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16/10/19

VIVALDI PÄRT-TIME

VIVALDI 
      PÄRT

FORM ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
VOCALIA CONSORT - VOX POETICA ENSEMBLE

TOLENTINO ABBADIA di FIASTRA   
13 ottobre 2019  h 16


VIVALDI  PÄRT-TIME


         Sono larmonia, la precisione, la bellezza, il tempo, la ragione e il sentimento dei milioni di mattoni dellAbbadia di Fiastra, a dare lidea di questo speciale concerto pomeridiano ad orario ridotto: 50 minuti, garantisce il direttore artistico Tiberi.

Orchestra e cori nella crociera del tronchetto, sotto la cupola; il pubblico per lo più nella navata centrale. Intorno solo la moltitudine di mattoni a vista, pulitissimi da sembrar nuovi. Non statue nè dipinti di santi [salvo qualche affresco per caso], non ornamentosi altari dei miracoli, non ori nè oziose decorazioni: ora et labora - lideale benedettino di lavoro e preghiera - qui dentro è ancora rispettato. [Fuori della chiesa meno: assedio - quasi ordinato - di centinaia di auto, pesanti odori di grigliate dai gazebo, aria di ricreazione domenicale, non proprio misticismo e sobrietà]

         Ma è subito Arvo Pärt: Da pacem Domine, un largo lento, sennò non sarebbe Pärt Gli archi matematicamente alternati alle voci (si rispondono, senza guardarsi), e le note - poche - tenute lunghe e/o in successioni (quasi prevedibili), di terza, di quinta ma cariche - non si sa come - di spiritualità e mistero e pure un po di dolore, uno diventa religioso per forza, mi vien da pensare. Eh, questi di FORM sanno come suonarlo Arvo Pärt, sembrano estoni di Tallin. 

         Musicalmente più elaborato il Salve Regina, i due cori misti (siamo precisi!) come fusi nellorchestra qui lavorano molto di più. Ciò che sempre stupisce è il pragmatismo nordico e la modernità di Pärt, la semplicità complessa tendente al minimalismo spinto, al mistico profondo obbligatorio eppure mai oppressivo, al politico nel senso più alto. Tu ascolti e ti passa davanti la Storia (fin dal Medioevo) e la Geografia (a partire dallOriente); e vedi colori, cioè quasi abbini certe note a certi colori (come da qualche parte scrive Oliver Sacks). La musica ti suona proprio nella mente. Sei preso. 

Arvo Pärt magari in part-time ti ipnotizza, con la complicità del grande solitario rosone dellabside, sempre più illuminato dai raggi del pomeriggio, sulla linea visiva di orchestra-direttore-cori misti. 

         Ma ecco il linguaggio sacro della musica impennarsi con questo Vivaldi delle 11 composizioni liturgiche del Gloria in re magg. Un Vivaldi - che ha 300 anni meno di Part! - che forse molti di noi non si aspettano. Anche gli spartiti, per lenergia che devono produrre, si fanno ad occhio più fitti e scuri. I violini e le viole si posizionano in punta di sedia come ciclisti in fuga pronti a scattare, o magari solo per dei deliziosi pizzicati corali; i due contrabbassi (assieme al direttore Berrini hanno la visuale completa) sorvegliano con lautorevolezza dei loro grandi hertz; oboe e tromba, pur defilati, aggiungono calore alla tessitura dellinvisibile tela di preghiere, sentimenti, misteri e perfino polifonici paesaggi prodotti con traboccante fantasia dal nutrito plotone di viole-violini-violoncelli; con le piccole ma grandi Cristina Picozzi-soprano e Roberta Sollazzo-mezzosoprano che spuntano dai cori-misti per duettare in latino tra loro, con loboe, col violoncello Ne risulta complessivamente un vasto affresco musicale, dipinto alla maniera del Tiepolo, con ampie campate di colore con unenergia leggera ma possente in uno spazio vibrante daria e di luce.. Poi si sa, cè del barocco in Vivaldi.

         Mentre usciamo dalla chiesa, allo scadere dei 50 minuti, il sole da ovest si fa strada con prepotenza dal rosone sulla facciata, e il fascio di luce - parallelo al pavimento - colpisce giusto laltro rosone dellabside.

         Cosaltro cè di magico, o di pagano, stasera?


PGC - 15 ottobre 2019


06/05/19

Nureyev al clarinetto

MUSICAUNA Tributo a JOBIM

Gabriele Mirabassi [clarinetto] e FORM [Orchestra Filarmonica Marchigiana]

Trombone, Arr. e Dir. Orch. Massimo Morganti
Chitarra G. Bianchini
Contrabbasso G. Pesaresi
Batteria B. Marcozzi

MACERATA - Teatro Lauro Rossi     2 maggio 2019  ore 21


        Saranno state allinizio le astratte atmosfere impressionistiche alla Debussy di Saudade do Brasil (solo orchestrale), poi leleganza dei ritmi morbidi di Tempo do mar con la chitarra acustica, a far sì che, arrivati a Desafinado, io abbia associato Mirabassi allimmenso Nureyev. Senza offesa per entrambi. 

        Perché lui è cobra-Mirabassi: così lo apostrofò icasticamente Valerio Colzani 5 anni fa, al Teatro del Pavone di Perugia, per quel suo contorcersi e avvilupparsi su se stesso nel suonare; e perché anche stasera danza intorno al clarinetto mentre ne tira fuori quei suoni solo suoi, magici e impossibili quanto unelevazione verticale di Nureyev. Poi, Nureyev e Jobim erano contemporanei e si conoscevano. E quante volte il russo che era la danza stessa, deve aver danzato Laprés-midi dun faune che Debussy compose proprio per i Ballets russes. Daccordo: forse Nureyev non sapeva suonare il clarinetto

        Con quel Desafinado il concerto poteva anche finire: limprevedibile inizio pensante di tromba con i minimalisti chitarra-contrabbasso-batteria dellensemble-Mirabassi al ritmo scarno di bossanova lenta (alla Arbore); quindi il clarinetto-Mirabassi che esitante savvia sulle tracce della tromba (ma sotto di unottava - mi pare - e parecchio più calmo rispetto alle Desafinado che conosciamo); a seguire, lo scoppiettante trombone-jazz quasi solista del direttore Morganti. 

La FORM dietro, a tessere atmosfere calde e distese di un Brasile amico ma impenetrabile, come una foresta in ebollizione. Ma quando poi lorchestra vira impercettibile su un simil 3/4, Mirabassi tinventa tuttun altro Desafinado, il suo: fresca cascata di note trasparenti e velocissime, edanzante: lui che suona su un piede come una gru, o surfando come su una tavola sul Rio Negro, o simulando arrampicate, salti, sospensioni sempre battendo precipitosamente il tempo sul palco a sottolineare atavici legami dAfrica. 

       Acrobazie al ralenti, senza angoli. Ad ogni guizzo, ad ogni sbang di scarpa-che-atterra, timmagini uccelli del paradiso volare spaventati, animali esotici inseguirsi chiamandosi sopra e sotto gli alberi, impressionanti scrosci dacqua, carnevali infiniti che sfilano al ritmo di samba Ma senza confusione. Desafinado movimentato e leggero, impressionistico, dai colori apparenti ma vibranti. La scelta orchestra pare quella di Paolo Conte, creativa e sicura, senza ansia. Anche lei ammirata e divertita da Mirabassi, magari anche a qualche musicista sarà venuto in mente Nureyev

        Beh, il nostro Mirabassi da Perugia, né agile né asciutto né volante né russo, che veste sempre superclassico anni 70 ampio e scuro (altro che bianco), che neanche el purta i scarp de tennis, mi evoca il grande Nureyev proprio perchè nellaspetto è soavemente il suo contrario, ma la sua musica movimentata scorre inarrestabile unica miracolosa e sublime come la danza di Nureyev.

        Tutto così il concerto. Quale miglior tributo ad Antônio Carlos Jobim inventore della bossanova sinonimo di Brasile. Non come il samba, che sembra la cosa più tropicale che cè ma è nato a Casarsa, nel nostro Polesine, ci svela sottovoce Mirabassi in una breve divertente ma colta e profondissima conferenza sulla musica di stasera, tra A felicidade, Chovendo na roseira, Correnteza Eu sei que vou te amar, Você vai ver  Sempre Nureyev al clarinetto, anche al bis.


PGC - 6 maggio 2019