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11/02/26

DEMOLIRE IL GRANDE PARCHEGGIO DELL’OSPEDALE SOPRA L’ALBULA!*

 [ma quando mai! niente paura, basterà mercanteggiare,
dare qualcosa in cambio…]
 

   *Questa la comunicazione shock, l’ordine lampo dalla Regione Marche Togliete subito quell’enorme coperchio di cemento sull’Albula ad uso parcheggio (riservato) dell’Ospedale Civile. Riteniamo sia potenzialmente pericoloso, se il vostro torrente s’incazza. Somari! non andava costruito così!  

     ZAC! Una tegola sul cranio. Improvvisa. Tanto che ai poveri sambenedettesi è venuta la faccia luttuosa e gli ha preso un colpo da andarci dritto all’ospedale (ma a piedi, date le circostanze) o da morirci (per il cimitero: pochi metri ancora, la prima a destra). Un po’ come quando caschi bel bello dal pero e ti piomba addosso la dura realtà: che bruscamente prendi coscienza e arrivi alla solare consapevolezza che quest’utile e massiccia operazione di edilizia social-sanitaria (nata nella più ibrida casereccia legalità) doveva e poteva essere studiata/progettata/risolta in ben altro modo. Non con un’ottusa soffocante colata di cemento e asfalto, ma nel rispetto vero dell’ambiente, della sicurezza idraulica e della funzionalità. 

[Come dicevamo, da Verdi, un’era geologica fa] 

  

     Ma dai, è uno scherzo-da-prete, un pesce d’aprile a febbraio, una burla. Vedrai vedrai… scommettiamo che il parcheggio resta così? Qua da noi non si demolisce mai niente di abusivo e di illegale, anzi si incentiva (a norma di legge, eh!) qualunque abuso edilizio ostile. Con condoni e sanatorie. 
I sotterfugi fanno curriculum, premiano, rendono. Come minimo son voti.

     Di sicuro, se non si tratta di uno stupido scherzo di carnevale o roba così, questa inaspettata esagerata tardiva ingiunzione di abbattimento del discusso parcheggio potrà, con calcolata malizia politica, addirittura ri-negoziarsi notturnamente nelle alte sfere. 
È quello che si fa sempre in questi casi. Non subito, però: adesso l’impiccio va a fagiolo per caricare (a salve) la propaganda per l’elezione del nuovo sindaco. Occasione troppo ghiotta per farsela scappare, tant’è che ci si son buttati tutti in salto carpiato: recriminando, promettendo, giustificando, pontificando. Siamo in piena mareggiata elettorale. 

Che sia la prossima amministrazione di scappati di casa - con l’obiettivo di accattare una qualche sanatoria - a mettersi di buzzo buono per trovare una soluzione. Magari giocandosi una carta dello stesso “peso”. Tipo - mi butto a indovinare - quella seconda (!) Cassa di Colmata al porto che incombe sulle nostre teste. Tipo: “sì, ce la prendiamo ‘sta monnezza, ma non toccateci il parcheggio.”
Facciamo cambio, recitava una vecchia pubblicità di pellicce di qua. Schifezza ambientale per schifezza ambientale. Vincono tutti e tutti perdono. E ci terremmo - so’ soddisfazioni! - anche la surreale sfilza di 6 (sei!) cartelli di divieto d’accesso, le sbarre storte, i cordoli sbriciolati, l’intreccio di strisce stinte da espressionismo astratto e tutta quella diffusa bruttezza stratificata intorno. Ci teniamo.  

     Ah, se invece - malauguratamente e con crudeltà beffarda - l’evento distruttivo dovesse realizzarsi in questi tempi abbreviati, l’apocalittica demolizione del parcheggio ammirata dai piani alti del verde-rigato ospedale, per i malati sarebbe davvero uno spettacolo…“bello da guarire”!
 
PGC - 10 febbraio 2026 

06/12/24

ALBERGO DIFFUSO (forse) anche nel Piceno a 494 m s.l.m. (per esempio)

Non sarà "ancora alberghi", questo “ALBERGO DIFFUSO”

 

          Il progetto sociale dell’ALBERGO DIFFUSO (A.D.) può finalmente essere anche per noi l’innovativa saggia opportunità di investimento pubblico/privato nel “Turismo Sostenibile”, e non soltanto e banalmente attività alberghiera (di rapina), nè (furbi) B&B a go-go nè forme dilaganti e spopolanti di “affitti brevi” (Airbnb).

Ri-utilizzando, con sapiente e corale gestione centralizzata, solo strutture e immobili già esistenti “diffusi nell’autenticità locale” - semplici abitazioni appena da ricondizionare, palazzetti storici dimenticati [dismessi o in (s)vendita], case sussurranti di paese, casolari tipici sorridenti, ex luoghi di lavoro o d’impresa ecc. - l’A.D., in sinergia tra residenti e turisti, valorizzerebbe diversamente e con successo i nostri borghi storici espulsi dalle zuccherose rotte turistiche. Senza costruire il solito albergo (l’albergo in più o l’albergo che non c’era), senza cacciare gli abitanti, senza insistere nella violenza del territorio.

Borghi e colline restano integri, gentili. Per il turista emergente che cerca nuovi stimoli, addio stress nelle ospitali dimore-soft a misura d’uomo di albergo diffuso mimetizzato nel jazz dell’ambiente, conservate ad arte per lui.

          Conservare qui non significa congelare, bensì rivitalizzare rigenerando con cautela e rispetto: solo che ormai è compito delle anime volenterose del borgo snaturato e svilito da certa modernità, bonificarsi dal kitsch delle brutture sovrapposte, frutto dell’abitudine all’incuria dei propri amministratori e dell’ignavia dei troppi sudditi votanti. Presane tristemente coscienza, tocca a loro subito reagire, macinar idee, pianificarle con luminosa intelligenza, progettare, organizzarsi, restaurare come si deve. Perché, come in acustica la qualità d’ascolto è compromessa dal più scadente dei componenti, così un borgo si mostra brutto-e-cattivo e respingente al visitatore se anche uno solo dei suoi elementi importanti resta sciatto e scadente: solo ricondizionandone tutte le parti critiche con cura, impegno, sentimento, armonia e spirito sociale, il borgo diventerà attrattivo e funzionerà. Servizi, viabilità, segnaletica, traffico, sicurezza, trasporti, illuminazione… cose così, a tutto campo.

Il turista/viaggiatore che sceglie l’A.D., statisticamente meno corsaro, più leale e sensibile della cieca massa vacanziera, guarda con occhi come fionde, pensa, confronta, giudica, pretende. Torna a casa sua e racconta. Ma pure dà. E quel che dà - specie in esperienza, socialità, cultura - è patrimonio regalato che resta al territorio, è curriculum che non si disperde.

-          Se (per es.) il comprensorio del borgo a 494 m s.l.m. vuol degnamente competere con le forme tradizionali di ricezione alberghiera del circondario con un A.D., ri-conosciuti in coscienza i propri punti di debolezza, vi rimedi! Ricordandosi che il suo cliente potenziale prediligerà sempre - migliorandole - la calma, il silenzio giusto, la quiete dell’antico, la pulizia urbana, l’informazione, i prezzi morigerati e sorvegliati, l’aria buona, la genuina cortesia di paese.

Ma non basta.       

          Non basta perché occorre aggiungere un connotato speciale a questo A.D.. Certo per distinguerlo, ma anche per cogliere l’opportunità di dare al settore vacanziero corrente (che normalmente ne è lontano) qualcosa di autenticamente culturale. Sta diffondendosi l’arte di viaggiare: spinta dalla curiosità, dalla voglia di esplorare, di imparare o da chissà cosa, c’è sempre più gente che vuol scegliere “dove” andare e “perché”. Un borgo meno nevrotico e più umano certamente  attira, poi se offre una certa panoramica culturale originale attuale è meglio.

            Per cui, agganciandomi non per caso alla cronaca di questi giorni, il polverone mediatico sulla banana con scotch di Maurizio Cattelan venduta all’asta alla cifra folle di 6,2 milioni di dollari, bassa cronaca giornalistica che sbeffeggia l’Arte Contemporanea centrifugandola coi soldi dei mercanti, degli speculatori e di galleristi più spregiudicati che competenti, propongo l’idea di dare alle varie dimore-soft del borgo a 494m s.l.m. (sempre per esempio) adibite ad A.D. i nomi di noti artisti/performer internazionali di Arte Contemporanea*.  Se i siti fossero 10, sceglierei

BANSKY  CHRISTO  KOONS  PAOLINI  KOUNELLIS  HOCKNEY  KIEFER  CASTELLANI  GILARDI  CATTELAN

E di ognuno “arrederei” gli interni (possibilmente pure gli esterni) con manifesti, stampe, cataloghi, adesivi, modellini e multipli di opere dell’artista di cui quell’A.D. ha preso il nome. Come se lì ci abitasse davvero lui, l’artista famoso, ah ah…  

Ovviamente, a prezioso supporto dell’operazione, si progetti una comunicazione adeguata che informi, racconti, spieghi, insegni, appassioni. Ma, per favore, in un italiano preciso e brillante, non medicinal-burocratico-pomposo come fan tutti. Anche in oxfordiano inglese (non maccheronico o all’amatriciana, che poi ci ridono dietro…), e in spagnolo, cinese e russo. Sììì! Non è strano, serve!

       Ma ancora non basta.

-          Al “nostro” ALBERGO DIFFUSO necessita pure un marchio/logo esclusivo. Eccolo:

 

*P.S.    Ah… ci vuole un certo fiuto per orientarsi nell’Arte Contemporanea. Ripa ce l’ha.

PGC  Messico e nuvole - 1 dicembre 2024



05/04/24

La forzata metamorfosi del Ballarin sarà un “ecocidio”, un ecoreato, un delitto contro l’ambiente


       “La Costituzione riconosce l’ambiente tra i diritti fondamentali. Quindi l’iniziativa economica privata (e peggio pubblica) non può mai svolgersi in modo da arrecare danno all’ambiente e alla salute. Entro due anni, in tutta l’Unione europea sarà punito l’”ecocidio”. Lo ha stabilito la seconda direttiva comunitaria sugli “ecoreati” appena approvata… […] Si prevedono pene da 9 a 20 anni”. (Gianfranco Amendola, FQ 4.5.’24)

       Quindi, poiché è prevedibile che fra due anni la forzata metamorfosi del Ballarin - la “canalata pazzesca” - sarà o un’incompiuta o una ciofeca finita male, a San Benedetto si sarà commesso un ecocidio. Finalmente punibile: non sarà difficile dimostrare che la sciagurata farcitura di un dismesso ma immacolato campo di calcio con opere inutili, invadenti e peggiorative per il già compromesso habitat urbano, si configura precisamente come un grave delitto contro l’ambiente.

       Chi ancora non sa o vive su Marte vada a guardarsi il progettone dell’archistar e le affannose integrazioni dell’amministrazione per accontentare chi conta, chi vota, chi minaccia… Ascolti le bugiarde rassicurazioni di chi non mantiene mai. E magari mediti e rida piangendo, sul finto (?) Pesce d’Aprile di quello scavezzacollo di giornale indigeno on-line che - pensando di far lo spiritoso - ha ben elencato quasi tutto quello che vogliono ficcarci nello spazio di un mezzo campo di calcio (e l’altra metà, parcheggio!?). Per non parlare della fruttuosa dilapidazione ciclica di fondi pubblici.

Ma siamo ancora in tempo per fermarci, fare marcia-indietro, annullare tutto, adesso che da ogni lato vediamo il nostro Ballarin VUOTO come mai l’abbiamo visto. Guarda come cammina libero lo sguardo, senza scontrarsi subito con qualcosa di brutto o di volgare. 

Guarda per terra, come sarebbe bello e inebriante un semplice prato - come c’è stato per cent’anni! - da andarci scalzi, da farci capriole… Sarebbe il primo VUOTO URBANO di San Benedetto, forse replicabile anche altrove (ma come questo chi ne ha più…). Un VUOTO necessario per campare meglio, senza continuare a ingolfarci di optional edilizi che sono catene, senza ancora costruire, commerciare, crescere, spendere, inquinare, inquinare!… Senza compiere “peccati ecologici” che sono crimini come quelli contro la pace (copyright Papa Francesco).  

E senza meritarsi condanne fino a 20 anni per “ecocidio”.

PGC - 5 aprile 2024

04/04/23

LA STUPIDITÀ DEI VANDALI


 

RIPATRANSONE. Si diceva che la stupidità produce esiti grotteschi quando abita le stanze dei decisori. [https://faxivostri.wordpress.com/2023/03/08/stupidario-comunale/].

Non è sempre vero: più spesso produce vandalici scempi ambientali, come in questi giorni.

Tanto quelli - alberi, paesaggio, ambiente tutto - non possono ribellarsi né difendersi. Dovrebbero farlo i cittadini, ma loro dormono o pregano, ci sono le processioni, in fondo è Pasqua signora mia. 

Accade così che su un tratto della SP Cuprense proprio all’ingresso di Ripatransone per un tratto di circa 300-400 mt. debbano essere impiantati i pali della nuova illuminazione. 

Detto fatto. Il tratto in questione viene brutalmente vandalizzato dai lavori: una trentina almeno gli alberi abbattuti, sanissimi, e di questi almeno 20 grandi di alto fusto (malamente segati, in diversi casi quasi “strappati” più che segati, v.foto); l’intera scarpata - rigogliosa di vegetazione e lasciata colpevolmente incolta - totalmente devastata, sventrata.

  

Lavori eseguiti con sconcertante imperizia; organizzati nel peggiore dei modi (traffico bloccato, detriti, polverone, pericoli per transito pedonale e veicolare); progettati da improvvisatori ignari o incuranti della possibilità di collocare i pali sul lato opposto della strada, dove quasi nessun albero avrebbe dovuto essere sacrificato per i “pozzetti”; ignari o incuranti del rischio concreto che quel tratto, così sventrato, comporterà per la stabilità idrogeologica della ripida scarpata. In compenso resteranno a vista gli orridi muraglioni di cemento a prova di atomica delle “moderne” case soprastanti. 

 

Diranno – e pare già di sentirli, i geni comunali – che gli alberi erano malati, ed è falso; che erano secchi, ed è falso (c’era più verde lì che in tutta Ripa): i tronchi tagliati sono lì a dimostrare che di alberi perfettamente sani si trattava; diranno che quella scarpata andava bonificata: certo, e sventrandola si fa prima, vuoi mettere.

Ovvio che burocraticamene tutto sarà in regola, come ti sbagli: firme e controfirme, timbri, autorizzazioni, pareri di Soprintendenze e Carabinieri Forestali e papaveri assortiti… Mica fanno le cose abusivamente, questi…

E i lavori sono appena all’inizio, figuriamoci quando tutto sarà finito…

Quanto a cittadini, stampa, Forestale, pensabene e bellagente, nel pacificante grembo delle ritualità pasquali nessuno che muova muscolo né sopracciglio di fronte al paese devastato; nessuno che gridi contro la nefasta imperizia e colpevole negligenza di chi quel territorio dovrebbe proteggere come un bene prezioso irrinunciabile; nessuno che alzi un dito contro i responsabili degli scempi: ci sono le elezioni, bellezza, e ognuno ha qualcosa da guadagnare dal silenzio. Dell’ambiente chissenefrega. Anzi senza un sussulto li voteranno ancora, e plaudono fin d’ora alle “belle liste” (sic) dei candidati. Vecchi e nuovi. 

 

Che tristezza.

 

Sara Di Giuseppe - 3 aprile 2023

 



17/05/22

LA GUERRA MANIFESTA AI PINI

8 pini di 44 anni verranno uccisi il 18 maggio. ZAC-ZAC, non BANG-BANG. 

Niente pace, neanche per i pini.


      San Benedetto, piazzetta del mercatino comunale di viale De Gasperi: “Riqualificazione e messa in sicurezza, nuovi stalli di sosta, nuova pavimentazione con asfalto, più 16 nuove essenze arboree che verranno piantate nel territorio comunale”. [Chissà dove, magari in un burrone]


Questa dovrebbe essere la volta buona, attacca così l’allegra velinona del Corriere Adriatico (anche oggi abbiamo scritto qualcosa, meno male, sarà stato il compiaciuto Corriere-pensiero). “Colpa dei ritardi per l’approvvigionamento dei materiali, a cominciare dal bitume per gli asfalti”, spiega il ligio assessore, sennò a Pasqua era tutto fatto.


È che a San Benedetto e dintorni la “guerra ai pini” non la si manda per le lunghe, si taglia e basta. E’ stato sempre così, con tutte le amministrazioni, anche quando governavano i “Verdi” di seconda generazione. Tanto i residenti non protestano, zitti e Mosca. Anzi gli va bene. Anche in questo caso: ci guadagnano una decina di parcheggi, più l’asfalto liscio senza le gobbe delle radici dei pini: nessun anziano inciamperà e andrà all’ospedale, nessun bimbo morirà travolto da un ramo di pino assassino (quando si dice la sicurezza)… e i pericolosissimi aghi di pino, che possono accecarti? Solo addio ombra, addio disastrate panchine, addio piccola oasi. Che volete che sia. Commercianti felici. Voti sicuri. 


È l’atroce guerra per il territorio, bellezza. Solo che i pini non possono scappare, non possono rifugiarsi nei bunker dei palazzoni di viale De Gasperi, nè possono difendersi (mai avute armi - difensive, oh yes - in omaggio…). Finiranno anche loro in una fossa comune, o bruciati, ma senza fosforo. Per 8 pini non servono neanche i carri armati, basta una motosega russa (più probabilmente cinese). Il Comune ce l’ha pronta.


      Si potrebbe trattare per salvare la vita ai nostri 8 pini? Certo che no, conviene la “guerra manifesta”, come sempre. Dopo (o anche prima) basterà fare la faccia dispiaciuta e farfugliare vuote parole di circostanza, come sempre. E poi “ricostruire”, con zelo e male, come sempre.


      Cosa importa se avremo perso altri 8 pini mediamente giovani (anche se bruttini perché senza manutenzione, e mai stati potati!); il 19 maggio li avremo già dimenticati. Si dirà di aver vinto la guerra ai pini, ci sarà un’altra stupida inaugurazione, anche se la pace sarà fatta di lugubre asfalto.  

 

PGC - 17 maggio 2022  


IL CLUB DELLA SEGA COLPISCE ANCORA


La crociata contro i pini colpisce ancora, a San Benedetto. Anzi non s'era mai interrotta. 


Dopo le indimenticate gesta delle amministrazioni Kasparov 1 e 2, i cui assessori mani-di-sega (all’Ambiente, pensa un po’) furono per il verde cittadino peggio di Attila nei suoi anni migliori (uno si è perfino recentemente candidato sindaco. San Benedetto sta’ serena!); dopo i fasti dell’amministrazione Piunti coi rigogliosi pini condannati a morte per realizzare la pista ciclabile (oddio, pista ciclabile, si fa per dire) lungo il corso dell’Albula e i pochi superstiti che l’amministrazione Spazzafumo spazzerà via (un nome, un destino) per completare il progetto, tocca ora agli incolpevoli pini del mercatino comunale in Viale De Gasperi. 

Li segano domani. “Riqualificazione dell’area”: oggi si chiama così, nel paraculese amministrativo e  velinaro, ogni delitto ai danni dell’ambiente.

Lo sappiamo da decenni: dalle nostre parti chiamarsi PINO è una brutta disgrazia, il verde in genere è un colore che disturba, e il Club della Sega ha avuto ed ha nelle amministrazioni locali, sambenedettesi e limitrofe, adepti ferventi e numerosi.

 

Lo sanno i pini di Grottammare - specie lì in estinzione anzi già estinta - sistematicamente sacrificati da sindaci e assessori alle proprie elettoralistiche mene palmizie e ciclabili o alla loro psicotica idea di “sicurezza”; lo sanno le pinetine di Grottammare, desertificate a beneficio di chalet e dehors e giochi cretini per bambini.

 

Niente di nuovo sotto questi cieli: a San Benedetto, a Grottammare e non solo, amministrazioni digiune di cultura ambientale inseguono il residuo spelacchiato miserando verde cittadino, lo stanano ovunque esso sia per giustiziarlo con le motivazioni più sfacciate e grottesche.

Si salvano solo le inutilmente spettacolari palme - quando non le fa fuori il punteruolo - su artificiosi lungomari modello Dubai a beneficio di turisti di bocca buona.

 

Tutto nell’indifferenza dei cittadini, col plauso dei commercianti - unici beneficiati - e la supina, acritica amplificazione da parte della stampa. 

La stessa che annunciando lo scempio che giustizierà domani i pini del mercatino di Viale de Gasperi, scrive - anzi velina senza un dubbio o un sussulto - che al posto dei pini “Saranno reimpiantate essenze arboree (apperò, pensavamo si chiamassero alberi) di altro tipo: complessivamente nel territorio comunale saranno piantumate altre sedici essenze  (aridaje), il doppio di quelle rimosse” (excusatio non petita…).

 

Nel territorio comunale, capito bene?  

Ci prendono per scemi. 


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Normalmente tendiamo a non guardare, a non vedere le piante. Siamo completamente ciechi a questa forma di vita che pure rappresenta la protagonista indiscussa della vita del pianeta. Se pensiamo che tutti gli animali insieme rappresentano soltanto lo 0,3% della biomassa del pianeta e che le piante rappresentano invece l’85%, capiamo come ogni volta che si racconti una storia che riguarda la vita su questo pianeta, è impossibile che le piante non siano le protagoniste

(Stefano Mancuso, “La pianta del mondo”, Laterza 2022)

 

Sara Di Giuseppe - 17 Maggio 2022     

06/10/20

SULLA VIA DEL TRAMONTO

Non è un film e neanche il titolo di un libro 'rosa' dai risvolti drammatici, ma un report visivo di una mia passeggiata all'imbrunire (oggi 6 ott. 2020), in compagnia di Balù. Lui annusava il terreno, io osservavo lo stesso, ma dall'alto. Quello che vedevo mi ha sollecitato e ho preso lo smartphone. Questo è il piccolo album fotografico dopo circa un'ora e mezza di cammino. 

Credo che 'l'inizio inchiesta' sia promettente, e anche se fossero lo zero virgola per cento i cittadini poco 'accorti', faranno sempre migliaia di pezzine verdi in giro per la città e in acqua e altrettanti 'burini' in circolo. 

Aggiungo una cosa soltanto, che è più una precisazione: l'avrei raccolte tutte queste mascherine, solo se fossi stato equipaggiato con dei sacchettini (anche a mani nude), ma non li avevo. Sarà per il prossimo giro. 

Un'altra cosa: a Sben è più facile imbattersi con le colonnine dell'Enel, del gas, del telefono, dei pedaggi e delle cassette postali che con dei cestini porta rifiuti. Devo dire che spesso incenso di puzza il percorso che va dalla merda del mio cane al primo cestino disponibile segna-miglio. 

A seguito di queste piccole e modestissime osservazioni, ho pensato che alle prossime consultazioni comunali presenterò / proporrò una lista civica: la CDS, Cura ambientale, Decoro urbano, Senso civico. Credo che per una città turistica come Sben basti questo progetto, e poco più, per far vivere meglio i cittadini e far arrivare, e tornare, i preziosi 'bagnanti' che tanta economia sostengono. Il 'poco più', di cui sopra, è riferito alla gestione di qualche stipendio pubblico e carriera politica. Cose di poco conto... e poca fatica. 

Bene! Voglio essere ottimista sul numero di mascherine che si troveranno a terra, perché penso che l'un percento di noi (cittadini burini) può essere scovato e ripreso con la vigilanza dei vicini e soprattutto dei congiunti. 

Comunque, anche oltre questo recente fenomeno dei DP dispersi in ogni dove, la CITTA' è veramente sempre più SPORCA. Ma do' stanno 'sti spazzini operatori ecologici? Forse saranno più dirigenti in P.A. che responsabili del decoro urbano?! Intere strade e aree pubbliche da mesi lasciate a "fratello Sole e sorella Luna" con l'aiuto di Eolo e Giove. Mi sa che in Comune abbiamo dei grandi santoni che non sanno neanche pregare... 

 

PS: Ci sono due foto che non comprendono mascherine: una è il panorama serale in spiaggia e l'altra è un... Forse levato in acqua perché fastidioso? 

 

Francesco Del Zompo 


 

04/10/19

“LA NOSTRA CASA È IN FIAMME”, costruiamone ancora!

La variante REMER si farà: Un borgo naturalistico di 80 appartamenti immerso nella natura della Riserva Sentina.Più di 3 milioni per le casse comunali.

 LA NOSTRA CASA È IN FIAMME, costruiamone ancora!

     La scena a San Benedetto cambia ancora ma è sempre uguale: mattoni, asfalto ferro e cemento. Palazzi, Residence, Centri Commerciali. E case su case su case, con ingordigia. Insultando la lingua italiana, ora li chiamano borghi

    Un borgo alla Sentina ci mancava. E come non costruirlo, quando è proprio sullaspetto naturalistico che puntano i privati in quanto negli ultimi anni sarebbe cresciuta la domanda per siti immersi nella natura…”. Quindi cosa fanno gli architetti? Propongono progettano e firmano gli orrori che vedete. E cosa fa il Comune? Concede col sorriso e passa allincasso, 3 milioni e rotti, altro cheedilizia sociale. E la rimpicciolita Sentina, che si restringe e intristisce sempre più? Zitta, si capisce. Avrà solo molta più gente che farà intorno pipì, più auto, più scooter, più rumori, più soldi, più turisti stupidi.

      E lambiente, la natura? Linquinamento? Le polveri? I rumori? 
La ci-o-due?

Eddài! Eddài, tranquilli, ovvio che sarà tutto in regola, mica siamo banditi

     E poi senti lultima, questa gli è sfuggita, al Corriere Adriatico: il super-attico di questo borgo così ecologico, quello con vista sui laghetti della Sentina, lha comprato GRETA THUNBERG (anche la sua casa è in fiamme).

     Nota importante: in questo pezzo alcune notizie sono vere, altre false. Al lettore il compito di distinguerle. Se non ce la fa pazienza. Potrà sempre fare il giornalista o il politico.


PGC - 4 ottobre 2019