18/10/26

Chiusa CartaCarbone

Chiusa CartaCarbone. E’ finita così senza un vero perché  (Michele/LittleTony – 1965)

A San Benedetto continuiamo a perdere i pezzi migliori e non c’importa niente

 

 

Senza andare tanto indietro nel tempo, partiamo dai cinema di città demoliti, chiusi o abbandonati, quando è andata bene sostituiti da sperduti, grassi e sgraziati surrogati edilizi senz’anima. Pezzi persi. 


Poi la Palazzina Azzurra concessa oramai a cani e porci: una sorta di Airbnb dell’arte-con-meno-arte.

Le due storiche librerie degli ultimi due veri librai chiuse o metamorfizzate. Perse anche quelle. 

I nostri faticati ma decorosi alberghi per foresti? Persi: trasmutati in giganteschi soprammobili di vetro, in caricature di boschi-verticali, in simil-torri d’avvistamento gonfie di residenze d’oro, i SUV sottoterra. 

L’onorato lungomare dell’orgoglio sambenedettese: ahi, un cantiere eterno da cui non vedi più il mare. 

Persa anche la popolarissima centrale Piazza del mercato Montebello, arata con cattiveria per piantarci decine di pali-della-cuccagna con vele marinaresche (si teme volatili). Alberi farebbero male.

L’ex stadio-del-cuore Ballarin (difeso ad ovest dal nuovo Muro [littorio] del Pianto di Piunti): abbattuto e dato in pasto ricco al famoso (formaggioso) “archistar dei laghetti e dei tappi di cemento sui campi di calcio”, che non raccapezzandocisi più - per i leciti mugugni da bar, anche degli ultras - forse ci ficcherà pure i nuovi carrarmati per Kiev ferocemente tecnologizzati dalla costola Crosetto-Leonardo lì a fianco. 

E l’affettuoso Pino Bar della pineta della nostra vecchia gioventù divenuto Re di sbevazzanti apericene?


         Ma come San Benedetto, anche il circondario perde i pezzi: per esempio, a Ripatransone - che col cavolo diventerà Capitale Italiana della Cultura, dopo lo show (abortito) all’Anfiteatro delle Fonti del Falsissimo Fabrizio Corona - nella moderna ma giusta Biblioteca Comunale hanno accatastato tutti i libri come legna da ardere per far posto a una scuola privata di balli lisci, di sala, caraibici e Kizomba (?) e a corsi di “Yoga in Biblioteca”. Col patrocinio del Comune! 

Ma chi se ne importa… (G. Morandi - 1969).


  Veniamo ad oggi: CartaCarbone della Galleria Piunti ha chiuso. Forse Pierluigi e Rossella erano stanchi. Forse il loro particolare ma prezioso lavoro di artigiani creativi, di grafici artisti, di abili impaginatori e confezionatori di libri d’arte stava evaporando, per una clientela ormai infettata di tecnologia de noantri, di ignoranza diffusa e di Intelligenza Artificiale a gogò. CartaCarbone - marchio splendido, evocativo - era unico. Due bei locali che profumavano di carta e di inchiostri. Due professionisti appassionati, esperti, competenti. Due vetrine di idee stimolanti, divertenti, leggere, fantasiose, ottimiste, ora tutte tappate di bianco come un temibile Laboratorio di Analisi Cliniche. Come i finestroni liberty oscurati di bianco (!?) della Palazzina Azzurra, che la fanno sembrare un ospedale di mare (chiuso il lunedì). Ma qui è chiuso per sempre. CartaCarbone, l’ennesimo pezzo buono che perdiamo e non sarà l’ultimo. 


Ma chi se ne importa.

 

PGC - 17 ottobre 2026


 

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