per lo sviluppo di un sistema di difesa contro i missili balistici in Europa - segue di pochissimo quello di Ankara.
E quello sì, che è stato divertente.
Perché è lì che s'è modellata sotto i nostri occhi, come niente fosse, quella nuova “NATO 3.0" nella quale la guerra diventa mercato; nella quale definitiva e consacrata diviene la saldatura tra finanza e guerra; massiccio e decisivo il coinvolgimento dei grandi capitali pubblici e privati nell’industria del riarmo.
Capita così che il denaro che manca agli stati per welfare, sanità, istruzione, pensioni ecc. compaia miracolosamente - come la madonna di Fatima ai tre pastorelli - per le armi e per tutto il cucuzzaro conseguente ed equipollente; e che gli stati ritengano di garantire sicurezza ai cittadini non già con tutto quanto ne tuteli e riconosca dignità, diritti, qualità della vita – roba da Rivoluzione Francese, suvvia - ma con la protezione (?) armata e il massiccio aumento del bilancio militare.
Un Occidente militarizzato, la guerra non più come decisione politica ma come ambito d'investimento, concentrazione di risorse pubbliche e private intorno all'apparato militar-industriale: è questo il vero orizzonte dell'incessante sequela di viaggi, incontri, parate militari, colloqui, cene, salamelecchi, photo-opportunity e vasa-vasa.
È questa la vera pastiglia da far ingoiare con la finta celebrazione delle rivoluzionarie settecentesche giornate parigine: la riorganizzazione militare dell'occidente, l'armarsi fino ai denti contro un nemico inventato, il vendere ai grandi capitali globali la nostra molto presunta “sicurezza”.
“La guerra come mercato totale, la sicurezza come prodotto” è stato scritto: il più esplicito epitaffio sulla tomba di un’Europa arcigna e armata, nata dalle ceneri e dall’orrore delle due guerre mondiali - che nulla ci hanno insegnato - del secolo breve.
[*fonte: "Difesa on line"]
Sara Di Giuseppe - 17 luglio 2026
