08/07/13

Il Festival del Cinema ritrovato. Ci sono reperti e reperti...

Quello che si vede nell'immagine, è un proiettore cinematografico muto, modello Splendor della Prevost. È datato primi anni '20, l'avanzamento della pellicola è a mano e i fotogrammi al secondo sono 16. Al Cinema ritrovato si è visto anche questo, un proiettore da commozione cinefila pura, con tanto di “camino di scarico” per l'ossido di carbonio prodotto dai “carboncini” per l'illuminazione della pellicola: nessun fascio di luce, al cinema, è stato mai come quello prodotto dai vecchi, indimenticabili, elettrodi o carboncini (cfr. Nuovo Cinema Paradiso su tutti).

07/07/13

Il Cinema ritrovato. Il suono della suspence: Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann “letti” da Timothy Brock

L'uomo che sapeva troppo, Psycho, Intrigo internazionale e Vertigo: quattro colonne sonore scritte da Bern Herrmann per Hitch, quattro pagine indimenticabili nella storia della musica da film. Il mini concerto dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, prima dei fuochi artificiali tatiani sullo schermo, ha rappresentato la degna conclusione di un Festival che dà alle colonne sonore (restaurate o eseguite dal vivo) un peso quasi pari a quello delle immagini. E se a dirigere il concerto viene chiamato Timothy Brock, che fra tutti è il maggior esecutore di colonne sonore oggi al mondo, il conto è presto fatto e il risultato finale si può dare per scontato: un brivido continuo lungo la schiena (caldo permettendo).

06/07/13

Il Festival del Cinema ritrovato. Lo ricordate Jacques Tati?

E chi se lo ricorda, Jacques Tati? Persi fra quattro comici d'accatto dalla volgarità direttamente proporzionale alla loro scempiaggine, spesso dimentichiamo che perfino un film del 1936 e un altro del 1949 possono farci ridere a crepapelle. Non occorre attraversare l'Oceano a bordo del Titanic per imbattersi in alternative validissime ai Charlie Chaplin o ai Buster Keaton. Basta fare un salto a Bologna durante il Cinema ritrovato, e si rientra in contatto con un certo Jacques Tati, francese fin dentro il midollo ma con una visione della comicità universale, e ci si rende conto che si può anche ridere di una bicicletta che corre da sola o di un palo che non ne vuole sapere di star su.

05/07/13

Festival del Cinema ritrovato. Hiroshima mon amour 54 anni dopo: se Marguerite Duras...

Guai a parlar male dei “miti”: si corre il rischio di prendersi una pallottola in pieno petto. Il fatto è che non si stava parlando male di Hiroshima mon amour (operazione impossibile e un po' da mentecatti). La riflessione riguardava piuttosto il taglio che Marguerite Duras, nel ruolo di sceneggiatrice, dà al monologo tutto al femminile, lungo 92 minuti, che caratterizza il film di Alain Resnais e l'interpretazione ancora oggi stupefacente di Emmanuelle Riva. Come tutti coloro che amano il cinema ormai sanno, Hiroshima mon amour è una di quelle classiche pellicole che si presta alle interpretazioni più fantasiose.

Il Festival del Cinema ritrovato. Il giorno di Agnès Varda e di La Pointe-Courte

Eccola di fronte a noi. Ancora più piccola di quanto immaginavamo. Gian Luca Farinelli dice semplicemente “Agnès Varda” e il pubblico si spella le mani. La Pointe-Courte è il primo film della regista franco-belga, datato 1954 (uscito nel 1956). Dicono che rappresenti un accenno (magari inconsapevole) alla Nouvelle Vague che esploderà di lì a breve. Madame Varda dice, spiazzando tutti: “Non so cosa rappresenti questo film per la storia del cinema francese. Quello che so è che l'ho girato esattamente come volevo che fosse”. André Bazin scriverà: “La storia che ci racconta Agnès Varda è la più semplice del mondo, è una storia d'amore.

Bologna. Il Cinema ritrovato. A Piazza Maggiore “I proscritti” di Sjöström: un capolavoro datato 1918

Il fatto è che non ci scappa il termine “capolavoro” per un film da una decina d'anni, e l'ultima volta che lo abbiamo fatto ce la siamo dimenticata: non era evidentemente un capolavoro. Diverso, totalmente, il discorso del secondo film di Viktor Sjöström (il primo fu Terje Vigen del 1917), un grandissimo regista svedese uscito come nuovo da una operazione di restauro degna della massima lode. Berg-Ejvind och hans hustru, tradotto in italiano in I proscritti, figura ancora, con buona pace di Ingmar Bergman, al primo posto dei film più costosi della storia del cinema svedese, e lo si capisce vedendolo. Girato in condizioni estreme nel nord della Svezia, I proscritti narra “la storia di Ejvind (lo stesso Sjöström), un uomo in fuga dal passato e costretto a rifugiarsi sulle montagne con Halla, la donna amata, interpretata da Edith Erastoff che era, anche nella vita, la moglie del regista-protagonista”.

Spoleto. Festival dei 2 Mondi. E’ tornata una stella:“The piano upstairs”. Alessandra Ferri – Boyd Gaines

Mia moglie mi ha lasciato, e non so il perché…”. E’ l’inizio del viaggio del Marito dentro se stesso, a cercare le ragioni di un fallimento, le radici di un abbandono; un filo si dipana attraverso la parola che cerca, confessa, ricorda; all’altro capo del filo c’è lei, la Moglie, che danza e nella danza risponde, accusa. Lo scavo attraverso la parola è spietato, non meno del corpo di lei nel disegnare il dolore , l’abbandono, lo smarrimento. I due linguaggi si accostano si sovrappongono si fondono: metafora di due mondi interiori incapaci di oltrepassare la prigione che li separa.
Sceglie Spoleto, Alessandra Ferri, per tornare a splendere, e va in scena la perfezione.

04/07/13

Festival dei 2 Mondi. L'orchestra del Teatro Carlo Felice: così bravi da ridursi da soli gli stipendi

Quando, all’inizio, il brillante direttore presentatore Alvise Casellati confida al pubblico che questi suoi maestri orchestrali, per continuare ad esistere si sono perfino ridotti lo stipendio, m’è venuta in mente l’incredibile scena dell’orchestra della TV greca in lacrime in quello che per fortuna poi non è più stato il suo ultimo concerto. Poi la tristezza per un po’ svanisce, grazie alle intense e coinvolgenti interpretazioni della Manfred Ouverture di Schumann, del Concerto per violino e orchestra in Re maggiore Op.35 di Tschaikovsky, e poi Bach (solo violino), e poi ancora Schumann. Poi quel pensiero torna: se si sfaldano le orchestre come questa, cosa resterà?

02/07/13

Margherita Hack e i gatti di Spoleto. Gli incontri di Pier Giorgio Camaioni al Festival dei 2 Mondi

Non era il solito indolente sonno diurno. Il bel siamese adulto del Teatro Romano in Via delle Terme proprio ci ignorava, acciambellato in posa “invernale” sul suo millenario rudere sicuramente arroventato dal sole pomeridiano. Cercavano di richiamarne l’attenzione, oltre l’inferriata, anche altri spettatori in anticipato avvicinamento al concerto serale dell’Orchestra del “Carlo Felice” di Genova. Lui niente. Finto morto. Solo un occhio aperto - pensoso o triste - puntato su un preciso punto focale visibile solo lui. Non certo una stella, a quell’ora. O forse sì? Prima, in tarda mattinata, accasciato senza eleganza a bordo strada, sulla curva di Piazza Mentana, un giovane gatto delle foreste norvegesi, sofferente e malandato, sembrava volersi far uccidere dalle macchine di passaggio.

01/07/13

Festival dei 2 Mondi. Sogni Vicari con Pina Sambugaro e Giorgio Flamini

Nato come omaggio ad Antonio Tabucchi, il libro di Pina Sambugaro riprende lo schema ideativo di Sogni di sogni e, attraverso la finzione del sogno sognato, illustra i nodi essenziali del pensiero, dell’opera, di alcuni momenti essenziali del percorso compositivo di alcuni grandi Maestri della Letteratura occidentale, secondo una visione che, a sua volta, non può che risultare filtrata dalla "letteratura seconda" che oggi si interpone tra noi e l’Autore.