20/04/22

Russia/USA/Ucraina di Michaela Menestrina


RUSSIA.
Sul terreno di guerra sedicente
fraterno, un giovane soldato
russo uccide sotto i cingoli del carro
armato il suo comandante.
È impazzito perché ha capito
che l’hanno fregato a 20 anni.
L’hanno portato in Ucraina
con l’inganno. I suoi amici: morti.
Per lui la corte marziale?

USA.
Sul palcoscenico di Hollywood
si consuma uno show imprevisto.
Il comico presentatore 
fa una battuta infame su 
una donna malata. Si alza il marito
e lo schiaffeggia. Standing ovation?
Eh no, non si usa violenza!
Dimissioni dall’Accademia.
La pace è salva.

UCRAINA.
Un presidente attore comico
al quale invadono lo stato
sovrano, diventa il capo di stato
più famoso del mondo.
Da venti di corruzione a tempeste
di dignità e valore 
in presenza sul campo
per il suo popolo.
Statista 2.0 contro imperialismo?

 

Michaela, 7 aprile 2022 

12/04/22

L'equilibrio di Sergio

 
“IN – EQUILIBRIO”

EMILIANO D’AURIA QUARTET  feat. LUCA AQUINO

Luca Aquino/tromba  Emiliano D’Auria/piano  Giacomo Ancillotto/chitarra  Dario Miranda/contrabbasso  Ermanno Baron/batteria

Ascoli Piceno – COTTON LAB    8 aprile 2022 h 21

 

C’è dell’equilibrio da sempre al Cotton Lab, il caro Sergio ne aveva l’abilità e la virtù. 


Così stasera non c’è da sorprendersi: “IN–EQUILIBRIO” non ne è solo l’ennesima testimonianza (musicale e oltre) ma rappresenta un campionario di variazioni di suoni ed effetti fantastici ed eleganti, che neanche al “Cirque des regardes”: un brano, questo eseguito quasi in apertura, che genera stupore, affetto, malinconia, “sguardi”. 

Eppure è Jazz.

 

Sarà che dall’ombra dei nostri armadi tornano in mente quei caroselli in cerchio dei cavalli sulla segatura polverosa della pista… i dondolii (quasi al ralenti) dei trapezi trafitti dai voli arditi degli acrobati… gli animali in gabbia (un po’ feroci) dai saggi occhi felini che in equilibrio sui cubi aspettano di giocare come gattoni col domatore dal piglio severo… l’orchestrina a colori appollaiata sul baldacchino da dove entravano gli artisti… 


LE CIRQUE DES REGARDES: note di pari valore ben scandite, di gusto vintage, non note corsare; guizzi scanzonati e garbati dal fascino vecchiotto, eseguiti con rigore e calore, senza superflua “intimidatoria bravura” (G.Manganelli). Eppure è Jazz. 

Sul palcoscenico del Cotton farcito del “disordine” fittizio degli strumenti e dell’ambaradan necessario, i nostri bravi 5 solisti - sempre in-equilibrio nelle loro fusioni - creano d’incanto quell’improbabile atmosfera del circo, funambolismi morbidi su paesaggi sonori antichi in vibrazioni fresche di jazz.

In-equilibrio minimalista anche il lay-out del CD, sembra una nuda mattonella di travertino ascolano (forse del “Palazzo dei Capitani” o di una delle due famose piazze, o della “Fontana dei cani”, della facciata del Duomo, di una delle cento torri, di qualche medievale campanile…): sobria, essenziale, senza fronzoli, colori e accessori estetici. Un piccolo quadrato di simil-travertino solido ma leggero. Comunica innato senso di equilibrio statico, dinamico, pensante.

Eppure è Jazz.   

PGC - 11 aprile 2022



05/04/22

IL DOLORE È UNA SINFONIA



“Ci sono desideri che diventano inquilini dormienti…”
[João Reis Costa]

 

       Due coreografi, il portoghese Miguel Ramalho e il fiammingo-marocchino Sidi Larbi Cherkaoui, i loro trentadue magnifici interpreti, e la danza: che trasforma i corpi in musica e la musica in movimento; che scompone il reale e vi penetra per ricrearlo, ne illumina i frammenti, sgretola il quotidiano perché fluisca nell’universale.
 
       Davanti a noi scorrono flussi di solitudini e memorie, di smarrimenti e distacchi, di sogni e risvegli, sprigionati da questa Symphony of Sorrowful Songs, Sinfonia dei Canti Dolenti in cui l’autore volle condensare il dolore antico dell’uomo: nel rivisitarla, il coreografo la sottrae alla contingenza storica, e il canto struggente della prigionia, il lamento disperato della guerra si fanno poetica dei corpi e questa è corrente che ora aggrega ora frammenta, che disegna la vertigine con cui la vita di colpo vacilla e si sgretola e avanza nel buio in cerca di un grembo materno, o di ali per arrivare al sogno, o di mari in cui perdersi per tornare alle radici.
Il linguaggio dolente degli archi, la forza di una composizione che ha qualcosa di arcaico pur nella sua post-modernità, arrivano dritti “alla radice del dolore e della compassione”: la coreografia ne segue il percorso armonico, musica e movimento interpellano con uguale forza l’anima dello spettatore, insieme divengono metafora di quell’unico continuum che è la tragedia umana. 
E tuttavia qui il linguaggio dei corpi oltrepassa il buio, diviene sfida ed energia; e il sommesso dolore di quella severa Sinfonia si fa, nell’idioma della danza, movimento catartico, sensuale e religioso a un tempo e tensione protesa, vitale e inesausta, verso il domani.
 
       Ed è la natura coi suoi poliformi linguaggi a sostituirsi all’umano, nella seconda parte, con quella elegia dell’autunno che è Fall: evocazione della stagione che è la più bella – scrive il coreografo – perché abbraccia tutte le altre, perché ci ricorda da dove viene l’estate e dove finisce, con quella sua energia strana e malinconica “che mi sembra rappresentare il modo in cui sento la vita”. 
Sono foglie colorate i danzatori, e piroettano insieme, o in giocoso duetto, o in dolcissimo assolo; la danza è quella delle foglie nel vento, è l’apparente caos che le muove e le solleva e le butta giù; è il moto dei danzatori in cui ogni caduta ha in sé la propria ascesa, e per ciascuno che cade una forza invisibile sembra riportarlo in alto; è energia che passa dall’uno all’altro come ininterrotta corrente, interazione potente di stasi e movimento, quella stessa della natura nel suo ciclo perpetuo e vitale di caduta e rinascita.
 
Il Fratres di Arvo Pärt, nel suo alternarsi di moto frenetico e calma sublime - “dove l’istante e l’eternità si confrontano dentro di noi incessantemente” - accompagna le foglie nel vento e il volteggiare dei corpi; così il cadere e sollevarsi di questi sono un tutt’uno ipnotico coi rimandi musicali “da specchio a specchio”, di Spiegel im Spiegel; fino alla melodia introspettiva e spirituale di Oriente e Occidente che suggella il posarsi delle foglie nel grembo della terra. 
Una “creazione a strati”, come la definisce il coreografo, che dal caos iniziale conduce per gradi alla ricomposizione di un’armonia che è essenza stessa della natura, e riflette al contempo la resilienza e l’incredibile flessibilità dello spirito umano nella sua grandezza. 
 
       Incontenibile, la standing ovation che premia gli interpreti al termine: così tanto, grazie a loro, siamo “entrati” nell’autunno - e in noi stessi - che quasi ci sorprende la giovane primavera che incontriamo uscendo. 
Ed è così luminoso il cielo stasera, a Lisbona. 
 

 

Sara Di Giuseppe - 3 Aprile 2022 




"Omaggio a Kiev"

Eugenio Cellini – acquerello (2022)

Un acquerello sereno, libero, disarmato.

Un’orchestra di colori pre-romantici di architetture eleganti, armoniche, silenziose e insieme vibranti, come una variazione di jazz.

La guerra cannibale non c’è. Niente cannoni, aerei, missili, bombe, carrarmati fiammeggianti. Niente morti per strada, niente rovine. Non c’è angoscia, disperazione umana.


Un acquerello purtroppo di nostalgia: semplicemente Kiev com’era, Kiev come forse non sarà più.



PGC - 4 aprile 2022


02/04/22

DRAGHI & DRAGONI



Vignette di Natangelo- Il Fatto Quotidiano  

“… Si stenta a credere che razza di terremoti e di tragedie può provocare un animaletto così piccino e destinato a una vita così breve. Infatti, di tanto in tanto un’ondata anche non grave di guerra o di pestilenza ne colpisce e ne distrugge migliaia e migliaia”

        [Erasmo da Rotterdam – Elogio della Follia, 1509]
  
Sarà che fra draghi ci s’intende. È affinità di specie. Sta di fatto che tra il premier Mario DRAGHI e il capo di stato maggiore Giuseppe Cavo DRAGONE c’è stata subito intesa: più armi alla patria, spese per armamenti fino al 2% del PIL; Joe-Condor Biden ordina e noi pronti ubbidiamo, come no, siamo uomini o caporali? siamo Draghi, Dragoni o lucertole?
D’altronde lo scipito gaffeur americano (quello col completo blu cucito addosso) non è venuto in Europa a pettinar le bambole, bensì ad elogiare i paesi UE, a incoraggiarli come fa il padrone coi suoi servitorelli: bravi ragazzi, continuate così, armatevi fino ai denti, aumentate le spese militari, mandate più armi all’Ucraina, con le armi noi qua facciamo affaroni che lèvati, la guerra fa un gran bene a noi ammericani, tant’è che continuiamo a farne tante anche se le perdiamo.

Ed è così che il Migliore tra i Migliori e il suo fido scudiere ministro Guerini-de-la-guera, col plauso e la grancassa della grande stampa con elmetto e moschetto, s’impegnarono ad innalzare la spesa per armamenti in piena crisi sanitaria, economica, sociale. Perché sarà pur vero che il popolo non può pagare le bollette e fra poco neanche fare la spesa: ma suvvia, ci sarà pure qualche brioche da mangiare, no?
Sanità, scuole, strade, ambiente, infrastrutture, stato sociale, gas, petrolio… Bubbole. Possono aspettare, non vi bastano il prestigio e l’affidabilità che avremo (ri)conquistato sullo scacchiere internazionale?
 
Detto fatto, 14 miliardi in più all’anno per le spese militari - missili, attrezzature, uomini, “sistemi d’arma” - e l’Italia sarà più grande e più bella che pria, sarà la beniamina di Joe-Condor, e chi non marcia con noi o rema contro, peste lo colga: è un menagramo, è un “disertore”, è un nemico della patria; anzi peggio, è un pacifista.
Papa Francesco, statte accuorto!
 
E, va da sé, mandiamo ancora più armi all’Ucraina, chè più la guerra dura più gli affari oltre Oceano vanno benone e Joe-Condor è contento di noi.
La maggioranza degli italiani è contraria? ritiene una follia aumentare la spesa per le armi in questo frangente? pensa che ci siano strade diverse per costruire la pace? No problem, basta architettarele domande dei sondaggi nel modo giusto (siamo maestri di artifici linguistici, no?) e voilà, il sondaggio si “interpreta”, così la maggioranza regge, il governo dei Draghi & Dragonipure. In festa giornaloni e opinionisti con l’emetto.
Elementare, Watson.
 

 


Sara Di Giuseppe - 1 Aprile 2022

30/03/22

"Colpa del Gatto" la nuova raccolta di Antonio De Signoribus

È uscito il nuovo libro di Antonio De Signoribus (il sesto) dal titolo 
“Colpa del Gatto. Fiabe, fiabine, fiabacce”, Zefiro Editore, febbraio 2022. Si tratta di una nuova, straordinaria raccolta di fiabe popolari, davvero interessante, unica nel suo genere; raccolta che, dal territorio marchigiano, si allarga a macchia d’olio, a quello nazionale. Le fiabe sono universali. 

Antonio De Signoribus, è bene ricordarlo, è giornalista, filosofo/scrittore, nonché uno dei massimi e apprezzati studiosi di fiabistica internazionale. 
Per i suoi studi, infatti, è stato chiamato a parlarne in tutte le più importanti rassegne nazionali e Internazionali. Con successo. Un vero successo. Cosi, Francesco Liberati, scrive nella  prefazione al libro di Antonio De Signoribus: 
    “Il regalo che Antonio De Signoribus ci consegna, è il frutto della ricerca di tali narrazioni orali nei luoghi di origine: la loro trascrizione in una forma piana e intensa, che ne rispetta il canone originario e, al contempo, si proietta nel presente, e vorrei dire anche nel futuro, mettendo a disposizione di tutti un patrimonio di sapienza e tradizioni”. 

    E ancora: “Nel presente lavoro, Antonio De Signoribus mette a disposizione un’altra selezione di fiabe e storie popolari in cui, se possibile, l’impatto dei semplici e intensi contenuti sul lettore, è ulteriormente potenziato. Il linguaggio si fa ancora più incalzante, memore di antiche forme e risonanze e, al contempo, incredibilmente attuale e in grado di veicolare stati psicologici e situazioni con sfumature di assoluta contemporaneità”.

    “Se c’è un genere che non passa mai di moda -afferma Antonio De Signoribus- e che sprigiona da sempre energie positive, anche negli adulti, è senza dubbio quello della fiaba”. L’autore dice che le fiabe svolgono “anche una funzione di incoraggiamento alla vita… E vivere con le fiabe diventa quindi necessario, specialmente per la crescita dei bambini, raccontate o lette, la metamorfosi è certa. I genitori sono avvertiti”. 
Il libro, attinge nell’immaginario del passato per riportare al presente le atmosfere sognanti, l’incantamento puro. Un vero e proprio rituale narrativo che spesso veniva vissuto davanti a un fuoco acceso del camino nelle lunghe e fredde serate invernali. O nelle veglie nelle stalle, riscaldate dagli animali...  

Colpa del gatto. Fiabe, fiabine, fiabacce è disponibile nelle librerie e negli store online.

“Ora io so -conclude Antonio De Signoribus, citando Edgar Lee Masters- che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino dovunque conducano il vascello”.

Antonio De Signoribus


16/03/22

Secretazione, prima no poi sì. Ma Isgrò insegna.

 

 50x70 - pennarello su relazione Commissione n.24 del 26/04/2021


San Benedetto T.
Le pecette son tornate. Sulla relazione della commissione d’indagine sono stati di nuovo secretati i nomi dei (presunti) responsabili del pasticciaccio erboso da 450.000 euro relativo al rifacimento del prato dello stadio. Così quasi certamente finirà che quei soldi dovranno tirarli fuori i cittadini, giacchè chi conosce i nomi dei responsabili ha la bocca cucita e chi potrebbe pubblicarli dopo aver fatto la TAC alle pecette starà zitto per paura. Come se ne esce?  

Facile: con il “linguaggio artistico della cancellatura” secondo Emilio Isgrò, ritagliando le frasi pecettate della relazione e componendole ad arte in quadri. Io ne ho già fatto uno (v.foto), che metterò in vendita da Sotheby’s a Londra con base d’asta 38.000 sterline. Ma componendo in maniera sempre diversa i ritagli della relazione (complicandone ulteriormente la comprensione, ma l’importante è non raccapezzarsi sui nomi secretati) di quadri se ne possono ricavare pure 10, uguali ma diversi. Bellissimi. Numerati e firmati dal sindaco.

Intuitivo che si incasserà parecchio, magari più di 450.000 euro [un po’ com’è successo col quadro di Bansky “La bambina e il palloncino” che, battuto a 250.000 sterline circa ma passato subito al tritacarte e ridotto in striscioline, adesso vale più di 1 milione]. Allora sì che, col ricavato, la creditrice Power Glass potrà essere pagata senza esborso da parte dei cittadini. Mentre i nomi resteranno secretati anche sulle tombe e San Benedetto sarà famosa. 

“Ogni desiderio di distruzione è anche un desiderio di creazione” (Pablo Picasso)
“Ogni desiderio di secretazione è anche un desiderio di guadagno” (PGC)
 

PGC - 15 marzo 2022  

10/03/22

UN PULMINO DA NOVE POSTI

 

“Andare a Mosca. […] Sì. E più in fretta possibile, a Mosca.”

(Anton Čechov, Tre sorelle)



 

SOGNAVO. Di certo era azzurrino, il mini van da 9 posti nuovo fiammante, confortevole.

 

Partiva da Roma con a bordo papa Francesco e presidente Draghi (che fai con lui, lo lasci a casa? Già è rimasto a piedi una volta…). Luigi Di Maio alla guida per ragioni di età (energie giovani per un viaggio lunghetto).

Le tappe: Parigi, ad imbarcare Macron e con lui Von der Leyen, Gonzales e Bo-Jo convenuti rispettivamente - per praticità - da Bruxelles, Madrid e Londra; poi Berlino per caricare Herr Scholz. Un paio di posti liberi per stare più larghi o prender su qualche premier secondario che fa l’autostop, e via. 


Destinazione Mosca, Cremlino.


Non ricordo bene cosa succedesse, nel sogno, coi Nostri senza preavviso e senza protocolli ai cancelli del Cremlino che chiedono di Putin con un’aria un po’ così un’espressione un po’ così. 


Qualche confuso fotogramma mi dice che la sorpresa di quel mattoide era tale che perdeva la parola, gli mancava la voce anche per impartire ordini di guerra ai generali, agli strateghi, alle truppe; una bella nemesi, per uno che imbavaglia i dissidenti e a quelli che insistono riserva il plutonio... (“A questo mondo c’è giustizia finalmente!” disse il povero Renzo Tramaglino). I sogni sono così, scombiccherati, sono il “teatro della follia”, ma a volte ci prendono.


Insomma, l’arrivo del papa e di quelli che contano in Europa (a parte Draghi) sparigliava le carte, a Mosca, il mattoide capiva che stava dando di matto e la guerra si estingueva così, miseramente. Tutti a casa e fuoco proprio spento, altro che i soliti “cessate il fuoco”.


Poi il sogno ricomincia da capo! Con una voce che dice: basterebbe un pulmino Combi 9 posti, qualche cento litri di gasolio (a 2 -3 euro al litro) e la guida prudente di un bibitaro che conosca le strade “estere”.

Con a bordo i sette-otto papaveri europei che contano (a parte Draghi). Davanti al Cremlino imbiancato di neve il gruppo scende… niente microfoni, tivù, giornalisti… solo l’imbolsito Putin che strabuzza gli occhi e allarga le braccia: MI ARRENDO.


Del sogno (dei sogni) non ricordo la fine: neanche la fine del pulmino, se è tornato indietro, se era pieno, vuoto… col matto in camicia di forza, chissà.

Ricordo solo l’Ucraina in festa. Scusate se è poco.


SOGNAVO. 

 


Sara Di Giuseppe - 9 marzo 2022


08/03/22

L'IRADIDDIO CONTRO I PINI

Grottammare, lungomare-centro: lavori di restyling militare.

L'iradiddio contro i pini, che neanche la brutalità dei carrarmati russi






PGC - 8 marzo 2022


05/03/22

SPORTELLATE IN FACCIA

Ripatransone.

Prima hanno stuprato i secolari muri-maestri di ben tre antichi edifici di pregio storico-artistico-religioso (Palazzo Vescovile, Campanile della Chiesa di Sant’Agostino - sec. XIV - e della Chiesa di S. Rocco - sec.XVI)* nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele, infilandoci brutalmente i loro grigi scatoloni tecnologici (senza un soprassalto o un’alzata di sopracciglio da parte dei ripani né di soprintendenza, sindaco, archeoclub locale, parroco, vescovo di Santa Romana Chiesa che pure è venuto in visita pastorale e li ha visti; nessuna indignazione, insomma). 
Ora i geni di E-Distribuzione - con benedizione dell’Amministrazione comunale che il mondo ci invidia e della Soprintendenza Maxima  - “finiscono” il lavoro coprendo i buchi con degli inimmaginabili sportelli -  foderati in mattoncini (!) - o coperchi, o mutande, comunque li si voglia chiamare tanto le nefandezze come si chiamano si chiamano, sempre schifezze sono. 
Per coprire le vergogne, come si dice.
(Il bello è - si fa per dire - che temo piaceranno a tutti, ‘sti sportelli/coperchi/mutande in lindi mattoncini finto-antico…)
Nei tempi gioiosi in cui ogni due per tre le folle scendevano in piazza coi forconi, scelleratezze come questa contro un prezioso patrimonio storico della collettività non sarebbero rimaste impunite e ne avremmo viste delle belle; oggi siamo civili, ci giriamo educatamente dall’altra parte, non disturbiamo il manovratore nelle stanze dei bottoni, il “non so-non c’ero-e se c’ero dormivo” furoreggia, e contro chi osa criticare c’è il caro vecchio come-si-permette-lei-non-sa-chi-sono-io e contestuali minacce di querele e sfracelli perchè io-so'-io-e-voi-purtroppo-no...
Senonchè le nefandezze, quelle restano. Come queste ferite, queste dolorose sportellate in faccia (al decoro urbano, al rispetto per l’antico, all’estetica, alla cultura; a noi tutti, alla fine) delle quali a nessuno importerà una cippa, tranne forse agli edifici stuprati. Tanto quelli non parlano. 
Invece no, quelli non dimenticano e anzi gridano, e diranno ai posteri che razza di gente eravamo!
 
“Le pietre parlano”, gli antichi mattoni pure. Racconteranno di un ex paese bellissimo che amministrazioni insipienti e sciatte hanno trascurato e trascurano: incapaci di amarlo, di capirne, proteggerne, valorizzarne i gioielli; o che irreparabilmente danneggiano, quando al contrario vogliono darsi da fare per arricchire il medagliere, e l’obiettivo di restaurare/migliorare si traduce in zelante ignorante scempio dell’antico.
 
Come nel recentissimo restauro-zoppo dell’Anfiteatro nell’impareggiabile Complesso medioevale delle Fonti, con cemento e asfalti usati a profusione, con definitivo snaturamento - anche acustico - di un sito di tale pregio storico e artistico, nonchè funzionale, che meglio sarebbe stato non toccarlo e lasciarlo ancora dormiente, piuttosto che violarlo con rozze zampate. **

*   cfr.  

https://faxivostri.wordpress.com/2022/02/09/le-ferite-di-ripa 1 - 2 - 3

**  cfr.  

http://www.letteraturamagazine.org/2021/05/teatro-delle-fonti-di-cemento.html


Sara Di Giuseppe - 5 marzo 2022