Vertiginosi:
così li vedo, Baryshnikov e Dafoe, mentre il teatro viene giù dagli
applausi e loro corrono da parte a parte con agilità di adolescenti,
123 anni in due. C’è qualcosa di irresistibile in questa regia che
adatta i testi fulminanti di un artista tra i più trasgressivi del
‘900 russo: Daniil Kharms (uno dei nom de plume di Daniil Jvanovic
Juvačëv), surrealista, scrittore e poeta fondatore del movimento
avanguardista Oberiu, perseguitato dal potere, condannato ai lavori
forzati e all’esilio, internato nel ’41 in una clinica
psichiatrica detentiva e qui morto (“morto di stalinismo, di
guerra e di fame”) nel ’42, a 37 anni.
