08/10/23

PROIETTILI DI MULTE

 

 
Proiettili di multe. A Ripa è finita la pacchia.
       Ma rischiamo che ci vada pure peggio, se – non sia mai – qualche vigile pistolero della “COLONNA MOBILE BLU” dell’Unione Montana dei Monti Azzurri di S. Ginesio mette mano pure alla fondina e… BANG-BANG  BANG-BANG.
      Un pistolero depresso che s’imbrana, che s’incazza, che impazzisce… O che - non sia mai - obbedisca alle difettose intelligenze artificiali di chi (forse) ha concepito queste ibride Polizie Associate armate preferendo il piombo alle multe, come Figliuolo cambio-di-passo in nome de la-sicurezza-sempre-sia-lodata.
  “Non è una canzone d’amore

    Non ne ha bisogno una vera Eva Kant

    Letali come due pistole

    Ce le puntiamo contro e dopo: Bang! Bang!”

                    [Bang bang – Sfera Ebbasta, 2017]

 

 PGC - Ripatransone, 8 ottobre '23

07/10/23

CHE TRAGEDIA!

 

Giovanni Silvagni, “Eteocle e Polinice”


29° Incontro Nazionale dei TEATRI INVISIBILI

direzione artistica

Laboratorio Teatrale Re Nudo

                                                         

7 contro Tebe

da Eschilo

I Sacchi di Sabbia



Grottammare – Teatro delle Energie

30 Settembre 2023  


 

Prendi I Sacchi di Sabbia, mettili non vicino alla finestra ma su un palcoscenico, e hai una tragedia.

 

E CHE TRAGEDIA! Modernissimo Eschilo di quasi 2.500 anni fa: perché i classici è questo che fanno, non smettono di parlarci di noi, e dell’uomo, e dell’umana follia. Se solo li avessimo mai ascoltati…

 

Puoi perfino re-inventarli in chiave comica, e farlo con genialità e misura come accade qui stasera, e in perfetta operazione meta-teatrale materializzare sulla scena un allampanato Eschilo in total black; accusarlo - per bocca dell'austera corifea - di noioso maschilismo per quel suo piagnisteo sempre affidato alle donne come se queste nient’altro sapessero fare che piangere e lamentarsi; per quel suo Eteocle maschilista come pochi che sulle donne - Non ha peso la donna, non deve - ne pensa e ne dice di ogni.

 

Puoi perfino affidare il piagnisteo del Coro al pittoresco partenopeo di due prefiche in nero [gli impagabili interpreti uomini en travesti] che si trasformeranno poi nei due gemelli: proprio loro, Eteocle e Polinice, destinati a farsi fuori vicendevolmente in duello perché la maledizione del padre Edipo e lo spietato destino degli infelici Labdacidi si compia. 

 

Puoi fare tutto questo, smontare il tragico anche nel linguaggio, puoi comicamente infilarvi anacronismi e paradossi, e il senso della tragedia eschilea non sarà meno pregnante: arriva anzi dritto alla testa del pubblico giovane un po’ spaesato, di quello adulto che le cose già le sa e forse ancora ci spera, di quello diversamente giovane che ormai non ci spera…

 

Perché il tema è pur sempre la guerra, attività prediletta dall’umana specie dalle caverne in qua - meglio se fratricida, ma qualche guerra forse non lo è? - ed Eschilo potrebbe aver scritto la sua tragedia nel nostro oggi  globale e feroce. 

C’è perfino qualcosa di pirandelliano nei personaggi (le prefiche-coro, la corifea) che battibeccano con l’autore, ne contestano le scelte e gli orientamenti, ma il pathos è ancora, e intero, quello antico, e l’arcaismo eschileo non esclude anzi enfatizza la propria “modernità”.

 

L’eco dei duelli in corso alle 7 porte della sventurata Tebe non perde nulla, nella sua chiave grottesca, del sinistro clangore delle armi evocato dalla corifea (Disperata - non meno di voi, uomini - se uno stato rovina); dell’orrore per i guerrieri argivi annientati duello dopo duello dagli invincibili tebani; né del climax tragico dal quale emergeranno i fratelli morituri, una volta che il colorato scudo sullo sfondo si sarà sdoppiato e ciascuno dei due  guerrieri muoverà consapevole verso il sacrificio finale. 

 

…Tebe è sicura, ma la terra s’imbeve del sangue dei príncipi fratelli. […] Di terra, ne avranno quanta ne copre la tomba.

 

Sono piccoli pupazzi bardati di tutto punto d’armi e di scudo, i combattenti evocati dalla cronaca “in diretta” dei duelli - così uguali a certe deliranti figure contemporanee, santificate dai truci nazionalismi di ritorno - e via via che passano a miglior vita cadono con un piccolo tonfo buffo dalla mano che li regge; ma il tragico che trascolora nel comico non lo fa con leggerezza e, come nel teatro dei pupi, l’angoscia - il phobos- è l’altra faccia dell’enfasi eroica, e lo sghignazzo cede il passo all’accorata supplica ad Ares: …E tu, Ares, veglia sul borgo che ha Cadmo /nel nome: fa' capire ch'è tuo, che l'ami! 

 

Ma la pace appartiene all’altra metà del mondo, quella femminile, contrapposta ad un società maschia e guerriera non così dissimile dall’oggi: è dunque la voce della corifea ad intonare, nel finale di questo “dramma pieno di Ares” (così lo definì Gorgia) e sopra l’orrore fratricida, la struggente ballata Don’t kill the Baby & the son. Ed è quasi una preghiera, perché una nuova coscienza “specificamente umana” possa instaurarsi, nel ripudio di ogni logica sanguinaria e fratricida.

 

 

Sara Di Giuseppe - 2 ottobre 2023

28/09/23

PICCOLI PISTOLERI CRESCONO

 


Sono cresciuti: se non in sapienza e bontà (ce ne vuole!) di certo in numero e stazza, i vigili pistoleri della Colonna Mobile Blu del Consorzio dei Comuni Montani dei Monti Azzurri (e della Fata Turchina). 

All’inizio - l’anno scorso o poco più - ne veniva uno solo, la domenica mattina: sbarcava assonnato sulla piazza principale di Ripatransone, caracollava su e giù facendo dondolare il pistolone, spostava due transenne, i ripani lo guardavano incuriositi, qualcuno si faceva appioppare una multa qualsiasi come per fargli un favore…

Oggi sono di più, i pistoleri, ci sono anche i “capi”, e con loro sono cresciuti anche i macchinoni: ruggenti come carri armati Panzerjäger Tiger Elefant, adeguati al peso-per-altezza degli occupanti, nonché al fiero cipiglio del comando. Li riconosci da quello, i capi: hanno le physique du rôlee quell’aria un po’ cosi, li vedi studiare la topografia della piazza, distribuire ordini ai sottoposti con gesti perentori. Indicano direzioni e postazioni: quelli si sguinzagliano, penna e taccuino in mano e pistolone ballonzolante al fianco.

Il bottino sarà come deve: cadono nella rete come mosche i disperati ripani incapaci di raccapezzarsi tra i domenicali cartelli di divieti della piazza, in contraddizione fra loro come nelle comiche del cinema muto.


E come nel cinema muto nessuno fiata, né si domanda qual nesso ci sia mai tra l’appiccicar multe per divieto di sosta e l’andare in giro armati come Rambo, dentro paesoni dormienti che non li svegliano neanche le campane spaccatimpani del parroco il settimo giorno.


Però - forse - cipiglio e pistolone e macchinone servono per rendere più suggestivo e minaccioso il set cinematografico de noantri quando si appostano lungo le strade dei dintorni a far multe mentula canis a chi sfora il limite. 

Qualcuno si sarà pure sentito un ferrarista nell’esser multato per eccesso di velocità - ah la vertigine dei 56 km/h! - spingendo con la panda vecchiotta. Con la tentazione di incollarsi addosso la multa come una medaglia…

 

Sembrerebbero scene da uno scadente b-movie di guardie e ladri se non fosse che, non solo qui ma nel territorio e in tutto il belpaese, il tanfo di caserma sta diventando innegabile, palpabile, nauseante. 


Lo senti quando a pochi chilometri da qui, a Grottammare, si danno premi e diplomi finali - a vigili? a poliziotti? - per un corso sull’uso di spray al peperoncino


Lo senti quando la stampa locale strombazza a megafoni unificati l'apertura - sempre a Grottammare - di un centro di “Ginnastica Dinamica Militare” qualunque cosa voglia dire [che se è, come si legge, una “attività sportiva adatta a tutti e per tutti i livelli di preparazione fisica”, ti chiedi che diavolo c’entri l’aggettivo “militare”].


Lo senti nella corsa di tutti i Comuni d’Italia a dotarsi di vigili pistoleri addestrati a sparacchiare in giro.


Lo senti nel ghigno truce di una politica - nazionale e locale - cialtrona e mascelluta oltre che inetta, pronta a mostrare i muscoli (ai deboli, va da sé) spacciando per sicurezza la pazza voglia di pugno di ferro.


Lo senti nelle tante  oscure regole e leggi dal profumo di guerra qua e là sul resto del territorio e sul suolo patrio in genere. 


Allora capisci che è facile, basta unire i puntini et voilà, la matita traccia la linea completa: complimenti, hai appena disegnato il paese militarizzato dei tuoi sogni.

 

Sara Di Giuseppe, 28 settembre 2023

26/09/23

Finalmente a Ripa stiamo FRESCHI! Volevo dire SICURI.

       Bello bello, oggi è arrivato il primo Pick up armato (n°08) della “Colonna Mobile Blu” dell’UNIONE MONTANA MONTI AZZURRI. Nuovo di zecca (50.000 euro), zeppo di scritte e strisce colorate e bianco brillante (per ora). Preso possesso delle 3 piazze stamattina alle 10, ha poi pattugliato tutto il centro (solite multe, per ora). Nella doppia cabina, 2 occhiuti vigili armati di pistolone Beretta, munizioni e forse fucili, ma il cassone dietro (cm.152x147) vuoto (per ora). 

Però, guardando in televisione i pick-up come questo (mimetici o color sabbia) spadroneggiare da terribili macchine da guerra in Libia, Egitto, Iraq, Afghanistan… sappiamo che potrebbe trasportare 2 mitragliatrici Browning M2 o un “cannone-vampiro anti drone” (!), più due o tre serventi-vigili pistoleri bravi, di quelli che fanno tutti centri ai poligoni dei Monti Azzurri dove s’addestrano.

Intanto pazienza. Se agli spaesati vigili pistoleri extra a pagamento, con auto e furgoni appostati fin nelle agricole contrade ci abbiamo ormai fatto il callo, e gli diamo la precedenza - non si sa mai - alla toilette e sono diventati quasi amici di bar e di carte, con questi grossi pick up armati ci vorrà un po’ più di tempo per raggiungere finalmente - a Ripa - il massimo della sicurezza: più multe a cazzo (pagate zitti e mosca) e ciao colpi in banca, ciao rapine al supermercato, da Carletto, in teatro e alla cassetta delle elemosine in chiesa.

Eh, a Ripa stiamo SICURI. Volevo dire stiamo FRESCHI! (ma non perché oggi la temperatura s’è abbassata).     

 
PGC - domenica 24 settembre 2023

 

21/09/23

“Non si può essere seri…”

16 Settembre 2023 h 21.15
San Benedetto del Tronto
chalet enoteca n°80 “Vino ammare
 


Non abbiamo bisogno di economisti che ci macellano, abbiamo bisogno degli aedi che ci ricompongono.

(M.Macario, Festival Ferré 2012)


Una ventata d’aria fresca, questo  Revival Ferré con i Têtes de bois in trio: concerto senza politici, autorità, sindaci, amministratori, stampa embedded, posti riservati e bella gente. Che d’altra parte quasi mai ci furono, ai gloriosi Festival dedicati a Léo: neppure quando, a interpretare e rendere omaggio a quel grande, arrivavano a San Benedetto personaggi come Juliette Gréco, George Moustaki, Jane Birkin, Gino Paoli, Paolo Fresu, Dee Dee Bridgewater, Nanni Svampa, Gianmaria Testa,  Francesco Guccini e tanti altri…


(Ci furono tempi di leggenda / ma sono passati)


Rispondevano prontamente all’invito irresistibile di Pino Gennari: Pinox, inossidabile geniale folletto che nelle aule scolastiche per decenni innamorò di Léo legioni di studenti. Instancabile ancor oggi a differenza di noi che vorremmo la sua stessa voglia di correre e ancora sognare.

Un “tête de bois” anche lui, oggi come allora; legno di quelli pregiati, di quelli con cui fanno violini e chitarre e pianoforti  e più invecchiano più crescono di valore.


Così i Têtes de bois, provvisoriamente in trio, diventano quattro con lui, cinque con Carmine Torchia e il “suo” Ferré che ti arriva al cuore come una freccia degli Arapaho: e a noi 4 gatti in ascolto pare d’essere sui tetti di Parigi, col cuore ancora giovane come gatti proletari in amore. 


Non si può essere seri a diciassette anni - cantava Ferré - e noi, diciassettenni di secoli fa, lo siamo di nuovo oggi, dimentichiamo d’esser seri e ci abbandoniamo alla sera: alla voce di Andrea, alla tromba di Luca, alle tastiere di Angelo, scopriamo un po’ di cielo in mezzo a qualche ramo, ritroviamo il mare a due passi dalle stelle. 

E siamo perfino degli Anarchistes anche noi, con la malinconia per compagna di danza: perché stasera la voce di Andrea ricompone per noi il Léo dalla voce scoscesa e dai pensieri urticanti, il Léo della rivolta e dell’amore, il Léo poeta della musica e musicista della parola.


D’altronde non ti capita quella cosa teatrale che è morire un 14 luglio come ha fatto Léo, se non sei un anarchiste nell’anima; se non sei un visionario Don Chisciotte e il tuo cuore “ha un peso rispettabile”; se non hai sventolato canzoni e poesia come bandiere, gridato versi in faccia ai potenti dalla voce vociante e dai rimorsi assenti; se non hai travolto convenzioni e generi, se non hai giocato con Baudelaire e Rimbaud, se non sei stato albatro e battello ebbro; se non hai amato infaticabilmente la vita e l’amore e ricomposto in quest’armonia - dentro di te e per noi - le lacerazioni della condizione umana.

 

Da quel tempo “saggio e lontano” la musica di Léo è tornata stasera in riva al mare, con la risacca e i gabbiani: extra e giovanissima sempre, come questi suoi impareggiabili  interpreti che la reinventano e la riconsegnano nuova, e l’intensità e il brivido sono gli stessi di un tempo. E ci pare che sia qui, Léo, a sussurrarci che Ogni barca ha il suo timone / Che la riconduce al porto  / Dal cielo che ne è prigione.


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[…]

Prima di cedere le armi

Prima che la morte mi disarmi

Tal giorno tal ora in tale anno

Senza denaro senza carta senza notaio

È ben magro l’inventario

Di quel che ho messo da parte

 

Ma io lo lascio a te come una canzone tenera

Con la tua fantasia che saprà fare meglio 

E la mia voce persa che potrai risentire

Per calare la tela se vorrai farlo,

Se vorrai farlo

 

[Léo Ferré, Il Testamento, trad. Giuseppe Gennari]

 

Sara Di Giuseppe - 21 settembre 2023


20/09/23

La storia che manca, e mai ci sarà, nel libro “30 ANNI DI STORIE DEI TÊTES DE BOIS”

 
       Emozionante e commovente per noi, il concerto dei Têtes de Bois al 5° Revival Ferré. Ma tecnicamente per i Têtes de Bois in trio è stato normale: hanno avuto tutta l’energia elettrica di cui avevano bisogno dall’ENEL, senza l’ansia per eventuali défaillances muscolari in quei loro fantastici Palchi a pedali, dove le migliaia di watt per il concerto si producono “solo” con un centinaio di pedalatori volontari su cento biciclette.


       Così mi sono immaginato la storia di un concerto “a corrente naturale” - che mai si farà - anche qui a San Benedetto: un “Palco a pedali” in spiaggia alimentato da 98 ciclisti in fila per 6 col resto di 2 (e “quarantaquattro gatti in fila per 6 col resto di 2” a guardare dal tetto dello chalet n°80).
Non sarebbe bello se lo vedessimo funzionare così, il 6° Revival Ferré di sabato 14 settembre 2024, sempre con i Têtes? Sarebbe godurioso soprattutto se i 98 pedalatori fossero obbligati, non volontari. E dunque, per fare intanto un parziale elenco, come minimo dovrebbero esserci:

-     Sindaco Spazzafu’ & Co. (assessori, consiglieri, dirigenti, sponsor elettorali ecc.), quelli che “hanno fatto l’Elettrochoc (sic) alla città”.
-     Gli ideatori della colorata mostra-non-d’arte “Prospettiva Van Orton”, ladri di Palazzina Azzurra... con pure i torinesi gemelli VAN ORTON protagonisti: loro su tandem, ovvio.
-     Gli ideatori di Villaggio Coldiretti - “Campagna Amica”, grandi inquinatori di lungomare, compresi i persi Carabinieri a cavallo - ippomontati (sic) - che pattugliavano il Villaggio.
-     Quelli (del fiasco) della Cena al Porto da 130 euro a cranio, più i 5 chef stellati (e pentiti).
-     Quelli che buttando al… cielo soldi pubblici hanno fatto venire le inutili inquinanti rumorose pericolose e chi ne ha più ne metta FRECCE TRICOLORI (e gli è andata pure bene).
-     Quelle têtes de… che hanno segato i bei pini di viale Moretti davanti alla scuola! e - prima - anche più su. Compreso il Comitato di Quartiere che se ne accorge sempre dopo perché prima dormiva, e mo’ frigna.
-     L’archistar del mezzo-Ballarin-al-prezzo-di-uno, con tutto il cucuzzaro pedestre.
-     Quelle têtes de… che hanno ucciso la “Casa Bassa”, ma anche i parolai che hanno fatto finta di difenderla.
-     Quelli che hanno ucciso la “Casa Rosa” in viale De Gasperi per farci una torre grigia d’appartamenti di lusso.
-     Quelli che hanno progettato e costruito il Nuovo Villaggio dei Pescatori che pare un ossario, o Auschwitz se preferite.
                                   
     Tutti umani mai visti in passato ai “Ferré”, ma che tornerebbero utili far pedalare ai Revival. Ovviamente sotto la sorveglianza volante degli anarchici ALBATROS di Baudelaire-Ferrè, ogni tanto giù in picchiata a beccarli nei momenti di stanca e a bombardarli di patafisica “merdre”. Ma alla fine, anche questi 98 si meriterebbero il carezzevole “Grazie, veramente grazie, grazie di cuore” da Luca per i Têtes de Bois e da Francesco e Giorgio del fu “ZéROdeCONDUITE communications”.

PGC - 19 settembre 2023