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04/03/24

ZEUS a RIPA


      Andando giù lungo il Corso di Ripa, tutti immagineresti di incontrare meno che ZEUS. Sempre che d’improvviso non esploda un temporale tosto – oggi si chiama bomba d’acqua – e pioggia grandine tuoni fulmini e saette come da copione. Allora sì, potresti intravvedere ZEUS volteggiare come un drone tra le nuvole nere dietro il campanile della cattedrale, o più ad ovest verso i Sibillini (sul monte della Sibilla, ovvio), o a cavallo di un missile russo che sfiora le vallate… 

Visioni, sì, meglio farsi subito visitare da uno bravo eh. Però che strano, ZEUS non ti apparirebbe a colori, ma come di consueto con tutte le tonalità del grigio: palestrato a torso nudo (come da contratto) ben abbronzato di grigio, barba e capelli folti (mai conobbero barbiere) e grigi, occhi fiammeggianti grigi. Incazzato nero. Età sui 55. Lo ZEUS regista di un film tipo “Il nubifragio”. Magari attorniato da aquile reali, tori sacri, querce immense come baobab… beh, hai fatto indigestione di mitologia greca, non ti è bastato il catechismo. E’ che lassù, al posto di ZEUS, da cattolici si tende a vedere quell’altro, potente lo stesso anzi di più, forse solo meno teatrale e scenografico. Che se pure lui scatena il finimondo sulla tua vigna, di mestiere compie miracoli, pochi ma buoni. Poi non parla solo greco, col vocabolario della fede ti par di capirlo.

      Ripa è speciale, però, perché ha uno ZEUS speciale, che in Corso Vittorio Emanuele ci sta di casa (paga l’IMU), col buono e col cattivo tempo. La meteorologia non gli interessa. Si può controllare: da quando Mario Vespasiani lo ha dipinto, niente bombe d’acqua, neanche a Roma dove è andato a farsi guardare e premiare. Questo ZEUS cioè è facile da vedere. 

È uno ZEUS diverso, laico e libero direi, “DIVINTA’ EROI E PERSONAGGI LEGGENDARI” stanno nei quadri più in là. Lui sta al centro. Guarda dritto. E spicca perché ha tutti i colori - meno quell’antico noioso grigio-topo d’ordinanza - uniformemente distribuiti in facili geometrie quasi euclidee: nel volto, nei capelli, nella barba (come appena uscito dal barbiere). Un volto (apparentemente) senza sguardo, che ricorda certe maschere veneziane del ‘700 ma non ti turba: ti cerca, ti guarda, ti interroga, ti ipnotizza. Eppure ti rassicura, sembra proteggerti. Sarà per quella (un po’ nascosta) spirale portante che dal baricentro del volto (cioè del quadro) si sviluppa in sezione aurea, sarà per gli occhi blu-caverna senza pupille, sarà per l’atmosfera più romana che greca. 

“ZEUS-ETERNALS”, ma moderno. Tra gli altri dipinti-parlanti (nonché ammonitori), che con le loro profonde suggestioni impensieriscono e quasi intimoriscono chi li guarda, il “nostro” ZEUS nella sua intensità pittorica mi sembra il più agile e senza tempo. Quasi un marchio, un brand.

 PGC - 4 marzo 2024


22/11/19

Mario Vespasiani e il vicolo più stretto d’Italia (43 cm)

        Potrebbe continuare con ancora più successo la mostra di pittura “Eschatology” di Mario Vespasiani - appena conclusasi questo 19 novembre al MUMI [Museo Michetti] di Francavilla a Mare (CH) - se le due monumentali opere lunghe ben 10 metri potessero essere esposte – magari per un tempo limitato – nel vicolo più stretto d’Italia della sua bella Ripatransone.
Non sarebbe un’inutile “provocazione d’artista”.

        Lo “scontro-danza dei due pavoni in un paesaggio fortemente contrastato” su una parete, “l’immenso sfondo montuoso con l’apparizione di figure simboliche, umane e di animali, leggendarie e geometriche” sull’altra (vicinissima, quasi attaccata) parete del vicolo, inciterebbero come non mai lo spettatore ad una “partecipazione fisica e mentale”.

         Dato che Eschatology è una dottrina che indaga addirittura il destino ultimo dell’individuo, dell’intero genere umano e dell’universo, e Vespasiani la interpreta qui alla sua maniera - senza risparmio di energia e mezzi e con estremo sfolgorio di colori, traendo ispirazione da intime convinzioni filosofico-religiose - l’aspetto “dimensionale” è importantissimo.
Infatti al MUMI potevi passeggiarci, “davanti” a queste due grandi opere, guardarle da lontano, contemplarle da qualche diagonale. C’era il vuoto intorno, nulla le disturbava.

       Ma perché adesso non fare l’esatto contrario e vedere l’effetto che fa? Perché non presentare questi due grandi quadri di grande pensiero - per i quali il più grande volume espositivo potrebbe concettualmente addirittura non bastare - in uno spazio minimo che più minimo non si può, ma famoso e carico di storia (dove, tra l’altro, Mario è di casa)?
 Se lo spazio è un po’ “relativo” come il tempo, se intorno all’arte proviamo a comprimerlo - a farlo tendere a zero come si dice in matematica - l’effetto emozionale non potrebbe essere “infinito”?
 
        Nel vicolo più stretto d’Italia (43 cm, 38 in qualche punto!) due grandi quadri di 10 metri curiosamente uno di fronte all’altro - tanto da rendere quasi impossibile il passaggio fisico dei visitatori - forse farebbero non solo da calamita per i curiosi, ma acquisterebbero altri significati, profondi e ancora inesplorati, di grande complessità, di portata emozionale non misurabile…

        Poi: metti a Ripa una giornata uggiosa, con quella nebbia un po’ così quell’espressione un po’ così… L’evanescenza che Mario con maestria ha infuso in queste due opere si trasferirebbe, dal nostro caro vicoletto, in ogni pensiero vagante nella piazza e vi resterebbe inciso. Sarebbe un altro record.

       
PGC - 21 novembre 2019




23/08/19

Non solo UNDERWORLD


MARIO VESPASIANI UNDERWORLD

PEDASO - GALLERIA MARCANTONI   
21 luglio - 15 settembre 2019


Non solo UNDERWORLD

        Mentre d’estate tutto si gonfia - le sagre all’ingrasso, gli eventi (spesso senza senso) che si moltiplicano a dismisura, le mostre di pittura e d’arte varia che smaniano per accaparrarsi visibilità, spettacolarità, prestigio e artificiose presenze - Mario Vespasiani in questo mare affollato va controvento: la sua sobria UNDERWORLD a casa-Marcantoni ha come un fresco “sapore familiare”. 

        La Galleria d’Arte Moderna Contemporanea Marcantoni si tiene fuori dai traffici vacanzieri, non fa da esca al turismo, non rincorre i nomi celebrati, le mode. Espone solo quello che ritiene valido, e come gli pare. Niente spazi esagerati. 2 stanze/8 pareti di un quieto appartamentino in provvisoria mutazione genetica, con giardino, pianoforte pronto all’uso, libri, arredi semplici e invitanti. E c’è sempre chi ti accoglie.

        UNDERWORLD può sembrare una mostra estiva come tante. Il mondo sottomarino - pesci meduse polpi alghe plancton bolle d’aria… - visto a due diverse profondità è però solo una delle chiavi di lettura. Forse Mario neanche c’è andato in apnea con le pinne fucile (pennello) ed occhiali; potrebbe essersi messo comodo davanti all’acquario di Genova e con sicuro mestiere ZAC ZAC… olio su carta, 100X70. 

Ma guardando meglio, senza correre come noiosamente fai alle mostre, resti calamitato da qualcosa, che ti produce emozioni vaganti. E più osservi, più quel mondo ti appare più asciutto che subacqueo, più intimo e riservato che fotografico, più evanescente che reale, più parlante che muto (come i pesci…). Misterioso sì, ma solo quanto basta. C’è dell’arte quindi, altro che polpi e meduse e sfaccendati pescetti colorati. Potresti anche (sognare di) viaggiare nello spazio tra due nebulose, ruotare dentro un atomo, essere catapultato al ralenti in un’esplosione vulcanica, essere l’attore in una scenografia fantastica senza il finale… Architetture di luce e ombre si muovono - all’apparenza senza leggi - con una strana serenità, e mai secondo una retta.

        Insomma: sono dipinti pensanti che nelle loro cornici stanno stretti, qui nella Galleria Marcantoni di Pedaso e su nello studio/atelier di Corso V. Emanuele a Ripa. Meriterebbero di muoversi liberi, di comparire in altri posti improbabili, per essere guardati “diversamente”, da un più ampio pubblico. Per esempio:

-          Se avessi un FAZIOLI F 278 Gran Concerto, farei placcare le due facce della lunga coda sollevabile col quadro delle simil-meduse su fondo nero. [“L’arte che suona”]

-          Se corressi - per vincerla - una cronometro al Tour, vorrei la ruota lenticolare della mia Bianchi “arredata” col primo quadro del catalogo (terzo quadro a destra della stanza con pareti bianche, mi pare). [“L’arte a cronometro”]

-          Se fossi lo skipper di Azzurra, sicuramente la randa steccata e l’immenso spinnaker neri sarebbero dei giganteschi quadri UNDERWORLD (della stanza con pareti nere). [“L’arte del catamarano”]

-          Semmai comprassi una corsaiola Mini Cooper S, farei riverniciarne il tetto col quadro N.6 del catalogo. [“L’arte che corre”]

        Ma se, più praticamente, pitturassi “alla Vespasiani UNDERWORLD” lo scudo metallico della mia cara vecchia VESPA, nomen omen, che fai Mario, mi sgridi?

E’ l’Arte Applicata, bellezza!


PGC - 19 agosto 2019


02/01/19

Metti un tigre nel Comune

Mostra di Mario Vespasiani “Le cinque tigri mistiche” 

Ripatransone 
One Lab Contemporary
23.12.’18 – 20.1.’19


         Chissà se balena anche nell’immaginario pop di qualcun altro, ma come entro in Galleria [One Lab Contemporary] mi torna in mente in un flash quel famoso e fortunato slogan della Esso anni ’60. Certo, una tigre a Ripa te la puoi immaginare al massimo incontrando un solitario gattone fra la sterpaglia delle “Fonti”… Figurati cinque. Qui non è il loro ambiente.

        Per Mario Vespasiani invece è facile: lui le tigri, con sprezzo del pericolo, le dipinge. Nel suo studio ne ha addirittura cinque, in questi giorni. Niente gabbie o sbarre o stupidi giochi al grido del domatore. Le cinque tigri se ne stanno buone ma vigili lungo i muri, pensose. Ti guardano con insistenza, con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così. 

Magnifiche come lo sono tutte le tigri, ma queste di più, mica sono fotografie. Le senti vive, quasi fossi in Africa. Ti sposti e loro ti seguono con lo sguardo, e se provi a sostenerlo i tuoi occhi vanno in tilt, quasi in fuori-fuoco. Non trovi neanche strano che alcune di loro abbiano doppi occhi!

        Mario attinge alla fantasia come farebbe un bambino ma con ispirazione e mestiere d’artista: così ecco i due occhi in più, e quei musi di tigre (meglio sarebbe dire “volti”) irradiano all’infinito forza e poesia, passione e mistero, amore e timore, “paura e sogno”. 

      Tecnicamente si potrebbe dire che l’artista ha prodotto un’ “immagine aumentata”. Ed è l’invenzione che caratterizza la mostra, ti avvicina al misticismo di cui la tigre è portatrice ab antico, al simbolismo delle cinque tigri mistiche “protettrici dell’ordine spaziale e dominatrici del caos”.

        E comunque la tigre non devi spiegarla, anche un neonato sa cos’è. Metafora universale e vincente, lo era perfino in quell’indimenticata pubblicità di Carosello, bucava lo schermo, piaceva anche alla tua macchina. 

        E piacerebbe a quella del Comune, qui a Ripa, bisognoso con urgenza di “un tigre” nel suo motore.


PGC - 31 dicembre 2018