Ci avevano ingannato con notizie false e tendenziose, tipo che sulle ceneri della compianta "CASA ROSAH (ex villa Ciechi) un palazzinaro-senza-cuore avrebbe costruito impunemente un ardito palazzone (di non so quanti piani, penso altissimo come i simil-carceri vicini) farcito di lussuosi appartamenti e attici e boschi verticali (!) e garagioni sotterranei per SUV elettrici blindati. Ci avevano fatto preoccupare, quasi piangere, per l'ulteriore affronto volumetrico al nevrotico quartiere amico già superconcentrato di tutto il peggio dell'edilizia abitativa e commerciale. Ci avevano fatto dubitare della sapienza degli Uffici Urbanistici, della cultura ambientale della Giunta, dell'attenzione sempre vigile dei cittadini che pareva essersi trasformata in complice indifferenza. Ma ora siamo sollevati, orgogliosi, felici. Questa installazione ci ripaga della frustrazione da abbandono.
17/03/24
UNA STUPEFACENTE INSTALLAZIONE ARTISTICA...
Ci avevano ingannato con notizie false e tendenziose, tipo che sulle ceneri della compianta "CASA ROSAH (ex villa Ciechi) un palazzinaro-senza-cuore avrebbe costruito impunemente un ardito palazzone (di non so quanti piani, penso altissimo come i simil-carceri vicini) farcito di lussuosi appartamenti e attici e boschi verticali (!) e garagioni sotterranei per SUV elettrici blindati. Ci avevano fatto preoccupare, quasi piangere, per l'ulteriore affronto volumetrico al nevrotico quartiere amico già superconcentrato di tutto il peggio dell'edilizia abitativa e commerciale. Ci avevano fatto dubitare della sapienza degli Uffici Urbanistici, della cultura ambientale della Giunta, dell'attenzione sempre vigile dei cittadini che pareva essersi trasformata in complice indifferenza. Ma ora siamo sollevati, orgogliosi, felici. Questa installazione ci ripaga della frustrazione da abbandono.
16/02/23
LA CASA ROSA [Villa Cicchi]
Moderna ma bella, molto tempo fa c’era quasi solo lei nella piana campagna in via d’estinzione. Noi la guardavamo ammirati, quando per andare al mare dalla zona dei carrozzieri di via Sabotino - per accorciare - le passavamo vicino camminando scalzi con passi da gatto, per i viottoli che si formavano da soli tra i campi coltivati. Alberi di pere, albicocche, pesche, pure di fichi e di ciliegie, filari d’uva bianca e nera, piante architettoniche di pomodori, verdure basse. Ci s’infangava con allegria nella ragnatela di canalette di terra per l’irrigazione, dove l’acqua di pozzo apparentemente senza pendenza scorreva pigra o quasi in salita, ma il contadino che con due colpetti di zappa le costruiva era meglio di un ingegnere.
Tra le poche case di quelle parti, brutte in confronto, la casa rosa spiccava. Stile vagamente modernista-funzionalista secondo il principio dell’ortogonalità, un po’ Villa Müller di Praga (1930) di Adolf Loos. Ma a noi ignorantoni sembrava più un castello futurista: la sua forma geometrica disegnata a riga e squadra (e niente tetto di coppi), le finestre alte, ariose e con le serrandine, i balconi larghi che giravano nello spazio, il giardino schematico e per noi insolito (senza frutti da rubare). Niente ghirigori estetici, proprio un villino morigerato. Ma ci intrigava soprattutto quel suo color rosa coraggioso e gentile, quando le nostre case-dalle-finestre-strette, mal intonacate a toppe, erano normalmente color grigio-cemento [papà diceva: costa tanto pitturarla, fatto il tetto si vedrà…].
Era riuscita a rimaner viva ed integra per più di 60 anni, la “nostra” casa rosa, sempre signorile ed elegante. Mentre intorno, divorando l’intera campagna, l’arrogante miseria progettistica dei palazzinari del tempo produceva il “quartiere non pensante” che ci ritroviamo, fatto di orridi alveari verticali per migliaia di umani senz’ali, con balconcini-ripostiglio bonsai e fiori carcerati morti stecchiti nelle fioriere compresi nel prezzo a metro quadro. Edifici spazzatura, diremmo oggi. Infatti adesso li vanno impacchettando di corsa come per una titanica raccolta dell’umido, ma è manutenzione-riqualificazione alla 110ª potenza, bellezza!
La casa rosa aveva resistito senza invecchiare (come Villa Müller di Praga), pur accerchiata come accade in Cina a quelle case dalla fine segnata che restano dritte su un rimasuglio di terreno sfidando i branchi di famelici bulldozer che scavano intorno e aspettano coi motori accesi.
Ma alla fine anche lei ha ceduto. Venduta, spogliata e subito abbattuta con velocità elettrodomestica. Al suo posto presto sorgerà un’altra torre-alveare multipiano come quelle vicine ora impacchettate, ma assurdamente attraente per i cacciatori di status symbol: nervi d’acciaio e tutta bianca (neanche rosa), con garages interrati per SUV incorporati, giardino (simbolico) e spettacolare attico padronale-vista-qualcosa.
Non ha avuto la fortuna della Villa Müller che, passata anch’essa di proprietà, è stata intelligentemente acquistata dal Comune di Praga, restaurata dal Ministero della Cultura (fin negli arredi) e trasformata in frequentatissimo Museo.
E’ che da queste parti razzolano amministratori pubblici ignoranti e inconsapevoli, pure “sorvegliati” da Soprintendenze distratte o cieche. Comandano i soldi. C’è infantilismo consumistico. Nessuno che pensi controvento, cioè dalla parte giusta.
Né tra noi tapini scontenti e incazzati si trovano più personaggi popolari ma lungimiranti, disinteressati e di grande spirito civico, come l’amico Batti’ che – con un manipolo di “garibaldini” – nella vicinissima via Formentini riuscì prima a difendere quell’arido “spazio vuoto” e a cacciare le gru che già ne stavano facendo una ghiotta area fabbricabile - guai lasciare uno “spazio vuoto” libero - poi a preservarlo e a creare le condizioni per farlo felicemente vivere dall’intero quartiere fino ad oggi. Era “Art for Rebellion”? Sì.
Purtroppo invece, noi non usciremo più dalla “squallida morsa di cemento e infelicità” (T.Montanari).
PGC - 15 febbraio 2023
04/08/22
Due “balordi” non fanno degrado. Più giornalisti fanno degli articoli balordi
Corriere Adriatico del 2 agosto 2022
Titolo in locandina, a caratteri cubitali:
L’EX CINEMA
DELLE PALME
RITROVO
DI BALORDI
***
Titolo d’apertura nella pagina Locale:
L’ex cinema delle Palme
tra graffitari e clochard.
Il quartiere denuncia: “Una brutta cartolina”
I progetti di restyling bloccati dalle Ferrovie
***
Titolo dell'articolo a pagina 13:
L’ex cinema coperto da graffiti
e diventa il rifugio dei senzatetto.
La denuncia del comitato di quartiere e i progetti mai realizzati: pessima cartolina per i turisti.
***
E poi segue l’articolo vero e proprio con ordinati ’capitoli’ che parlano di ben altro (ne capirete il senso se leggerete l’articolo allegato): Il degrado / La protesta / Il progetto. Insomma la parola è passata dal degrado, denunciato dal Comitato, alla ditta folgorata da tanta generosità imprenditoriale.
Analisi del linguaggio: dall’offensivo “ritrovo di balordi” al raffinato “graffitari e clochard” per finire al generico “rifugio dei senzatetto” (insomma, dall'acchiappamosche alla Tachipirina in supposte).
Da questo ne discende un senso utilitaristico della parola “balordi”, come mezzo ‘improprio’ per cogliere la curiosità morbosa attraverso il maledetto ‘brutto, sporco e cattivo (ti abbiamo scovato)’, per proseguire nel descrivere un privato generoso e il suo geniale architetto che avrebbero pronto un progetto di “restyling” dell’edifico, con ben 4 piani pensati con i più ampi standard e comfort con tantissime ++++. Tanti appartamenti giusti-giusti per giovani coppie, e piccoli mutui, che vogliono restare in una città accogliente e piena di servizi. Ma dove, ma quando!? Tutto sta e resterà sulla carta ancora per parecchi anni, e si edificherà non certo a favore delle giovani coppie che nel frattempo si saranno già scoppiate più volte.
Nessuno però si è accorto che da oltre un anno, prima da un gruppo di impegno civile, poi da un’associazione culturale e alcuni cittadini, si siano svolte in quel luogo (ex Cinema delle Palme) una serie infinita di iniziative: da incontri culturali, d’arte, musica, di solidarietà e per ultima una rassegna che nel suo genere risulta unica e dai contenuti più che mai attuali: una quarantina di giorni con esposti 130 manifesti 70x100 dedicati alla storia dei conflitti e alla richiesta di pace del XX° e XXI° secolo, dal titolo “La pace manifesta”.
Fuori, sul lato via Gramsci, sono stati realizzati 5 murales artistici a tema, proprio sulle (ex) porte di sicurezza fino allora coperte da tag e scritte della peggiore specie… Le vetrine sono state arredate da grandi poster di alcuni maestri della grafica internazionale e l’interno, sempre dell’ex cinema, è diventato un ambiente frequentabile e a norma, con una sua rinnovata illuminazione per svolgere altre iniziative culturali. Tutto questo è stato possibile con la collaborazione del Dopolavoro Ferroviario di San Benedetto (per i locali e l'amichevole disponibilità) e il lavoro e il contributo volontario di molte persone e soci e, in primis, grazie al fondamentale prestito delle opere e delle strutture del Museo Archivio della Grafica e del Manifesto "MAGMA" di Civitanova Marche. Unico presidio museale in Italia nel suo genere. Questa iniziativa è documentata in un prestigioso catalogo curato dal designer Andrea Rauch.
Certamente si può e si dovrebbe fare di più, ma a volte, invece di lamentarsi soltanto, occorrerebbe mettersi in gioco e prestare una mano anche con delle idee! Lo penso da quando abbiamo questa opportunità offerta dal DLF: nel frattempo che c’è questo spazio usiamolo! e anche un po’ il cervello. Poi, chissà come andrà a finire...
Ah, a proposito di balordi, clochard o senzatetto che dir si voglia: ognuno di noi ne conosce abbastanza, ma di certo non ‘abitano’ lì, all’ex Cinema. Sono in giro, e alcuni di loro da settimane sono in ferie nella seconda o terza casa.
15/07/22
Lettera aperta sul destino di alcuni villini a Porto d'Ascoli
Vorrei segnalare alla vostra stimata attenzione un progetto di ben 6 unità abitative (ripeto 6), depositato presso il Comune di S. Benedetto del Tronto.
Si tratta di un edificio, in via Leonardo Da Vinci 2, Porto d'Ascoli, che dovrebbe sorgere su un preesistente villino singolo con giardino, costruzione risalente agli anni '50, da abbattere completamente.
Vorrei segnalare che questa area storica, già sovrabbondantemente abitata, con distanza media di una casa dall'altra di poco più di 2 metri, carente di servizi, di parcheggi, di zone verdi e giardini per bambini, non necessita di ulteriore cemento, ne' tanto meno di ulteriori
presenze umane.
Inoltre come già accennato, si andrebbe a costruire su un precedente villino singolo, in un area dove sono presenti altri villini costruiti oltre 70 anni fa che ne fanno una area caratteristica della zona centrale di Porto d'Ascoli.
A questo punto confido in una vostra attenta valutazione del caso.
Cordiali saluti
Franca Bernardini, 25 giugno 2022
23/01/22
ECO-MOSTRI da BandieraBlu




