Non ne ha bisogno una vera Eva Kant
Letali come due pistole
Ce le puntiamo contro e dopo: Bang! Bang!”
[Bang bang – Sfera Ebbasta, 2017]
PGC - Ripatransone, 8 ottobre '23
Non ne ha bisogno una vera Eva Kant
Letali come due pistole
Ce le puntiamo contro e dopo: Bang! Bang!”
[Bang bang – Sfera Ebbasta, 2017]
PGC - Ripatransone, 8 ottobre '23
Sono cresciuti: se non in sapienza e bontà (ce ne vuole!) di certo in numero e stazza, i vigili pistoleri della Colonna Mobile Blu del Consorzio dei Comuni Montani dei Monti Azzurri (e della Fata Turchina).
All’inizio - l’anno scorso o poco più - ne veniva uno solo, la domenica mattina: sbarcava assonnato sulla piazza principale di Ripatransone, caracollava su e giù facendo dondolare il pistolone, spostava due transenne, i ripani lo guardavano incuriositi, qualcuno si faceva appioppare una multa qualsiasi come per fargli un favore…
Oggi sono di più, i pistoleri, ci sono anche i “capi”, e con loro sono cresciuti anche i macchinoni: ruggenti come carri armati Panzerjäger Tiger Elefant, adeguati al peso-per-altezza degli occupanti, nonché al fiero cipiglio del comando. Li riconosci da quello, i capi: hanno le physique du rôlee quell’aria un po’ cosi, li vedi studiare la topografia della piazza, distribuire ordini ai sottoposti con gesti perentori. Indicano direzioni e postazioni: quelli si sguinzagliano, penna e taccuino in mano e pistolone ballonzolante al fianco.
Il bottino sarà come deve: cadono nella rete come mosche i disperati ripani incapaci di raccapezzarsi tra i domenicali cartelli di divieti della piazza, in contraddizione fra loro come nelle comiche del cinema muto.
E come nel cinema muto nessuno fiata, né si domanda qual nesso ci sia mai tra l’appiccicar multe per divieto di sosta e l’andare in giro armati come Rambo, dentro paesoni dormienti che non li svegliano neanche le campane spaccatimpani del parroco il settimo giorno.
Però - forse - cipiglio e pistolone e macchinone servono per rendere più suggestivo e minaccioso il set cinematografico de noantri quando si appostano lungo le strade dei dintorni a far multe mentula canis a chi sfora il limite.
Qualcuno si sarà pure sentito un ferrarista nell’esser multato per eccesso di velocità - ah la vertigine dei 56 km/h! - spingendo con la panda vecchiotta. Con la tentazione di incollarsi addosso la multa come una medaglia…
Sembrerebbero scene da uno scadente b-movie di guardie e ladri se non fosse che, non solo qui ma nel territorio e in tutto il belpaese, il tanfo di caserma sta diventando innegabile, palpabile, nauseante.
Lo senti quando a pochi chilometri da qui, a Grottammare, si danno premi e diplomi finali - a vigili? a poliziotti? - per un corso sull’uso di spray al peperoncino.
Lo senti quando la stampa locale strombazza a megafoni unificati l'apertura - sempre a Grottammare - di un centro di “Ginnastica Dinamica Militare” qualunque cosa voglia dire [che se è, come si legge, una “attività sportiva adatta a tutti e per tutti i livelli di preparazione fisica”, ti chiedi che diavolo c’entri l’aggettivo “militare”].
Lo senti nella corsa di tutti i Comuni d’Italia a dotarsi di vigili pistoleri addestrati a sparacchiare in giro.
Lo senti nel ghigno truce di una politica - nazionale e locale - cialtrona e mascelluta oltre che inetta, pronta a mostrare i muscoli (ai deboli, va da sé) spacciando per sicurezza la pazza voglia di pugno di ferro.
Lo senti nelle tante oscure regole e leggi dal profumo di guerra qua e là sul resto del territorio e sul suolo patrio in genere.
Allora capisci che è facile, basta unire i puntini et voilà, la matita traccia la linea completa: complimenti, hai appena disegnato il paese militarizzato dei tuoi sogni.
Sara Di Giuseppe, 28 settembre 2023
Bello bello, oggi è arrivato il primo Pick up armato (n°08) della “Colonna Mobile Blu” dell’UNIONE MONTANA MONTI AZZURRI. Nuovo di zecca (50.000 euro), zeppo di scritte e strisce colorate e bianco brillante (per ora). Preso possesso delle 3 piazze stamattina alle 10, ha poi pattugliato tutto il centro (solite multe, per ora). Nella doppia cabina, 2 occhiuti vigili armati di pistolone Beretta, munizioni e forse fucili, ma il cassone dietro (cm.152x147) vuoto (per ora).
Però, guardando in televisione i pick-up come questo (mimetici o color sabbia) spadroneggiare da terribili macchine da guerra in Libia, Egitto, Iraq, Afghanistan… sappiamo che potrebbe trasportare 2 mitragliatrici Browning M2 o un “cannone-vampiro anti drone” (!), più due o tre serventi-vigili pistoleri bravi, di quelli che fanno tutti centri ai poligoni dei Monti Azzurri dove s’addestrano.
Intanto pazienza. Se agli spaesati vigili pistoleri extra a pagamento, con auto e furgoni appostati fin nelle agricole contrade ci abbiamo ormai fatto il callo, e gli diamo la precedenza - non si sa mai - alla toilette e sono diventati quasi amici di bar e di carte, con questi grossi pick up armati ci vorrà un po’ più di tempo per raggiungere finalmente - a Ripa - il massimo della sicurezza: più multe a cazzo (pagate zitti e mosca) e ciao colpi in banca, ciao rapine al supermercato, da Carletto, in teatro e alla cassetta delle elemosine in chiesa.
Eh, a Ripa stiamo SICURI. Volevo dire stiamo FRESCHI! (ma non perché oggi la temperatura s’è abbassata).

Non abbiamo bisogno di economisti che ci macellano, abbiamo bisogno degli aedi che ci ricompongono.
(M.Macario, Festival Ferré 2012)
Una ventata d’aria fresca, questo Revival Ferré con i Têtes de bois in trio: concerto senza politici, autorità, sindaci, amministratori, stampa embedded, posti riservati e bella gente. Che d’altra parte quasi mai ci furono, ai gloriosi Festival dedicati a Léo: neppure quando, a interpretare e rendere omaggio a quel grande, arrivavano a San Benedetto personaggi come Juliette Gréco, George Moustaki, Jane Birkin, Gino Paoli, Paolo Fresu, Dee Dee Bridgewater, Nanni Svampa, Gianmaria Testa, Francesco Guccini e tanti altri…
(Ci furono tempi di leggenda / ma sono passati)
Rispondevano prontamente all’invito irresistibile di Pino Gennari: Pinox, inossidabile geniale folletto che nelle aule scolastiche per decenni innamorò di Léo legioni di studenti. Instancabile ancor oggi a differenza di noi che vorremmo la sua stessa voglia di correre e ancora sognare.
Un “tête de bois” anche lui, oggi come allora; legno di quelli pregiati, di quelli con cui fanno violini e chitarre e pianoforti e più invecchiano più crescono di valore.
Così i Têtes de bois, provvisoriamente in trio, diventano quattro con lui, cinque con Carmine Torchia e il “suo” Ferré che ti arriva al cuore come una freccia degli Arapaho: e a noi 4 gatti in ascolto pare d’essere sui tetti di Parigi, col cuore ancora giovane come gatti proletari in amore.
Non si può essere seri a diciassette anni - cantava Ferré - e noi, diciassettenni di secoli fa, lo siamo di nuovo oggi, dimentichiamo d’esser seri e ci abbandoniamo alla sera: alla voce di Andrea, alla tromba di Luca, alle tastiere di Angelo, scopriamo un po’ di cielo in mezzo a qualche ramo, ritroviamo il mare a due passi dalle stelle.
E siamo perfino degli Anarchistes anche noi, con la malinconia per compagna di danza: perché stasera la voce di Andrea ricompone per noi il Léo dalla voce scoscesa e dai pensieri urticanti, il Léo della rivolta e dell’amore, il Léo poeta della musica e musicista della parola.
D’altronde non ti capita quella cosa teatrale che è morire un 14 luglio come ha fatto Léo, se non sei un anarchiste nell’anima; se non sei un visionario Don Chisciotte e il tuo cuore “ha un peso rispettabile”; se non hai sventolato canzoni e poesia come bandiere, gridato versi in faccia ai potenti dalla voce vociante e dai rimorsi assenti; se non hai travolto convenzioni e generi, se non hai giocato con Baudelaire e Rimbaud, se non sei stato albatro e battello ebbro; se non hai amato infaticabilmente la vita e l’amore e ricomposto in quest’armonia - dentro di te e per noi - le lacerazioni della condizione umana.
Da quel tempo “saggio e lontano” la musica di Léo è tornata stasera in riva al mare, con la risacca e i gabbiani: extra e giovanissima sempre, come questi suoi impareggiabili interpreti che la reinventano e la riconsegnano nuova, e l’intensità e il brivido sono gli stessi di un tempo. E ci pare che sia qui, Léo, a sussurrarci che Ogni barca ha il suo timone / Che la riconduce al porto / Dal cielo che ne è prigione.
=================
[…]
Prima di cedere le armi
Prima che la morte mi disarmi
Tal giorno tal ora in tale anno
Senza denaro senza carta senza notaio
È ben magro l’inventario
Di quel che ho messo da parte
Ma io lo lascio a te come una canzone tenera
Con la tua fantasia che saprà fare meglio
E la mia voce persa che potrai risentire
Per calare la tela se vorrai farlo,
Se vorrai farlo
[Léo Ferré, Il Testamento, trad. Giuseppe Gennari]
Così mi sono immaginato la storia di un concerto “a corrente naturale” - che mai si farà - anche qui a San Benedetto: un “Palco a pedali” in spiaggia alimentato da 98 ciclisti in fila per 6 col resto di 2 (e “quarantaquattro gatti in fila per 6 col resto di 2” a guardare dal tetto dello chalet n°80).
Non sarebbe bello se lo vedessimo funzionare così, il 6° Revival Ferré di sabato 14 settembre 2024, sempre con i Têtes? Sarebbe godurioso soprattutto se i 98 pedalatori fossero obbligati, non volontari. E dunque, per fare intanto un parziale elenco, come minimo dovrebbero esserci:
- Sindaco Spazzafu’ & Co. (assessori, consiglieri, dirigenti, sponsor elettorali ecc.), quelli che “hanno fatto l’Elettrochoc (sic) alla città”.
- Gli ideatori della colorata mostra-non-d’arte “Prospettiva Van Orton”, ladri di Palazzina Azzurra... con pure i torinesi gemelli VAN ORTON protagonisti: loro su tandem, ovvio.
- Gli ideatori di Villaggio Coldiretti - “Campagna Amica”, grandi inquinatori di lungomare, compresi i persi Carabinieri a cavallo - ippomontati (sic) - che pattugliavano il Villaggio.
- Quelli (del fiasco) della Cena al Porto da 130 euro a cranio, più i 5 chef stellati (e pentiti).
- Quelli che buttando al… cielo soldi pubblici hanno fatto venire le inutili inquinanti rumorose pericolose e chi ne ha più ne metta FRECCE TRICOLORI (e gli è andata pure bene).
- Quelle têtes de… che hanno segato i bei pini di viale Moretti davanti alla scuola! e - prima - anche più su. Compreso il Comitato di Quartiere che se ne accorge sempre dopo perché prima dormiva, e mo’ frigna.
- L’archistar del mezzo-Ballarin-al-prezzo-di-uno, con tutto il cucuzzaro pedestre.
- Quelle têtes de… che hanno ucciso la “Casa Bassa”, ma anche i parolai che hanno fatto finta di difenderla.
- Quelli che hanno ucciso la “Casa Rosa” in viale De Gasperi per farci una torre grigia d’appartamenti di lusso.
- Quelli che hanno progettato e costruito il Nuovo Villaggio dei Pescatori che pare un ossario, o Auschwitz se preferite.
Tutti umani mai visti in passato ai “Ferré”, ma che tornerebbero utili far pedalare ai Revival. Ovviamente sotto la sorveglianza volante degli anarchici ALBATROS di Baudelaire-Ferrè, ogni tanto giù in picchiata a beccarli nei momenti di stanca e a bombardarli di patafisica “merdre”. Ma alla fine, anche questi 98 si meriterebbero il carezzevole “Grazie, veramente grazie, grazie di cuore” da Luca per i Têtes de Bois e da Francesco e Giorgio del fu “ZéROdeCONDUITE communications”.