Invece hanno galoppato impazziti, nella dissennata notte delle prove per la parata del 2 giugno a Roma, gli innocenti cavalli, morendo o ferendosi nel terrore.
Ci saranno, ci sono già, i capri espiatori pronti per l’uso, quei due o tre poliziotti che hanno innescato la santabarbara.
Ma c’è qualcuno che ai vertici istituzionali (si) faccia domande sull’opportunità di festeggiare la Repubblica attraverso un tale scenario di pompa militare e di potere muscolare?
I cavalli impazziti di terrore, in fuga per le strade della Roma notturna sono una tragedia e una metafora: sono metafora di un confine sempre più indistinto tra vita vera e spettacolo; sono specchio di quella zona grigia in cui la hybris acceca l’uomo così che questi misuri il proprio valore con la capacità di impugnare un’arma; sono emblema, infine, di un pensiero ottusamente specista ancora ampiamente dominante nei confronti del mondo animale.
Comparse mute (citando Montanari) nella parata militare sarebbero stati quei cavalli, sfruttati per l'orgoglio militaresco di una repubblica che, pur nata con nuova libertà e dignità dalle ceneri di un’infame guerra di un regime infame, non sa festeggiare sé stessa se non nella pompa esibita di tutti i suoi apparati militari, delle sue armi e dei suoi micidiali sistemi d’arma, e di divise, mostrine, cappelli, elmetti, pennacchi, passo marziale, saluti militari, inni fascisteggianti...
Con l’esplicita benedizione del capo dello Stato - che della Costituzione repubblicana dovrebbe essere il garante – sfila dunque, armata di tutto punto una nazione che “ripudia la guerra”; e in tal modo smentisce platealmente e calpesta la propria stessa Carta costituzionale.
Plaude e sorride – dalle orride strutture metalliche assemblate per l’evento, ulteriore pugno in faccia ad un’ ormai irredimibile Roma - la Fratelladitaglia; plaude e sorride il nostalgico di trista nostalgia La Russa; plaude e sorride Mattarella pago d’aver dato fondo all’ennesima vuota retorica d’ordinanza prescritta dal copione e platealmente smentita dalla realtà.
Plaudono e sorridono gli italioti che agitano bandierine tricolore mentre gli sfila sotto il naso il peggio della violenza armata e lo sconvolgente apparato di armi micidiali, robot assassini, perfino cani-robot addestrati alla guerra. E poi reparti in assetto bellico, nuclei di questo e di quello, battaglioni di quello e di quell’altro, e ognuno col suo bravo inno pettoruto; sfilano alti in grado con saluto a mano tesa che ne ricorda, non tanto vagamente, un altro. Sfilano militari in assetto da combattimento, molti hanno il passamontagna…
È vero, sfilano anche reparti civili, sportivi e olimpionici, ma al passo di marcia cadenzato a cui sono stati addestrati nelle caserme come fossero militari (pur avendo chiesto formalmente di esserne esentati!); sfilano Corpi civili a memento che la difesa di uno stato non è difesa armata ma difesa – civile e appassionata - di tutti quei principi di dignità, solidarietà, uguaglianza fra cittadini che sono la vera forza di un paese, ben lontana da quella delle armi.
Perché non questo, dunque, può essere il messaggio e il senso di una festa?
Perché si vuole che sia invece un truce messaggio armato, con la squinternata esaltazione di logiche di supremazia, potere, dominio, affidata all’esibizione muscolare che per ore ha sfilato nella fascistissima via dei Fori Imperiali?
[Per festeggiare tutto questo, fra l’altro, c’è già il 4 novembre]
Perché non è possibile una parata di soli civili (anche i militari in abiti civili!) e niente armi?
Perché solo Pertini, di tutti i capi di Stato, sentì di non dover dar luogo nel suo settennato ad una parata così concepita?
Il perché - è perfino elementare - è nel corposo maleodorante intreccio di interessi economici e politici nei quali le lobbies militari hanno una robusta parte; è in una distorta idea di paese, di nazione, di stato, che fa agitare bandierine tricolori a chi ignora che la grandezza di un paese non si misura dai metri di un sottomarino né dalle capacità dei suoi droni di sganciare bombe, ma dalle scelte politiche e di civiltà che i cittadini hanno il diritto di pretendere e i ceti dirigenti il dovere di applicare.
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*Ovidio, Amores, I, 13,40
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Di solito i fuochi d’artificio vengono fatti esplodere lontano dai cavalli, ma stavolta (…) la polizia, incaricata dei fuochi, li ha lanciati davanti ai cavalli dei carabinieri [che] incustoditi, sono scappati e dietro sono partiti gli altri. Un cavallo dei Carabinieri è stato abbattuto dopo essersi scontrato con un’auto. Tutti i cavalli sono traumatizzati e molti sono feriti. Una carabiniera ha un trauma cranico, un’altra ha perso i denti. Tra i lancieri c’è una ragazza col polmone perforato (il suo cavallo urina sangue ed è stato ricoverato)
(…) I cavalli dei lancieri hanno percorso 9 km e sono stati recuperati all’EUR.
(da una testimonianza diretta)
Sara Di Giuseppe - 3 giugno 2026
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