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07/10/14

La palla numero 13. Lo Sherlock jr. di un grandissimo Buster Keaton

Nascere due mesi prima della leggendaria proiezione dei Lumière a Parigi in una famiglia di attori di vaudevillle e avere Houdini spesso per casa non è cosa priva di conseguenze.
Se poi siamo disposti a credere in una qualche forma di metempsicosi sopravvissuta al crollo del mondo antico, allora da Plauto a Buster Keaton il passo è breve, solo duemila e duecento anni, anno più anno meno, e con un bel salto l’uno si è reincarnato nell’altro.
Il sogno e il suo doppio, la maschera e il volto, la realtà che cambia, si avvita su sè stessa e si modella in forme nuove, gioco di specchi e prismi, nulla è vero e tutto lo è.
E questo gioco infinito di rifrazioni chi lo capisce?
Sì, comprendono tutto, perché sono povera gente, ed io sono come loro. Li amo, li conosco: la loro vita è assai piccina, ma fan sogni splendidi, e non vorrei soltanto farli ridere, vorrei farli sognare, fremere d'emozione e di piacere. E tutto ciò senza dire loro un sì."