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19/06/24

IL SUMMIT VASA-VASA


 

   Terminati gli sbaciucchiamenti - che neanche Totò vasa-vasa, al secolo Totò Cuffaro -  tra quelli che con sprezzo del ridicolo si ostinano a credersi, e la stampa da riporto a chiamare, “i grandi della terra”, tiriamo un sospirone: per un po’ non ci ammorberanno immagini e cronache dalla Disneyland pugliese, dal borgo farlocco e zuccheroso come la casa di Barbie e Ken, finto-antico come le ville dei cafoni Briatore-style; né ci intossicheranno ancora i menù stellati, i completi pastello e il tacco 12 della Grandefratella, la Grandefratella imbizzarrita che balla la pizzica, il Bocelli ugola d’oro che si porta su tutto signora mia, né il biancopapa fuori luogo, reduce più che ammaccato dallo scivolone sulla frociaggine.

Ma intanto nulla ci è stato risparmiato nei lunghi giorni del G7 pugliese, specchio di un’Europa e di un’Italietta di nani barricate nel non-luogo inventato: metafora impietosa del distacco dalla vita reale di una politica degradata a giostra di cartone dalla quale ogni tema sociale è bandito e sole campeggiano, sinistre, le parole affari e guerra.

Intorno c’è la Puglia che si ammala e muore di Ilva; delle strade (non solo pugliesi) come mulattiere e dei “borghi” e resort di lusso; dei lavoratori precari di Leonardo in lotta che affrontano il cordone di carabinieri in tenuta antisommossa; dei miticoltori che in condizioni di degrado coltivano le cozze servite a Biden; c’è l’Italia dei migranti annegati che la politica dei nani è incapace di guardare perché guasta il paesaggio dei resort di lusso: una settantina giusto ieri, 25 erano i bambini.

 

Con buona pace dell’autoincensatorio documento finale dove un fasullo pretenzioso “piano Mattei” per l’Africa si contrabbanda a favore di selfie per “nuova strategia sull’immigrazione”; dal quale spariscono voci scomode come il diritto all’aborto sicuro e legale, come la tutela dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere; nel quale ben chiare si affermano le logiche belliciste, i giochi di potere e gli interessi economici connessi, perfino la ladronesca appropriazione, a beneficio di Kiev, dei profitti dei beni e dei conti russi sequestrati; nel quale il contrasto alla macelleria israeliana sui Palestinesi è affidato alla “richiesta del cessate il fuoco su Gaza e del rilascio degli ostaggi” (ora sì che tremano di paura, Israele e Hamas). 

 

 Ecco allora che il vasa-vasa tende esclusivamente alla pettoruta affermazione di supremazia militare, unica meta che conti per i nani della terra e per i mercanti di morte, testé ribadita con forza a Lucerna (con la paradossale definizione di "Conferenza di pace") mentre grottescamente si sbandiera la proposta di una "tregua olimpica"... 

 

Sciam ‘nnanz, dicono in Puglia, andiamo avanti. Che altro potremmo fare. 

E pensare che siamo stati la Magna Graecia.


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Il bipensiero è la capacità di credere allo stesso tempo in due principi contraddittori e accettarli entrambi. (….) Dire delle deliberate menzogne e crederci genuinamente, dimenticare ogni atto che è diventato scomodo e, dopo, quando sarà di nuovo necessario, tirarlo fuori dall’oblio per tutto il tempo che sarà necessario; negare l’esistenza della realtà oggettiva e tutto il tempo tenere conto della stessa realtà che si nega…tutto questo è indispensabile e necessario.


(G.Orwell, “1984”, cap.9) 

 

Sara Di Giuseppe - 18 giugno 2024

23/05/23

I GRANDICELLI DELLA TERRA


Sono un po’ grandicelli per giocare con paletta e secchiello. Anche se la paletta è leggiadramente infiocchettata di nastri. E a  voler ridere - chè ne avremmo bisogno - questi non fanno neanche ridere, anzi fanno proprio girare i cabasisi.

 

Perché quelli che i giornaloni con l’abituale sprezzo del ridicolo chiamano i Grandi della Terra (dell’orbe terracqueo nella neolingua della Grande Fratella), mentre giocano a piantare alberelli dove 78 anni fa l’atomica cambiò i connotati dell’umanità, nella realtà delle loro scellerate politiche stanno ricreando le condizioni per le quali ”la terra, ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie...” *

 

Difficile capire se ritengano che il popolo oltre che bue sia anche beota; o se a forza di raccontarsela finiscano per crederci pure loro.


Il fattostà che - scriverebbe quell’alunno del maestro D’Orta** - 'sti Grandi Guerrafondai della Terra, in quel monumento alla follia umana che è Hiroshima, mostrano al mondo una volta di più che si può caldeggiare, finanziare, sostenere, perpetuare la guerra fingendo di parlare di pace. 

Fino a che atomica non sopraggiunga. 

[E perfino dire, restando seri, che aumentare le spese per la Difesa “significa intervenire nel sociale”: così di recente, sul patrio suolo, il Ministro della Guerra].

 

Così i grandicelli con paletta e secchiello, nostra Fratella compresa, dopo aver provato allo specchio fino alla paralisi facciale quell’espressione un po’ così – Zelensky offre consulenza attoriale non gratuita – rivelano al mondo che se vogliamo la pace - la pace giusta, eh! - dobbiamo mettere in campo più armi, e più potenti e più micidiali e più efficienti, perfino addestrare militari sul campo e piloti di caccia, e che la pace può esserci solo se continuiamo la guerra. 

Apperò. Grande teorema. 

Nel linguaggio delle neuroscienze si chiama pazzia furiosa o più tecnicamente "stare fuori come un balcone". 

 

[Le mediazioni di pace in tale contesto non sono contemplate - France’, stacce - e la tournée del capocomico dei due mondi Zelensky a caccia grossa di armi non risparmia nemmeno i regimi sauditi, noti pacifisti e paladini dei diritti umani]. 

 

Insomma, abbracci e baci in nome della guerra, ops della pace, in questo summit nipponico alla volemose bbene e facciamo affari, e foto di gruppo alti e bassi, grassi e magri, brutti e belli (oddio…) e pazienza se la Fratella italica e il suo Minipax, Ministero della Pace, sorvolano su quella bazzecola che è l'articolo 11 dell’italica Costituzione.

 

Perché a essere onesti è davvero-vero che non siamo in guerra, che andiamo a pensare noialtri malfidati. 

E quand’anche lo fossimo, "Finchè c'è guerra c'è speranza", è la filantropica filosofia del trafficante internazionale d'armi  Pietro Chiocca-Alberto Sordi, e poi  la guerra è bella anche se fa male, lo dice la canzone.

Di certo fa benone alla paccuta industria bellica nostrana, business fiorentissimo ancor prima della guerra (ops, della pace) d’Ucraina. 

Una vera benedizione, sapete.

 

E poi le nostre armi sono solo difensive, qualunque cosa voglia dire. Ce l'hanno assicurato e c'è da crederci: lo dice Crosetto e Crosetto è androide d'onore.




* I.Svevo, “La coscienza di Zeno”, 1923
 ** Marcello D’Orta, in “Io speriamo che me la cavo”, 1990, “Tema: Gita domenicale”

Sara Di Giuseppe - 23 maggio 2023