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I cani da riporto, pardon i giornalisti della grande stampa nostrana, hanno smesso d’abbaiare, dopo averlo fatto per tre lunghi anni. La nobile missione: convincere noi popolino che, come ordinavano i padroni (Stati Uniti e NATO) dei loro padroni italioti, la guerra in Ucraina era guerra santa, che bisognava produrre e inviare sempre più armi - come volevano le lobbies delle armi e il loro ministro di riferimento, l’androide quasi antropomorfo Crosetto - e dobloni naturalmente: perché la guerra è giusta, perché la guerra è bella anche se fa male, e torneremo ancora a cantare e a farci fare l’amore dalle infermiere.
Ora che la guerra è perduta, gli sgovernanti europei e i loro cani da riporto altro non sanno che frignare sull’irrilevanza dell’Europa, pestare i piedi per avere un posto a tavola, va bene pure uno strapuntino: come se i negoziati non li avessero proprio loro esclusi, banditi, osteggiati boicottati per tre anni ogni volta che anche soltanto se ne accennava, ostracizzato chi lo faceva (Francesco compreso); come se non avessero dato fiato alle trombe di guerra, come se ai tromboni della stampa appecoronata (cioè quasi tutta) gliene fosse mai importata una cippa dei miliardi buttati in armi, e dei morti, e dei mutilati, di una generazione scomparsa, di un’economia europea distrutta e immiserita nel grado di civiltà e nei bisogni essenziali proprio dalla corsa agli armamenti.
Ecco allora, provvidenziale per rinfocolare l’ira e il giovanil furore di un sistema mediatico al minimo storico di credibilità e indipendenza, la lectio magistralis di Mattarella a Marsiglia: sbagliata e da bocciatura storiografica ma bastevole a ridar fiato a tutto il cucuzzaro delle prefiche di regime strette a coorte intorno al presidente (come attorno ad un generale pazzo che ti manda alla guerra) per lanciare anatemi all’indirizzo della cagna sovietica che osò protestare.
