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16/07/26

“SIAMO TUTTI BARBONI” ovvero “I BARBONI SIAMO NOI”

Osservando le reazioni locali e nazionali al pestaggio dell’iracheno che dava in (morbide) escandescenze sul lungomare di San Benedetto del Tronto, ho elaborato una mia personale statistica che mi sembra non campata in aria -  alla quale anzi do sempre più credito -  e che suona più o meno così:

“SIAMO TUTTI BARBONI” ovvero “I BARBONI SIAMO NOI”.
Ovvio, con le eccezioni, c’è sempre qualche mela marcia
A San Benedetto tre mesi fa uno si stava perfino candidando a Sindaco. 
E vista la mia statistica inventata, avrebbe potuto anche vincere. 

 

 

15 luglio 2026                  PGC

15/10/22

MEMORIA


[…]

 Il vento continui a scrosciare,

Da palme ed abeti lo strepito

Per sempre desoli, silente.

Il grido dei morti è più forte. 


(G.Ungaretti, Terra, 1942-1946)

 

L’abbiamo corta noi italiani, la memoria, e coloro che sono la nostra memoria vivente man mano scompaiono. Altri per fortuna sono ancora nostri compagni di viaggio: lo è Liliana Segre, prezioso immeritato dono che la nostra democrazia morente ci fa perché ci insegni ancora qualcosa. 

La sua testimonianza di deportata ancora bambina ad Auschwitz, con la sua mano in quella del padre che non rivedrà mai più, è nel magnifico docufilm “MEMORIA” (1997, regista Ruggero Gabbai) dal minuto 29.59, e andrebbe inserita nel piano studi curricolare dalle elementari all’università:

Se non fosse così corta la nostra memoria, se non fossimo un popolo fondamentalmente di destra, intimamente fascista, non avremmo - attraverso il voto e la complicità di un meccanismo elettorale truffaldino - messo la nostra vacillante democrazia nelle mani di una grezza neo-post-quellochevipare-fascista presidente del consiglio prima di diventarlo; e la seconda carica dello stato in quelle di un (ex?)picchiatore missino oscuro come i voti optional che ha preso; e la terza in quelle di un oltranzista esponente del peggior cattolicesimo oscurantista e retrivo ma ancora non scomunicato da Francesco. Né avremmo la maggiora parte delle amministrazioni regionali e locali nelle mani di destre reazionarie e culturalmente arretrate. 

Dunque alla senatrice Segre è toccato proclamare l’elezione del sinistro La Russa, in un’aula tutt’altro che sorda e muta anzi plaudente inciuciante e festante, in quel tempio della democrazia, come lei stessa ha definito, con voce giovane, l’aula del Senato; e ci ha resi partecipi della sua emozione d’essere lì, in un ottobre che le ricorda quello in cui da legge dello Stato le fu impedito di continuare a frequentare la scuola perché ebrea. Tempio della democrazia oggi abitato da clowneschi figuri plasticamente rappresentati dal discorso d’insediamento del neo eletto presidente: nauseante poltiglia di ignoranza storica, superficialità, grottesco buonismo, vergognosa mistificazione.

Agli antipodi c’è Liliana Segre, c’è il suo discorso da gigante contro quello di un nano, in quella che resterà una giornata nerissima: per quelli che si riconoscono in lei, e per lei che non avrebbe dovuto parteciparvi, con un simile esito prestabilito, tra mercati delle vacche e intrallazzi da retrobottega. I temi fondanti del suo discorso – gli stessi con cui da decenni educa (ma invano) con tenacia e passione platee di ogni età – non sarebbero andati perduti se affidati a modalità, sede, circostanza diverse. Lo sono stati invece oggi, nell’aula popolata di fantocci arroganti e ignoranti, incapaci di ascoltare e capire.

Le parole di  La Russa, appena cinque minuti dopo, ne sono state la plateale, sconfortante conferma.

Ma c’è chi preferisce considerare soddisfatto gli ipocriti applausi, il mazzo di fiori esagerato e i bugiardi sorrisi a 32 denti di ceramica, fingendo di non accorgersi che Liliana Segre cercava di sparire prima possibile. 

 
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“…Occorre dunque essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici: dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volontà. […]
Un nuovo fascismo, col suo strascico di intolleranza, di sopraffazione e servitù, può nascere fuori dal nostro paese ed esservi importato, magari in punta di piedi e facendosi chiamare con altri nomi; oppure può scatenarsi dall’interno con violenza tale da sbaragliare tutti i ripari. Allora i consigli di saggezza non  servono più e bisogna trovare la forza di resistere; anche in questo, la memoria di quanto è avvento nel cuore dell’Europa può essere di sostegno e di ammonimento.”

 

       (Primo Levi – Appendice a Se questo è un uomo – Novembre 1976) 


 

Sara Di Giuseppe - 15 Ottobre 2022

 

26/01/22

“GIORNATA DELLA MEMORIA” 27 GENNAIO 2022


Agli amministratori e ai politici destrorsi, fascisti, fascistoidi, fascisti a loro insaputa


Consiglio preventivo:


Domani 27 gennaio statevene a casetta vostra e non parlate a vanvera. 


Fateci il piacere di evitare di aggregarvi - come fate anche tutti i 25 aprile - alle “nostre” Celebrazioni farfugliando furbescamente, come avete già fatto, di memoria come “consapevolezza di tutti i crimini contro l’umanità”, di tutte le pulizie etniche della storia da quello sciagurato di Adamo in poi, e della Shoah come “simbolo di tutti gli orrori e le tragedie del mondo” e giacchè ci siete pure di Covid che non c’entra niente.

 

La “Giornata della Memoria”, cari signori, è stata istituita per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, pianificato a tavolino e strutturato con attitudine scientifica; le leggi razziali del nazi-fascismo; la persecuzione italiana contro i cittadini ebrei; gli italiani che hanno subito la deportazione e la morte nei campi di concentramento e quelli che si sono opposti rimettendoci la vita o rischiandola. Punto e basta. Ma proprio basta.


Invece ogni anno voi parlate, parlate, parlate. Sparlate. Per fingere di non capire, per sminuire le vostre collusioni ideologiche, per confondere, per accusare. E, anche, per ignoranza.


Quest’anno non fatelo. Statevene a casa. 


Guardate la tivù, studiate, pregate… Pensate ad altro: ai vaccini, al calcio, alle elezioni… 

 

Riposatevi. 


Non vi disturberemo 



 PGC - 26 gennaio 2022    

08/10/21

FRATELLI D’ITALIA FRATELLI DI “QUELLO”

 
Se “è la somma che fa il totale” (copyright Totò), basta fare la somma delle ultime impresucce di certi Fratelli d’Italia per trovare il “totale”: capire di che pasta sono, a chi si ispirano, di chi sono “fratelli”.

 -  Pesaro.
Il Fratello d’Italia assessore alla Regione Castelli (ex sindaco di Ascoli Piceno), si oppone all’intitolazione a Gino Strada del nuovo padiglione ospedaliero del corso di laurea infermieristica: perché “Gino Strada è una figura sopravvalutata e profondamente ideologizzata”, perché “aveva posizioni politiche molto radicali e dure”, perché “fu membro del sevizio di vigilanza del Movimento Studentesco milanese negli anni di piombo”, perché “considerava nazisti Meloni e Salvini quando parlava di Decreti Sicurezza”, perché “ha sempre criticato i nostri militari nei teatri di guerra”. Poi - ciliegina sulla torta - collega l’uccisione di Sergio Ramelli (1975) a Gino Strada! Da restare secchi.

-  Con sprezzo del pericolo lo spalleggia il capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia, l’on. Carlo Ciccioli (psichiatra!), ex Fronte della Gioventù (gruppo politico neo-post fascista), FUAN, MSI, e Alleanza Nazionale. Chi non ricorda le sue memorabili imprese, questa non sarà mica l’ultima.

-  Rachele Mussolini
(nomen-cognomen omen) figlia di Romano (bravo jazzista) e nipote del Duce, di fresco eletta consigliera a Roma in Fratelli d’Italia - la consigliera a più votata, col record di oltre 8.200 preferenze - interrogata sul suo pensiero politico, dichiara che no, non è fascista (“il discorso sarebbe lungo…” e dicci allora) e che l’eloquente foto-che-ha-fatto-il-giro-del-mondo - Il 25 aprile festeggio solo San Marco!! -è una foto vecchia” (di 2 annucci tesoro!) anzi “è una provocazione” (ma guarda un po’). Poi vaneggia di “Pacificazione Nazionale del 25 Aprile”, evidentemente sotto suggerimento dei “fratelli”… Ciao bellaa!!

-  Massimo Rabella
di Fratelli d’Italia, eletto consigliere a Torino, “ringrazia su Facebook i tanti camerati che lo hanno aiutato”. Quando uno è educato è educato, tra camerati…

 -  Votazioni comunali a San Benedetto T.
Al ballottaggio tra destrorsi - mentre Fratelli d’Italia diventa il primo partito della città - è ampiamente in testa il sindaco uscente (ex Alleanza Nazionale e Casa della Libertà, come dire un bravo fratello). Una delle imprese di cui va fiero: il 25 Aprile la banda cittadina non deve assolutamente suonare Bella ciao. Guai! Bruciati gli spartiti proibiti, il direttore s’inchina e ubbidisce: evvài col Piave. Tanto (quasi) nessuno protesta.
 
L’elenco (la somma, direbbe Totò) sarebbe lungo. Ma a dimostrare l’assioma di cui al titolo, è sufficiente già da solo il rutilante simbolo di Fratelli d’Italia: quella storica fiamma del MSI al centro ben in evidenza, non vuol dire che i FRATELLI D’ITALIA sono chiaramente FRATELLI DI “QUELLO”
 
PGC - 8 ottobre 2021

02/11/19

PEGGIO DI DRESDA

       “Il Consiglio Comunale di Dresda approva a maggioranza (Verdi, Post-comunisti [Linke], Liberali [Fdp] e Socialdemocratici [Spd] a favore, Cristianodemocratici [Cdv] angelikamente contro) una delibera che proclama in città l’Allerta Nazista, dopo i ripetuti atteggiamenti e atti antidemocratici, antipluralisti, contrari all’umanità e di estrema destra che arrivano fino alla violenza. Dresda ha un problema: se non vuol diventare la capitale del nuovo nazismo deve opporsi energicamente a questa destra estrema radicalizzata, difficile da individuare e mescolata con la borghesia conservatrice”  (cfr.”La Repubblica” del 1.11.’19)
 
       Premesso che il Piceno non è la Sassonia e che qui i nazisti non ci sono (o piuttosto, non si vedono) e che abbiamo “solo” una forte DESTRA, noi siamo messi peggio di Dresda.
Nel senso che, mentre la nostra destra/centrodestra cresce elettoralmente e si fa sempre più invadente, arrogante, invasiva, ma anche subdola, sorridente, convincente, dispensatrice di convenienti promesse, non c’è chi la contrasti. Questa nostra destra casereccia prospera alla luce del sole, non si nasconde, non si vergogna: anzi si mostra amichevole, religiosa, con l’abito buono della festa. Si mescola agevolmente fra noi, che storicamente l’abbiamo già nel DNA. Si annida perfino nella nostra sminuzzata sinistra/centrosinistra; oltre che tra intellettuali, operai, dirigenti, disoccupati, evasori fiscali, giornalisti, medici, commercianti, imprenditori, artisti, avvocati, militari, insegnanti, studenti. Donne uomini bambini, il DNA dicevo. Si fa chiamare in tanti modi: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Casa Pound… Amministra quasi dappertutto, anche dove è in finta minoranza.
       Basta guardare qualche fatto degli ultimi 5 giorni:

-      I sindaci di San Benedetto, Grottammare e Cupra Marittima (destra e sinistra) firmano davanti alla Prefetta di Ascoli l’impegno ad istituire le RONDE (le chiamano “Gruppi di vicinato”, oh quanto sono creativi, ma sono peggio delle Ronde, torneremo alla famigerata STASI della DDR). La notizia  - cioè la velina - esce liscia come una carezza, nessuna indignazione o quasi. ”Mummie che tacciono”.
-      Al ristorante “Terme” di Acquasanta, per i festeggiamenti dell’Anniversario della Marcia su Roma, si riuniscono a banchetto amministratori ascolani e sambenedettesi sotto l’egida del Duce. La notizia scandalizza tiepidamente i giornaloni locali, poi appena un po’ di sputtanamento su quotidiani e tigì nazionali, poi tutto tende a sgonfiarsi: il Fratello d’Italia sindaco-ragazzo-maratoneta di Ascoli ci ha dato a bere che non aveva visto il menu (!) - talmente fascista che quello di casa-Mussolini gli fa un baffo -. Gli altri Fratelli hanno minimizzato, i leghisti hanno fatto embè?. Nessuno si è dimesso. Solo un gregario finto-capo si è scusato a bassa voce. Certo, dopo il fattaccio la sinistra ha strillato, ma come per contratto. Strillato. Déjà vu.

Ma l’elenco delle decisioni destrorse folli e pericolose come e più di quelle nazionali è lungo, lunghissimo: lo è così tanto che, almeno nei Consigli Comunali se non anche nella cosiddetta “società civile” si sarebbe dovuto fare uno scatto, tipo Dresda.

Ma quando mai, se siamo ormai inquinati fino al midollo.
 
-      L’opinione pubblica è silente, ciascuno cura col massimo interesse il proprio orticello o il proprio ombelico, né mostra di accorgersi di nulla. Come i contadini polacchi quando sulla ferrovia che correva accanto ai loro campi di cavolfiori gli passavano davanti certi convogli…
-      Le classi dirigenti capaci di “gestire con saggezza” le crisi strutturali e le crisi contingenti sono sempre più rare o addirittura scomparse.
-      La sinistra ormai sbriciolata come biscotti secchi, non sente più la propria responsabilità principale: quella di “tentare di contrastare gli innati bassi istinti della parte destra di noi tutti e di tenerli a bada” (Altan). 

       Quindi nessuno dei nostri pavidi, inerti, neghittosi Consigli Comunali, incapaci di prospettiva politica ma anche di pensare semplicemente controvento, voterà mai una delibera che, dichiarando l’evidente pericolosità di questa deriva - antipluralista, antidemocratica, antiumanitaria quando non addirittura violenta - impegni il Comune, i Comuni, la Provincia, la Regione ad opporsi energicamente e a combattere una destra estrema e arcigna, radicalizzata ovunque, facile da individuare benché spesso mimetizzata nei ranghi della borghesia conservatrice e reazionaria.

Siamo messi male. Peggio di Dresda. E il Piceno è già la capitale della peggiore destra, che si evolve con fascistica rapidità.


PGC - 2 novembre 2019