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26/01/22

“GIORNATA DELLA MEMORIA” 27 GENNAIO 2022


Agli amministratori e ai politici destrorsi, fascisti, fascistoidi, fascisti a loro insaputa


Consiglio preventivo:


Domani 27 gennaio statevene a casetta vostra e non parlate a vanvera. 


Fateci il piacere di evitare di aggregarvi - come fate anche tutti i 25 aprile - alle “nostre” Celebrazioni farfugliando furbescamente, come avete già fatto, di memoria come “consapevolezza di tutti i crimini contro l’umanità”, di tutte le pulizie etniche della storia da quello sciagurato di Adamo in poi, e della Shoah come “simbolo di tutti gli orrori e le tragedie del mondo” e giacchè ci siete pure di Covid che non c’entra niente.

 

La “Giornata della Memoria”, cari signori, è stata istituita per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, pianificato a tavolino e strutturato con attitudine scientifica; le leggi razziali del nazi-fascismo; la persecuzione italiana contro i cittadini ebrei; gli italiani che hanno subito la deportazione e la morte nei campi di concentramento e quelli che si sono opposti rimettendoci la vita o rischiandola. Punto e basta. Ma proprio basta.


Invece ogni anno voi parlate, parlate, parlate. Sparlate. Per fingere di non capire, per sminuire le vostre collusioni ideologiche, per confondere, per accusare. E, anche, per ignoranza.


Quest’anno non fatelo. Statevene a casa. 


Guardate la tivù, studiate, pregate… Pensate ad altro: ai vaccini, al calcio, alle elezioni… 

 

Riposatevi. 


Non vi disturberemo 



 PGC - 26 gennaio 2022    

28/01/21

RIECCOLI...

…quelli che la Shoah e “tutti gli altri crimini contro l’umanità

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“Noi eravamo immersi in una totalità apocalittica”
(Boris Pahor, Necropoli, ed. Fazi 2008)
 
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Rieccoli
, quelli che furbescamente confondono e mescolano la Giornata della Memoria della Shoah al ricordo di tutti gli altri crimini contro l’umanità (alla stregua, ma più vergognosamente, di chi ad ogni 25 Aprile tenta di fare della Festa della Liberazione dal nazifascismo una generica “Festa della libertà”).
Ecco Acquaroli, marchigiano presidente di Regione, che scrive “La memoria è consapevolezza di tutti i crimini contro l’umanità” e la Shoah è “simbolo di tutti gli orrori, le sofferenze, le tragedie del mondo e della storia che hanno calpestato la dignità degli esseri umani”.

Ecco Piunti sindaco sambenedettese, ancor peggio col suo “Quante volte, nella storia recente, questo atteggiamento ha portato al ripetersi di esperienze ugualmente terribili” (!) ed evoca  “le vittime dei gulag e delle pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda…”
 
NO, cari i miei due signori, la Shoah non è stato né sarà mai un crimine contro l’umanità paragonabile ad altri genocidi e crimini del cui abominio è certamente disseminata la storia della belva umana in ogni epoca e ad ogni latitudine.

E la Giornata della Memoria non nasce per ricordare genericamente “i principi irrinunciabili della pace e della libertà, della giustizia e della solidarietà, in nome della salvaguardia e della dignità di ogni persona umana”.

Essa nasce per ricordare quello che è stato un UNICUM STORICO: uno sterminio studiato scientificamente, “pianificato a tavolino ed avvalsosi di un avanzato grado di tecnologia, cosa che non era mai avvenuta in precedenza”, odio organizzato, “raziocinato, strutturato con attitudine scientifica”.
 
La Storia, signori, non la si adatta alle proprie convinzioni ideologiche, non la si modella sulle proprie necessità di propaganda, magari plasmandola al fuoco della fiamma tricolore che occhieggia nel simbolo del partito di almeno uno di voi due.
Se a fuorviarvi sia, oltre a ciò, anche una probabile scarsa conoscenza della Storia e di ciò che essa ha scolpito indelebile su ogni pietra e zolla di questo infelice pianeta, o se chi scrive i vostri comunicati non è abbastanza attento e dovreste dirglielo, non fa gran differenza.
Perché ugualmente pernicioso è il messaggio che trasmettete, e che la locale stampa diffonde con zelante acritico copia-incolla: il vostro è messaggio di retorica a buon mercato, che non tocca le coscienze. Solo la VERITÀ può toccarle, solo può farlo il riconoscere la natura assolutamente unica di ciò che è stata una “pianificazione ragionieristica dello sterminio, la “più ciclopica azione di rastrellamento, deportazione e sterminio della storia”.
Mescolare come voi fate la verità storica di una macchina scientificamente pianificata al genocidio con “ogni altro delitto contro l’umanità”, è offesa alla verità, alla memoria, a “questa” Giornata della Memoria. Anche trascinare dalla vostra parte le parole di papa Francesco adattandole a generica condanna dei crimini commessi contro l’uomo è operazione scorretta e fuorviante.
Puro esercizio di retorica, perfino grottesco, è agganciare - per far colpo - il tema della Shoah all’attuale tragedia pandemica (è la perla che conclude il messaggio di Acquaroli).
Disonesto è contrabbandare quale messaggio sulla Shoah la “risoluzione del 2019 con cui il Parlamento europeo ha condannato tutte le forme di totalitarismo che hanno schiacciato i popoli europei”.
 
Giornata della Memoria - così scrive ancora lei, Acquaroli, o chi per lei - non può essere patrimonio di parte ed è nostro dovere evitare che possa essere utilizzata come qualcosa di strumentale”.
NO caro signore, la Giornata della Memoria è invece proprio quello, è “patrimonio di parte”, possesso inalienabile di quella parte di umanità che ha vissuto la Shoah sulla propria carne - chiedere alla Senatrice Segre, anche se non la sopportate perché non vi vota - e patrimonio di quanti ritengono primario dovere l’alimentarne e tenerne vivo il ricordo.
A strumentalizzare la Giornata della Memoria siete soltanto voi.
Provo vergogna per voi.
 
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“... Perciò egli vorrebbe che la dannazione e i suoi segni restassero indelebili, eterne e mai rimarginate cicatrici sul corpo dell’umanità e della storia; sanarle, coprirle, integrarle nella continuità della vita sarebbe un ulteriore oltraggio alla vittime e una - sia pur involontaria – amnistia concessa a una realtà che deve restare inconcepibile”
(Claudio Magris, Prefazione a “Necropoli” di Boris Pahor)
 

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Sara Di Giuseppe - 28 gennaio 2021



 

 

04/02/20

FACCE DI TOLLA

        [La cittadinanza onoraria di San Benedetto a Liliana Segre]
 

        Nel magnifico documentario italiano “Memoria” di Ruggero Gabbai (selezionato al Festival di Berlino 1997, premiato al Nuremberg Film Festival 1999) c’era anche lei, Liliana Segre: la chioma non ancora candida, la voce pacata e uguale a quella di oggi.

        Sul grigio sfondo di uno scalo ferroviario milanese, raccontava di quel treno che dopo alcuni giorni di prigionia si portò via - insieme a tanti - lei e il padre, mentre i milanesi guardavano da dietro le persiane chiuse; raccontava il suo salutare “il mio papà” - una volta separati uomini/donne - con “piccoli ciao della mano” per cercar di consolare lui “così sofferente, così… disperato d’avermi messo al mondo”. Diceva proprio così, impossibile dimenticare.
Non l’ho rivisto mai più”: solo qui la voce s’incrina, poi il documentario lascia il posto alle altre testimonianze, altri ebrei italiani come lei sopravvissuti ad Auschwitz. 

        Gli studenti più scavezzacollo, al termine, hanno occhi lucidi; l’indomani, ad Oświęcim (Auschwitz)-Birkenau, niente selfie, non ancora inventati, solo silenzio e sgomento.

        Non merita, Liliana Segre, l’ipocrisia di un sindaco – quello di San Benedetto – e di un Comune che con irredimibili facce di tolla le offrono oggi la Cittadinanza Onoraria (accettata, è notizia di questi giorni, dalla Senatrice). 

        Perché questo sindaco - con la sua degna amministrazione in coma percettivo - vieta ogni anno al Corpo Bandistico cittadino di suonare Bella Ciao durante la celebrazione del 25 Aprile. E la Banda  supinamente ubbidisce.

        Perché di questo Comune fanno parte un assessore e due consiglieri (uno dei quali presidente del Consiglio Comunale) partecipanti alla cena fascista svoltasi lo scorso ottobre 2019 ad Acquasanta - provincia della salvinianissima Ascoli - per celebrare la marcia su Roma

        Perché in questo Comune vi è un membro della partecipata Multi Servizi che sui social fa gli auguri per il compleanno (!) di Mussolini, e sul cui ruolo di consigliere il sindaco “non ritiene di dover intervenire”.

        Perché in questo Comune vi è un Vigile urbano che insulta pubblicamente la Senatrice Segre, e il sindaco esprime burocratico sdegno, ma non ha pronunciato una sola ufficiale parola di condanna sul gravissimo episodio della cena fascista.

        Perché questo sindaco proviene dalle file di Alleanza Nazionale, una Destra che affonda le sue radici nel fu Movimento Sociale Italiano. 

        Ora la ghiotta occasione di mettersi in vetrina strumentalizzando la popolarità della signora Segre fa dimenticare al Sindaco Piunti opportunità e decenza: lo spinge a chiedere perfino, con sprezzo del ridicolo, un appuntamento - data l’impossibilità per la senatrice di raggiungere S.Benedetto - per consegnarle lui stesso dove e quando vorrà “la pergamena con cui questo Comune Le concede (sic) la cittadinanza onoraria”.
(Vuoi mettere, una foto con la Segre e la fascia tricolore… quando gli ricapita?)


        Ma ahimè, sindacopiunti, anche il lessico la tradisce: concedere (cfr. Vocabolario Lingua Italiana “lo Zingarelli”, ed.Zanichelli 2004 pag.414) è “elargire, spec. con degnazione indulgente”. E concessione è ciò che viene dato, dunque, dall’alto.

No, sindacopiunti, neanche la più lunga delle scale da pompiere le concederebbe di arrampicarsi all’altezza di una persona come Liliana Segre. Lei, sindaco, non ha proprio nulla da poter “concedere” ad una donna così, ad una vittima della Shoah. 


Studi, piuttosto. A scelta: la Storia, l’Italiano… Meglio se tutti e due
.


[https://www.youtube.com/watch?v=j_RBlqfvGlk  (testimonianza di Liliana Segre dal 30º minuto circa)]


Il rischio che incombe sul futuro si presenta con molteplici aspetti fra i quali: la retorica, la falsa coscienza, il negazionismo, la banalizzazione, la ridondanza, l’uso strumentale, la sacralizzazione”.
Moni Ovadia, in Il Nuovo Manifesto, 27.1.2019


Sara Di Giuseppe - 4 Febbraio 2020