Quem Iuppiter vult perdere, dementat prius.
Se Giove (o Dio) acceca colui che vuol perdere, il nostro tempo e la nostra Italietta di politici da avanspettacolo, e di stampa e media in tutto degni di loro, ce ne offrono la più solare delle conferme.
Il nostro paese s’incendia - il fuoco divampa anche in Francia, Spagna, Portogallo, Albania, Belgio… - e protesta e malcontento, rabbia e frustrazione scendono in piazza con studenti e scuole; il nostro Sud agonizza e le conseguenze già catastrofiche degli scioperi preannunciano una metastasi che risalirà presto lungo lo
stivale…
E l’attenzione di politica, stampa e media è tutta e soltanto per le violenze e gli eccessi.
Che sono da condannare, serve dirlo?
Ma qui da noi il proverbiale stupido che guarda il dito e non la luna non potrebbe essere rappresentato più plasticamente: i tumulti non smuovono di un’unghia l’imbecille arroganza dei politicanti, né scalfiscono la servile complicità di stampa e media televisivi. Anzi, le Marie Antoinette de noantri osservano sdegnate d’in sul verone e alzando un sopracciglio proclamano se non hanno pane, che mangino brioches.
(Ma i cuginetti d’oltralpe con le rivoluzioni ci sapevano fare anche allora, e la ragazza si giocò meritatamente la testa…)
Politicanti d’ogni colore e schieramento, media televisivi, giornaloni e lecchini fanno a gara nel riempire prime pagine e lenzuolate di cronaca per narrarci - concitati e sdegnati - quanto brutti e cattivi e maleducati siano questi ragazzi che si abbandonano alle violenze, signora mia.
Fingono di non sapere che quei brutti e cattivi sono il prodotto di un sistema e di una politica che ha scientemente coltivato nei giovani e nei ceti più fragili l’ignoranza e il conformismo come instrumentum regni.
Incapaci di capire, questi impresentabili “giullari mediatici”, che qui e ora è capolinea e punto di non ritorno di una politica prostituita - non da oggi ma oggi più che mai - alle logiche economiche; che ha immolato lo stato sociale sull'altare del mercato; che ha alimentato l’ingiustizia e il conseguente odio sociale; che ha negato il futuro alle nuove generazioni; che sempre ha concepito il potere come carriera e privilegio e mai come servizio.
Continueranno incrollabili, i presunti giornalisti e porgi microfono, a mostrare immagini di infinite cariche - "di alleggerimento" (!) le chiamano - e fumogeni, ad intervistare negozianti comprensibilmente affranti per le vetrine rotte e il negozio saccheggiato.
Continueranno, sindaci come Sala e pseudo-autorità locali assortite, a chiedere più Polizia armata e pugno duro.
Continueranno, gli inetti cialtroni al governo e ai vertici delle istituzioni, ad invocare pene pecuniarie (!) per i genitori dei delinquenti in erba, e tasse per chi organizza manifestazioni.
Continueranno a non vedere d’aver toccato il fondo dell’imbecillismo politico e della sciatteria e complicità amministrative; a non interrogarsi sui motivi profondi della violenza e sui veri colpevoli, sui responsabili che ne hanno creato e alimentato le condizioni.
Accecati dalla propria stessa arrogante inettitudine i governanti; accecati da opportunismo e carrierismo televisioni, giornalisti e opinionisti; accecate da ingegneria poltronistica le opposizioni; accecati da farisaico conformismo i pensabene e bellagente.
Incapaci, tutti costoro e il relativo cucuzzaro dei pennivendoli, di vedere che la tragedia di una civiltà in rovina non si sana con le prediche e i moralismi, né col manganello, né con lo schieramento di militari col mitra in mano (e già…) né con la militarizzazione di ogni apparato della vita pubblica né con arcigni emergenziali decreti legge (vedi quello che i cialtroni si accingono oggi a varare).
Se non avessero studiato la Storia sul Bignami - e pure male - saprebbero che sempre le rivoluzioni portano eccessi e violenze: chi le commette ne è pienamente colpevole e responsabile, ma non meno grave e completa è la responsabilità di chi ne ha creato le basi e le condizioni.
E non saper andare oltre i moralismi sulle vetrine spaccate e le auto bruciate significa essere ciechi che non vedono la profondità, la drammaticità e la serietà, forse l’irreversibilità della crisi, non aver capito che la Storia scorre proprio come i fiumi scorrono e con sé trascinano anche ciarpame, detriti e perfino cadaveri.
L’incendio che investe l’Europa forse porterà, al di là della violenza, a rifondare una politica degna di questo nome, a dare aria alle stanze liberandole degli squilibrati nei ruoli apicali delle istituzioni nazionali, europee, mondiali; dei ceti politici che come il nostro trafficano in armi e sono complici di genocidi; dei governi che dopo aver distrutto stato sociale, diritti, futuro, trascinano ora le nazioni verso la guerra permanente.
Forse succederà. O forse non accadrà mai.
Per ora, il Macron che mentre le città e i Municipi e le chiese di Francia bruciano, assiste all’esclusivo concerto di Céline Dion, è la perfetta Marie Antoinette del terzo millennio.
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La cecità stava dilagando, non come una marea repentina che tutto inondasse o spingesse avanti, ma come un’infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che dopo aver inzuppato lentamente la terra, all’improvviso la sommergono completamente.
(J.Saramago, ibidem)
Sara Di Giuseppe - 19 ottobre 2026

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