Autoctophonia Festival 2026
Recitals Koncert
Poesia Musica Teatro
Officina teatrale Aikot27 – Gruppo Aoidos
“PER L’AMOR DEI POETI”
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Assassinio nella Cattedrale
di
Thomas St. Eliot
Voce solista
Vincenzo Di Bonaventura
Ospitale delle Associazioni - Grottammare 26-27-28 agosto 2026
È provocatoria la domanda Chi ha ucciso l’Arcivescovo?: poichè il Quarto Cavaliere, che nel dramma di Thomas St.Eliot la rivolge ai testimoni oculari, è uno degli assassini dell’indifeso inerme Arcivescovo, e le argomentazioni efficacemente manipolatorie sviluppano il paradosso per cui dalla condotta di Thomas Beckett non si può concludere se non che aveva deciso di morire martire e che dunque posti davanti a questi fatti emetterete senza esitare un verdetto di Suicidio per Infermità Mentale.
È un Di Bonaventura "aumentato", quello che nella ri-scrittura scenica del dramma, stasera e nelle due successive repliche, è contemporaneamente il Coro, l’Araldo, i Tre Sacerdoti, i Quattro Tentatori, i Quattro Cavalieri.
Si compie fra il 2 e il 29 dicembre dell’anno 1170 il destino tragico dell’Arcivescovo di Canterbury: Thomas St. Eliot ne riprende la realtà storica e la supera per farne emblema del dissidio eterno fra libertà e potere, e il canto di morte di Thomas Becket, costretto a scegliere tra lealtà al sovrano e aderenza al credo religioso, assume l’atemporalità che hanno i capolavori quando da essi fasci di luce si sprigionino ad illuminare l’universalità dell’agire umano.
D’altronde, nell’anno in cui il dramma vede la luce, il 1935, il tallone delle dittature schiacciava l’Europa e - subito prima della catastrofe mondiale - la politica e il potere venivano mostrando il loro volto più brutale e inumano.
Un po’ dramma elisabettiano un po’ tragedia classica (come in questa, il Coro ne è elemento essenziale), l’intreccio contiene infatti ogni elemento delle dinamiche che ancora appartengono al nostro presente: odio e tradimento, guerra e potere e l’astuzia manipolatoria di questo sugli individui e sui popoli.
È proprio il Coro, come nel dramma antico, a presagire eventi misteriosi e terribili – Crudele è il vento, / avverso il mare, oscuro il cielo, / troppo oscuro è il cielo, troppo oscuro -; una confusa angoscia è nella supplica dei Tre Preti - Tommaso, mio signore, non affrontare la marea /che travolge non sciogliere le vele / nel vento irresistibile -; nello stesso sermone di Natale a Canterbury l’Arcivescovo, che ha già scelto la coerenza dettatagli dal suo cuore e dai suoi princìpi, presagisce la fine – perché, diletti figli, è possibile che tra breve voi abbiate un nuovo martire –
Ed è quasi una sacra rappresentazione a venirci incontro: nella metrica vicina al versetto biblico, nel ritmo possente del dramma di parola che mette a nudo i meccanismi dell’anima e scandaglia la capacità per l’uomo di riconoscersi tale nell’accettare fino in fondo il proprio destino.
Compiuto il crimine – Ma questo, questo è fuori è fuori della vita, / questo è fuori del tempo, come / un’incombente eternità d’ingiustizia e di male, inorridisce il Coro - il fervore autoassolutorio dell’efferatezza appena commessa da parte dei Quattro Cavalieri emissari del re Enrico II Plantageneto - Noi siamo stati assolutamente disinteressati - è un capolavoro di mistificazione e le rispettive arringhe procedono per plateali manipolazioni: è il mostruoso egoismo ad aver reso l’alto prelato indifferente ai destini del paese; il martirio, scelto per insaziata sete di gloria, è perciò stesso nient’altro che vero e proprio suicidio.
Ma Tommaso è oltre tutto questo, lo è dal momento in cui ha accettato il martirio come donazione totale di sé e non come manifestazione di orgoglio, che significherebbe “compiere l‘azione giusta per la motivazione sbagliata”.
Resta infine l’orrore, restano il cordoglio e la paura: e sono nelle parole del Coro delle donne di Canterbury le quali, pur nella loro circoscritta esperienza umana, avvertono che il prezzo, altissimo, è stato pagato non solo dall’Arcivescovo ma da tutto il popolo e che la ferocia degli uomini, che ha già profanato la cattedrale, renderà sempre solo apparente la pacificazione.
Chiarite l'aria! pulite il cielo! lavate il vento! /separate sasso da sasso, separate la pelle dal braccio / separate il muscolo dall'osso e lavateli! / Lavate il sasso, lavate l'osso, / lavate il cervello, lavate l'anima, / lavateli, lavateli!
“Ha attraversato la linea del tempo” il capolavoro di Thomas Eliot, e nel farlo ha illuminato le dinamiche oscure dei sistemi di potere, di ieri come dell’oggi - Riconosciamo il nostro errore, / (…) riconosciamo / che il peccato del mondo è sospeso / sulle nostre teste –
È stata immersione totale quella di stasera nel ritmo del verso, nell’intensità percussiva che ha riempito ogni angolo di questo spazio surreale e quasi deserto, fuori del quale pulsa la notte vacanziera, ignara di poesia e di bellezza. Ed è stato tutto e solo per noi, grazie alla ri-scrittura scenica dell’attore testimone, questo gigantesco Thomas St.Eliot, impareggiato poeta e interprete del “consapevole disorientamento di un’epoca".
Sara Di Giuseppe - 31 agosto 2026
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