Nascere
due mesi prima della leggendaria proiezione dei Lumière a
Parigi in una famiglia di attori di vaudevillle
e avere Houdini
spesso per casa non è cosa priva di conseguenze.
Se
poi siamo disposti a credere in una qualche forma di metempsicosi
sopravvissuta al crollo del mondo antico, allora da Plauto a
Buster Keaton il passo è breve, solo duemila e duecento anni,
anno più anno meno, e con un bel salto l’uno si è reincarnato
nell’altro.
Il
sogno e il suo doppio, la maschera e il volto, la realtà che cambia,
si avvita su sè stessa e si modella in forme nuove, gioco di specchi
e prismi, nulla è vero e tutto lo è.
E
questo gioco infinito di rifrazioni chi lo capisce?
“Sì,
comprendono tutto, perché sono povera gente, ed io sono come loro.
Li amo, li conosco: la loro vita è assai piccina, ma fan sogni
splendidi, e non vorrei soltanto farli ridere, vorrei farli sognare,
fremere d'emozione e di piacere. E tutto ciò senza dire loro un sì."
