09/07/14

PGC e la moda: chiude l’ultimo sarto. “Mi dispiace per il vicinato”

Dopo 53 anni, Peppe “lu sartore” chiude il suo piccolo laboratorio. Dietro alla serranda a maglie, sulla vetrina grigia di alluminio anodizzato - così usava nel ’61 - c’è già il cartello AFFITTASI. Dentro, ormai, solo un tavolo da lavoro semi-smontato, la fida macchina per cucire G.M. “PFAFF”AG – Kaiserslautern dell’antico concessionario E.Capriotti (Radio – Elettrodomestici) chiusa nel suo severo mobile di legno, la ultra centenaria “mezzaluna” per modellare, 23 cm di raggio, di noce (ereditata dalla figlia di un vecchio sarto) e questo vissutissimo calendario perpetuo, con la data definitiva. Quando lo stacca dal muro per regalarmelo, Peppe ha gli occhi lucidi dentro.
Chiude l’ultimo sarto della città. “Veramente ne resta un altro, ma fa solo abiti da ballo. A Grottammare, invece, ce n’è ancora uno”. Ma la tristezza è che scompare un mestiere paziente. Un sarto (al maschile, le sarte sono diverse) è - era - come un medico, come un professore, come un geometra.

01/07/14

Cobra do Brasil. Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic alla festa di Radio3 di Perugia.

È che il Mirabassi lo chiamano “il Cobra” - come dice Valerio Corzani, per via di quegli avviluppanti guizzi mentre suona - mentre Taufic è brasiliano. Spiegato il titolo. Mi si dirà che i cobra-serpenti bazzicano poco il Brasile preferendo l’Asia e l’Africa. D’accordo, questo infatti è un esemplare unico (e per niente velenoso, anzi) della specie cobra-musicista, che ama i sambisti, i tropicalisti, i bossanovisti, Caetano Veloso ed Elsa Soares, i gemelli Santoro violoncellisti, la musica del mitico Nord-Est, quelli del giardino botanico di Rio, quei pazzi (del Sud mi pare) che con le chitarre suonano Bach alla brasiliana…

28/06/14

I TAU (Teatri Antichi Uniti) “letti” da UT

Accattivante programma quello offerto dalla 16a Rassegna del teatro classico (TAU / Teatri Antichi Uniti) nell’edizione 2014 - dal 27/06 al 9/08 - con il suo cartellone ampliato a 19 appuntamenti e in spazi di pregio storico-archeologico più numerosi rispetto alle passate edizioni.
Senza pretesa di esprimere giudizi sugli spettacoli prima ancora di avervi assistito, appare interessante il percorso, che si muove agilmente fra tradizione classica e scelte drammaturgiche attualizzanti, aggregandosi intorno ai temi della tragedia, della commedia, della filosofia classiche quali passaggi ineliminabili per la comprensione del presente.

25/06/14

La sedicesima edizione di TAU, i Teatri Antichi Uniti. Tutte le note dell'AMAT

Si rinnova per il sedicesimo anno consecutivo l’appuntamento estivo con il TAU/Teatri Antichi Uniti, rassegna regionale di teatro classico - promossa da Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Marche, AMAT, Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e i Comuni di Ancona, Ascoli Piceno, Corinaldo, Falerone, Fermo, Macerata, Monte Rinaldo, Pesaro, San Severino Marche e Urbisaglia - che in una coniugazione funzionale e gradevole di beni e attività culturali offre l’opportunità di fruire i luoghi di interesse archeologico per momenti di spettacolo dal vivo restituendoli ad un ampio uso dall’impegno congiunto di Comuni, Regione, AMAT e Soprintendenza.

Giacomo Marramao: “L’Europa dei filosofi”

Curioso trovarsi ad ascoltare Giacomo Marramao una sera nelle Marche, a Fermo, e il giorno dopo in Umbria, a Perugia (tanto che gli chiediamo dove sarà l’indomani, magari capita di incontrarlo di nuovo…). Ma l’esperienza è apprezzabile, e la visuale offertaci dalla conferenza marchigiana nell’interessante contenitore “Fermo Sui Libri” non è meno suggestiva della Lectio Magistralis perugina, “L’Europa dei filosofi”.
Tema centrale degli incontri, il ruolo dell’Europa nel mondo globalizzato. Punto di partenza, l’idea di universalismo, oggi.

23/06/14

La 50. edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

Diretta da Giovanni Spagnoletti, a distanza di 50 edizioni, la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro ha mantenuto la sua identità di manifestazione votata alla scoperta, di piattaforma da cui giovani registi e nuovi linguaggi prendono lo slancio verso il grande pubblico. Di festival in cui si può rinunciare ai lustrini e ai tappeti rossi ma non alla ricerca, alla cultura, alla curiosità e alla sperimentazione. E, nonostante la mezza età, la Mostra non ha perso la freschezza di festival giovane che propone uno sguardo inedito – “nuovo”, come vuole il suo nome – sui film nazionali e internazionali, e che invita lo spettatore a un viaggio nel cinema di oggi, per (pre) vedere quello di domani. Di seguito il direttore artistico Giovanni Spagnoletti introduce l’edizione 2014:

“Alla nostra maniera”. Ovvero: scusaci, Lito. Note sul concerto di Lito Fontana e la Brassband Fröschl Hall a San Benedetto del Tronto

Caro Lito scusaci, se ti abbiamo accolto “alla nostra maniera”: col rumore e la disorganizzazione.
- Non ci voleva tanto (ma ai nostri amministratori-in-festa evidentemente sì) per capire che un concerto di un’orchestra di ottoni di questo livello non andava allestito alla Rotonda Giorgini, il posto più rumoroso e più acusticamente infelice della città ma, caso mai, in Piazza Matteotti.
- Non ci voleva tanto per capire che nella sera di un caldo sabato di giugno il chiasso e il vociare degli adiacenti 3 (o 4, o 5?) caffè-restaurant all’aperto sarebbero stati insopportabilmente molesti.
- Non ci voleva tanto per capire che lo zampillo della fontana andava azzerato e non semplicemente ridotto.
- Non ci voleva tanto per capire che altri potenti rumori di fondo sarebbero giunti dal parco-giochi sotto la pineta, dal fiume di auto in transito e in cerca di parcheggio, dai nuguli di scooter e di Hearly Davidson in parata, dal mercatino sotto il faro…
- Non ci voleva tanto per capire che ogni attività turistica lì intorno alza alla follia il suo TUN-TUN per imbarbarire il popolo già imbarbarito.
- Non ci voleva tanto per sapere che lì il terribile trenino per bambini passa sempre ad orario. Infatti ogni 4 minuti sfiorava le sedie.
- Non ci voleva tanto per sapere che lì d’estate non mancano altri optional: artisti di strada, chitarristi e fisarmonicisti (pure bravi), mimi, venditori di rose-occhiali-borse-copritelefonini, mangiatori di fuoco, lancia ombrellini luminosi con paracadute incorporato…
- Non ci voleva tanto per constatare che i nostri vigili quando servono non ci sono mai. Durante la partita dell’Italia, lungo il Corso deserto ce n’erano sette. Ieri sera nessuno visibile. Ne sarebbero bastati due: uno per invitare il trenino-delle-oche dei bambini a fare un giro diverso, un altro che facesse abbassare il TUN-TUN dei locali intorno.
Certo non sarebbe bastato. L’acustica della “Rotonda” è assurda. Per la musica è il luogo più sbagliato. Troppo “aperto”. Per un concerto occorrono le quinte, anche se fatte banalmente di orribili case e palazzi come in Piazza Matteotti. Servirebbe anche un impianto di amplificazione serio, di potenza giusta e ben equalizzato. Che è mancato del tutto, se non – a sprazzi – per rendere sgradevoli gli spiker.
Ma soprattutto: per la musica (seria) occorre il silenzio. La musica PARLA con il silenzio. “Il silenzio che precede o segue un suono è fondamentale per capire da dove viene, quale cellula ha generato quella musica”. Gli ottoni, che vanno ad aria e basta, si nutrono di silenzio. Anzi, il silenzio è la loro materia prima. E le persone che ascoltano devono “farlo”, il silenzio.
Invece noi italioti, quando va bene, adoriamo la musica-da-sottofondo (magari ad altissimo volume), quella che ci consente di continuare a fare i nostri comodi senza venirne disturbati. E non abbiamo la cultura dell’ascolto perché non abbiamo la cultura del silenzio. Tutto il resto è conseguente. Tu lo sai bene, Lito, che hai avuto il coraggio di vivere in una nazione civile (oltre che musicalmente attrezzata). Quindi scusaci. Anche con i tuoi eccellenti amici musicisti austriaci, che purtroppo abbiamo accolto “alla nostra maniera”. Quella sbagliata. È Sammenedette, bellezza!


Pier Giorgio Camaioni

21/06/14

Il Quartetto NOÛS a Radioeuropa. La festa di Radio3 a Perugia. Portate i neonati ai concerti

Veramente è stato un quintetto: l’incantevole Quartetto NOÛS sul palcoscenico, più quel neonato in platea. Lui però senza strumento - deciderà poi quale suonerà da grande, non mettiamogli fretta - solo con la sua vocina puntuale e “toccante”. Da vero professionista, Stravinskij mica è facile. Specie il terzo pezzo per quartetto d’archi (Eccentrique… appunto), dove il nostro piccolo (o la piccola) ha concluso addirittura tra gli applausi. “Va messo in partitura” scherza ma non troppo, con la consueta agilità, Michele Dall’Ongaro.

19/06/14

“Allora eravamo un po' giovani”. Ugo Gregoretti alla Festa di Radio3 di Perugia

Giovanissimo, l’ottantaquattrenne Gregoretti che sul palco del Teatro del Pavone si lascia strapazzare, sornione e ironico, dal sulfureo duo Della Casa-Mulas; capelli lunghi, camicia rossa, vistose bretelle, e quella voce immutata che se chiudi gli occhi lo vedi ancora trentenne (durante l’intervista scherzerà su un “gli ultraottuagenari a rischio è bene rimangano a casa”, ascoltato la mattina in tv).