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17/09/25

“Bei cipressetti, cipressetti miei…” *

 

   L’archistar Canali pensava di inserire anche dei cipressi “alti e schietti” nella ristrutturazione dello stadio Ballarin, ma la Soprintendenza a quest’ennesima canalata pazzesca ha detto NO.

 Quindi gli spaventosi lavori edilizi interrotti non ripartono: l’archistar progettista capato nel mazzo, la Soprintendenza cattiva, il non amato Sindaco con le sue mangiabili pedine comunali, dovranno ancora riunirsi in conclave per decidere cosa diavolo piantare invece dei cipressi (non a caso associati alla morte). Si dice che s’incontreranno “davanti San Guido”… recitando Carducci come somari.

Senza memoria, senza nostalgia né rispetto, nemmeno per il prato del Ballarin che hanno ucciso.
  

 

“Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
rosso e turchino, non si scomoderà:
  tutto quel chiasso ei non degnerà d’un guardo
e a brucar serio e lento seguiterà.” *
 
*(Giosuè Carducci - saccheggiato come il Ballarin)
 
PGC - 17 settembre 2025

11/02/25

FORT BALLARIN

     Ne avevamo bisogno: a Nord, dopo l’abbattimento delle 2 tribune-“tappo”, la città era troppo scoperta. Non come a Sud, dove siamo abbastanza ben difesi dalla cementificata Torre sul Porto della Riserva Naturalistica Sentina e dalla (perfino ristoratrice…) Caserma Guelfa con relativa torre di vedetta a Porto d’Ascoli. E ad Ovest, dove la Torre dei Gualtieri (lu Campanò) del Paese Alto fa ancora paura agli indiani Sioux, che se con Coda Chiazzata o Nuvola Rossa provano ad attaccarci anche da Est, (dal mare, mica dal Mississipi…) - annegherebbero tutti. Insomma a Nord proprio ci voleva, questo forte fortissimo FORT BALLARIN inchiodato a morte sul “prato” dell’indimenticato disperato stadio Ballarin. Ma non è un altro “tappo”, peggio di quelli tolti?

Senonchè da alcuni mesi FORT BALLARIN cresce brutto e gonfio, lentamente, a singhiozzo, con continui ripensamenti sul progetto, sui costi, sui contenuti, sui tempi… E il popolo mormora, i nostalgici tifosi della Samb minacciano invasioni nei Consigli Comunali Aperti, i giornali velinano quello che trovano. 

Mentre FORT BALLARIN ha già suo un record: è il primo tutto di cemento armato come il Pentagono, non di bel legno come FORT APACHE. Ha pure quel fossato tutt’intorno che bastano 50 mm/hr di pioggia per riempirlo e renderlo invalicabile - con le bombe d’acqua arrivano i coccodrilli! Servirà quindi aggiungere un ponte levatoio come alla Rocca Costanza di Pesaro, o fisso come alla Rocca Roveresca di Senigallia. Qui di cemento, ovvio. Altre spese. 

     Certo che il famoso archistar parmense CANALI è deluso e depresso, alla sua età mica va bene... Se dal Comune partono spesso a trovarlo in pellegrinaggio, ogni volta lo deludono con obiezioni e rocambolesche varianti al suo progetto originario, che era stato pure approvato a mugugni, bestemmie e servile entusiasmo. Gli hanno spazzato via pure i laghetti dai fondi specchiati, le corroboranti cascatelle, il campetto di bocce, i cespuglietti autoctoni, i vialetti ad angoli acuti…

     Chissà però se l’archistar reagirà meglio, quando dopo Carnevale i nostri Spazzafumi torneranno da lui in missione (ancora mascherati) ad informarlo che per farsi perdonare, sul desertificato spiazzo a nord di FORT BALLARIN, giusto adiacente alla rotatoria, riserveranno un grandissimo piazzale attrezzato per i pullman CANALI BUS… 


PGC - 10 febbraio 2025

05/04/24

La forzata metamorfosi del Ballarin sarà un “ecocidio”, un ecoreato, un delitto contro l’ambiente


       “La Costituzione riconosce l’ambiente tra i diritti fondamentali. Quindi l’iniziativa economica privata (e peggio pubblica) non può mai svolgersi in modo da arrecare danno all’ambiente e alla salute. Entro due anni, in tutta l’Unione europea sarà punito l’”ecocidio”. Lo ha stabilito la seconda direttiva comunitaria sugli “ecoreati” appena approvata… […] Si prevedono pene da 9 a 20 anni”. (Gianfranco Amendola, FQ 4.5.’24)

       Quindi, poiché è prevedibile che fra due anni la forzata metamorfosi del Ballarin - la “canalata pazzesca” - sarà o un’incompiuta o una ciofeca finita male, a San Benedetto si sarà commesso un ecocidio. Finalmente punibile: non sarà difficile dimostrare che la sciagurata farcitura di un dismesso ma immacolato campo di calcio con opere inutili, invadenti e peggiorative per il già compromesso habitat urbano, si configura precisamente come un grave delitto contro l’ambiente.

       Chi ancora non sa o vive su Marte vada a guardarsi il progettone dell’archistar e le affannose integrazioni dell’amministrazione per accontentare chi conta, chi vota, chi minaccia… Ascolti le bugiarde rassicurazioni di chi non mantiene mai. E magari mediti e rida piangendo, sul finto (?) Pesce d’Aprile di quello scavezzacollo di giornale indigeno on-line che - pensando di far lo spiritoso - ha ben elencato quasi tutto quello che vogliono ficcarci nello spazio di un mezzo campo di calcio (e l’altra metà, parcheggio!?). Per non parlare della fruttuosa dilapidazione ciclica di fondi pubblici.

Ma siamo ancora in tempo per fermarci, fare marcia-indietro, annullare tutto, adesso che da ogni lato vediamo il nostro Ballarin VUOTO come mai l’abbiamo visto. Guarda come cammina libero lo sguardo, senza scontrarsi subito con qualcosa di brutto o di volgare. 

Guarda per terra, come sarebbe bello e inebriante un semplice prato - come c’è stato per cent’anni! - da andarci scalzi, da farci capriole… Sarebbe il primo VUOTO URBANO di San Benedetto, forse replicabile anche altrove (ma come questo chi ne ha più…). Un VUOTO necessario per campare meglio, senza continuare a ingolfarci di optional edilizi che sono catene, senza ancora costruire, commerciare, crescere, spendere, inquinare, inquinare!… Senza compiere “peccati ecologici” che sono crimini come quelli contro la pace (copyright Papa Francesco).  

E senza meritarsi condanne fino a 20 anni per “ecocidio”.

PGC - 5 aprile 2024

18/03/23

Quattro lampioni per un archistar

 

Uno dei 4 “obelischi” da tempo senza lanterne


                San Benedetto Tr.

     Dopo la coppia (!) di gaudiosi progetti di riconversione del Ballarin - un gioco da ragazzi per un archistar - pare abbiano affidato al Canali-dio-lo-benedica anche il restauro dei 4 grandi lampioni del ponte del lungomare, da alcuni mesi spariti dalla cima degli obelischi di pietra. Che siano stati spediti a Parma? Trattasi anche qui di lavoro difficile, lungo e complesso, guai affidarlo a uno sconosciuto elettricista del borgo. Occorrono studi, creatività, esperienza, capacità acrobatiche, curriculum da archistar. 


E bisogna anche saper prima ascoltare gli umori della città, di fascisti e comunisti, di albergatori e balneari, di commercianti e pescatori, di pensionati e di sportivi – compresi i ciclisti della Tirreno-Adriatico, che quasi cascavano, per guardare sgomenti i nostri 4 obelischi indigeni orfani dei lampioni.

     Ma da indiscrezioni filtrate (incredibilmente…) dai zozzi vetri del Palazzo di Vetro, pare che Canali-dio-lo-benedica abbia già partorito un’idea strepitosa delle sue, che chissà quanto costa ma chi se ne frega. Questa:

     4 boeriani boschetti verticali a fasciare gli “obelischi”, con palma finta ma luminosa sui piramidyon, le cui piante e fiori (rose-ortensie-gigli-garofani-primule-girasoli-peonie…) captano l’acqua che gli serve direttamente dall’Albula sottostante (ma va?) o dalla Ciip. L’acqua in eccesso che cade dall’alto creerà poi, automaticamente, delle scenografiche “cascatelle” (addizionate gratis di corroboranti concimi), e sui due marciapiedi anche dei “laghetti specchianti” per i bimbi. Godurie che forse al Ballarin ci saranno negate.

     Andrà tutto in Consiglio Comunale, si capisce. Ma se qualcuno non capisce, non gli va bene, minaccia crisi e guerre, archistar Canali-dio-lo-benedica ha in tasca la soluzione n°2: democratica demolizione dei 4 obelischi e illuminazione del ponte con 4 candeloni antivento (forniti direttamente dal vescovo di Parma).

        In ogni caso saremo famosi.

 PGC - 18 marzo 2023