32° Incontro Nazionale dei TEATRI INVISIBILI
Direzione artistica
Laboratorio Teatrale Re Nudo
San Benedetto del Tronto – Grottammare
23 e 30 ottobre - 6 e 13 novembre 2026
==========
“Sandokan o la fine dell’avventura”
da Le tigri di Mompracem di E.Salgari
scrittura scenica Giovanni Guerrieri
Compagnia
I sacchi di sabbia
Teatro Concordia - San Benedetto del Tronto - 30 ottobre 2026
CUCINA STELLATA
Confortevole, domestico profumo d’ortaggi in platea - dove è opportuno non essere in prima fila data l’esuberanza dell’azione scenica - e sfrenata immaginazione sul palco (che al confronto anche il fantasioso Salgari sembra un tranquillo ragioniere del Catasto).
Narrare a colpi di verdure, scolapasta, pentole e pentolini il romanzo che ha popolato la fantasia di milioni di ragazzini, che diventò film e poi fiction televisiva (sceneggiati a puntate, si chiamavano e duravano vite intere, correvano i favolosi anni Settanta) consacrando il lungochiomato protagonista - completo di muscoli anabolizzati e sguardo verde che ti stende - a gloria sicura benchè peritura, è impresa da far tremar le vene e i polsi: ma non a loro, a questi interpreti che sanno estrapolare il comico da un sedano - letteralmente - così come, con uguale naturalezza e ne abbiamo le prove, dalla tragedia greca e dai testi classici.
Con gli Invisibili sono stati l’eschileo Sette contro Tebe, dove il tragico dell’eterna umana follia trascolorava nel comico con leggerezza e colto, devoto rispetto per l’antico.
Oggi di nuovo Invisibili, sono le temibili Tigri di Mompracem, sono i sanguinari pirati guidati dall’invincibile Sandokan, di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana (…).
C’è un tavolo da cucina, qui, ci sono gli ortaggi e ci sono i nostri quattro in scena - Sandokan, l’amico portoghese Yaniz de Gomera, il cacciatore bengalese Tremal Naik e naturalmente l’incantevole Lady Marianna - che narrano e “vivono” le gesta dei feroci pirati malesi manipolando ogni sorta d'oggetto e componente della quotidiana arte culinaria sottraendoli al domestico anonimato senza bisogno di chef stellati ("rifunzionalizzandoli": è così che si dice, sapete).
Coltelli, spremi-aglio e schiaccianoci, cucchiai di legno e bacinelle, pentolini e sacchetti di carta: il tavolo da cucina è la casa di Sandokan, gli interpreti - insomma, i feroci pirati - ne descrivono le esotiche meraviglie: le pareti sono coperte di pesanti tessuti rossi, di velluti e di broccati di gran pregio...
E poi tappeti di Persia - interprete: un bel rotolone di Scottex - sfolgoranti d’oro, (...) un tavolo d’ebano, intarsiato di madreperla (...) grandi vasi riboccanti di braccialetti d’oro, (...) di smeraldi, di rubini e di diamanti che scintillano come tanti soli…
Sandokan, il formidabile capo dei pirati di Mompracem, attende con ansia il fraterno amico Yanez, che gli porti notizie della fanciulla dai capelli d’oro. Ahimè, ella è della schiatta degli oppressori europei, colori che sterminarono tutta la sua famiglia, e quelli – dice Yanez - s’accontenterebbero di perdere tutte le loro navi, pur di appiccarti.
Ma l’amore è più forte, e hai ragione, Yanez; tuttavia io andrò domani a Labuan. Una forza irresistibile mi spinge verso quelle spiagge, e una voce mi sussurra che io devo vedere la fanciulla dai capelli d’oro, che io devo...
Epico è il racconto, concitata l’azione: volano sedani e carote, ravanelli e pomodori e patate-bombe (puramente ornamentale la funzione del prezzemolo - sta dappertutto, come certe persone - e abbellisce la seducente chioma di Lady Marianna ).
Da qui in poi è un fuoco incrociato di carote-soldati, sedani-foresta, pomodori e patate-bombe, insidie nascoste nella verdeggiante giungla-insalata, avvistate dal cannocchiale - ancora lui, lo Scottex multifunzione - e poi cucchiai di legno-spade, grattugie-cannoni: dalle due sponde del periglioso braccio di mare (sì, insomma, i lati opposti del tavolo da cucina) gli oppressori inglesi e i feroci pirati si fronteggiano in un combattimento all’ultimo ravanello e senza esclusione di spremute, mentre il pomodoro arrossa le acque del Borneo (insomma la bacinella di plastica) e volano a pioggia le verdure triturate…
Fino alla disfatta e al tragico epilogo, con l’eroina e il suo cuore-pomodoro crudelmente trafitto.
Buio in sala, e noi sappiamo già che nessuna CUCINA STELLATA sarà mai all’altezza né ci piacerà mai come questa.
E sentiamo che in questi 55 minuti di freschissima meraviglia è la nostra fantasia ad essere - restando nella semantica culinaria - lievitata.
L’avevamo dimenticata, trascurata di certo, convinti forse che l’essere adulti sia questo arrendersi al prosaico e al quotidiano. Non lo credeva certo Salgari con quella sua sterminata fantasia, metafora di una vita tormentata e della fine tragica.
La sapiente ripresa del gigantesco materiale letterario è stata potente festa dell’immaginazione, congegno scenico che ha fatto, dei ricordi sbiaditi delle nostre letture d’antan, oggetto d’incantamento.
Ci ha detto, su tutto, che è possibile ancora guardare con ironia a ciò che siamo, alla nostra inestinguibile follia distruttiva; e di noi stessi seriamente prenderci gioco, e compatire noi stessi per aver smarrito il senno (e perché nessun Astolfo mai andrà a riprendercelo sulla Luna per riportarcelo).
Sara Di Giuseppe - 1 novembre 2026
