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21/06/21

Pazienza, quaggiù NON “SIAMO MUSICA”

              12 concerti estivi dell’Orchestra Filarmonica 
              Marchigiana FORM, tutti fuori del Piceno
   
Pazienza, prenderemo l’autostrada A14. E vi rimarremo bloccati, immobili 
              sotto il sole o affumicati in galleria, nella musica dei lavori eterni.
 
Pazienza, prenderemo l’Adriatica. E lì resteremo, incastrati tra TIR incazzati
              che ci guardano dall’alto in basso.
 
Pazienza, ci andremo in bici. Ma moriremo arrotati, all’andata o al ritorno.
              (Requiem di Mozart, please)
 
Pazienza, ci andremo in treno. Viaggio a vuoto, nessun treno porta 
              ai concerti.
 
Pazienza, ci andremo a piedi. Basta muoversi almeno un giorno prima, 
              ma sarà solo andata.
              Ci troveranno in platea morti di fatica. 
              [Ricordiamoci di scrivere il nome sulla mascherina]

 
              È che quaggiù NON “SIAMO MUSICA. E neanche Marche, 
              per i politici e la FORM. Infatti la “COLONNA SONORA 
              DELLE MARCHE” si ferma a Fermo.
 
              Poveri noi che, in uscita dal Covid, credevamo di riascoltare da 
              queste parti un po’ di musica decente… Quanti sogni, quanti 
              Castelli in aria…
 
              La pazienza non c’è più.
 
PGC - 20 giugno 2021
 
https://www.filarmonicamarchigiana.com/

 

01/03/21

Daniele in un teatro vuoto

 


Daniele in un teatro vuoto

F.O.R.M.
Orchestra Filarmonica Marchigiana
e
Daniele Di Bonaventura
bandoneon, arrangiamenti e direzione

in
“TANGO SUITE”
Omaggio a Piazzolla
 
TEATRO DELL’AQUILA – FERMO
Sabato 27 febbraio h21


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Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era
poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci
.
 
Wisława Szymborwska - “Il gatto in un appartamento vuoto

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       “Arrampicarsi sulle pareti / strofinarsi tra i mobili … / pian pianino / su zampe molto offese” per quell’assenza inusitata che continua, che non si spiega, che addolora.
È quello che farebbe un gatto, in quella platea silenziosa, come rassegnarsi a tanta solitudine?


È un gatto, il bandoneon di Daniele che elegante si muove, sinuoso s’inerpica e discende, scivola e s’incurva, graffia i velluti delle poltrone vuote, dei palchi spenti, riflette gli ori del teatro magnifico che pare incredulo trattenere il fiato. L’orchestra lo insegue e decolla, i musicisti in tutt’uno col soffitto e il pavimento: e per un’ora non c’è più alcun vuoto, ogni angolo è musica, è volo di strumenti, armonie di archi sapienti e percussioni in gioco col prezioso bandoneon, voce struggente del tango.
 
Ed è Argentina ed è il “nuevo tango” di Piazzolla, è omaggio nel centenario della nascita al genio che con linguaggio ribelle reinventò la musica del tango e sfidò una tradizione intoccabile, vi innestò jazz e musica colta e la sua Argentina lo chiamò El Gato perchè del felino ebbe l’ingegno e l’abilità, la grazia e l’incantesimo.
Musica audace, erudita e sanguigna che si fa dialogo sensuale e complice fra Daniele – quest’oggi tanguero encantador nella sua Fermo – e gli eccellenti musicisti, in nero come tangueri anch’essi.

A Carlos Gardel, cantor di tango, iniziatore del tango cantato e voce patrimonio dell’umanità, è dedicato il primo trittico: struggimento di terra lontana e disincanto d’amore, forse presagio di quella morte aerea e di una vita troppo presto troncata; il Piazzolla meno frequentato ci viene incontro in  Piazzolla’s Tango Suite, contaminazione di sapori d’Argentina e del mondo, dove ogni brano ha dentro una storia e ogni storia è vita vera che si fa musica: il barrio violento, la fame, le gangs, e poi New York, Elia Kazan, Gershwin…” tutto questo si ritrova nella mia musica, come nella mia vita, nel mio comportamento, nelle mie relazioni
 
Ed è il Di Bonaventura compositore a chiudere, con la sua contemporanea Tango suite, il viaggio vertiginoso che ha attraversato continenti e storia: Valzer, Milonga, Tango chiamano a raccolta gli strumenti intorno al bandoneon e le armonie si fondono docili al suo funambolico instancabile respiro.
Un pubblico invisibile applaude caloroso, al termine, e Daniele scherza con spirito monello annunciando il bis, richiesto a gran voce in sala…

E sarà il leggendario “El choclo” (La pannocchia di mais) di Angel Villoldo “giullare fuori di secolo”, esponente della “guardia vieja” del tango, a salutare con noi l’affettuoso teatro che lasciamo ancora una volta stasera, dopo tanta bellezza, al suo silenzio e alla sua solitudine.
 
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Io direi che il tango e la milonga esprimono in maniera diretta qualcosa che i poeti, molte volte, hanno voluto fare con le parole: la convinzione che combattere può essere una festa
”.
J.L.Borges
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Sara Di Giuseppe  - 28 Febbraio 2021

16/10/19

VIVALDI PÄRT-TIME

VIVALDI 
      PÄRT

FORM ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
VOCALIA CONSORT - VOX POETICA ENSEMBLE

TOLENTINO ABBADIA di FIASTRA   
13 ottobre 2019  h 16


VIVALDI  PÄRT-TIME


         Sono larmonia, la precisione, la bellezza, il tempo, la ragione e il sentimento dei milioni di mattoni dellAbbadia di Fiastra, a dare lidea di questo speciale concerto pomeridiano ad orario ridotto: 50 minuti, garantisce il direttore artistico Tiberi.

Orchestra e cori nella crociera del tronchetto, sotto la cupola; il pubblico per lo più nella navata centrale. Intorno solo la moltitudine di mattoni a vista, pulitissimi da sembrar nuovi. Non statue nè dipinti di santi [salvo qualche affresco per caso], non ornamentosi altari dei miracoli, non ori nè oziose decorazioni: ora et labora - lideale benedettino di lavoro e preghiera - qui dentro è ancora rispettato. [Fuori della chiesa meno: assedio - quasi ordinato - di centinaia di auto, pesanti odori di grigliate dai gazebo, aria di ricreazione domenicale, non proprio misticismo e sobrietà]

         Ma è subito Arvo Pärt: Da pacem Domine, un largo lento, sennò non sarebbe Pärt Gli archi matematicamente alternati alle voci (si rispondono, senza guardarsi), e le note - poche - tenute lunghe e/o in successioni (quasi prevedibili), di terza, di quinta ma cariche - non si sa come - di spiritualità e mistero e pure un po di dolore, uno diventa religioso per forza, mi vien da pensare. Eh, questi di FORM sanno come suonarlo Arvo Pärt, sembrano estoni di Tallin. 

         Musicalmente più elaborato il Salve Regina, i due cori misti (siamo precisi!) come fusi nellorchestra qui lavorano molto di più. Ciò che sempre stupisce è il pragmatismo nordico e la modernità di Pärt, la semplicità complessa tendente al minimalismo spinto, al mistico profondo obbligatorio eppure mai oppressivo, al politico nel senso più alto. Tu ascolti e ti passa davanti la Storia (fin dal Medioevo) e la Geografia (a partire dallOriente); e vedi colori, cioè quasi abbini certe note a certi colori (come da qualche parte scrive Oliver Sacks). La musica ti suona proprio nella mente. Sei preso. 

Arvo Pärt magari in part-time ti ipnotizza, con la complicità del grande solitario rosone dellabside, sempre più illuminato dai raggi del pomeriggio, sulla linea visiva di orchestra-direttore-cori misti. 

         Ma ecco il linguaggio sacro della musica impennarsi con questo Vivaldi delle 11 composizioni liturgiche del Gloria in re magg. Un Vivaldi - che ha 300 anni meno di Part! - che forse molti di noi non si aspettano. Anche gli spartiti, per lenergia che devono produrre, si fanno ad occhio più fitti e scuri. I violini e le viole si posizionano in punta di sedia come ciclisti in fuga pronti a scattare, o magari solo per dei deliziosi pizzicati corali; i due contrabbassi (assieme al direttore Berrini hanno la visuale completa) sorvegliano con lautorevolezza dei loro grandi hertz; oboe e tromba, pur defilati, aggiungono calore alla tessitura dellinvisibile tela di preghiere, sentimenti, misteri e perfino polifonici paesaggi prodotti con traboccante fantasia dal nutrito plotone di viole-violini-violoncelli; con le piccole ma grandi Cristina Picozzi-soprano e Roberta Sollazzo-mezzosoprano che spuntano dai cori-misti per duettare in latino tra loro, con loboe, col violoncello Ne risulta complessivamente un vasto affresco musicale, dipinto alla maniera del Tiepolo, con ampie campate di colore con unenergia leggera ma possente in uno spazio vibrante daria e di luce.. Poi si sa, cè del barocco in Vivaldi.

         Mentre usciamo dalla chiesa, allo scadere dei 50 minuti, il sole da ovest si fa strada con prepotenza dal rosone sulla facciata, e il fascio di luce - parallelo al pavimento - colpisce giusto laltro rosone dellabside.

         Cosaltro cè di magico, o di pagano, stasera?


PGC - 15 ottobre 2019


29/05/19

VOTO 12/DODICESIMI, ma anche meno

APP  ASCOLI PICENO PRESENT

4° FESTIVAL DELLE ARTI SCENICHE CONTEMPORANEE: TEATRO, MUSICA, DANZA & CIRCO   24 & 25 maggio 2019

SERATA LIGETI

FORM - ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA

GYÖRGY LIGETI (Musica ricercata, Six Bagatelles)  ARVO PÄRT (Pari intervallo)  STEVE REICH (Electric Counterpoint)

Fausto Bongelli pianoforte    Gianluca Gentili chitarra    FORM WIND QUINTET

ASCOLI PICENO   CHIESA DI SAN PIETRO IN CASTELLO    24 MAGGIO H17


VOTO 12/DODICESIMI, ma anche meno


         Giacchè in questi giorni sè votato per le europee, proviamo qui a dare altri voti. Però di merito, come a scuola. E, stranamente per una volta, in dodicesimi. Lidea ce la dà il bizzarro geniale compositore ungherese György Ligeti, al quale in questo Festival APP è stata dedicata la SERATA LIGETI, con il bel concerto della FORM (FORM WIND QUINTET), con il pianista Fausto Bongelli, e con il chitarrista Gianluca Gentili

         Quellincredibile Musica ricercata (suite di 11 brani per pianoforte, qui eseguita da Fausto Bongelli), si basa unicamente sulluso progressivo delle 12 note della scala cromatica ma una alla volta (salvo le ottave, cioè le altezze, naturalmente partendo dal LA): per cui la prima suite ha solo 2 note, la seconda solo 3, la terza solo 4, e via così fino alla undicesima suite che finalmente le utilizza tutte e 12 (di più non si può). 

         Così - giocando un po, ma seriamente, anzi severamente, come Ligeti - ci viene in mente di dare dei voti (pseudo-scolastici) ai vari musicisti; quindi allantica Chiesa di San Pietro in Castello, ad APP (direzione artistica, assistenza, organizzazione), alle condizioni ambientali del concerto, fin alla Ascoli del circondario. In maniera decrescente: da 12/dodicesimi a 2/dodicesimi. Promossi e bocciati. 

 -          VOTO 12/12:  al pianista Fausto Bongelli che ci ha stupiti ma non troppo, lo conosciamo. Se, specie allinizio, Musica ricercata sembra facile - solo 2 note la prima suite, poi 3, poi 4 - è proprio lì il difficile: quella tecnica combinatoria dallapparente aridità con graduale accumulo dei suoni, in realtà coinvolge lanima. Frettolosamente liquidata da alcuni come musica decadente (eppure, anche Kubrick scelse - abusivamente, ma dopo la causa fecero pace - proprio la suite n°2 per un suo film), Ligeti va suonato con religiosa devozione, precisione e concentrazione. 

Bongelli sa come farlo: sa - sdoppiandosi a volte - come usare con indipendenza, martellante fragore, perizia e spaventosa velocità la mano sinistra; come evidenziare quei non-accordi rotolanti; come a tratti evocarci Bach (verso le suite centrali); come farci galleggiare in quel simil-valtz (quarta suite?); come sorprenderci - nella quinta, ma anche dopo - con motivi forse di tradizione popolare e misteriose armonie, attraverso sovrapposizioni, incroci, dissonanze dissacranti eppur quasi armoniche. Le discese ardite e le risalite direbbe Battisti. Così ti pare di entrare in un film, percorri traiettorie negli abissi, guidi astronavi verso stelle e nebulose, viaggi nella luce e nel buio tra spazi intersiderali. Qualcuno la definirebbe musica sperimentale ma da manicomio. Non è un difetto.

-          VOTO 11/12:  al Quintetto di fiati della FORM che ci ha introdotti nelle Six Bagatelles di Ligeti. Nel merito, non ci abbiamo capito granchè (certo non sembrano sciocchezzuole), salvo che anche in queste cè lossessione di adoperare prima solo 4 note strane in strani accordi, poi 6, poi 8 e così via (meno il DO, alla fine, bah). Alcuni suoni son tenuti lunghi alla morte, altri vanno in dissolvenza, in corto-circuito, altri si predispongono in simmetria Per noi tapini è troppo, ma ci piace. Avvertiamo la profondità, la pensosa religiosità, la ricerca o la tendenza a qualcosa di impalpabile in quanto spirituale, mai prevedibile. I cinque - bravissimi sulla stima - ci danno dentro come i sassofonisti di Paolo Conte, ma questa è unaltra musica. Più adatta al lettino di analisi che per ballare.

-          VOTO 10/12:  al chitarrista Gianluca Gentili, che però ha eseguito meglio Electric counterpoint di Steve Reich (con laiuto delle diavolerie elettroniche alla Pat Metheny) che Pari intervallo di Arvo Pärt. Se è vero che anche nelle stilose chiese estoni si suonano i brani di Pärt, questa nostra spoglia chiesa romanica forse non ha il fisico, o ne ha troppo. Funziona meno. Forse il riverbero fuori controllo, forse la scelta del brano troppo minimalista, o forse era meglio un organo invece della chitarra elettrica (dallaccordatura non perfetta) Ma Arvo Pärt non si discute, fa bene APP ogni anno a proporcelo in tutte le salse.

-          VOTO 9/12: alla Chiesa romanica di San Pietro in Castello, dallo strambo campanile a base triangolare. Meravigliosa, infatti ha mille anni, non ce la meritiamo. Le chiese di oggi son tutte brutte. Restaurata dove benissimo, dove malissimo. Bene le maestose capriate, male le pareti interne con lorrendo intonaco da condominio sparato sopra i blocchi di travertino. Giusto aver tolto altari e orpelli e preservato il pavimento a quadrotti. Da rispedire al mittente gli 8 lampadari anodizzati da pizzeria, i fari multipli laterali da negozio di scarpe, gli altoparlanti buttati sulle pareti. Superflue ma vive, le ragnatele in quantità industriale sulle 4 graziose bifore alte (vedi foto).

-          VOTO 8/12:  al Festival APP. Già nelle altre 3 edizioni ci era piaciuto, questa quarta anche. E di alto livello, un piccolo Festival dei 2Mondi di Spoleto (che Ascoli rifiutò!), con spettacoli originali, coraggiosi ed economici (al contrario di Spoleto). Ma non cera bisogno di aggiungere il Circo. 

-          VOTO 7/12:  allorganizzazione. Si può far meglio. Magari portando le sedie e disimballarle un po prima che entri il pubblico, togliendo camion e furgoni dallingresso della chiesa, curando la puntualità dello spettacolo Di buon livello il materiale informativo-pubblicitario (grafica, formato, testi). Bello il logo, con quella renna che nei giorni del Festival vedrei gigante sulle torri di Ascoli, sulla superstrada, e piccola tra i tavolidi Meletti, nelle piazze, davanti alle scuole, sulla spiaggia a San Benedetto Ma non cè.

-          VOTO 6/12allacustica della chiesa. Proprio non ci siamo, anche perché è un cubo. Occorrono dei correttori acustici ben studiati, oggi funzionano, non sono invasivi e costano relativamente poco. Specie col quintetto, i suoni si mescolavano troppo, figuriamoci con una FORM al completo.

-          VOTO 5/12alla segnaletica. San Pietro in Castello sta un po nascosta, Per arrivarci (anche a piedi) servono dei cartelli indicatori (con lamica renna), anche loro fanno immagine.

-          VOTO 4/12: allesterno della Chiesa. Gridano vendetta quei grigi menhir dellEnel o non so chi svettanti sulla destra della facciata. I cavi telefonici e della luce appesi o cuciti dovunque, lincuria dellantico portone, lo sporco cronico, langoscia delladiacente casa a sinistra

-          VOTO 3/12a tutto il circondario. Unedilizia orrifica e invadente, tanto più brutta quanto più recente: abitazioni tirate là, pretenziose o cadenti, minacciosi recinti simil-carcere, muri, muretti, reti rotte, verde trascurato da secoli  Chi concepisce tali orrori, chi firma i permessi edilizi?

-          VOTO 2/12al mastodontico parcheggio che incredibilmente si sta costruendo lì a due-passi-due. Se non ci vai non ci credi. Uno spiazzo rubato, che verrà cementificato/asfaltato con laggiunta di sbarre, gazebo e quantaltro. Vicino al gioiello San Pietro in Castello! Da arrestarli tutti, i politici e i tecnici ben in mostra sul tabellone. E pure la Soprintendenza. Ma questa è Ascoli, bellezza.


PGC - 29 maggio 2019