| Ripatransone - Anfiteatro delle Fonti |
Sarà un’investitura automatica e riconosciuta ai più alti livelli istituzionali, quella di Capitale Italiana della Cultura che la città di Ripatransone riceverà per aver ospitato nello storico Anfiteatro delle Fonti lo show di Fabrizio Corona - “ Falsissimo” - il prossimo 12 agosto 2026.
Definitivo lustro e imperitura fama nasceranno alla città che sarà cornice della versione teatrale (si fa per dire) delle performance youtùbiche del sullodato.
Divenuto mediaticamente celebre per indiscussi meriti giudiziari e di gossip, il Nostro porterà a Ripa l’afflato vivificante della profonda cultura e dell’alto spessore morale delle sue res gestae.
Lo farà nello spazio più degno che gli si possa offrire: non un modaiolo chalet del litorale, non un club o simili, strutture private insomma la cui proprietà ospita liberamente chi vuole.
Niente di tutto questo, signori miei, bensì quel prezioso anfiteatro di un altrettanto prezioso complesso, l’antico Complesso delle Fonti, datato XV/XVI secolo, oggetto nel tempo di avventurosi “restauri”.
[Il più recente nel 2020-21 trionfalmente annunciato dalla grancassa della libera stampa locale, con autoincensamento istituzionale e photo-opportunity d’ordinanza].
Uno spazio pubblico, dunque, unico e pregiato, per uno spettacolo di sicura pregnanza artistica.
Del suo artista-protagonista gli agiografi narrano le mirabili imprese di agente fotografico e Re dei paparazzi, e le acrobazie di pregiudicato condannato nel 2015 in Cassazione in via definitiva a 13 anni e due mesi per reati continuativi, e con una lista di procedimenti giudiziari a proprio carico lunga come l’elenco telefonico (quando c’era) di Ripatransone.
Il florilegio va dall’inchiesta “Vallettopoli” (nei diversi filoni di Milano – Torino – Roma) conclusasi con condanna e interdizione dai pubblici uffici, coronate (ops) da latitanza. Successivamente, pluripentito (un pentimento non si nega a nessuno) e dichiarato affetto da psicosi.
E siccome non è scritto che “un pentimento è per sempre” (mica è un diamante, diamine) ecco ancora nuove condanne ad arricchire il medagliere (Corruzione e reati tributari; Spendita (spendita!?) di banconote false; Diffamazione; Diffamazione aggravata; Truffa; Intestazione fittizia di beni; Minacce ai magistrati) e nuove accuse (Ricettazione, Calcio scommesse, ecc.).
Sono titoli che in Italia fanno curriculum, è noto, tant’è che un pregiudicato condannato in via definitiva ce lo siamo tenuto per 3.340 giorni come Presidente del Consiglio.
[Negli anni il Nostro scrive anche libri, tra cui Le mie prigioni. Errata corrige: quello era Silvio Pellico; questo è La mia prigione ]
Dunque signori miei, come poteva il Comune di Ripatransone rifiutarsi di ospitare, in uno dei suoi luoghi più antichi e preziosi e iconici, un evento di così elevato spessore culturale e artistico come lo show di questo Corona organizzato da rispettabili Agenzie e "Pro Loco Picena in sinergia"?
Come poteva eludere un appuntamento di tale valore educativo e formativo, che a dispetto delle vacanze estive sarebbe giusto coinvolgesse anche le scuole del territorio con alunni e insegnanti?
Come poteva la locale stampa lecca-lecca contenere l’entusiasmo onanistico nell’annunciare siffatto evento [si va da. È già partita la corsa ai biglietti per uno degli appuntamenti più attesi dell’estate 2026, a: Fabrizio Corona a Ripatransone, l’estate picena entra nel vivo… e via leccando] o financo esercitare un barlume di critica, avanzare una perplessità o un dubbio?
Suvvia, signori, forse che il pregio artistico, il talento e l’alta statura culturale di un personaggio possono mai essere oscurati dall’essere, il soggetto, un po’ scavezzacollo?
Chi di noi si sognerebbe di sminuire l’arte di un Caravaggio, per esempio, solo perché il ragazzo fu tutt’altro che uno stinco di santo?
E dunque.
Si rallegrino i ripani, piuttosto, del raro privilegio di vedere la propria città valorizzata da cotanto evento; si compiacciano di avere un’Amministrazione che sa come dare lustro e pregio al territorio accogliendo proposte di tale rilevanza, fornendo altresì ad un personaggio di così specchiata moralità l’opportunità di recitare da vittima del sistema che neanche il talento tragico di Sarah Bernhardt.
E tacciano le antiche pietre, tacciano i mattoni e i muri severi; cessino le ombre secolari del vetusto Complesso delle Fonti di rivoltarsi indignate, di dolersi per uno spettacolo nazional-popolare che di certo riempirà le gradinate di pubblico e autorità e bellagente e pensabene, e di sonanti dobloni le saccocce di organizzatori, protagonisti e vario indotto.
Capiscano finalmente che questa è oggi l’Italia e - soprattutto - che questa è Ripatransone, bellezza! Prossima Capitale Italiana della Cultura.
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Il tempo che ci siamo dati
è tempo stolto
una clessidra cariata di acqua in ristagno
un incanto di sirena a vuoti litorali in disuso
tarli di cielo non cresciuto
appeso alla rinfusa alle porte avare dell’universo
(Giarmando A.Dimarti Il tempo che ci siamo dati – 2016)
Sara Di Giuseppe - 22 giugno 2026
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