Visualizzazione post con etichetta APP. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta APP. Mostra tutti i post

29/05/19

VOTO 12/DODICESIMI, ma anche meno

APP  ASCOLI PICENO PRESENT

4° FESTIVAL DELLE ARTI SCENICHE CONTEMPORANEE: TEATRO, MUSICA, DANZA & CIRCO   24 & 25 maggio 2019

SERATA LIGETI

FORM - ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA

GYÖRGY LIGETI (Musica ricercata, Six Bagatelles)  ARVO PÄRT (Pari intervallo)  STEVE REICH (Electric Counterpoint)

Fausto Bongelli pianoforte    Gianluca Gentili chitarra    FORM WIND QUINTET

ASCOLI PICENO   CHIESA DI SAN PIETRO IN CASTELLO    24 MAGGIO H17


VOTO 12/DODICESIMI, ma anche meno


         Giacchè in questi giorni sè votato per le europee, proviamo qui a dare altri voti. Però di merito, come a scuola. E, stranamente per una volta, in dodicesimi. Lidea ce la dà il bizzarro geniale compositore ungherese György Ligeti, al quale in questo Festival APP è stata dedicata la SERATA LIGETI, con il bel concerto della FORM (FORM WIND QUINTET), con il pianista Fausto Bongelli, e con il chitarrista Gianluca Gentili

         Quellincredibile Musica ricercata (suite di 11 brani per pianoforte, qui eseguita da Fausto Bongelli), si basa unicamente sulluso progressivo delle 12 note della scala cromatica ma una alla volta (salvo le ottave, cioè le altezze, naturalmente partendo dal LA): per cui la prima suite ha solo 2 note, la seconda solo 3, la terza solo 4, e via così fino alla undicesima suite che finalmente le utilizza tutte e 12 (di più non si può). 

         Così - giocando un po, ma seriamente, anzi severamente, come Ligeti - ci viene in mente di dare dei voti (pseudo-scolastici) ai vari musicisti; quindi allantica Chiesa di San Pietro in Castello, ad APP (direzione artistica, assistenza, organizzazione), alle condizioni ambientali del concerto, fin alla Ascoli del circondario. In maniera decrescente: da 12/dodicesimi a 2/dodicesimi. Promossi e bocciati. 

 -          VOTO 12/12:  al pianista Fausto Bongelli che ci ha stupiti ma non troppo, lo conosciamo. Se, specie allinizio, Musica ricercata sembra facile - solo 2 note la prima suite, poi 3, poi 4 - è proprio lì il difficile: quella tecnica combinatoria dallapparente aridità con graduale accumulo dei suoni, in realtà coinvolge lanima. Frettolosamente liquidata da alcuni come musica decadente (eppure, anche Kubrick scelse - abusivamente, ma dopo la causa fecero pace - proprio la suite n°2 per un suo film), Ligeti va suonato con religiosa devozione, precisione e concentrazione. 

Bongelli sa come farlo: sa - sdoppiandosi a volte - come usare con indipendenza, martellante fragore, perizia e spaventosa velocità la mano sinistra; come evidenziare quei non-accordi rotolanti; come a tratti evocarci Bach (verso le suite centrali); come farci galleggiare in quel simil-valtz (quarta suite?); come sorprenderci - nella quinta, ma anche dopo - con motivi forse di tradizione popolare e misteriose armonie, attraverso sovrapposizioni, incroci, dissonanze dissacranti eppur quasi armoniche. Le discese ardite e le risalite direbbe Battisti. Così ti pare di entrare in un film, percorri traiettorie negli abissi, guidi astronavi verso stelle e nebulose, viaggi nella luce e nel buio tra spazi intersiderali. Qualcuno la definirebbe musica sperimentale ma da manicomio. Non è un difetto.

-          VOTO 11/12:  al Quintetto di fiati della FORM che ci ha introdotti nelle Six Bagatelles di Ligeti. Nel merito, non ci abbiamo capito granchè (certo non sembrano sciocchezzuole), salvo che anche in queste cè lossessione di adoperare prima solo 4 note strane in strani accordi, poi 6, poi 8 e così via (meno il DO, alla fine, bah). Alcuni suoni son tenuti lunghi alla morte, altri vanno in dissolvenza, in corto-circuito, altri si predispongono in simmetria Per noi tapini è troppo, ma ci piace. Avvertiamo la profondità, la pensosa religiosità, la ricerca o la tendenza a qualcosa di impalpabile in quanto spirituale, mai prevedibile. I cinque - bravissimi sulla stima - ci danno dentro come i sassofonisti di Paolo Conte, ma questa è unaltra musica. Più adatta al lettino di analisi che per ballare.

-          VOTO 10/12:  al chitarrista Gianluca Gentili, che però ha eseguito meglio Electric counterpoint di Steve Reich (con laiuto delle diavolerie elettroniche alla Pat Metheny) che Pari intervallo di Arvo Pärt. Se è vero che anche nelle stilose chiese estoni si suonano i brani di Pärt, questa nostra spoglia chiesa romanica forse non ha il fisico, o ne ha troppo. Funziona meno. Forse il riverbero fuori controllo, forse la scelta del brano troppo minimalista, o forse era meglio un organo invece della chitarra elettrica (dallaccordatura non perfetta) Ma Arvo Pärt non si discute, fa bene APP ogni anno a proporcelo in tutte le salse.

-          VOTO 9/12: alla Chiesa romanica di San Pietro in Castello, dallo strambo campanile a base triangolare. Meravigliosa, infatti ha mille anni, non ce la meritiamo. Le chiese di oggi son tutte brutte. Restaurata dove benissimo, dove malissimo. Bene le maestose capriate, male le pareti interne con lorrendo intonaco da condominio sparato sopra i blocchi di travertino. Giusto aver tolto altari e orpelli e preservato il pavimento a quadrotti. Da rispedire al mittente gli 8 lampadari anodizzati da pizzeria, i fari multipli laterali da negozio di scarpe, gli altoparlanti buttati sulle pareti. Superflue ma vive, le ragnatele in quantità industriale sulle 4 graziose bifore alte (vedi foto).

-          VOTO 8/12:  al Festival APP. Già nelle altre 3 edizioni ci era piaciuto, questa quarta anche. E di alto livello, un piccolo Festival dei 2Mondi di Spoleto (che Ascoli rifiutò!), con spettacoli originali, coraggiosi ed economici (al contrario di Spoleto). Ma non cera bisogno di aggiungere il Circo. 

-          VOTO 7/12:  allorganizzazione. Si può far meglio. Magari portando le sedie e disimballarle un po prima che entri il pubblico, togliendo camion e furgoni dallingresso della chiesa, curando la puntualità dello spettacolo Di buon livello il materiale informativo-pubblicitario (grafica, formato, testi). Bello il logo, con quella renna che nei giorni del Festival vedrei gigante sulle torri di Ascoli, sulla superstrada, e piccola tra i tavolidi Meletti, nelle piazze, davanti alle scuole, sulla spiaggia a San Benedetto Ma non cè.

-          VOTO 6/12allacustica della chiesa. Proprio non ci siamo, anche perché è un cubo. Occorrono dei correttori acustici ben studiati, oggi funzionano, non sono invasivi e costano relativamente poco. Specie col quintetto, i suoni si mescolavano troppo, figuriamoci con una FORM al completo.

-          VOTO 5/12alla segnaletica. San Pietro in Castello sta un po nascosta, Per arrivarci (anche a piedi) servono dei cartelli indicatori (con lamica renna), anche loro fanno immagine.

-          VOTO 4/12: allesterno della Chiesa. Gridano vendetta quei grigi menhir dellEnel o non so chi svettanti sulla destra della facciata. I cavi telefonici e della luce appesi o cuciti dovunque, lincuria dellantico portone, lo sporco cronico, langoscia delladiacente casa a sinistra

-          VOTO 3/12a tutto il circondario. Unedilizia orrifica e invadente, tanto più brutta quanto più recente: abitazioni tirate là, pretenziose o cadenti, minacciosi recinti simil-carcere, muri, muretti, reti rotte, verde trascurato da secoli  Chi concepisce tali orrori, chi firma i permessi edilizi?

-          VOTO 2/12al mastodontico parcheggio che incredibilmente si sta costruendo lì a due-passi-due. Se non ci vai non ci credi. Uno spiazzo rubato, che verrà cementificato/asfaltato con laggiunta di sbarre, gazebo e quantaltro. Vicino al gioiello San Pietro in Castello! Da arrestarli tutti, i politici e i tecnici ben in mostra sul tabellone. E pure la Soprintendenza. Ma questa è Ascoli, bellezza.


PGC - 29 maggio 2019 


04/06/18

Musica dello spirito dal nordico design

APP/ASCOLI PICENO PRESENT   
3° festival delle arti sceniche contemporanee

Omaggio ad ARVO PÄRT  direttore Marco Berrini

FORM ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
VOCALIA CONSORT / VOX POETICA ENSEMBLE

ASCOLI PICENO
Chiesa di SantAndrea   
25 maggio 2018 H18.30


MUSICA DELLO SPIRITO DAL NORDICO DESIGN


        Fa caldo, nel disadorno contenitore di SantAndrea, muri severi e strappi daffreschi di antica bellezza, finestre irraggiungibili nate per restar chiuse; boccheggiamo tutti: i due cori direttore e orchestrali pigiati laggiù come tonni, e noi sulla rustica tribuna inclinata fatta col Meccano.

        Ci sarà subito chiaro che nè valsa la pena. QuestArvo Pärt, contemporaneo e vivente, la sua musica algoritmica tra il sacro lintimo lo spirituale e il mistico - trascendentale ma certo non sbrigativamente classificabile da chiesa come ben illustra nel programma Cristiano Veroli - questo algido estone, apre ben altre e non materiali finestre, che ci rinfrescano.

        Dalle quasi metafisiche, eppure mai criptiche sue composizioni ci balza incontro la vasta, complessa, e non solo musicale, cultura russo-baltica di quel nord-est europeo. Ed è immersione totale in aspetti di quella società di quel secondo novecento, pure con lesplorazione indotta - attraverso le caratteristiche e le atmosfere dei suoni - dellambiente, dellarchitettura e del design. 

        La musica di Pärt, fatta di suoni lunghi lunghissimi - sembrano prodigiosamente muoversi sul posto (sulla stessa nota) - incanta sì, perché con sapienza manovra le classiche o tradizionali tecniche compositive occidentali musica con radici, quindi ma più perché impercettibilmente se ne allontana, e ricerca altri spazi di manovra e di vita. 

       Composizioni come costruzioni di strutture acustiche ardite ma naturali, essenziali comprensibili e democratiche; dove bastano gli archi a fornire intensità e forza, e le voci dei cori a esprimere il sentimento [saggiunge di rado la campana]; dove la melodia, sempre un po nascosta, è una risultante matematica perfetta; dove la velocità non esiste perché non serve.

        Cè della statica in Pärt, come nel Funzionalismo e nel Costruttivismo russi. Ma di leggera elegante solidità, forgiata con quieta rassicurante fantasia. Architetture musicali che sollecitano il pensiero, danno intimità perfino religiosa, generano benessere, sicurezza, pace.

        I suoni non fuggono: sintersecano come rami o rimangono sul posto indispensabili e belli. Si curvano nel tempo, si stendono, quasi evaporano, vanno vengono ritornano come le nuvole di De André. Non finiscono.

        Evocano quelle coperture sinusoidali in legno chiaro ondulato che in certe opere pubbliche minimaliste nordiche (che non hanno bisogno di dichiararsi artistiche) attirano e conservano la luce senza mai annullarla: senza neanche un grammo di cemento, rasserenano lo spirito solo a guardarle, danno energia, fiducia.

        Arvo Pärt, nel suo spaziare dal Classicismo romantico al Jazz, forse è stato il primo ingegnere del suono, forse è stato il primo designer di musica.

 Pärt è parte di noi.


PGC - 31 maggio 2018