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27/03/24

Guardare la musica ascoltando gli acquerelli

ONCERTO ED ARTE / NOTE SU TELA


Davide Massacci: pianoforte   Eugenio Cellini: acquerelli

Ripatransone – Teatro MERCANTINI   23 Marzo 2024  ore 21

 


    Abbiamo guardato i colori di CHOPIN, ROSSINI, SCHUBERT, LISZT, DEBUSSY, CASTILLO ascoltando gli acquerelli di Cellini. Il concerto ha funzionato così. 

Ma prima, Davide Massacci ha detto commosso di MAURIZIO POLLINI. E già gli va un bravo, mentre nei telegiornali italioti la notizia è rotolata dopo le tragicomiche della nostra politica stracciona, dopo le piagnose vicissitudini sanitarie della Corona UK; dopo le arlecchinesche americanate di attenti a quei due - uno peggio dell’altro. Cioè dopo quasi tutto. Alle volte, perfino infilata come una punizione tra le beghe del calcio, ahò, è successo che è morto Pollini! 

Poi, peccato non sia salito sul palcoscenico il “nostro” Eugenio: non è che non ha fatto in tempo, anche se - come un direttore d’orchestra - ha dovuto sorvegliare il “ritmo” dei suoi acquerelli per farceli guardare-ascoltare a tempo di Chopin, Debussy, Schubert, Liszt… (eh, incorniciati in studio, loro non sono abituati a certi… ritmi).

Giusto, l’inizio con quel Notturno di Chopin che Pollini chissà quante volte ha suonato in tutti i teatri del mondo, ma mai “accompagnato” dagli acquerelli di Ripa…in notturna! 
Omaggio rispettoso e commovente, a Massacci forse tremavano le dita per l’emozione, ma l’esecuzione è stata rigorosa, senza tentennamenti, proprio in stile razionalista. Anche Ripa in Do min. vista e immaginata con colori notturni è stata all’altezza. Nell’esuberante Petite caprice “StyleOffenbach” di Rossini (Offenbach il personaggio, non la piatta cittadina semi-dormitorio vicino a Francoforte) - dove si allude proprio alle corna, al suonare con indice e mignolo! -  Cellini si cava d'impaccio con acquerelli di repertorio: belli, a Ripa meglio non dipinger corna… 

Con Debussy ci s’avvicina al jazz con influenze classicheggianti: “La cathédrale engloutie” (stile gotico, penso) che affonda in mare e riemerge, è pura fantasia pittorica impressionista che però ha messo in difficoltà Cellini, difficile immaginare la cattedrale di Ripa in fondo all’Adriatico. Così la modernità di Debussy s’accontenta della pur debussiana bellezza delle nostre piccole chiese senz’acqua. [Pure chiuse e dimenticate, ma non divaghiamo].

Interpretando la delicatezza di Schubert e la malinconia di Liszt, il duo Massacci-Cellini sembra contaminarsi reciprocamente. Difficile parlarne ancora, spiegare. Sonorità di pennellate morbide, colori di musiche romantiche, motivi armonici quieti o complessi che discendono colline e campagne. La metamorfosi s’inverte più volte. 
Ascoltare musica e capirla dipende anche da cosa guardiamo. “Il pianista è un detective” (indaga sull’uomo e sul tempo); il pittore risolve, architetta, mostra.

Davide non lo dice, ma mentre gli acquerelli di Eugenio dopo la felice fatica si spengono, se sceglie di chiudere il concerto col breve intenso Valzer in La minore n.19 B150 di Chopin (l’ultimo, pubblicato postumo), credo che il suo pensiero - come il nostro - voli ancora verso Maurizio Pollini. Questo valzer Davide Massacci già da tempo lo insegna ai suoi allievi, Maurizio Pollini è appena andato via.
 
PGC - 27 marzo 2024

05/04/22

"Omaggio a Kiev"

Eugenio Cellini – acquerello (2022)

Un acquerello sereno, libero, disarmato.

Un’orchestra di colori pre-romantici di architetture eleganti, armoniche, silenziose e insieme vibranti, come una variazione di jazz.

La guerra cannibale non c’è. Niente cannoni, aerei, missili, bombe, carrarmati fiammeggianti. Niente morti per strada, niente rovine. Non c’è angoscia, disperazione umana.


Un acquerello purtroppo di nostalgia: semplicemente Kiev com’era, Kiev come forse non sarà più.



PGC - 4 aprile 2022


17/08/21

RIPA - Gli acquerelli con le ruote

 

È successo che gli acquerelli di Eugenio Cellini hanno messo le ruote e si sono spostati, ma non gli è servito il motore. Casa nuova l’han trovata facendo neanche 100 metri in discesa, uno storico palazzo in mattoni del Corso, un po’ trascurato che adesso pare rinato.
       Ogni anno dei suoi acquerelli di successo Eugenio faceva almeno una mostra, ma era “a tempo”. Dopo un mesetto li riportava nel suo studio-loft, tranne quelli che incantando chi li guardava prendevano altre strade. Ed Eugenio, riarmati i cavalletti, con tutto l’ambaradan di matite, pennelli e colori (più un po’ d’acqua per carburante) li rimpiazzava dipingendone altri, quasi uguali ma sempre diversi, col suo stile garbato, preciso, quieto, rassicurante.
Sicchè gli acquerelli devono avergli detto che erano stufi di fare così le loro ferie. Ogni volta due traslochi. Eugenio doveva trovargli uno spazio fisso, che fosse solo per loro, una seconda casa non di vacanza ma stabile, dove occupare comodi i muri per tutto il tempo, dove farsi guardare a tutte le ore, e soprattutto senza dover rifare i bagagli e rimettersi in viaggio finito il tempo della mostra.
Fatto.

       Finalmente gli acquerelli di Eugenio si sentono meno precari, più tranquilli, sereni, sicuri. Loro stessi lo dicono. Dalle due porte-vetrine d’epoca possono guardare le auto e la gente che passa, che già è meno scappereccia, e dar loro un motivo per fermarsi, per entrare a fare un giro tra più di cento paesaggi dipinti, respirare l’atmosfera e la musica di quei colori pre-romantici, dei pennelli, degli attrezzi d’architetto ben ordinati sui tavoli tecnici, innamorarsi dei plastici, del modello trasparente di quella barca a vela unica… Nulla dovrà essere re-impacchettato, la mostra qui rimane.
Insomma gli acquerelli di Cellini che avevano messo le ruote possono definitivamente toglierle. Anche perché, per tornare su nello studio-loft dove son nati gli occorrerebbe davvero un motore per rifare i 100 metri di salita… e non se ne parla. Quelli che usciranno da qui lo faranno per cominciare  un’altra vita in un altro posto. Vicino o lontano.
 
[Potevo dirlo meglio ma pazienza]
 

PGC - 16 agosto 2021



03/08/18

L'anima dei paesaggi

“Paesaggi dell’anima”

Acquerelli di Eugenio Cellini

Cripta di San Giovanni Evangelista
Ripatransone     
16 Luglio – 15 Agosto 2018


       Per noi assuefatti o in preda all’accidia, ormai talmente abituati ai nostri paesaggi che nemmeno li guardiamo più, tornano puntuali gli acquerelli di Eugenio Cellini a raccontarceli nel profondo. Fin nell’anima.

        E stavolta si sono accasati proprio nell’anima di Ripa, nel suo baricentro, sotto il chiesone del centro storico. Nell’antica cripta nascosta che pare scavata nei mattoni di una fornace, ubbidiente a un’architettura sobria solida e sacra, perfetta per l’arte e la musica. Uno spazio severo di silenzio e di luce (specie di pomeriggio) con già tutti i colori della terra… però senz’acqua. Dunque erano attesi gli acquerelli: eccone più di 120!

        Eugenio ne ha fatte tante di mostre, e ne fa. E con lui sempre presente, per forza i visitatori – del posto o di fuori – gli fanno domande: chi ri-conosce il soggetto dell’acquerello e va bene; chi no, e curioso vuol saperne le coordinate; chi gli pare quel posto ma se lo ricorda un po’ diverso; chi  vedendolo per la prima volta lo trova familiare come ci fosse già stato, magari in una vita precedente…

         Paesaggi (secondari) senza persone e auto, senza velocità, eppure animati da invisibili presenze che muovono la scena: vedi e senti il vento da est che fruscia tra gli alberi e il rosmarino, ti sembra che le nuvole si spostino, segui il lento traslare dell’ombra chiara del mezzogiorno e quello più lesto delle ombre lunghe serali, vedi sfilacciarsi le scie di schiuma mentre le barche disegnano facili traiettorie, e le campane dei campanili non stanno ferme…

        Sono le anime del paesaggio, che si palesano perchè Eugenio sa esprimerle tutte con “solo” un po’ d’acqua per diluire i colori. 

In piccoli viaggi, in reportage minimi, ne coglie le allucinazioni, le dinamiche, le vibrazioni, i profumi, le rughe mobili, il cuore letterario [vengono in mente certe narrazioni di Franco Arminio]. Dipinge il freddo e il caldo, le stagioni, la vita. Nulla è fermo per chi guarda, quegli acquerelli più che quadri sono commedia, cinema, teatro… Sono storie. E sono testimonianza.

        Non guardiamoli soltanto, questi Paesaggi dell’Anima: dei paesaggi reali che raccontano possiamo sentire la voce, ci ricordano che sono là da sempre, solo non ce ne siamo accorti, o li abbiamo dimenticati. Occupati a brandire discorsi e retoriche - difesa, conservazione, tutela del paesaggio e bla e bla - mai divenuti sostanza, abbiamo trascurato di viverli, di proteggerli come si fa con le persone che amiamo: rispettandone l’anima, occupandoci di loro, accantonando egoismi e interessi. 


PGC - 2 agosto 2018